Ritornando da una riunione di lavoro svoltasi a Berna qualche mese fà, ho percorso a piedi la strada che mi riportava alla Stazione Centrale. Un percorso abituale, che faccio più volte all’anno. Il pomeriggio era torrido e afoso. E per caso, all’altezza del numero civico 49, della centrale Monbijoustrasse, m’imbatto in una pietra d’inciampo. Non succede spesso di trovare anche in Svizzera, una pietra d’inciampo. Più particolare è però la storia di Arthur Bloch, alla quale questa pietra è dedicata, e che trattiamo in questo breve contributo. 

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Arthur Bloch nasce ad Aarberg vicino a Lyss, tra Berna e Bienne, il 4.10.1882. Era un ebreo svizzero, sessantenne, commerciante di bestiame. Dalla fine del 1930 si era stabilito a Berna, dove risiedeva appunto alla Monbijoustrasse 49, non troppo distante dalla Stazione Centrale. Prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, in Svizzera vivevano circa 25,000 ebrei, rappresentavano circa lo 0,6% della popolazione totale. Questo numero era relativamente piccolo rispetto ad altri Paesi dell’Europa occidentale, come Germania (600,000 ebrei), Francia (500,000 ebrei) e Italia (420,000 ebrei).

Annuncio della scomparsa di Arthur Bloch, pubblicato dalla moglie. Fonte: NZZ

Durante il giovedi 16 aprile 1942 – giorno di mercato del bestiame a Payerne – Arthur Bloch fu attirato verso le 10 di mattina da un esiguo gruppo di persone in una stalla presso la Rue-à-Thomas con il pretesto di vendergli del bestiame. Lì venne invece picchiato a morte e ucciso con un colpo di fucile. Gli vennero rubati anche i 4000 franchi che aveva con sé. Dopo l’omicidio, i colpevoli smembrarono il corpo, nascosero le parti del corpo in tre taniche di latte e le fecero affondare nel vicino lago di Neuchâtel, a Chevroux non distante da Estavayer. I vestiti di Bloch vennero invece ritrovati bruciati in una grotta a Vers-chez-Savary poco distante da Payerne.

La stalla presso la Rue-à-Thomas a Payerne, luogo dove venne assassinato Arthur Bloch il giovedi 16 aprile 1942. Fonte: RTS

Sua moglie, che si aspettava il suo ritorno per la cena, chiamò prima la figlia a Zurigo. Pochi giorni dopo, presentò una denuncia di scomparsa e assunse anche un investigatore privato di Losanna. Sui giornali della Svizzera francese apparvero annunci con foto della persona scomparsa, offrendo una ricompensa di CHF 1’000 per informazioni rilevanti che avrebbero portato al suo ritrovamento.

Il gruppo di responsabili venne arrestato pochi giorni dopo, il 24 aprile 1942. I responsabili furono:

  • Fernand Ischy (1908), 34enne meccanico presso l’omonimo garage di famiglia a Payerne, sposato padre di 4 figli. Passato criminale già più voltre processato dalle autorità, anche da quelle militari per furto di benzina. È l’imputato principale;
  • Georges Ballotton (1923), suo apprendista e responsabile materiale dell’uccisione di Bloch;
  • Robert (1908) e Max (1908) Marmier fratelli, contadini a Payerne. Robert conosceva Arthur Bloch, ed è probabilmente lui che fornisce il nome della vittima;
  • Fritz Joss (1917) bracciante

Confessarono tutti immediatamente. I tre principali responsabili furono in seguito processati il 20 febbraio 1943 da una giuria di esperti, vi furono anche 54 testimoni. Gli imputati dichiararono che la vittima era a loro sconosciuta . Affermarono però di averlo condannato a morte con la motivazione “Perché era un ebreo” in dettaglio:

il fallait faire disparaitre un juif pour donner aux israelites une crainte continuelle et prouver que ce crime politique ferait une sensation formidable en Suisse.

I cinque condannati appartenevano a un gruppo di dieci membri dell’organizzazione nazista “Mouvement National” di Payerne.

Payerne nel 1942, già allora vi era la caserma delle truppe d’aviazione e delle contraerea. Fonte: Insubrica Historica

Durante le indagini, un agente tedesco fu arrestato alcuni mesi dopo l’omicidio. Voleva consegnare armi e denaro agli altri membri del gruppo. L’agente fu condannato all’ergastolo. Dichiarò di aver agito per conto di una “agenzia di spionaggio della Germania del Sud”. Uno dei cinque imputati avrebbe partecipato a un addestramento in Germania alcune settimane dopo l’omicidio.

L’omicidio di Arthur Bloch era stato pianificato come preludio a un’ondata di terrore in Svizzera. Erano stati pianificati un attentato dinamitardo a un grande magazzino di Losanna e diversi attacchi a sinagoghe di Losanna e di altre città. Era in preparazione anche una lista di nomi per altri omicidi.

Le parti del corpo recuperate furono sepolte nel cimitero ebraico di Bern-Wankdorf. La lapide riporta l’iscrizione “Dio sa perché – Gott weiss warum”. Sua moglie Myria Bloch Dreyfus, nata nel 1893, lo seguì nella tomba comune nel 1947.

La tomba di Arthur Bloch presso il cimitero ebraico di Berna-Wankdorf. Fonte: Insubrica Historica

Il processo di Payerne condotto dal giudice capo Marcel Caprez di Payerne assistito dai giudici Gustav Rossat e Edouard Cherbuin, permise anche di appurare che vi erano ancora altri imputati principali. L’ex pastore protestante Philippe Lugrin di Prilly, vicino a Losanna, leader del Movimento Nazionale Svizzero e membro della Ligue Vaudoise, il quale aveva istigato i colpevoli a commettere l’omicidio. Lugrin, già conosciuto alla giustizia elvetica più volte precedentemente condannato per azioni politiche contro la comunità ebraica di Losanna, riuscì a fuggire prima nella Parigi occupata con il sostegno del consolato tedesco e poi a Francoforte sul Meno. Dopo la guerra fu consegnato dagli Alleati alla Svizzera e condannato a 20 anni di carcere per istigazione all’omicidio premeditato il 5 giugno 1947. Nel processo di Payerne viene anche citato come istigatore principale, un italiano certo Achille Airoldi.

All’inizio del processo del 1947 (il quale era stato già iniziato nel 1944 ma venne posticipato per assenza del imputato principale) contro Philippe Lugrin, alcuni sconosciuti distribuirono dei volantini davanti al tribunale. Il loro contenuto era: “Vaudois! Gli assassini, i carnefici di Payerne, hanno fatto su piccola scala ciò che avremmo dovuto fare su larga scala molto tempo fa. Aprite gli occhi e giudicate!”. Il testo venne letto in aula.

Il destino di Arthur Bloch è stato raccontato dallo scrittore Jacques Chessex, nativo di Payerne, nel libro Un Juif pour l’exemple, pubblicato nel 2009. Chessex aveva otto anni all’epoca dell’omicidio e conosceva gli autori. Aveva già affrontato l’evento nel 1967. Un Juif pour l’exemple è stato trasformato in un film da Jacob Berger nel 2016, con Bruno Ganz – purtroppo recentemente deceduto – nel ruolo principale di Arthur Bloch.

L’omicio di Payerne mostra come in una Svizzera neutrale, vi fosse una parte della popolazione, sicuramente in parte emarginati sociali, che aveva comunque una posizione estrema, fautori del più estremo nazionalsocialismo.

Lo scrittore e poeta di Payerne, Jacques Chessex, il quale dedico molto tempo della sua vita a Arthur Bloch. Fonte: La Libertè

L’uccisione di Payerne è anche un fatto emblematico dato che avviene nella Svizzera francese, una zona che storicamente doveva avere un numero molto ristretto di simpatizzanti del nazionalsocialismo. Vuoi la distanza dalla Germania, ma soprattutto della lingua, faceva si che i filonazisti erano molto più numerosi nella Svizzera Tedesca, oppure anche nel Ticino. La storia ci mostrerà che i filo nazisti romandi, di lingua francese, non erano poi cosi pochi. Si veda per esempio: Marcel Regamey e Georges Oltramare.

Georges Oltramare, massimo esponente del fascismo romando. Fonte: Dizionario Storica della Svizzera.

Per terminare la pietra d’inciampo di Arthur Bloch è stata purtroppo danneggiata da un veicolo di manutenzione della città di Berna nel dicembre 2023. La pietra verrà sostituita a breve.