Sangue chiama sangue: l’origine della violenza fascista e partigiana nell’Ossola e Lago Maggiore

Per capire cosa succede nel periodo 1943-1945 in Ossola e Lago Maggiore è importante poter risalire ai fatti antecedenti. L’arrivo del fascismo nella regione innesca una spirale di violenza, soprattutto nel 1922. Questi fatti creano le premesse per la spirale di violenza che toccherà poi la regione durante la fase finale della Seconda Guerra Mondiale.

Lago Maggiore e Lago d’Orta in una mappa dell’epoca,
attorno al 1920

La prima morte politica nella regione risale al 24 ottobre 1920, giorno della vittoria eletto­rale socialista alle elezioni comunali. L’operaio socialista Giovanni Gatti, viene ucci­so da un fascita. All’inizìo del 1922 viene ucciso a Suna di Pallanza il ventiduenne operaio fascista Ambrogio Montini, mentre insie­me a ad un camerata tentava di deruba­re un invalido di guerra.

Immagine del lungolago di Pallanza attorno al 1920

La vicenda fu ampiamente strumentalizzata politicamente dalle camicie nere iniziando così una spirale di violenza per tutto il corso del 1922. È un anno cruciale tanto che nella sola provincia di Novara in quell’anno vengono assaltate in maniera generalizzata ma metodica tutte le istituzioni politiche socialiste: sedi politiche e sociali, redazioni giornalistiche e ancora amministrazioni comunali. L’apogeo di questa violenza lo si ebbe a partire dall’agosto 1922.

Nello stesso mese l’operaio socialista Maurizio Maspoli, si scontra con un fascista in una osteria. Ferito non gravemente, viene ucciso da altri squadristi mentre torna­va a casa per medicarsi. I responsabili non verranno mai perseguiti. Dopo lo scioglimento forzato delle amministra­zioni socialiste, viene incendiata e distrutta: la Ca­mera della lavoro di Intra, distrutto il circolo socialista di Domodossola, incendiata la cooperativa socialista di Gravellona. La violenza squadrista si abbattè con particolare fe­rocia sugli oppositori, arrivando anche a scontri.

Nel mirino dell’azione squadrista fascista finirono inizialmente gli esponenti più in vista del movimento operaio ossolano e del lago Maggiore. Il segretario della federazione socialista, Carlo Padroni, riparò in Sviz­zera, dove lavorò anche come corrispondente per Libera Stampa. Padroni muore a Ginevra il 27.11.1937. L’ex sindaco di Intra, Luigi Drapelli, si trasferì a Vignone, nell’entroterra verbanese, dove riprese lontano da ogni attività politica, a com­merciare in legname da riscaldamento. Un ex assessore, Ezio Lancia, fuggì an­zitempo in barca verso la sponda lom­barda.

Isola dei Pescatori attorno al 1920

Altri esponenti socialisti furono meno fortunati. E il caso, ad esempio, di Giacomo Cristi­na, già segretario della sezione comuni­sta di Pallanza, trovato ferito a morte nei pressi della casa di tolleranza per mascherare le motivazioni politiche dell’omicidio. I Cristina, cognome tipico della regione, erano comunque anche presenti nella fazione fascista. Il più famoso fu il fascista Augusto Cristina di Omegna, ucciso nel novembre 1943. Con il suo nome a partire dal luglio 1943 venne chiamata la Brigata Nera “Augusto Cristina”, responsabile di efferate rappresaglie contro i partigiani ma anche l’inerme popolazione civile. Più fortunato fu il segreta­rio della sezione di Intra, Giuseppe Gaddo. Prelevato nottetempo e portato a casa di un fascista, fu pestato e tortura­to, ma venne salvato dal provvidenziale inter­vento di un vicino di casa. I compagni in esilio lo credettero morto fino alla fine della guerra.

Era opinione comune, infatti, che dopo i pestaggi i fa­scisti caricassero gli oppositori su una barca e, al largo, ne gettassero nel lago i cadaveri. Lo stesso sistema di liquidazione venne adottato dai tedeschi nel settembre 1943, quando un gruppo della Divisione Waffen-SS Leibstandarte Adolf Hitler gettarono corpi di ebrei precedentemente uccisi nel lago.

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