Giovedì 17 novembre 1938 il governo fascista italiano varò il Regio decreto-Legge 17 novembre 1938-XVII, N.1728 Provvedimenti per la difesa della razza italiana. Questa legge – emanata molto tardi rispetto a quanto avvenne precedentemente nel Terzo Reich – spinse gli ebrei fuori dalla vita pubblica italiana: essi furono espulsi dai luoghi di lavoro, dalle scuole, da tutte le associazioni e dai club sia pubblici che privati, culturali o ricreativi. Le leggi razziali promulgate dal regime fascista nel 1938 eliminarono l’emancipazione degli ebrei italiani e cercarono di privarli anche della loro identità.

Il documento teorico ufficiale che definì l’insieme delle persone ebree e non da perseguitare fu Il fascismo e i problemi della razza, noto anche col titolo fuorviante e riduttivo di Manifesto degli scienziati razzisti, pubblicato il 14 luglio 1938 sul Giornale d’Italia. Tale “Manifesto” consisteva in dieci proposizioni altamente “pseudo-scientifiche”, ognuna delle quali era accompagnata da un breve commento: 1) esistono diverse razze umane; 2) esiste una differenza tra le grandi e le piccole razze; 3) il concetto di razza è puramente biologico; 4) la popolazione italiana è ariana; 5) non c’è stato alcun cambiamento nella composizione razziale del popolo italiano negli ultimi mille anni; 6) esiste una pura razza italiana; 7) è ora che gli italiani si proclamino apertamente razzisti, dando al loro razzismo una direzione ariano-nordica; 8) una chiara distinzione tra le razze mediterranee europee da un lato e gli orientali e gli africani dall’altro; 9) gli ebrei non appartengono alla razza italiana e sono quindi inassimilabili; 10) le caratteristiche fisiche e psicologiche puramente europee della razza italiana non devono essere alterate in alcun modo, quindi mentre il matrimonio con stranieri di sangue ariano è ammissibile in linea di principio, il matrimonio con non ariani non lo è.

Il Manifesto del 14 luglio 1938, ma soprattutto il censimento della popolazione del 22 agosto 1938, gettarono le basi per la persecuzione della popolazione ebree in Italia. Il censimento fu il primo atto nazionale razzista e discriminatorio compiuto dal regime fascista contro gli ebrei. Per la prima volta in Italia, gli ebrei furono censiti separatamente dal resto della popolazione; per la prima volta furono classificati (e contati) come “appartenenti a una razza” e non più a una “religione”. Il censimento degli ebrei fu una chiara rottura nella vita degli individui così come nella storia d’Italia. Fu quindi un atto preliminare e premonitore di un processo di censura più ampio e profondo intrapreso dal regime fascista attraverso la promulgazione di tutta una serie di leggi antisemite.

Le leggi razziali italiane furono promulgate dallo Stato fascista nel novembre 1938. Queste leggi erano dirette principalmente contro gli ebrei italiani, ma discriminavano anche coloro che vivevano nelle colonie italiane della Libia, dell’Etiopia, delle isole del Dodecaneso e della concessione di Tianjin in Cina. La prima e più importante delle leggi razziali fu il Regio Decreto del 17 novembre 1938 n. 1728. Questa legge limitava i diritti civili degli ebrei, ne proibiva i libri e li escludeva dalle cariche pubbliche e dall’istruzione superiore. Ulteriori leggi privarono gli ebrei italiani della loro cittadinanza italiana, abolirono e misero fuori legge i matrimoni tra italiani ed ebrei, portarono alla confisca delle proprietà, delle imprese e dei beni degli ebrei, limitarono i viaggi e infine prevedevano l’internamento degli ebrei in esilio interno, come si faceva per i prigionieri politici e i nemici dello Stato.

Le leggi razziali italiane del 1938 non ricevettero un sostegno unanime tra i principali fascisti e ideologi fascisti, né tra gli italiani e la Chiesa Cattolica Romana, che le denunciò pubblicamente. All’epoca gli ebrei erano una piccola minoranza nel paese, circa 40.000, ed erano profondamente integrati nella società e nella cultura italiana. Inoltre, la moderna società italiana non era abituata al tipo di antisemitismo che era stato relativamente comune e aveva prosperato per secoli nei paesi di lingua tedesca e in altre parti dell’Europa settentrionale, nord-occidentale e orientale, dove gli ebrei erano più presenti.

Va detto che nessuna legge razziale fu promulgata nell’Italia fascista prima del 1938. Il fatto che le leggi razziali vennero introdotte nello stesso periodo in cui l’Italia fascista iniziava ad allearsi con la Germania nazista e pochi mesi prima del Patto d’Acciaio tra Mussolini e Adolf Hitler, ha spinto molti a ritenere che  il dittatore fascista lo avesse fatto per placare i suoi potenti alleati tedeschi anziché per soddisfare un qualche sentimento antisemita del popolo italiano. Infatti, prima del 1938 e del Patto di Acciaio, Mussolini e molti importanti fascisti italiani erano stati altamente critici nei confronti del nordicismo, del razzismo biologico e dell’antisemitismo, specialmente quello virulento e violento e il razzismo biologico.