SS-Hauptsturmführer Hans Clemens: “tigre di Roma e Como” e boia di Cannobio

Abbiamo già scritto nel passato dei crimini di guerra tedeschi fatti durante il 1944 nell’area del Verbano e Ossola. Ve né uno in particolare che toccò la piccola cittadina di Cannobio sul Lago Maggiore, crimine per il quale poco di preciso si sa sugli autori di questa azione e che comunque portò all’uccisione di sei civili. In questo breve articolo ripercorriamo la storia di Hans Clemens l’ufficiale SS responsabile dell’azione. Questo contributo è dedicato alla memoria di Erminio Ferrari di Cannobio, oltre ad essere giornalista e alpinista, era anche un autorevole autore di opere storiche riguardanti Cannobio. Erminio è scomparso recentemente e prematuramente durante un incidente di montagna nella Val Grande.

Il sogno di Hans Clemens (Dresda 9.2.1902-Bad Kissingen 9.9.1976) era di diventare, come suo padre, un direttore d’orchestra. Clemens nasce a Dresda e cresce nel quartiere di Pieschen, la parte settentrionale della città. Ben presto fece carriera lavorando per il SS Sicherheitsdienst (SD) di Dresda e nello stesso tempo riusci a fare carriera nell’apparato locale del NSDAP.

Nazista fervente, si fece un nome negli anni Trenta soprattutto per il suo fisico impressionante e la sua predisposizione a passare facilmente a vie di fatto, soprattutto contro i comunisti. Clemens una sorte di picchiatore nazista, passava presto alle mani ed era conosciuto a Dresda come il „Schrecken von Pieschen“ ovvero l’orrore-persecutore di Pietschen.

Dopo aver incorporato la Polizia nazista, lavora fino al 1943 nel controspionaggio militare, occupandosi del dossier riguardante la Svizzera. Clemens si dimostra più fervente nazista che intelligente, e ciò nonostante riesce a fare carriera nell’apparato nazista. Il 31 dicembre 1943, promosso nel frattempo a SS-Hauptsturmführer (capitano) Hans Clemens venne trasferito a Roma. Assume la responsabilità della gestione del carcere di via Tasso la cosidetta sezione IV D: Schutzhaft della IV-Gegnererforschung und -bekämpfung (una sorte di Polizia Segreta).

Il carcere di Via Tasso 144-145 a Roma, in un immagine non datata del 1944.

Clemens ricopre una figura di primo piano nei fatti che seguono l’attentato di via Rasella. Un’azione della Resistenza romana condotta il 23 marzo 1944, contro un reparto, la 11cp del III battaglione del Polizei Reggiment “Bozen”. Un attacco che causò la morte di 33 tedeschi. La rappresaglia nazista seguì il giorno seguente, quando nella località Fosse Ardeatine furono uccisi 335 prigionieri, completamente estranei al gruppo GAP partigiano che aveva commesso l’attentato. Clemens fu fra i primi ufficiali tedeschi a giungere sul posto dell’attentato e condurre i primi interrogatori e perquisizioni.

Massacre in Rome (Rappresaglia) film del 1973, ricostruzione degli eventi che portano al massacro delle Fosse Ardeatine. Richard Burton interpreta Herbert Kappler, mentre non vi è nessun diretto riferimento a Hans Clemens.

Hans Clemens, ricompare protagonista della rappresaglia delle Fosse Ardeatine, uccidendo di persona una parte dei prigionieri. Vent’anni dopo in un processo a Karlsruhe, si vantò addirittura di non aver potuto uccidere altri prigionieri. Dopo la rappresaglia Clemens ritornò alla sua funzione di responsabile della prigione di via Tasso.

Clemens venne costretto a raggiungere il Lario, dopo che la capitale Roma era stata liberata dagli alleati il 4 giugno 1944. Si stabili a Como dove gli venne assegnato il comando delle Guardie di Frontiera – la sezione (Abteilung) VI der Grenzbefehlsstelle West. Per Clemens un incarico quasi nominale, molto lontano dalle sue ambiziosa carriera.

Documento degli Stati Uniti riguardante uno dei primi interrogatori fatti a Clemens nell’estate del 1945 in Italia. Fonte: Nara

Nella sera del 27 agosto 1944 nel centro del paese di Cannobio, località quattro strade, vicino all’attuale Chiesa, vi fu un attacco partigiano che portò all’uccisione di tre militi anziani della Zollgrenzschutz. La guardia di frontiera tedesca, composta appunto da soldati della riserva, quasi tutti nati tra il 1890 e 1900. Militi stanchi e demotivati, molti dei quali nelle settimane prima erano stati catturati dai partigiani oppure avevano disertato entrando in Ticino dai valichi di Camedo oppure Brissago.

L’uccisione dei militi tedeschi porta ad una rappresaglia nazi-fascista il martedi 29 agosto. Chi guida l’azione, portato a Cannobio da una motovedetta della Decima Mas appartenente alla “Scuola Mezzi d’Assalto Salvatore Todaro”, fu il SS-Hauptsturmführer (capitano) Hans Clemens .

Una consistente parte di questo improvvisato corpo di spedizione punitivo erano truppe della Brigata Nera “Ettore Muti” di Ravenna ed elementi del Battaglione di Complementi Decima Mas “Castagnacci” acccasermato a Pallanza.

Militi della Decima Mas Battaglione Complementi “Castagnacci” ripresi a Pallanza. Foto probabilmente autunno 1944.

La presenza di Clemens a Cannobio è un particolare interessante che conferma come alla fine dell’agosto 1944 la zona del Lago Maggiore e dell’Ossola era rimasta senza un’adeguata copertura militare da parte dei nazi-fascisti. Non c’erano truppe tedesche, come le SS-Polizei, ed è quindi molto probabile che sia Karl Wolff che Willy Tensfeld – responsabile dela Bandenbekämpfungsstab Italien West – abbiano dovuto ricorrere a elementi di riserva, in questo caso Clemens.

Una volta a terra, Clemens – che era sul Lario solo da poche settimane ed era già tristemente soprannominato la Tigre di Roma e Como – non perse tempo e, fedele al suo nome di battaglia, ordinò ai suoi uomini di razziare immediatamente la popolazione civile rimasta, accompagnando la retata con la costruzione di tre forche sul lungolago della città.

Fotografia delle tre forche presa non durante la rappresaglia del 1944, bensi scattata un anno dopo nell’agosto 1945 in occasione del primo anniversario. Le forche vennero erette davanti all’attuale albergo Cannobio. L’albergo durante il 1943-1944 fungeva da sede del locale presidio della Zollgrenzschutz.

Non vi furono azioni partigiane in questa occasione, poiché i partigiani del “Cesare Battisti” comandati dal comandante Arca (al secolo Armando Calzavara) furono probabilmente colti di sorpresa, dal grande dispiegamento di forze provenienti da Varese.

Armando Calzavara (primo a sx), il comandante garibaldino Mario Muneghina, Pippo Coppo e Lino Ferrari. Foto presa a Milano il 6 maggio 1945. Fonte: Casa della Resistenza Fondotoce

Il podestà Antonio Reschigna, di fronte all’arbitrarietà di Clemens, faticò non poco a raccogliere il numero richiesto di 50 ostaggi maschi, poiché la maggior parte della popolazione era nel frattempo fuggita a Brissago in Svizzera.

Il triste convoglio di civili disperati e anziani, scortato da sei tedeschi, fu portato lo stesso giorno a Luino . Quattordici ostaggi vennero subito rilasciati perché non superarono la visita medica, mentre il resto del gruppo venne portato a Milano, rinchiuso nel carcere di San Vittore, per poi essere deportato nei campi di lavoro del Reich.

Degli ostaggi di Cannobio, sei individui non fecero ritorno a Cannobio. I sei sono tutt’oggi ricordati con una lapide vicino al vecchio porto di Cannobio.

Lapide commemorativa della rappresaglia delle SS fatta da Hans Clemens il 29 agosto 1944. Le vittime sono Aldo Carmine, Eugenio Giana, Giovanni Mozzati, Giovanni Travella, Giacomo Zanni e Giacomo Ferrari. Mozzati, Travella, Carmine, Zanni vennero fucilati in Austria il 5 aprile 1945; mancano invece notizie sulla sorte degli altri due (Giana e Ferrari).

Clemens ritornò a Como, e sembra che era presente a Dresda, quanto la città venne pesantemente bombardata dal 13 al 15 febbraio 1945. Questo evento sarà poi determinante per quanto succede a Clemens dopo il conflitto. Non è chiaro cosa fece di particolare a Como, venne per un certo periodo raggiunto dalla moglie e le due figlie. Clemens amava la buona cucina ed era solito frequentare i migliori ristorante della zona.

Immagine di Dresda dopo il bombardamento di metà febbraio 1945.

Clemens rimase a Como nelle fasi finali del conflitto, venendo catturato il 28 aprile 1945 mentre cercava di fuggire in Svizzera. Venne consegnato agli inglesi e trasferito in Germania. Dal 1945 al 1947 rimase prigioniero degli inglesi, trasferito da prigione a campo di prigionia.

Protocollo su uno dei primi interrogatori di Clemens dopo la fine del conflitto.

Dapprima rinchiuso ad Ancona, poi in Germania, infine riportato in Italia. Clemens passò da Mestre, Venezia e Padova per poi arrivare il 30 luglio alla prigione di Forte Boccea a Roma. Ancora nell’agosto del 1947 venne poi portato a Regina Coeli.

Hans Clemens (a dx, prima fila) sul banco degli imputati. Al centro il Dr. Borante Domizlaff, a sx Herbert Kappler. Sia Domizlaff che Clemens vennero assolti.

Dal maggio al giugno 1948 Clemens venne processato unitamente a Herbert Kappler e Dr. Domizlaff. A differenza di Kappler non gli venne riconosciuta nessuna responsabilità, sul principio che aveva “solo” seguito ordini dei superiori. Apparentemente Clemens rimase comunque ancora fino al 1949 in custodia. Una volta rilasciato fece ritorno in Germania.

Ulteriore immagine del processo nel 1948 a Roma, Clemens è il primo imputato nella prima fila da dx.

Negli anni Cinquanta entrò nei servizi segreti tedeschi (oggi Bundesnachrichtendienst BND), pur avendo un profondo odio per gli Alleati. Rapidamente svolse un ruolo di doppiogiochista a favore del KGB sovietico. Clemens fu una sorte di Kim Philby tedesco, il quale causò con la sua azione ingenti danni alla nuova organizzazione del BND.

Articolo del Corriere della Sera pubblicato il 21 luglio 1963.

Per questo fu arrestato e condannato a 10 anni di carcere l’8 luglio 1963 dal tribunale di Karlsruhe. Fu rilasciato qualche anno dopo. Morì a Bad Kissingen in Baviera.

Hans Clemens al momento del suo processo per le
attività di spionaggio a favore del URSS nel 1963.

Clemens rappresenta uno dei profili estremi comparsi sul Lago Maggiore durante il periodo 1944. Considerato da Herbert Kappler non troppo intelligente, Clemens rispecchia un carattere oltre di criminale di guerra anche di opportunista, pronto a mettere a repentaglio anche la vita dei camerati. Ciò nonostante riesce a fare carriera, sia con i nazisti che con i tedeschi nel dopoguerra. Tutto ciò mostra anche i limiti delle due organizzazioni, che permisero ad una persona poco affidabile di fare comunque carriera.

Fonti:

(1) Il sito web http://herbert-kappler.de/dokumente/ contiene particolari informazioni su quanto Clemens ed altri ufficiali delle SS fecero a Roma.
(2) NARA Record Group 263: Records of the Central Intelligence Agency, 1894 – 2002, Hans Max Clemens.RC Box 021 Location (RC)230/86/22/03

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