Redde Rationem in Ticino: l’epurazione di fine guerra contro i fascisti e nazisti elvetici.

La definizione del sostantivo femminile epurazione è “…Allontanamento da una carica, da un’istituzione ecc. di persone ritenute incapaci, indegne o non fidate…”. Ebbene questo fu un fenomeno che avvenne quasi 75 anni fa anche in Svizzera ed in particolare nel Canton Ticino e nel Locarnese.

Articolo riguardante i festeggiamenti all’annuncio della fine del conflitto ad Ascona. I nominativi (Hammer e Fischer) che appaiono nell’articolo verranno pochi mesi dopo espulsi dal Cantone e dalla Svizzera.
Fonte: Libera Stampa, 12.5.1945

L’annuncio della fine del conflitto l’8 maggio 1945 fu accolto dalla popolazione in modo entusiasta. Terminato il fascismo ed il nazismo, anche nella Svizzera, ed in particolare nel Locarnese, si dette libero sfogo ai sentimenti. Nella sola Locarno vennero distrutti negozi e vetrine appartenenti a fascisti locali, sia Italiani che Svizzeri. Taluni vennero anche rincorsi e malmenati, tanto che la Polizia locale dovette far ricorso all’Esercito Elvetico per stabilire l’ordine. L’Esercito per alcuni giorni nel maggio 1945 si trovò a presenziare le case di fascisti oppure a proteggere negozi da eventuali assalti da parte delle folla ticinese. Fu un fenomeno non limitato a Locarno, ovunque nel Locarnese e nel Ticino, abitazioni di fascisti e tedeschi vennero assaltate, talvolta come a Brissago l’abitazione di un noto fascista locale, di origine italiana, venne presa di mira da diversi colpi di pistola.

Un ulteriore esempio dei “festeggiamenti” a seguito della fine del conflitto, questa volta a Locarno.
Fonte: Giornale del Popolo, 12.5.1945

A questi moti di stile giacobino, seguì durante l’estate 1945 un’epurazione di fascisti e nazisti locali. Il governo Ticinese istituì un vero e proprio comitato, dotato di casella postale, al quale chiunque poteva rivolgersi denunciando la tale persona come fascista o nazista. Furono diverse lettere firmate il più delle volte, come fu il caso di Minusio, Giubiasco e Ascona, da più cittadini, talvolta addirittura 60-80 persone come fu il caso di Ascona o Brissago. In queste lettere venivano denunciati vari cittadini, perlopiù Italiani, ma anche Ticinesi.

Ho avuto l’occasione recentemente soprattutto grazie al contatto con Orlando Nosetti, appassionato della storia locale di Brissago, di intervistare il figlio di un nominativo che appare in una di queste denunce . È stato un interessante momento passato con una persona oramai novantenne, che nonostante l’età ed alcuni acciacchi ha potuto dare la sua interpretazione dei fatti e fornire anche uno scorcio sulla sua appassionante infanzia.

Consultando diversi nominativi con altri storici locali del Locarnese vi è il sentimento che solo una parte delle denunce fossero effettivamente fondate. Alcuni nominativi di “epurati” sono fascisti o nazisti ed hanno avuto un ruolo di primo piano nel rappresentare il fascismo durante il periodo bellico nella regione. Per altre persone, come per i genitori della persona che abbiamo intervistato recentemente a Locarno, sorgono invece qualche serio dubbio sulla legittimità di tale denunce. Sembra piuttosto che siano essenzialmente accuse e vendette di carattere personale.

Il Ticino negli anni quaranta, contava all’incirca un 20% della popolazione italiana. Erano perlopiù persone umili, emigrate per lavorare nella varie fabbriche ticinesi, con condizioni di lavoro pessime. Il fascismo organizzava per loro il dopo-scuola, mettendo a disposizione maestri, che da Locarno viaggiavano ogni giorno nelle valli più impervie. Il fascismo permetteva a queste famiglie anche di inviare i loro figli nelle colonie estive, senza che vi fosse un qualsiasi costo. Tutto veniva pagato da Roma. Sono parecchi i ticinesi, soprattutto figli di coppie dove solo uno dei genitori era italiano, che si ritrovarono quindi malgrado loro a passare il dopo-scuola e le vacanze gestite dal fascismo italiano.

Parte dell’interpellazione 104/4761 fatta nella seduta del 14.12.1945 del Consiglio Nazionale da parte del socialista avv. Francesco Borella (1883-1963). Fonte: AFS, Berna

Lo schema di coercizione messo in atto dal governo fascista e più tardi dalla Repubblica Sociale Italiana (RSI) era in effetti molto semplice. Si obbligava il cittadino italiano, ad aderire al fascismo. Se tale persona rifiutava, il più delle volte non gli veniva rinnovato il passaporto. Con questo stratagemma, il soggetto non poteva a sua volta rinnovare il permesso di soggiorno nel Cantone, e rischiava quindi l’espulsione ed il ritorno in Italia o nel Terzo Reich. Per i cittadini Ticinesi invece, essi venivano denunciati all’autorità di confine della RSI, la Milizia Confinaria della Guardia Nazionale Repubblicana. Tale unità gestiva un libro nero, la quale presenza in questo elenco non permetteva al soggetto svizzero di recarsi in Italia (vedi p.es. sopra la testimonianza di Francesco Borella).

Insubrica Historica sta lavorando su un prossimo lavoro, previsto per la fine del 2019, che cercherà di portare più luce su quanto successe nel periodo 1943-1945 nella zona del Locarnese.

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