Durante la Seconda guerra mondiale, numerosi cittadini ticinesi attraversarono il confine per combattere al fianco dei partigiani italiani o per prestare soccorso ai civili e ai rifugiati in fuga dal nazifascismo. Non si trattava di avventurieri o mercenari: erano uomini e donne mossi da convinzioni antifasciste profonde, spesso legati da vincoli familiari, linguistici e culturali alle comunità dell’Italia settentrionale confinante. Il loro impegno si articolava su più livelli: una decina di volontari – principalmente del Locarnese – attraversarono il confine per unirsi direttamente alle formazioni partigiane; centinaia di altri rimasero in territorio ticinese ma fornirono appoggio logistico, ospitando combattenti in fuga, organizzando passaggi clandestini e nascondendo armi. Anche figure politiche e istituzionali, come il sindaco di Locarno Giovan Battista Rusca e il consigliere di Stato Guglielmo Canevascini, raccolsero fondi e organizzarono aiuti per i partigiani e la popolazione dell’Ossola.

Al loro rientro in Svizzera, molti furono processati e condannati per violazione del Codice penale militare, che vietava l’arruolamento in eserciti stranieri senza autorizzazione. Subirono per decenni ostracismo e silenzio istituzionale – puniti, paradossalmente, per essersi trovati dalla parte giusta della storia.
Un lungo cammino verso il riconoscimento ha portato il Parlamento federale ad affrontare finalmente questa pagina rimossa. Nel 2003 era già stata adottata una legge per chi aveva aiutato i perseguitati durante il nazionalsocialismo; nel 2009 erano stati riabilitati i combattenti svizzeri della guerra civile spagnola a fianco delle forze repubblicane. Solo ora, grazie alle ricerche dello storico Raphael Rues confluite nel volume L’Ossola in guerra (Insubrica Historica, 2025/2026), il contributo ticinese alla Resistenza italiana è stato documentato in modo sistematico per la prima volta — e portato all’attenzione della Commissione degli affari giuridici del Parlamento federale, davanti alla quale Rues ha testimoniato direttamente.

Il 31 ottobre 2025, la Commissione degli affari giuridici del Parlamento federale ha approvato il progetto di legge per la riabilitazione formale di questi volontari, con 16 voti contro 9. L’11 marzo 2026 il Consiglio nazionale ha approvato la legge a larga maggioranza, su proposta del consigliere nazionale ticinese Simone Gianini (PLR) e del correlatore Raphaël Mahaim (Verdi). La legge prevede una riabilitazione formale — senza compensazione finanziaria — che riconosce la giustezza morale e storica del loro impegno contro il nazifascismo.
In questo contesto, l’Associazione Forte Mondascia e Insubrica Historica invitano a una giornata commemorativa in onore di chi scelse di opporsi attivamente al nazifascismo. L’evento si concluderà con un pranzo e conferenza presso il Forte Mondascia.
Programma dettagliato della giornata
- 11:00 Inizio commemorazione
- 11:05-11:45 Discorsi ufficiali delle autorità:
- Osvaldo Grossi (Presidente Associazione Forte Mondascia)
- Loris Galbusera (Sindaco di Biasca)
- Raphael Rues (Storico – Gruppo Memoria 1943-1945)
- Brenno Bernardi (Presidente Associazione Amici di Giovanni Bassanesi)
- Consigliere Nazionale Simone Gianini (PLR)
- 11:50 Colpi a salve
- 12:00 Pranzo
- 13:15-14:00 Conferenza “Il contributo ticinese alla Resistenza italiana 1943-1945”, Sala Valscura, Forte Mondascia
Per info. e prenotazioni: Osvaldo Grossi – Natel 079 444 02 23

