Breve storia della “Cà di Ferro” sul lungolago di Minusio

Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta dei castelli e fortificazioni della regione locarnese. Quasi una tradizione, dato che uno dei primimissimi contributi di Insubrica Historica era proprio su questo tema ovvero il castello di Magadino. Vi ritorniamo con piacere, dato che sono luoghi ricchi di storia, i quali sono facilmente accessibili. Per questo volta vi parleremo della “caserma dei Lanzi” anche chiamata della Cà di Ferro posto sul lungolago a Minusio.

La “Ca’ di ferro” o anche “Caserma dei Lanzi” o ancora “Vignaccia” è uno dei più suggestivi monumenti storici che si affacciano sul lungolago di Minusio. Si trova nel Locarnese, nella parte elvetica della sponda occidentale del Verbano in vista dello sbocco del fiume Ticino nelle acque del Lago Maggiore.

La “Ca’ di ferro” è un edificio quadrangolare irregolare con i tratti del castello medievale. A sud preceduto da una cappelletta visibile tutt’ora dalla stradina pedonale, a nord invece si trova una torre quadra, sul lato est mostra l’ingresso difeso da feritoie moschettiere, sul lato ovest la muraglia con torretta quadra.

La costruzione venne eretta nel tardo Medio­evo, vi sono due ipotesi sui primi proprietari. La prima ipotesi assegna la costruzione come residenza estiva degli Orellì, che possedevano gran parte di quella zona, aven­dola in precedenza acquistata dai canonici di San Vittore. Gli Orelli vennero poi cacciati da Locarno perchè protestanti.

L’amico storico Marino Viganò avanza invece una seconda ipotesi sulla costruzione iniziale ponendo tuttavia la data di costruzione molto più tardi tra il 1558 e il 1580:

Costruzione insolita per terre nelle quali a governanti e sudditi sono vietate le fortificazioni, si fa risalire con cautela a un progetto di Giovanni Beretta (Incella/Brissago ±1505 – Brissago post 1578) e del figlio Pietro (Incella/Brissago 1537 – Brissago post 1607), architetti di fabbriche di carattere religioso dell’area.

Se cosi fosse, è molto probabile che “Cà di Ferro” fu proprio commissionata dal condottiero Urano Peter a Pro (Altdorf? ±1510 – Altdorf 19.11.1585). Dopo aver studiato all’Università di Friburgo in Brisgovia, diventa Landscriba del baliaggio di Lugano (1542-43). In seguito Peter a Pro diventa ufficiale nel reggimento Fröhlich al servizio della Francia dal 1543.

Si distingue notevolmente presso la corte francese, tanto che il re di Francia Francesco I lo insignì del titolo nobiliare (1544) e l’imperatore Carlo V di quello di cavaliere dell’Impero (1546). Dal 1551 al 1558 Peter a Pro partecipa alle campagne francesi contro gli Asburghi d’Austria in Piemonte, divenendo colonnello e titolare dell’ex reggimento Hug (1557).

Da questo momento “Cà di Ferro” diventa una caserma di reclutamento di mercenari destinati al Piemonte sino alla pace di Cateau-Cambrésis (3 aprile 1559). Accanto al servizio straniero, Peter a Pro sviluppa un redditizio commercio di grano e vino; nell’ambito di questa attività utilizza la “Cà di Ferro” quale deposito per le mercanzie. Tali vengono acquistate a Milano e destinate ai cantoni della Confederazione.

La famiglia a Pro ha avuto tra l’altro un secondo castello, molto particolare. Esiste tutt’ora a Seedorf vicino a Flüelen nel Canton Uri, adibito oggi a ristorante nel quale si mangia anche molto bene.

Castello della Famiglia A Pro, Seedorf – Canton Uri

Di quel periodo della sua storia, nella villa – purtroppo tutt’oggi inaccessibile al pubblico – restano numerose te­stimonianze: in particolare pa­recchie scritte in vecchio tede­sco e alcuni disegni fatti da sol­dati.

Verso il 1630 “Ca dì ferro” – il nome venne coniato dal poeta Angelo Baroffio – probabilmente fattore importante fu anche la peste nera che toccò pesantemente il Locarnese il quel periodo, “Cà di Ferro” passò alla famiglia urana del Landfogto Walter Von Roll, alla quale si deve la bellissima chiesetta gotica de­dicata alla Madonna dei sette dolori.

Sul finire del ‘600 la villa pas­sa per la prima volta ad una famiglia ticinese. La famiglia Castoreo, che rende alla vecchia ca­serma la sua primitiva funzione di masseria: il corpo centrale verrà destinato all’alloggio dei padroni e attorno vengono rea­lizzati ripostigli, stalle, cantine e addirittura una conceria.

Casa di Ferro, in una cartolina degli anni cinquanta

Dopo di allora la “Ca di fer­ro” passerà in diverse mani, perdendo via vìa parte delle sue proprietà. Nel 1980 apparteneva all’ing. Carlo Bacìlieri. Nel corso del 1981 venne interamente rifatto il tetto in piode.

Con il recente decesso dell’ultimo proprietario, nel 2020, il Municipio ha avviato trattative con gli eredi alfine di poter ricuperare “Cà di Ferro”.

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