L’avventurosa vita di Antonio Arcioni: generale ticinese del Risorgimento italiano

L’attuale periodo di emergenza che stiamo vivendo ci unisce in un certo modo ancor più nella regione Insubrica. Pur essendo ancor più distanti fisicamente , è indubbio che quanto succede al momento in Lombardia tocchi direttamente il Ticino. Tutto ciò non sorprende, dato che vi fù sempre un stretto legame, come questo breve articolo lo dimostra. Questo contributo è anche dedicato alla memoria di Yvan Scheggia, un caro collega di lavoro originario della Val Blenio venuto improvvisamente a mancare poche settimane fa.

Fonte: Rico Arcioni “Il Generale Antonio Arcioni (1811-1859) : un condottiero ticinese al servizio della Spagna, del Portogallo e del Risorgimento italiano” n. 39, 1967, Rivista Militare Svizzera Italiana,

Antonio Arcioni ( Corzoneso 11.4.1811 –   Comprovasco presso Acquarossa 21.11.1859 ) figlio di una famiglia di patrizi della val Blenio, nasce a Corzoneso il 1811. Gli antenati avevano già prestato più servizio militare all’estero: in Svezia, a Milani e Francia. Lo stesso stemma della famiglia Arcioni riporta un guerriero armato su cavallo nero. Il motto della famiglia è anche «Honor et fidelitas». La carriera militare di Arcioni segue quella di altri ufficiali ticinesi ai quali Insubrica Historica ha dedicato dei contributi nel passato: Andrea Brilli, Giuseppe Mainoni o ancora Carlo Francesco Remonda.

Antonio appena 23enne entra al servizio della Spagna nel 1834. La Spagna in quel periodo è divisa tra due partiti: quello di Don Carlos pretendente al trono promotore di un programma assolutista e quello più moderato della Regina Maria Cristina, che seguiva un programma di monarchia costituzionale. Arconi si schierò contro le truppe carliste combattendo soprattutto nel golfo di Biscaglia, riportando diverse ferite. Il suo impegno in Spagna lo portò a ricevere la croce di cavaliere dell’ordine di Isabella Luigia, e soprattutto a raggiungere il grado di Capitano.

Casa natale di Arcioni a Casserio presso Corzoneso.
Fonte: Enrico Arcioni

Nel 1844 fece ritornò in Val di Blenio. Il suo impegno nella guerra del Sonderbund all’interno delle forze comandate dal Generale Henri Dufour fu abbastanza limitato, soprattutto perché con il grado di capitano – nel frattempo nel 1847 era stato promosso a capitano federale – gli spettava solo una compagnia di cacciatori ticinesi all’interno del battaglione comandato dal colonnello C. Molo.

Soldato svizzero impegnato nel Sonderbund

Arconi convinto Repubblicano, fu uno dei primi ticinesi nella primavera del 1848 a sostenere la rivolta contro gli austriaci comandati dal feldmaresciallo conte J.W. von Radetzky (1766-1858). Arconi si mise alla testa di un corpo – denominato “colonna Arcuri” di ca. 1500 volontari ticinesi, riuscendo con una marcia forzata passando da Milano, risalendo poi il lago di Garda dalla parte di Salò a portarsi a ca. 30 km da Trento. Tra i volontari ticinesi di Arcuri vi è anche Vincenzo Vela.

L’avventura in Italia fu bruscamente conclusa dato che Arcioni era entrato in contrasto con un suo diretto superiore. Questo conflitto lo spinse a ritornare momentaneamente alla fine di aprile 1848 nella valle di Blenio. Sotto la diretta influenza di Giuseppe Mazzini (1805-1872) nel frattempo fuoriusciti in Ticino, Arcioni riorganizza un nuovo gruppo di volontari, composto da circa due 200 effettivi, nell’autunno dello stesso anno intraprese dal Ticino passando dalla val d’Intelvi un infruttuoso tentativo di avanzata per raggiungere il lago di Como. Fallita la missione, Arcioni che nel frattempo ha 37anni e ricopre il grado di generale di brigata, ritorna una volta di più in Val di Blenio.

L’assedio di Roma nel 1849: la difesa del Vascello da parte delle forze
Repubblicane contro l’assedio francese.

Ma anche questa volta non trova riposo. Nel frattempo Mazzini aveva aveva appena proclamato la “Repubblica Romana”, la quale spinse Arcioni a ritornare nella capitale il qualità di Comandante della Legione dell’emigrazione italiana. Durante l’estate 1849, con la Legione che portava il suo nome partecipò alla invana difesa di Roma. È bene notare come nella primavera del 1849, la capitale italiana era meta ambita dei francesi, degli austriaci, dei napoletani e degli spagnoli. Nel frattempo dalle stesse truppe repubblicane fu promosso generale nonchè venne nominato anche governatore di Orvieto e Viterbo. Arcioni resistette fino all’ultimo a Roma, ricendo anche l’onere della resa con le armi e soccombendo alle forze francesi del generale Oudinot il 4 luglio 1849.

Corzoneso, Val di Blenio, il villaggio nel quale Antonio Arcioni nacque.

L’estenuante esperienza romana, portò Arcioni nuovamente nell’amata val di Blenio. Una volta ritornato nel Ticino, si dedicò al commercio del legno. La sua esperienza militare la mise al servizio delle milizie ticinesi, diventando istruttore cantonale delle milizie, e ancora comandante della piazza d’armi di Bellinzona. Ebbe anche una breve parentesi politica come deputato liberale al Gran Consiglio (1855). Arcioni morì relativamente giovane appena 48enne a Comprovasco presso Acquarossa il 21.11.1859.

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