Giovani ticinesi deceduti per il Regio Esercito Italiano nella Prima guerra mondiale

Insubrica Historica ricerca anche fatti meno conosciuti che legano il canton Ticino alla vicina Italia. Nella migliore tradizione della storia insubrica vi illustriamo con questo breve la storia dei volontari ticinesi, e furono parecchi, morti per l’Italia durante la Prima guerra mondiale.

Poco più di un secolo orsono, furono circa cinquecento i ticinesi che partirono per i vari fronti bellici della Prima Guerra mondiale. Le poche notizie che sono ancora disponibili riguardano soprattutto i fronti francesi e italiani. Una situazione oggi impensabile se si guarda l’Italia. Ebbene la relazione con la vicina penisola allora era ben altra, e per lo spirito dell’italianità non furono pochi i giovani ticinesi a rimetterci la pelle.

Illustri esempi di questi volontari, sono sicuramente i fratelli poco più che ventenni Ferruccio ed Enrico Salvioni, figli del professor Carlo Salvioni. Il Salvioni nato a Bellinzona, naturaliz­zato italiano, era filologo di notevole rispetto, membro del­l’Accademia scientifico-letteraria di Milano, ex socialista convertitosi al­la monarchia, fù molto noto in Ticino per le sue idee irredentiste. Secondo il Salvioni ed i suoi seguaci, “…il Ticino attende il ritorno alla Madre Patria, cioè all’Italia…” Il Salvioni pagherà cara la sua devozione all’Italia, tanto che durante la Prima guerra mondiale perderà appunto due figli: Enrico, sottoufficiale morto combattendo in montagna nella zona di Cortina d’Ampezzo, e Ferruccio deceduto sul Carso di fronte a Gorizia che allora era austriaca. Ma le circostanze di entrambi decessi rimangono soprattutto dopo un secolo non chiare.

Due volontari ticinesi, Ferruccio e Enrico Salvioni, figli dell’irredentista prof. Carlo Salvioni. Fonte: RSI.ch

Una scelta simile la fece anche il malcantonese Ferdinando Ramponi, pittore, che partì volontario per schierarsi con l’esercito francese sul fronte della Marna. Ferito sul campo venne riformato, ma volle entrare a tutti i costi in aviazione. Morì anche lui durante il conflitto in circostanze non troppo chiare.

L’afflusso di ticinesi nell’Esercito Italiano continuò anche nella Seconda guerra mondiale. A Locarno esponenti della famiglia fascista Farinelli, la stessa che aveva ospitato Benito Mussolini durante la sua breve visita per il trattato di Locarno, furono fatti prigionieri in Africa oppure morirono nel conflitto. Altri illustri fascisti, come due nipoti dell’irredentista Elio Colombi, Mario e Luciano Colombi, combatterono per l’esercito di Mussolini. Sorprende comunque il notevole cambiamento di trattamento riservato a questi esponenti fascisti. Invece di essere imprigionati per mesi, come era il caso dei volontari Ticinesi in Spagna, venivano velocemente assolti oppure la loro condanna di tradimento alla Confederazione, veniva ridotta a poche settimane e mesi.

Nel Parco dell’Ospedale Italiano di Lugano si trova il Monumento ai Caduti che ricorda il sacrificio dei soldati ticinesi ed italiani che – «obbedendo al richiamo della Patria – con patriottica fierezza» – sono morti nei conflitti che hanno segnato il XX secolo. Ogni anno nel mese di novembre si tiene una cerimonia di commemorazione delle vittime della prima guerra mondiale ed in generale di tutti i caduti di guerra alla presenza dell’Arma dei Carabinieri italiana. La maggior parte di questi volontari decedettero in circostanze poche chiare e sicuramente molto strazianti.

Ancora nel 1972 esisteva comunque in Ticino un’associazione “Sezione ex-combattenti italiani” con una forza sociale di 190 iscritti e ancor più simpatizzanti (Vedasi: Nuovo comitato degli ex-combattenti italiani in Libera Stampa 14.2.1972).

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