La Svizzera Vigilante, candidata anche agli Oscar del 1966

12 mesi orsono avevamo scritto un breve contributo su una pubblicazione, esemplare dell’ansia che la Svizzera viveva durante la Guerra Fredda. La pubblicazione, intitolata Difesa Civile, stampata in formato A5 dalla copertina rigida rossa, venne distribuita a tutti focolai della Svizzera. Ebbene vi è sullo stesso filone anche un film di propaganda, girato nel 1964 e candidato nientemeno agli Oscar nel 1966, che si colloca nello stesso contesto e che vale la pena di guardare. Promessa di Insubrica Historica i 24 minuti spesi a guardare il film sono ancora un’investimento.

La Svizzera Vigilante (titolo tedesco: Wehrhafte Schweiz, in inglese Fortress of Peace, in francese La Suisse vigilante) fu un cortometraggio candidato all’Oscar diretto da John Fernhout nel 1964 e prodotto da Lothar Wolff.

Cortrometraggio Wehrhafte Schweiz nella versione senza l’introduzione psicadelica

Il titolo del cortometraggio era anche quello del paviglione che l’esercito elvetico aveva allestito per l’Expo64 – l’esposizione nazionale – tenutasi a Losanna-Vidy. Una mostra quella dell’esercito concepita per dimostrare come – a quel tempo – l’esercito e il popolo svizzero erano un tutto indissolubile.

Maquette del paviglione dell’esercito elvetico per l’Expo64 a Losanna-Vidy.
La costruzione circolare rappresentava un riccio, simbola della Difesa Nazionale. Il progetto venne ideato dall’architetto Jan Both e costruito dalla ditta Losinger di Losanna.

Il cortometraggio è essenzialmente una lunga sparatoria. Esistono più versioni del filmato originale, con una durata che varia dai 22 ai 25 minuti. Si vede soprattutto come l’Esercito svizzero mette in moto i suoi mezzi mobili e li posiziona sia sull’Altopiano che in alta montagna. Veicoli pesanti attraversano guadi e viaggiano su strade di montagna, aerei ed elicotteri prendono il volo. La particolarità sta proprio nel fatto che il cortometraggio filmato negli anni sessanta, mostra dei DeHavilland Vampire e Hawker Hunter impiegati in attacchi al suolo. Sono una ventina di minuti intensivi, dove soldati con gli sci sono in movimento in montagna. I carri armati si muovono attraverso i boschi, arano tutto ciò che trovano sul loro cammino, e le case vengono prese d’assalto con i lanciafiamme.

Un Alouette II dell’esercito elvetico mentre riprende le scene del cortometraggio.
Fonte: Schweizer Soldat, N.39/1963

Il film venne girato interamente in Svizzera, da un regista olandese Johannes Hendrik Fernhout (1913-1987) mentra il produttore fu il tedesco-americano Lothar Wolff, produttore molto conosciuto nell’ambito di documentari di guerra (qui un esempio di un suo simile lavoro fatto nel 1944) e sulla natura.

Appare ovvio che lo scopo principale del film è quello di impressionare, mostrando un esercito seppure di milizia, ma comunque pericoloso. I costi del film si aggirarono su CHF 1 Mio., senza contare il materiale, il personale e le munizioni spese per la realizzazione. Il filmato venne proposto per la rappresentazione degli Oscar nel 1966, ma non ottenne il prestigioso riconoscimento.

Articolo apparso su Libera Stampa. L’articolo viene scritto da Leandro Manfrini (1932-2016), un conosciuto giornalista ticinese. Interessante il commento alla fine dell’articolo.
Fonte: Libera Stampa, 15.5.1964

Il filmato non venne comunque accettato da tutti. Diverse furono le critiche. Partendo dalla realizzazione del filmato con personale straniero al contenuto dello stesso, il quotidiano socialista ticinese Libera Stampa sotto- titolava: Suoni, luci e colori per la solita retorica.

Il film rimane dopo quasi sessant’anni comunque un esempio di come la difesa occupi un’importanza determinante nel mindset elvetico. Sicuramente l’esercito si trova oggi affievolito, ciò nonostante questo cortometraggio mostra come appunto 60 anni fa la situazione geopolitica era molto differente.

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