La breve storia di due nazisti ad Ascona: Julius Ammer e Otto Fischer

Insubrica Historica dedica questo breve contributo agli eccellenti lavori di ricerca storica di Francesco Scomazzon, in particolare il lavoro “La Svizzera Italiana di fronte alla capitolazione del regime fascista”, apparso in «I Sentieri Della Ricerca», luglio-2014, pp. 113-132. Fu grazie a Scomazzon che abbiamo avuto la spunto di ricercare più a fondo questo lugubre quanto sconosciuto aspetto di storia locale.

Breve genesi della presenza nazista ad Ascona
Il fatto che il Locarnese era e rimane una terra di ospitalità, ebbe sin dal 19esimo secolo un effetto calamita sulla presenza tedesca (e svizzero-tedesca) nella regione. Il Locarnese, considerato la Sonnenstube della Svizzera, portò dapprima la comunità del Monte Verità. Illustri personaggi come Hermann Hesse, ma anche altri meno noti affluirono sulle pendice del Monte Verità, sovrastante il piccolo borgo lacuale di Ascona.

La situazione politica in Germania e Italia a partire dal 1930, portò diverse personalità politiche ad Ascona, considerata già da quel tempo un oasi di pace, in un Europa in procinto di preparasi per la prossima guerra mondiale. Ma non solo Ascona, tutto il Locarnese vede la presenza di interessanti personalità del mondo culturale, politico e anche economico.

I nazisti di Ascona
È quindi naturale che fra questa popolazione allogena vi giungano anche esponenti nazisti. È difficile stabilire con esattezza chi fu il primo nazista a stabilirsi. Probabilmente molto gira attorno a Julius Ammer. Egli compare già dal 1933. Di professione architetto, è inizialmente l’organizzatore del gruppo nazionalsocialista di Lugano e Gauleiter del movimento nazista nel Canton Ticino. A differenza delle organizzazioni fasciste, quelle naziste vengono vietate solo il 7 maggio 1945, il che permise ai nazisti come Ammer di perseverare lecitamente nelle loro azioni di propaganda fino alla fine del conflitto.

Insieme a Ammer vi è Rolf Kunz, già collaboratore dell’organo ufficiale nazista Der Reichsdeutsche. Purtroppo sul Kunz non è stato possibile per il momento trovare altre informazioni più specifiche sul suo operato.

Una terza personalità presente ad Ascona, era il rinomato professore ed esperto d’arte orientale Otto Fischer, convinto nazista, non si è mai potuto appurare il suo diretto coinvolgimento con Ammer.

Vi sono altre personalità che sono legate al nazismo direttamente o indirettamente, anche se queste non necessariamente soggiornano ad Ascona. Una lista di nominativi – non completa – deve includere il Barone von der Heydt ad Ascona, Waldemar Pabst a Locarno, o ancora gli industriali Richard Vogt a Locarno e Heinrich Garrels a Minusio. Gli ultimi due compaiono anche in diverse “black list” di persone e ditte accusate di commercio con i naziste, elenchi pubblicati alla fine del conflitto dagli Stati Uniti e dalla Francia.

Una rara immagine di Julius Ammer.
Fonte: Libera Stampa 8 Febbraio 1947

Il modus operandi nazista in Ticino
È provato che la presenza nazista in Ticino si organizzava essenzialmente su due attività ben precise: quella economica-finanziaria e quella politica. La prima sfruttando la neutralità della Svizzera, detto spazio ad un ingente traffico di riciclaggio di valute. L’esempio più illustre di questa attività è dato da quanto il Barone Eduard von Der Heydt, con la partecipazione di banche locali, una in particolare a Locarno, svolge durante il periodo 1939-1944. L’operato del Barone, proprietario tra l’altro dell’albergo Monte Verità, dev’essere ancora pienamente ricercato, nonostante gli atti del processo fattogli dalle autorità elvetiche alla fine del conflitto sono abbastanza chiari.

La seconda attività era politica, ma non di meno pericolosa che la prima. Il modus operandi – che abbiamo già trattato in questo precedente contributo su Insubrica Historica – della colonna nazista è semplice e collegato, come si è visto per Ascona, alla forte presenza tedesca nel Locarnese. Il soggetto allogeno che resiste ad associarsi al nazismo viene immediatamente denunciato presso il consolato tedesco. Ciò porta al mancato rinnovo del passaporto, il che automaticamente non permette al malcapitato di ottenere il permesso di soggiorno e conduce infine all’obbligo di lasciare la Svizzera[. Vi sono personalità, soprattutto tedesche dato che lo stesso gioco veniva fatto dai fascisti, che decidono di sottrarsi a questo ricatto lasciando momentaneamente il Locarnese. Si tratta in particolare degli scrittori Emil Ludwig (1881-1948) ed Erich Maria Remarque (1898-1970) che lasciano abbastanza velocemente la regione, rispettivamente per il Canada e gli Stati Uniti. Emil Ludwig, letterato e scrittore tedesco fece fortuna con le sue autobiografie, tra l’altro anche una su Mussolini. Si stabilì a Moscia presso Ascona già dal 1907. Mentre Erich Maria Remarque scrittore tedesco e combattente nella Prima guerra mondiale. Affermatosi a Berlino come giornalista, nel 1930 acquistò una casa a Porto Ronco, nella quale si stabilì permanentemente nel 1933. Fu sposato con l’attrice Paulette Godard. Venne sepolto nel cimitero di Ronco s/Ascona. Lo stesso fece Richard Katz saggista e giornalista boemo. Anch’egli insicuro della situazione politica, lascia Locarno nel 1941 alla volta del Brasile, per poi tornarvi alla fine del conflitto. Muore a Locarno-Monti nel 1968.

Che cosa ne divenne di questi nazisti
Con la fine del conflitto vi è un periodo di epurazione, che porta la popolazione locale a denunciare le attività e persone considerate fasciste e naziste. I nazisti di Ascona vengono quindi prontamente denunciati. Ammer viene rapidamente espulso dalla Svizzera nell’estate del 1945 insieme alla moglie e alla cognata, si stabilisce brevemente a Wiesbaden per poi infine morire a Düsseldorf. Fischer ha la casa in via Monescia 10, Ascona, la quale viene saccheggiata durante i moti “giacobini” dell’epurazione, soprattutto durante i “festeggiamenti” per la fine del conflitto l’otto maggio 1945 e giorni seguenti. Otto Fischer rimane però quello che è meno toccato dagli eventi, tanto che viene sepolto al cimitero di Ascona.

L’articolo integrale apparso su Libera Stampa il 8 Febbraio 1947

PS. 9.8.2020: una gentile lettrice ci ha appena telefonato fornendoci ulteriori dettagli sui nominativi di questo contributo. Richard Vogt aveva continuato nel commercio di orologi, perlomeno fino all’inizio degli anni sessanta. Egli aveva inoltre almeno un figlio, di nome Gunther, il quale negli anni sessanta emigrò negli Stati Uniti.


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