La vita tanto spericolata quanto infelice dello scrittore Silvano Ceccherini, morto suicida a Minusio

Insubrica Historica presta un’attenzione particolare alla storia recente di Minusio. Sono molteplici i contributi che hanno avuto a che fare con questa cittadina (vedi p.es. la conferenza di Minusio nel periodo 1939-1945). Nel corso delle nostre ricerche siamo recentemente capitati – più per caso – sulla figura dello scrittore Silvano Ceccherini. Protagonista di una vita spericolata terminata tragicamente sul lungolago di Minusio il 21 dicembre 1974.

Ceccherini nasce a Livorno nel 1915. Abbandonato le scuole – fece solo la quarta elementare – a sedici anni si diede alla piccola delinquenza. Scaricatore di porto a Livorno, anarchico, vagabondo, e rapinatore. Più volte condannato dalla giustizia italiana, spendendo parecchio tempo, tra l’altro per aver accoltellato un collega di lavoro durante una rissa tra portolani.

Dal 1934 al 1939 prestò servizio per cinque anni nella Legione straniera francese. Arruolato a Sidi Bel Abbes, Ceccherini fu addestrato al 1º Reggimento straniero a Saida e dopo quattro mesi fu trasferito al 2° RE a Meknès in Marocco. Descrisse la sua avventura legionaria nel romanzo “Sassi su tutte le strade”, edito nel 1968.

Nel 1940 durante il servizio nella Regia Marina Italiana, viene condannato a cinque anni di carcere militare per aver picchiato un ufficiale e aver compiuto furti in magazzini militari. Fuggito nel 1944, visse nell’immediato dopoguerra nella pineta del Tombolo, ai margini del campo militare dell’esercito americano, in una tenda con una prostituta, di traffici illeciti e rapine.

Tombolo Paradiso Nero film del 1947. Descrive la situazione fra Viareggio e Livorno al seguito della presenza delle forze Americane. Una pineta marittima nella quale fino al 1950 vi fu prostituzione, atti criminali e presenza alleata grazie ad un centro logistico a Pisa. Poco lontano da Tombolo vi è Coltano. Campo di prigionia Alleato per i fascisti e tedeschi catturati alla fine del conflitto nel 1945.

Catturato dopo uno scontro a fuoco con la polizia, subì un’altra condanna a diciotto anni di reclusione che scontò nei penitenziari di Pisa, San Gimignano, Saluzzo e per la maggior parte nel carcere di massima sicurezza di Porto Azzurro. Ceccherini, soprannominato il “Jean Genet italiano” per le esperienze di vita comuni a quelle dello scrittore francese, maturò la sua vocazione letteraria durante il carcere.

Ceccherini nel 1963 al momento del suo successo letterario.
Fonte: Eco di Locarno, 31.12.1974

Il suo primo libro “ La tradu­zione’’ pubblicato nel 1963 ebbe un discreto successo anche grazie al Premio Prato. Ceccherini scrisse poi altri libri come “ La signorina della posta” , “ Dopo l’ira” , “ Lo specchio dell’ascensore” , “ Il modo sbagliato di morire” , “ Sassi su tutte le strade” , “ L ’avventuriero di Dio” e “ il prezzo della saggezza” , ma con minore fortuna.

Sono parecchi i tentativi di suicidio dello sfortunato Ceccherini. Fonte: Corriere della Sera

Dotato di pessima salute e sfiduciato, aveva già tentato il suicidio a Milano nel 1964, ma venne salvato all’ultimo momento. Il Ceccherini era giunto a Locamo verso la metà di dicembre 1974. All’albergo, dove era sceso, si era regolarmente notificato indicando anche la sua profes­sione di scrittore.

La morte – il 21 dicembre 1974 – presso il Lido della Palma di Minusio venne attribuita ad infarto, molto probabilmente causato dall’ ingerimento di una forte dose di barbiturici. Al momento del rinvenimento del cadavere si pensò, poiché non si rinvenne sul Ceccherini al­cun documento o elemento che ne favorisse l’identificazione, che si trattasse di un marittimo poiché il corpo era letteralmente ricoperto da tatuaggi in parte simbolici: non man­cavano slogan di chiara impronta anarchica (Né Dio, né padroni) oppu­re di rivolta (Odio e vendetta). Solo grazie all’inchiesta della Polizia Cantonale Ticinese si riuscì a risalire alla sua identità.

Ceccherini nella foto segnaletica fatta dalla Polizia Cantonale al momento del decesso.
Fonte: Eco di Locarno, 28.12.1974

La salma di Ceccherini fu poi portata dal fratello a Livorno dove tutt’oggi giace.

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