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Benito Mussolini, pilota nei cieli del Lago Maggiore

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Mussolini aviatore e pilota: l’ammaraggio sul Lago Maggiore a Stresa nel 1935, l’incidente aereo di Verona nel 1921, il volo con Hitler nel 1941 e la liberazione dal Gran Sasso con lo “svizzero-vodese” Harald Otto Mors il 12 settembre 1943. Insubrica Historica ha dedicato a Mussolini anche i seguenti altri approfondimenti: Mussolini a Locarno; Mussolini nella regione del lago Maggiore; Mussolini in Svizzera.

Mussolini in abito da pilota, fotografia degli anni trenta.

Mussolini pilota: propaganda e realtà

Mussolini pilota d’aeroplani è un esempio caratteristico e demagogico per la costruzione del mito Duce Benito Mussolini. Molto simile al tipo di propaganda fatto da Wladimir Putin, Mussolini era anche pilota di auto veloci, abile schermitore, aggressivo tennista, temerario nuotatore e abile sciatore, infine abile nell’utilizzare lo sport ai propri fini di propaganda. (Per il lettore interessato vi consigliamo di dare un’occhiata alle immagini di questo articolo pubblicato dal quotidiano elvetico Der Bund – le similitudine fra i due capi di stato sono sorprendenti).

Il culto dei piloti e degli aerei nel fascismo italiano era molto diffuso dopo la prima guerra mondiale, particolarmente pronunciato in Italia dove le prodezze di Gabriele D’annunzio e Italo Balbo avevano infatuato la massa del popolo. Per il fascismo volare equivaleva ad elevare l’ “individuo”, porlo al di sopra delle “masse” ed era considerato tanto moderno quanto “anti-marxista”. Lo slogan “Chi vola vale, chi vale vola, chi non vola non vale“, attribuito a varie figure del regime tra cui lo stesso D’Annunzio, sintetizzava in una formula lapidaria l’ideologia aviatoria fascista: il volo come misura del valore dell’uomo, l’aviazione come metafora della superiorità. Mussolini fece propria questa retorica, presentandosi sistematicamente come pilota anche quando le sue competenze reali restavano rudimentali.

Mussolini pilota, l’aviazione simbolo del progresso fascista in Italia.

Mussolini iniziò a prendere lezioni di volo nel luglio del 1920, compiendo i primi voli ad Arcore vicino a Milano. Cominciò a volare due anni dopo la nascita del figlio Bruno, il quale a differenza di Benito, diventerà a tutti gli effetti pilota militare e civile, anche di successo. Decedette, come vedremo in questo contributo, però già nell’agosto del 1941, in un incidente aereo nei pressi di Pisa. Vi sono testimonianze di come Mussolini nel suo percorso di pilota abbia avuto almeno una volta un guasto tecnico, costretto ad un atterraggio di emergenza.

L’incidente aereo di Mussolini: Arcore, marzo 1921

L’incidente avvenne ai primi di marzo del 1921, non a Verona come talvolta riportato, ma sul campo di volo di Arcore, nei pressi di Milano. Mussolini, che dal luglio 1920 prendeva lezioni di pilotaggio presso la scuola fondata dall’asso dell’aviazione Cesare Redaelli (1893–1967), si recò in bicicletta al campo per la consueta sessione di volo. L’aereo era un biposto Aviatik a doppio comando: Mussolini sedeva davanti, Redaelli dietro. Il primo volo della giornata si svolse senza problemi. Durante il secondo, nella fase di atterraggio, il motore si spense improvvisamente. A circa 40 metri di quota l’aereo sbandò, entrò in vite e si schiantò al suolo. I due furono estratti dai rottami dal personale del campo. Il Corriere della Sera riportò la notizia il giorno successivo: Mussolini presentava abrasioni al viso e contusioni alle braccia e alle gambe, Redaelli una ferita lacero-contusa alla fronte e contusioni agli arti inferiori. Entrambi furono giudicati guaribili in una ventina di giorni.

Nei primi anni Venti a Milano, Benito Mussolini iniziò ad addestrarsi al volo su un Aviatik A-3 convertito. Intento a proiettarsi come uomo del futuro e pioniere dell’aviazione a fini propagandistici, prese lezioni tra il 1920 e il 1921 con l’istruttore Cesare Redaelli. Nonostante un incidente nel marzo 1921, il regime ne esaltò le capacità da aviatore. Fonte: Ilduce.net

Redaelli ipotizzò in seguito, nel suo libro “Iniziando Mussolini alle vie del cielo”, che la causa dell’incidente potesse essere un sabotaggio, dato che la presenza di Mussolini sul campo di Arcore era nota e aveva già provocato manifestazioni di dissenso tra la popolazione locale. La tesi non fu mai provata. L’incidente avvenne oltre un anno prima della marcia su Roma e quattro anni prima dei primi attentati ufficiali contro Mussolini (Zaniboni nel 1925, Violet Gibson nel 1926). Per il futuro Duce l’episodio si trasformò in un elemento della narrazione propagandistica: l’aereo distrutto fu esposto pubblicamente come prova del coraggio del capo fascista. Mussolini continuò le lezioni di volo e in totale compì 18 voli con Redaelli tra il 20 luglio 1920 e il 12 maggio 1921, senza mai ottenere il brevetto di pilota civile. Il brevetto militare lo ricevette solo nel gennaio 1937, sedici anni dopo.

L’ammaraggio sul Lago Maggiore: Stresa, 11 aprile 1935

Mussolini nei cieli del Lago Maggiore, esattamente a Stresa, vi appare per la prima (e probabilmente) unica volta il giovedi 11 aprile 1935. Fù una comparsa in pieno stile Mussolini – accompagnato dai giovanissimi figli Romano (1927-2006) e Anna Maria (1929-1968) – volando un idroplano che ammarò direttamente nello spazio fra Stresa e le Isole Borromee. Era partito in precedenza da Lonate Pozzolo, proveniente da Ronco Forli. Per lo meno i quotidiano dell’epoca, in particolare il Corriere della Sera, gli dedicarono una pagina completa. L’occasione non era una gita di piacere, bensì la conferenza Fronte di Stresa. Un’espressione usata per definire l’intesa, in funzione anti-tedesca, siglata tra il ministro degli esteri francese Pierre Laval, il primo ministro inglese Ramsay MacDonald e appunto Mussolini.

Il velivolo apparentemente pilotato da Benito Mussolini davanti all’isola Bella, Lago Maggiore, fotografia scattata nel 1935.

Nel gennaio 1937 ricevette la licenza di pilota militare. Tuttavia, rimaneva sua consuetudine a pilotare aerei quando erano già in volo. Probabilmente volò poi una seconda volta nella parte meridionale del Lago Maggiore, atterrando nell’agosto 1939 a Cameri-Novara. Non si hanno dettagli su questo volo, ma alla meglio sfiorò l’estremità del Verbano. Anche qui venne filmato mentre scendeva dal trimotore Siai-Marchetti SM 75.

Mussolini al momento dell’ammaraggio sul Lago Maggiore, prossimità dell’Isola Bella, nel 1935

Il volo con Hitler sul fronte orientale (1941)

Nell’agosto del 1941, Mussolini suscitò orrore nell’entourage di Hitler quando insistette per prendere i comandi dell’aereo in cui entrambi stavano andando a visitare le truppe sul fronte orientale. Hitler non seppe opporsi, e Mussolini restò per un ora con il pilota tedesco.

La morte di Bruno Mussolini: l’incidente aereo del 7 agosto 1941

Se Benito Mussolini costruì il mito dell’aviatore senza esserlo realmente, il figlio Bruno (Milano, 22 aprile 1918 – Pisa, 7 agosto 1941) lo fu a tutti gli effetti. Pilota militare dall’età di 17 anni, Bruno volò nella guerra d’Etiopia nel 1935 e nella guerra civile spagnola nel 1937. A differenza del padre, che saliva su aerei già in volo e non decollava né atterrava mai da solo, Bruno era un pilota operativo con centinaia di ore di volo. Nel 1938 partecipò con il fratello Vittorio al raid Roma-Dakar-Rio de Janeiro a bordo di un trimotore Savoia-Marchetti SM.79, percorrendo quasi 10’000 km in condizioni di navigazione difficili.

Il 7 agosto 1941, a 23 anni, Bruno morì durante un volo di collaudo sull’aeroporto di San Giusto a Pisa. Stava testando un bombardiere quadrimotore Piaggio P.108, il più grande aereo da bombardamento italiano dell’epoca, appena uscito dalle officine Piaggio di Pontedera. L’aereo, durante la fase di avvicinamento, perse improvvisamente quota e si schiantò. Bruno e l’equipaggio morirono sul colpo. Le cause dell’incidente non furono mai chiarite con certezza: le ipotesi oscillano tra un guasto ai motori e un errore nelle procedure di atterraggio legato al peso eccessivo del velivolo.

l Piaggio P.108 fu un pesante bombardiere quadrimotore italiano impiegato durante la Seconda guerra mondiale. Sviluppato a partire dal 1937, effettuò il primo volo nel 1939 e fu operativo dal 1942. Costruito in pochi esemplari, servì con la Regia Aeronautica in missioni su Gibilterra e Nord Africa. Prodotto anche in varianti da trasporto (C e T) e anti-nave (A), dopo l’armistizio fu utilizzato dalla Luftwaffe. Il suo sviluppo culminò nel progetto del mai completato P.133. Fonte foto: Wikipedia

La morte di Bruno colpì profondamente Mussolini. Il Duce, che in pubblico incarnava il mito della forza e dell’impassibilità, scrisse in privato un libretto commemorativo (“Parlo con Bruno”) che rivelava un dolore personale raro nella sua produzione retorica. Per il regime la morte di Bruno fu un imbarazzo: il figlio del capo del fascismo moriva non in combattimento ma in un volo di collaudo, su un aereo la cui affidabilità era già stata messa in discussione. Il P.108, nonostante l’incidente, entrò in servizio operativo e fu l’unico bombardiere pesante italiano della Seconda guerra mondiale.

Confine di Sangue - I fatti dei Bagni di Craveggia 18-19 ottobre 1944

Edizione in italiano. Di Raphael Rues (Curatore e Autore). Vasco Gamboni, Alexander Grass, Nicola Guerini e Fiorenzo Rossinelli (Autori). CHF /EUR 15.00 Insubrica Historica, 2025.
ISBN: 978-88-3196-902-4 – Editore: Insubrica Historica Minusio

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Non è chiaro se Mussolini aveva effettivamente la competenza di pilotare dei velivoli. Nei documenti e filmati di propaganda lo vediamo pilotare tutti i svariati tipi di aeroplano, quasi sempre da trasporto. Non lo si vede mai decollare o atterrare, tuttavia le testimonianze in volo sono numerose. Nella fase iniziale del movimento fascista, Mussolini appariva occasionalmente davanti ai sostenitori in uniforme da pilota, oppure si faceva riprendere ripetutamente accanto o sugli aerei.

La liberazione dal Gran Sasso: Harald Otto Mors, lo svizzero della Luftwaffe (12 settembre 1943)

Due anni più tardi, la paura di volare la ebbe invece domenica 12 settembre 1943 lo stesso Mussolini. In quella data venne liberato al Gran Sasso negli Abruzzi da un comando della Luftwaffe, comandato dal maggiore “svizzero” della Luftwaffe tedesca Harald Otto Mors.

Hans Harald Otto Mors, nato ad Alessandria Egitto ma cresciuto a Losanna (Canton Vaud) a sinistra di Benito Mussolini durante la liberazione-cattura del 12 settembre 1943.

Venne portato a Roma su un aeroplano Fieseler Storch Cicogna, concepito per un passeggero e un pilota. Ma all’ultimo momento, oltre al pilota maggiore Gerlach e Mussolini vi si aggiunse Otto Skorzeny, un ufficiale delle Waffen-SS. Le fotografie prese al Gran Sasso al momento del decollo mostrano un Mussolini altamente preoccupato. Probabilmente da esperto pilota aveva capito che il Storch con benzina poteva portare al massimo un carico utile 390 Kgs, e che i tre arrivavano al limite. Il volo durò poco meno di un’ora.

Breve filmato riguardante la liberazione di Benito Mussolini dal Gran Sasso il 12.9.1943.
Per una volta vola come passeggero e non pilota.

PS. Cosa vi è di particolare in Harald Otto Mors l’ufficiale della Luftwaffe che libera Mussolini ? Ebbene Harald Otto Mors era in parte svizzero. La mamma apparteneva alla famiglia vodese Paschoud. Una benestante famiglia borghese del Canton Vaud, che risiedeva a Lutry, il nonno di Harald Otto Mors, David Paschoud, fu una delle più rinomate personalità politiche vodesi dell’inizio del 1900. Mors nato a Cairo d’Egitto, arrivò ben presto con la madre in Svizzera. Svolse tutta la sua formazione scolastica di base in francese e rimase a Losanna perlomeno fino al 1923. Per tutta la sua vita Harald Otto Mors mantenne la padronanza del francese, con una chiara pronuncia vodese. Ironia della sorte, anche Mussolini aveva passato del tempo a Losanna, non lontano da Lutry.

Lo “svizzero” Harald Otto Mors con Benito Mussolini, pochi istanti prima che il Duce lasci, accompagnato da Otto Skorzeny il Gran Sasso, foto scattata il 12.9.1943.

Un paltò fuori stagione. Settembre 1944 – Maggio 1945

Edizione in italiano. Di Carlo Bava (Autore), Raphael Rues (Curatore).
CHF /EUR 15.00 Insubrica Historica, 2024.

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Breve schede biografiche: Mors e Skorzeny

Harald Otto Mors: Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1910 da padre ufficiale tedesco e madre svizzera — figlia del politico vodese David Paschoud —, cresce a Losanna fino al 1923. Arruolatosi nell’aviazione tedesca nel 1934, diventa comandante di un battaglione di paracadutisti. Il 12 settembre 1943 pianifica e guida sul campo l’operazione al Gran Sasso per liberare Benito Mussolini. Insignito della Croce d’oro, nel dopoguerra apre una scuola di danza a Ulm. Nel 1952 consegue la licenza di pilota privato in Svizzera a Berna. Successivamente entra nella Bundeswehr e serve nei servizi segreti della NATO. Conclude la carriera come colonnello nel 1965.

Fattura dell’allora Ufficio Federale dell’Aviazione Civile a Harald Mors per il conseguimento della sua licenza di pilota a Berna nel 1952. L’aeroplano usato per la sua formazione era un monomotore Cessna 170. Fonte: Archivio Federale Berna

Otto Skorzeny: Nato a Vienna nel 1908, Otto Skorzeny fu un ufficiale delle Waffen-SS. Ottenne celebrità internazionale nel settembre 1943 partecipando all’Operazione Quercia per la liberazione di Benito Mussolini sul Gran Sasso. In seguito guidò varie operazioni speciali e di sabotaggio durante la Seconda guerra mondiale. Processato a Dachau e prosciolto, fuggì dalla prigionia nel 1948. Stabilitosi nella Spagna franchista, lavorò come imprenditore e consulente militare fino alla morte, avvenuta a Madrid nel 1975.

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