La tragica storia di Giulio Forti – da Cannobio a Auschwitz-Birkenau – solo andata

Uno degli interessi principali di Insubrica Historica è il periodo del 1943-1945 nella regione dell’Ossola. Eccovi in forma molta concisa la drammatica storia di Giulio Forti, arrestato dai fascisti perché ebreo al confine di Cannobio-Valmara con Brissago, imprigionato a Milano e deportato e ucciso a Auschwitz-Birkenau il 6.2.1944.

Abbiamo incontrato Giulio Forti in maniera fortuita, ricercando il periodo 1943 nell’archivio del Corriere della Sera. Vi è solo un breve articolo, con pochi dettagli. Probabilmente pubblicato per dissuadere altri ebrei a passare il confine ed espatriare in Svizzera. Quanto segue è la nostra ricostruzione, incrociando differenti fonti disponibili anche su Internet.

Giulio Forti (1884-1944).
Fonte: Fondazione Centro di Documentazione Contemporanea Ebraica CDEC

Giulio Forti nasce il 13.1.1884 a Firenze, figlio di Cesare Forti e Fanny Bauer. Si sposa con Bianca Donati, spostandosi verosimilmente per motivi di lavoro a Milano. È ebreo e cerca quindi nell’inverno del 1943-44 di lasciare l’Italia, occupata nel frattempo dai tedeschi. Si porta nell’alto Verbano, con l’intenzione appunto di attraversare il confine.

Come lo storico Michele Sarfati riporta, il problema non è tanto arrivare al confine ma piuttosto passarlo. Il pezzo di confine dell’alto Verbano è molto impegnativo, soprattutto perché le impervie montagne rappresentano un considerevole ostacolo in condizioni normali, figuriamoci in inverno.

Forti cerca di passare il confine il 30.11.1943 in pieno novilunio, alla non più giovane età di 71 anni. Munitosi della somma necessaria per attraversare, pochi giorni prima si era recato a Pallanza, versando la cospicua somma di 25.000 lire ad un certo Emilio Zanini 40 anni domiciliato a Oggebbio. L’articolo del Corriere della Sera lascia capire che Zanini fungeva da intermediario per l’organizzazione della traversata.

Furono presi anche ulteriori accordi con altre due persone: Gennaro Benedetto, 49 anni di Ghiffa e Pietro Casone, 36 anni di Cannobio, ai quali molto probabilmente Forti versò nuovamente del denaro. Incapace di scalare le montagne da solo, Giulio Forti, si fece infine accompagnare da Giosuè Gallotti, di Cannobio. Entrambi vennero arrestati dalla Guardia di Finanza della RSI al confine di Valmara (Cannobio) con Brissago, Svizzera.

Il confine di Valmara-Brissago verso il 1910, fotografia presa dal confine elvetico.
Fonte: Insubrica Historica.

L’indagine della polizia fascista portò immediatamente all’arresto di Pietro Casone, mentre Zanini e Benedetto riuscirono a dileguarsi. Giulio Forti venne invece trattenuto per alcuni giorni a Cannobio e poi portato a Milano.

Tragitto del convoglio n.6 del 30.1.1944 diretto alla volta di Auschwitz (Verona, Vienna e Auschwitz).
Fonte: Martin Gilbert, Atlas of the Holocaust

Il 30.1.1944 Giulio Forti fu costretto a salire dal binario 21 sul convoglio n. 6 in partenza dall’odierna Stazione Centrale di Milano. Il convoglio era formato da 605 deportati, arrestati in tutta l’Italia Settentrionale e Centrale nei mesi immediatamente precedenti. Molti, come il Forti, furono invece arrestati alla frontiera italo-svizzera. Il convoglio arrivò ad Auschwitz-Birkenau il 6 febbraio dopo una settimana di viaggio.

Il convoglio – era lo stesso che trasportava la senatrice Liliana Segre, allora solamente tredicenne. La Segre era stata arrestata al confine ticinese, dopo che una Guardia di Frontiera elvetica le aveva rifiutato, unitamente al padre e due cugini di entrare in Svizzera il 7.12.1943. Liliana Segre riuscì a sopravvivere, tanto che oggi – esattamente dal 2018 – è stata nominata Senatrice a vita. Giulio Forti invece fu immediatamente ucciso poco dopo il suo arrivo ad Auschwitz, il 6.2.1944.

Senatrice Liliana Segre in una foto del 2018. Fonte: Carmine Flamminio / Senato della Repubblica

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