La “Volante Rossa” e le “radiose giornate” ossolane della Primavera-Estate 1945

Una parte della ricerca di Insubrica Historica è quella di ricostruire anche le parti meno conosciute e più tragiche della storia locale. Riportiamo in questo contributo un lavoro originalmente pubblicato nel 1998, e nel corso del tempo ampliato. Il sotto-titolo originale del lavoro era: I militi della R.S.I. assassinati nella regione dell’Ossola e Verbano dopo il 25 aprile 1945. Il contributo era apparso nella rivista STORIA DEL XX SECOLO N °32. Gennaio 1998. Questo contributo riprende in maniera diretta la spirale di violenza che toccò la regione prima, durante e dopo il conflitto 1943-1945.

Con le trattative condotte da Karl Wolff nell’aprile 1945, cioè la resa dell’Armata tedesca in Italia (vedi Operation Sunrise), le varie formazioni partigiane, coadiuvate dall’avanzata alleata nel Nord Italia, hanno facile gioco nell’impadronirsi degli ultimi capisaldi tedeschi-RSI.

    Nelle settimane successive alla fine del conflitto i partigiani approfittano della situazione. Con diverse centinaia di migliaia di soldati della R.S.I e civili disarmati o, il più delle volte, già detenuti non è difficile per l’ala più estrema del movimento di liberazione italiano approfittare del momento, andando alla ricerca sistematica di personaggi, di maggiore o minore importanza, che in qualche modo si erano mostrati allineati con la R.S.I. La sanzione per tale appartenenza è una sola: la pena di morte. A questo si aggiungono in seguito anche altre motivazioni, soprattutto le ingiustizie patite, o l’invidia, il crumiraggio, le vendette personali.

    E’ un capitolo relativamente poco conosciuto della storia italiana, e non può essere isolato né giudicato separatamente da quanto avviene durante il periodo della guerra civile (1943-1945), essendo buona parte delle sentenze sommarie del dopo 25 aprile 1945 ancora legate a quanto avvenuto in precedenza. Questo fenomeno di ‘regolamento di conti’ non è circoscritto a poche regioni, ma si ha un po’ dappertutto in Italia settentrionale.

    I mesi, ma in particolare le settimane dopo la fine del conflitto sono tetri, e portano alla morte diverse migliaia di persone. Il censimento appare particolarmente difficile per via di palesi strumentalizzazioni politiche, ciononostante vi sono per certe regioni calcoli abbastanza affidabili, in particolare per la città di Torino in cui si contano fra il periodo maggio 1945 – maggio 1946 circa duemila decessi per tali motivi. Si tratta per lo più di azioni condotte in modo arbitrario, non lasciando possibilità di difesa alla persona incriminata. Addirittura la totalità delle sentenze, nell’assenza di un’organizzazione legale de facto nel paese, sono emesse da ‘tribunali del popolo’, che lasciano poca se non alcuna possibilità di difesa all’imputato, specialmente se lo stesso ha militato nella R.S.I., magari in unità come la Brigata Nera, le SS-Italiane o la Guardia Nazionale Repubblicana.

    Per risalire alla dinamica dei fatti nella regione è importante dapprima ripercorrere la struttura sociale della stessa. La caratteristica principale di questa durante l’amministrazione fascista, è di contare su due gruppi nella popolazione, con due composizioni sociali ben distinte. Nelle valli principali come la val d’Ossola e in prossimità dei centri (Villadossola, Domodossola, Verbania – Intra sul Verbano) vi sono rilevanti vie di comunicazione, ferrovia e strade, le quali permettono la presenza di industrie importanti per l’economia del luogo. Le valli limitrofe come la Formazza, la val Vigezzo, la valle Anzasca e più in piccolo la val Cannobina, sono prevalentemente contadine, dedite all’agricoltura di montagna, e beneficiano di un tenore di vita assai modesto rispetto alla parte più industriale. La divisione della regione in questi due realtà economiche, fa sì che al momento dell’avvento della R.S.I., con una situazione economica a causa dell’andamento bellico sempre più precaria per la popolazione, sia soprattutto la regione industriale, quella dei principali centri, a sviluppare un movimento di opposizione al governo della RSI (1). Non sono pochi gli operai antifascisti che nell’autunno del 1943 non si limitano solo a passare informazioni, bensì anche munizioni e viveri alle formazioni partigiane.

    Questo fenomeno di contrapposizione al governo della R.S.I. non è dovuto solo alla presenza di industrie, la cui manodopera ha o sta per sviluppare un particolare indirizzo politico, bensì anche alla posizione geografica che l’Ossola e Verbano occupano, così a contatto con la Svizzera e con il socialismo del Canton Ticino (2). E’ indubbio che quest’aspetto geografico, ma anche di legame storico con il Ticino, ha incrementato e approfondito i legami con i ticinesi, e in special modo con la popolazione locarnese (3). Praticamente il Ticino rappresenta per la maggior parte dell’antifascismo nella regione un “salvagente”, da impiegare quando le condizioni politiche e belliche diventano precarie, e addirittura minacciano direttamente la vita, vedi per esempio la riconquista tedesca R.S.I. della cosiddetta “Repubblica Partigiana dell’Ossola” nell’ottobre 1944 e il conseguente espatrio di diverse migliaia di civili, partigiani e politici ossolani nel vicino locarnese (4).

    Per inquadrare i caduti del dopo fine aprile 1945 non ci si può limitare però alla sola situazione sociale della regione, ma bisogna prendere in analisi anche gli avvenimenti che portano a un tale fenomeno. Buona parte del territorio, in particolare la regione montana, grosso modo quella ossolana, ha comunque alla fine dell’aprile 1945 già vissuto una sua “insurrezione”. “Insurrezione” avvenuta il 10 settembre 1944 quando con una manovra convergente iniziata nelle valli più remote, formazioni partigiane costringono uno alla volta i vari capisaldi tedeschi-R.S.I. a ripiegare sul capoluogo, Domodossola, lasciando sguarnita una consistente parte del territorio, subito occupato dalle formazioni partigiane.

    Questa nuova situazione porta a un accordo, più che a una resa, per cui le forze tedesche-R.S.I. si ritirano il 10 settembre, armi individuali alla mano, da Domodossola, permettendo di riflesso alle formazioni partigiane di assumere il controllo della regione e proclamare la “Repubblica partigiana”. Alcune donne vengono rasate a Villadossola mentre la giunta partigiana si preoccupa di prendere in consegna trecento persone legate alla R.S.I. rinchiuse dapprima nelle carceri di Domodossola e poi spostate nella colonia estiva di Druogno. I trecento, che per la verità sono pesci piccoli dato che i principali esponenti fascisti hanno lasciato la regione al momento del ritiro della truppa il 10 settembre, beneficiano – cosa non comune per la drammaticità dei fatti – di un trattamento molto civile da parte dei partigiani. Tale trattamento è dovuto essenzialmente al fatto, che chi controlla materialmente la ‘Repubblica’ è la corrente moderata delle forze partigiane. Pare molto probabile che un’influenza maggiore di formazioni garibaldine, di estrazione politica comunista, nel governo della ‘Repubblica’, avrebbe portato ad altri risultati, specie per quanto riguarda il destino di questi trecento prigionieri “fascisti”.

    La ‘Repubblica’ ha comunque vita breve dato che le formazioni tedesche-R.S.I. ritiratesi nella parte meridionale della regione, tra Gravellona e Intra, si riorganizzano e dopo trenta giorni, il 10 ottobre 1944, iniziano un’offensiva. Operazione bellica con due diversi fronti che impegna una ventina di unità: battaglioni della SS-Polizei tedesca, effettivi delle SS-Itallane, GNR, parà del “Folgore” e marò della Decima Mas. La riconquista del territorio partigiano termina virtualmente il 22 ottobre quando gli ultimi esponenti della giunta espatriano in Svizzera attraverso il passo San Giacomo. Da questo momento fino alla fine aprile 1945 la situazione bellica è invece contraddistinta da un graduale disimpegno militare dei tedeschi-R.S.I. nella regione. Se non vi è riduzione sostanziale degli effettivi a presidio nelle valli, vi è però tutta una serie di trattative e accordi taciti e non, che portano a una cospicua riduzione degli atti bellici. Vi sono comunque eccezioni, e soprattutto le unità della Milizia confinaria, nella val Vigezzo e val Cannobina, continuano i loro rastrellamenti contro le forze partigiane fino a metà aprile 1945, intercettando sia partigiani che contrabbandieri.

    Ben differente è invece la situazione nella parte più prospera della regione, quella prossima alle principali arterie di comunicazione e ai centri industriali del Verbano, in cui si assiste a un’attività partigiana molto intensa contro obiettivi delle R.S.I. Tale attività non causa solamente danni alle forze della R.S.I. ma crea anche le premesse per reazioni delle forze repubblicane. E però necessario evidenziare come spesso gli attacchi partigiani siano condotti contro militi ed unità isolate, che esasperano di molto le reazioni delle truppe della R.S.I.

    Nella parte bassa dell’Ossola si assiste inoltre dall’inverno 1944/1945 anche al graduale spiegamento di unità di Brigata Nera provenienti da altre province della R.S.I., specie da Ravenna e Bologna, città perse con l’avanzata alleata. Quest’arrivo si ha dopo la rioccupazione dell’ Ossola e porta nella regione elementi estranei ad essa e alle sue tradizioni (5).

    A partire dalla fine di aprile 1945 si assiste nella regione a due aspetti ben definiti per quanto concerne le uccisioni di appartenenti alla R.S.I., sia militari che civili. La parte interna della regione, già sotto controllo della “repubblica partigiana” nel settembre-ottobre del1944, pare meno incline al regolamento di conti e uccisioni arbitrarie. Vuoi perché dopo la riconquista del territorio da parte delle forze tedesche-R.S.I. la pressione contro le forze partigiane si era allentata di molto. Vuoi perché la maggior parte degli effettivi della R.S.I. e tedeschi erano riusciti a lasciare indenne la parte settentrionale della valle, formando infine il 25 aprile 1945 a Baveno quella che viene conosciuta come colonna Stamm: una colonna autoblindata che raggruppa secondo recenti ricerche non più di settecento militi e finisce per consegnarsi agli americani a Novara il 2 maggio 1945.

    Ciononostante nella parte settentrionale avvengono anche alcune rappresaglie. A Santa Maria Maggiore, presso l’albergo Osciella, già comando tedesco, R.S.I. e partigiano, i partigiani provvedono a rapare a zero diciassette donne presunte fasciste della valle. Per la festa del lavoro e la fine della guerra l’Ossola si mantiene calma, anche percé il 1° maggiol’intera zona è colpita da una bufera di neve, quaranta centimetri, che contribuisce in un certo modo a raffreddare gli spiriti dei partigiani, non permettendo alcuna manifestazione. Pare invece che a Domodossola il 9 maggio ci siano almeno 78 fascisti in prigione. Non è dato sapere di preciso, ma probabilmente elementi della Brigata Nera Mobile “Achille Corrao”, Brigata Nera “Cristina” e molti civili fra i quali bambini, parenti e donne di questi militi (6).La maggior parte verranno rilasciati o trasferiti a tribunali competenti: Novara o Torino. Tanto è vero che almeno una trentina di persone implicate con la R.S.I. nell’Ossola verranno giudicate dal solo tribunale civile di Torino.

    Differente è invece l’evoluzione dei fatti nella parte bassa della regione, cioè quella in prossimità del Lago Maggiore, zona non controllata completamente dalla “repubblica partigiana” e per riflesso sotto il controllo delle formazioni fasciste per tutto il periodo 1943-1945. Fatto importante è che in questa parte un certo numero di militi della R.S.I. non riesce ad aggregarsi alla colonna Stamm del 25 aprile 1945. Alcuni riescono a passare slla sponda lombarda del lago, mentre altri sono nel frattempo catturati dalle forze partigiane. Tanto è vero che una buona parte di queste Brigate Nere, soprattutto la “Cristina”, riesce all’ultimo a togliersi dalla delicata situazione, passando il 24 aprile sul versante lombardo del lago. Una parte della Brigata riappare nelle ultime fasi del conflitto a Novara mentre un buon numero di squadristi riesce a fare perdere le proprie tracce (7). In questa zona sono dislocate soprattutto formazioni di Brigata Nera, in particolare la “Augusto Cristina” di Novara, negli abitati di Verbania e Arona (8). La Brigata Nera “Achille Corrao – Battaglione Ettore Muti” del Faentino opera invece soprattutto nella val d’Ossola e valli limitrofe (9). Una terza Brigata Nera, meno numerosa delle precedenti, la “Dante Gervasini” di Varese, svolgeva soprattutto funzioni di appoggio (10). La reazione partigiana alla presenza fascista si scatena a “liberazione” avvenuta specie negli abitati di Verbania-Intra e Gravellona Toce. Sembra comunque che almeno a Verbania non si inizino subito le vendette, se tali si possono chiamare, ma si aspetti il mese di maggio, probabilmente perché gli aderenti alla R.S.I. sono riusciti a nascondersi nella zona oppure sono più semplicemente detenuti dalle forze partigiane in attesa di giudizio. Sembra molto plausibile che diversi militi della Brigata Nera poi uccisi nei paraggi di Intra nelle settimane successive siano prelevati da un provvisorio campo di concentramento partigiano a Busto Arsizio. Bisogna notare che nelle settimane successive vi è una totale mancanza di “legalità”, e soprattutto vi è difficoltà sia per gli alleati che per i nuovi prefetti ad avere sotto controllo la situazione delle province, mentre i partigiani mantengono ancora pieno possesso delle proprie armi. La prima esecuzione sommaria di un gruppo di militi appartenuti alla R.S.I. si ha il 9 maggio presso il cimitero di Verbania alle 17.30, dove vengono ritrovati tre cadaveri (v. Tabella n. 1) (11).

COGNOME E NOMENASCITA DATA LUOGO DECESSOARCHIVIO
Cardano Gianfranco192609.05.45 VerbaniaMIZ
Seschieifer Alfredo191309.05.45 VerbaniaMISF
Soldati Orfeo   190019.05.45 Verbania MIFZ
Tabella 1: Uccisioni presso il cimitero di Verbania

    L’età del Soldati lascia presumere che lo stesso possa aver appartenuto alla Brigata Nera. E’ inoltre importante notare come il condizionale sia d’obbligo, dato che i nominativi nel registro di stato civile non portano quasi mai particolari sul passato politico o militare dei deceduti [Nota di redazione di italia-rsi: ed effettivamente la famiglia di Orfeo Soldati ci ha fatto sapere che Orfeo Soldati non ha mai fatto parte della “Brigata Nera”, cui si fa accenno nell’articolo, seppure questi fosse un seguace del movimento fascista]. Lo stesso giorno si registra a Pieve Vergonte, nella val d’Ossola, una consistente eliminazione di militi della RSI (v. Tabella n. 2).

COGNOME E NOMENASCITA DATA LUOGO DECESSOARCHIVIO
Canapa Francesco    n/d09.05.45  Pieve VergonteR
Conti Angelon/d09.05.45  Pieve Vergonte  Va
De Meo Giuseppe    189609.05.45  Pieve Vergonte  Va
Di Giovanni Carlo  n/d09.05.45  Pieve Vergonte  Va
Francia Pietro n/d09.05.45  Pieve VergonteVa
Micale Salvatore  n/d09.05.45  Pieve VergonteVa
Tabella 2: Uccisioni del 9.5.1945 presso Pieve Vergonte

    Tali militi appartengono alla Brigata Nera Ministeriale, unità portata nella val d’Ossola dopo la rioccupazione del territorio della Repubblica Partigiana nell’ottobre 1944. Tale Brigata Nera, alla quale apparteneva anche Giorgio Almirante, si limitò essenzialmente a semplici mansioni di presidio, senza partecipare come altre unità di Brigata Nera ad attività di polizia.

    Non sembra, inoltre, che tutti i decessi avvenuti nei rispettivi comuni vengano registrati. E’ l’esempio delle uccisioni avvenute a Cambiasca il 10 maggio 1945 (v. Tabella n. 3).

COGNOME E NOMENASCITADATA LUOGO DECESSOARCHIVIO
Buzzi Lucianon/d10.05.45 Cambiasca  V
Colombo Arturo        n/d10.05.45 Cambiasca  V
Montagono Giovanni   n/d10.05.45 CambiascaV
Montanari Pietro   n/d10.05.45 CambiascaV
Revelli Lorenzo          n/d10.05.45 CambiascaV
Scavini Vittorio (figlio)    n/d10.05.45 CambiascaF
Scavini (padre) n/d10.05.45 CambiascaF
Pozzi Emilio     n/d10.05.45 CambiascaRN
Pozzi  “Nino” Giovannin/d10.05.45 CambiascaRNF
Tabella 3: Fascisti della Brigata Nera “Augusto Cristina” uccisi a Cambiasca il 10.5.1945

    Di tutti questi nominativi, pur non essendo registrato il decesso presso gli atti del Comune, si può risalire almeno all’unità di appartenenza dei due Pozzi, Emilio e il fratello Giovanni, entrambi della VI Brigata Nera “Augusto Cristina”. Giovanni Pozzi sostituì Nello Carducci, quale ultimo comandante di tale Brigata Nera. Il giorno seguente altre quattro persone appartenute alla Brigata Nera, una delle quali certo Aldo Grisoni, vengono trovate uccise nei pressi del cimitero di Intra (v. Tabella n. 4).

COGNOME E NOMENASCITADATA LUOGO DECESSOARCHIVIO
Rota Cesare Giulio n/d11.05.45 Verbania      MISF
Buffa?n/d11.05.45 VerbaniaMISF
Rota Giuseppe 192611.05.45 VerbaniaMISF
Grisoni Aldo    191011.05.45 VerbaniaMISF
Conterio Andrea192911.05.45 VerbaniaMISFZ
Tabella 4: Ulteriori militi della Brigata Nera “Augusto Cristina” uccisi a Verbania il 11.5.1945

    Tali persone, dato abbastanza insolito, sono tutte originarie della regione, il Grisoni ad esempio abita a Pallanza.

    Vi sono comunque in questo periodo poche uccisioni isolate, dato che i decessi, a differenza del periodo seguente – che avremo modo di analizzare più tardi -, avvengono in massa e per la maggior parte in prossimità di cimiteri. Ciò dovrebbe significare che le formazioni che compiono le fucilazioni sono in possesso a guerra terminata di un’organizzazione logistica che permette loro di spostarsi con persone prossime a essere fucilate.

     Dall’11 maggio in poi si assiste per una settimana a una diminuzione dei decessi: vengono uccisi per strada oppure in prossimità di cimiteri Bellotti Alfredo il 13.05.45 a Baveno, Garanzini Giovanni Mario il 15.05.45 a Gravellona e Ranzoni Daniele il 16.05.45 presso il cimitero di Cambiasca. Solamente del Bellotti si è potuta accertare l’appartenenza alla GNR 603 (Comando Provinciale di Novara). Fino al 15 maggio 1945 rimangono prigionieri circa quaranta marò della Decima Mas, appartenenti al Battaglione Complementi Castagnacci, comandati dal capitano Farina, e alla compagnia Accademia Navale di Venezia al comando del T.V. Sauro Spadoni. Queste due formazioni della Decima Mas si erano arrese alle forze partigiane il 24 aprile 1945 a Pallanza. Ebbene, questo cospicuo gruppo, dopo esser stato detenuto a Trobaso presso la locale scuola elementare, viene trasferito all’inizio di maggio alla caserma Alpini di Intra, dove rimane fino al 15 maggio, data in cui un contingente americano, venuto a conoscenza della sorte dell’unità, la prende in consegna, trasferendo gli effettivi al campo di concentramento per prigionieri di guerra della R.S.I. di Coltano, presso Pisa.

    Il 19 maggio è la volta di otto militi della Brigata Nera Mobile “Achille Corrao -Battaglione Ettore Muti” di Ravenna, i quali vengono trovati morti nei pressi del cimitero di Unchio (l3).

    Non è chiara la causa che porta questo gruppo dell’”Achille Corrao” a esser catturato dai partigiani, ma soprattutto a esser fucilato nei pressi di Verbania, dato che la sfera d’influenza della brigata non è Verbania, ma la val d’Ossola e valli limitrofe. Un ulteriore aspetto interessante è come fra i deceduti appaia anche il nome di un certo Vincenzo Ragazzini. Un altro Ragazzini, probabilmente lo stesso, si ritrova nel diario operativo della “Corrao”, trascritto parzialmente da Ricciotti Lazzero nel suo lavoro sulle Brigate Nere. Ad aumentare però la confusione vi è, inoltre, il fatto che in questo gruppo sembrano esserci anche militi che non hanno niente a che vedere con la Brigata Nera. E’ il caso di Arrigo Minguzzi, William Genta, Mario Zaghini e Franco Falzone, i quali sembrano tutti appartenere alla GNR 603 (Comando Provinciale di Novara) (v. Tabella n. 5).

COGNOME E NOMENASCITADATA LUOGO DECESSOARCHIVIO
Rubboli Carlo 192319.05.45  Verbania-UnchioMUSZ
Maiatesta Aldo   189919.05.45  Verbania-UnchioV
Sacchetto Maurizio 192919.05.45  Verbania-UnchioV
Zanotti Giuliano 192319.05.45  Verbania-UnchioMUSZ
Minguzzi Arrigo  n/d19.05.45  Verbania-UnchioU
Genta William192619.05.45  Verbania-UnchioMRUZ
Zaghini Mario  192919.05.45  Verbania-UnchioRUS
Casadei Elio   192919.05.45  Verbania-UnchioMUS
Morandi Mario189819.05.45  Verbania-UnchioMUSZ
Falzone Franco   192419.05.45  Verbania-UnchioMRUZ
De Sirio Michelangiolo192619.05.45  Verbania-UnchioU
Balzani Arnaido     192619.05.45  Verbania-UnchioUMZ
Tabella 5: Uccisioni presso cimitero Verbania-Unchio

    Il 21 maggio si ha un’uccisione isolata, Guido Ferro di 42 anni, domiciliato a Luino. L’età, ma soprattutto il luogo di domicilio, sembrano indicare che il Ferro sia uno squadrista della XVI Brigata Nera “Dante Gervasini” di Varese, comandata da Leopoldo Gagliardi. Nella stessa giornata viene ucciso in località Ponte San Giovanni certo Nicola Lazzaro di 25 anni, domiciliato a Milano, del quale non si hanno però dettagli relativi al motivo del decesso. Il luogo cruciale della maggior parte delle fucilazioni rimane però ancora la zona a nord di Intra, verso la val Grande. Il 21 maggio, sul ciglio della strada che porta a Santino vengono passate per le armi altre sei persone (v. Tabella n. 6).

COGNOME E NOMENASCITADATA LUOGO DECESSOARCHIVIO
Camerini Enzo Amieto191521.05.45 Verbania-Unchio     MUNZ
Monfardini Elpidio 189221.05.45 Verbania-Unchio   MUZ
Seveso Luigi    189821.05.45 Verbania-Unchio   UNZ
Ferro Guido  190521.05.45 Verbania-Unchio   MUNZ
Corti Angelo 189321.05.45 Verbania-Unchio   UZ
Belienghi Giulion/d21.05.45 Verbania-Unchio   U
Tabella 6: Militi della Brigata Nera “Dante Gervasini” di Varese, uccisi nei pressi del cimitero di Verbania-Unchio il 21.5.1945

    La particolarità è che tale gruppo di militi è originario al completo di Luino (Varese). Non vi sono molti particolari sulle unità di appartenenza, se non che Giulio Bellenghi è registrato come capitano della GNR. Per i nominativi con età più avanzata sembra probabile l’appartenenza alla XVI Brigata Nera “Dante Gervasini”.

    Il 27 maggio è registrato il decesso di due militi isolati: Giulio Marta a Domodossola, che dovrebbe essere, secondo l’Associazione reduci della RSI, un caporale; e Francesco Rovellini di 56 anni, probabilmente per morte violenta, lo stesso giorno sulla sponda destra del Toce nei pressi di Fondotoce. Dal decesso del Rovellini vi è poi una pausa nei decessi sospettati di appartenere in qualche modo alla R.S.I., che riprendono il 26 giugno e coinvolgono soprattutto persone del luogo. E’ interessante notare come diversi avvengano sull’uscio, in piena strada, oppure nei pressi dei cimiteri. E’ un periodo molto difficile e violento per chi ha combattuto nella R.S.I., questo dell’immediato dopoguerra: un tipico esempio ne è quanto succede a un marò della Decima che, sposatosi la mattina a Verbania, secondo una testimonianza viene riconosciuto all’imbarcadero di Verbania nel pomeriggio mentre è in procinto di prendere il traghetto per iniziare il viaggio di nozze, e immediatamente linciato sul posto.

    A Gravellona Toce, roccaforte del Battaglione GNR Venezia Giulia, invece sembra che dopo la fine delle ostilità siano state uccise tre persone. Due appartenevano alle BB.NN., molto probabilmente alla Brigata “Cristina”. Non si conosce comunque l’identità di questi due militi. Il terzo milite originario di Gravellona ritorna in paese a maggio indossando ancora la divisa della R.S.I.: scorto, viene immediatamente catturato e messo al muro. Altri militi delle R.S.I. attivi nella regione trovano invece la morte dopo il 25 aprile 1945 in altre regioni d’Italia. Uno dei più illustri è probabilmente il capitano Renato Vanna. A Domodossola già nell’ottobre 1943, al comando del III Battaglione della G.N.R. Confinaria – I Legione di Frontiera Monviso, attivo in particolar modo in tutti i rastrellamenti della primavera-estate 1944, partecipa con la sua truppa all’azione che porterà il 13 febbraio 1944, alla morte del comandante partigiano Filippo Beltrami unitamente ad Antonio Di Dio, fratello di Alfredo Di Dio, comandante della formazione Valdossola e sua volta ucciso a Finero in Val Cannobina il 12 ottobre 1944 durante i combattimenti per la rioccupazione della ‘Repubblica’. Renato Vanna, dopo aver lasciato l’Ossola nell’estate 1944, viene nominato maggiore e incorporato nella V Legione di Frontiera “Montebianco”: troverà la morte il 20 maggio 1945, fucilato nei pressi di Sondrio (Valtellina) insieme a una decina di militi e civili della R.S.I. 

Cimitero di Pallanza: il sarcofago fatto costruire dal T.V. Ettore Falangola su bozzetto del marò Tropea (Foto Falangola – Mega)

A distanza di quasi 80 anni rimane non chiaro chi furono gli autori materiali di tali eccidi. Tutto lascia pensare che oltre ad azioni di singoli partigiani, vi fu un organizzazione vera e propria, abile nel disporre una logistica per spostare e uccidere cosi tanti fascisti, nonostante vi sia già stata un amministrazione alleata che avrebbe dovuto controllare la situazione.

Uomini della Volante Rossa – contraddistinti con il giubboto in pelle da aviatore – mentre sfilano in Via Dante a Milano in occasione dell’anniversatio della Liberazione il 25 aprile 1948. Fonte: Wikipedia

Probabilmente ebbe a che fare in questo crimini anche la cosidetta “Volante Rossa”. Un’organizzazione pseudo-partigiana legata e probabilmente finanziata dal PCI, composta sopratutto da ex-partigiani la quale fu attiva dall’aprile 1945 fino alla primavera del 1945.

L’organizzazione attiva dopo il 25 Aprile 1945 aveva avuto le sue origini come formazione partigiana in Ossola, nella regione a nord di Intra. Vi era appunto nella regione l’85esime Brigata Garibaldi Valgrande Martire. Questo potrebbe giustificare l’elevato numero di eccidi commessi contro ex-fascisti proprio nella regione a settentrione di Intra-Verbania.

Eligio Trincheri (1925-2015) sulla destra in una foto mentre era partigiano in Val Grande.

Uno degli esponenti, perlomeno, uno dei pochi ad essere condannato all’ergastolo – rimasto in prigione fino al 1971 e poi amnistiato – per l’uccisione di ex-fascisti, fu l’ex-partigiano Eligio Trincheri (1925-2015), nom-de-guerre “Marco”. Eligio Trincheri, era originario di Verbania. La famiglia gestiva a Verbania un laboratorio di cromatura e nichelatura. Dopo l’otto settembre 1943 si rifugiò in montagna ma venne ben presto catturato in un rastrellamento nazi-fascista. Non è chiaro dove il rastrellamento avvene, ma sembra che il Trincheri militò addiruttura alcuni mesi in una formazione fascista della Decima Mas.

Niente di particolare per il periodo 1943-1945, tanto che vi un un numero elevato di giovanissimi che passavano con in partigiani in estate, e ritornavano – quando le condizioni meteorologiche erano più difficili – nell’inverno con i Fascisti. Tricheri appare però a partire dall’inizio del 1945 essere in Ossola, all’interno della formazione “Cesare Battisti, propria attiva nella regione fra la Cannobina e Intra-Verbania.

Paolo Turconi a sinistra, Eligio Trincheri sulla destra durante il processo a Novara per rapina con omicidio a Mergozzo il 26 aprile 1946. Fonte: Corriere della Sera.

Trincheri ebbe qualche problema con la giustizia nell’immediato dopoguerra. Renitente alla leva, processato nel 1946 per una rapina con omicidio a Mergozzo del 26 aprile 1946, condannato per l’assalto della banca Popolare di Novara e per il furto – in quel periodo estremo oggetto di valore – di una macchina da scrivere presso la Banca Popolare di Verbania. Venne arrestato il 10 febbraio 1949 a Lambrate e appunto condannato all’ergastolo, rimase recluso fino al 1971.

Eligio Trincheri al momento dell’aministia e rilascio dal carcere nel 1971. Fonte: Corriere della Sera

Dopodiché trovo lavoro come fattore presso il comune di Verbania, pubblicando anche con Cesare Bermani il lavoro “La Volante Rossa: Storia e mito di un “gruppo di bravi ragazzi” “.

Una delle rare testimonianze sulla “Volante Rossa”. Documentario completo: Volante Rossa: “Facevamo quello che dovevamo”.

NOTE

1) U. Chiramonte, Economia e Società in provincia di Novara durante il fascismo 1919-1943, Milano, Angeli, 1987, pag. 17. Il Chiramonte fornisce tra l’altro nel suo lavoro un’eccellente presentazione, concentrata soprattutto sugli anni ’30, dell’economia e della società della provincia,

2) Non ci sono verosimilmente molti contatti con il Canton Vallese data la complessità del dialetto svizzero-tedesco, con il Ticino invece i contatti avvengono senza problemi, anche perché il dialetto parlato della regione ossolana è molto simile se non uguale a quello ticinese.

3) Il termine più esatto per “Repubblica Partigiana dell’Ossola” sarebbe comunque Giunta Provvisoria di Governo (GPG). GPG definisce la giunta politica e amministrativa che ha rappresentato e ideato la “Repubblica Partigiana dell’Ossola”. I politici entrati in Ossola dal Canton Ticino nel settembre 1944 per formare la ‘Repubblica’ sono il prof. Ettore Tibaldi, presidente della GPG; don Gaudenzio Cabalà, commissario nella ‘Repubblica’, per l’istruzione, il culto e la beneficenza; Severino Cristofoli commissario responsabile per tutto il territorio nel provvedere alla restaurazione delle amministrazioni comunali; Luigi Padoin, responsabile dei servizi contabili, entrato comunque molto tardi, il 30.9.44, e rientrato in Ticino per la seconda volta il 22.10.44 dal Passo di S. Giacomo; Umberto Terracini entrato in Ossola il 15.9.44, segretario generale della ‘Repubblica’.

4) Un’enciclopedia basterebbe appena per descrivere il contributo dei cittadini ticinesi alla “causa ossolana”. Praticamente ogni comune ha più persone impegnate nell’aiutare i partigiani. Alcuni esempi di collaborazione militare: Giacomo Domingo Candolfi (1906-1997) in una testimonianza raccolta nel 1995 riporta come in un periodo non meglio identificato, ma che sembra corrispondere con il periodo della GPG, avrebbe caricato a Camedo (Ticino) su vagoni di paglia anche armi e prodotti commestibili diretti a Domodossola e transitati via la val Vigezzo. Altri invece assumono una parte ancor più attiva. Certo Giacomo Thommen di Ascona responsabile del servizio informazioni per il comando zona partigiano della Cannobina. Altro aiuto dato dalla popolazione svizzera, in particolare ticinese, fu quello ai bambini ossolani spediti in Svizzera nelle fasi della rioccupazione tedesca-RSI ed alloggiati presso le famiglie ticinesi.

5) Oltre alle tre Brigate Nere sopra citate sono dislocate nella zona la Brigata Nera Ministeriale “Meattini” e la Brigata Nera “Stefano Rizzardi”. La “Meattini” ha il mesto compito, durante il soggiorno, di ritrovare e riesumare cadaveri di militi fascisti caduti prima e durante i fatti della repubblica partigiana avvenuti nel settembre 1944. Uno degli ufficiali più conosciuti della Brigata Nera Ministeriale è Giorgio Almirante, di presidio in quel periodo in val d’Ossola e Verbano, fondatore nel dopoguerra del Movimento Sociale Italiano (MSI).

6) AA.VV., Dall’economia di guerra all’avvio della ricostruzione, Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura, p. 100, Novara 1985, documento intitolato: “Attività del Prefetto nel mese di aprile-maggio 1945”. 

7) Ivi, p. 109, Allegato n. 2, “Verbale della seduta di Domodossola – 9 Maggio 1945”.

8) Tale unità fino al 29 agosto 1944 è comandata da Giuseppe Dongo, già primo segretario provinciale del Partito Fascista Repubblicano nella provincia di Novara. Giuseppe Dongo è in seguito allontanato dal maggiore generale tedesco Ebeling, comandante la Militarkommandantur 1021 di Novara, e a seguito del suo allontanamento Nello Carducci lo sostituisce sino al 6 aprile 1945. L’autore è particolarmente grato a chiunque sia in grado di fornire particolari sul destino di Giuseppe Dongo dopo il conflitto.

9) Prende il nome da Achille Corrao, colonnello della GNR e dirigente del servizio protezione ferrovie nell’estate del 1944 in Ossola. Il Corrao viene nominato il 22 marzo 1944 a Novara, dal Prefetto Tuninetti, ufficiale di collegamento per la prefettura/comandi e protezione ferroviaria. Corrao viene ucciso durante le operazioni di riconquista dell’Ossola l’l1.10.1944 assieme ad altri elementi di una non meglio identificata unità della G.N.R. in un’imboscata sulla litoranea Feriolo-Baveno. La Brigata Nera Mobile “Achille Corrao” è di stanza a Pieve di Vergonte e in altre località del val d’Ossola a partire dal 25 febbraio 1945. Quest’unità della Brigata Nera si limita quasi esclusivamente a operazioni di polizia e posto di blocco. Sembra essere composta di non più di 60 militi, tutti appartenenti alla stessa Brigata Nera e incorporati nel battaglione chiamato “Ettore Muti – Ravenna”.

10) La Brigata Nera “Dante Gervasini” è formata con elementi della provincia di Varese; non è una formazione che si delinea molto nella regione, ricoprendo quasi sempre semplici compiti di presidio e non partecipando a operazioni militari.

11) Gli archivi usati per questo lavoro sono: M: elenco Polizia Mortuaria di Verbania; R: elenco caduti Senatore Pisanò – Storia delle Forze Annate della R.S.L; N: elenco della UNCRSI; U: elenco cimiteriale di Unchio; I: elenco cimiteriale di Intra; S: elenco cimiteriale Intra campo militare; Z: stato civile Verbania; Q: elenco di un Privato; V: elenco MSI Verbania; F: associazione Famiglie-Dispersi; Va: Dr. Livio Valentini, Milano. I nominativi sono stati poi confrontati con il materiale raccolto dal dr. Valentini, impegnato in una simile ricerca estesa a tutto il Nord Italia. Al fine di questa pubblicazione si è dimostrato anche utile consultare il lavoro di Giorgio Pisanò “Gli ultimi in grigioverde” 1996, CDL Edizioni, Casteggio (Pavia). L’unico problema nel lavoro di Pisanò è la totale assenza di una menzione per le fonti usate nello stilare gli elenchi dei caduti. Un particolare ringraziamento va inoltre al dr. Giorgio Tigano di Verbania per avermi permesso la consultazione della ricerca da lui svolta a suo tempo. Infine vi è da sottolineare che questo lavoro comprende essenzialmente per ragioni di spazio solo i nominativi di persone uccise in gruppo, tanto è vero che allo stato attuale, gennaio 1998, il numero complessivo accertato di persone legate in un qualche modo alla RSI perite in questa regione dopo il 25 aprile 1945 è di 93 decessi.

12) TAA Leopoldo Giusti, 17 luglio 1996, Marina di Pisa. Il Giusti è nel periodo a Intra, allievo ufficiale della Compagnia Accademia Navale di Venezia giunta sul Lago Maggiore nel settembre 1944.

13) I documenti e le testimonianze partigiane della zona riportano sovente della presenza della Brigata Nera “Ettore Muti” nell’inverno-primavera 1945: è molto più probabile, invece, che sia la descritta “Achille Corrao”. Nondimeno vi sono unità della vera e propria Legione Autonoma “Ettore Muti” di Milano che operano nella zona a più riprese, a guardia del tracciato ferroviario nel giugno 1944 in val d’Ossola; oppure, il 26 agosto 1944 a Cannobio, nell’ambito della rappresaglia tedesca all’uccisione di tre militi della Zollgrenzschutz.

14) Numerose ricerche non hanno potuto confermare tale testimonianza.

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