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RSI ReteDue Alphaville 12.3.2026: Svizzeri partigiani: il Consiglio nazionale vota la riabilitazione

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Riportiamo in questo breve contributo l’intervista di Mattia Pelli (Alphaville – ReteDue) del 12.3.2026 con Raphael Rues di Insubrica Historica.

Il Consiglio nazionale svizzero ha approvato una legge per riabilitare i cittadini elvetici che durante la Seconda guerra mondiale combatterono nelle file della Resistenza francese e italiana. Per decenni questi uomini e donne erano stati considerati dalla giustizia militare svizzera dei trasgressori: condannati a pene pecuniarie o al carcere per aver violato le norme sulla neutralità, il loro «reato» era stato quello di aver preso le armi contro il nazifascismo in territorio straniero. La norma che li aveva colpiti fa parte del Codice penale militare ed è tuttora formalmente vigente. Vedi per una visione d’insieme i vari articoli del codice penale.

Estratto della sentenza a Florindo “Lindo” Meraldi. Dalla tabella sopra si può facilmente evincere l’Art. 94 Indeboliemento della Difesa (Schwächung der Wehrkraft).

A fare luce su quel capitolo è lo storico ticinese Raphael Rues, autore — insieme ad Andrej Abplanalp — del saggio L’Ossola in guerra – La Resistenza al confine sud della Svizzera 1943–1945, pubblicato da Edizioni Insubrica Historica. Il volume è l’edizione italiana di Kampfzone Ossola, uscito simultaneamente per i tipi di Hier & Jetzt Verlag e presentato l’11 marzo 2026 al Käfigturm di Berna.

Ossola, una repubblica partigiana a due passi dalla Svizzera. Nell’autunno del 1944, a pochi chilometri dal confine svizzero, nacque una repubblica partigiana libera. Per 40 giorni la Repubblica dell’Ossola tenne testa alla Wehrmacht tedesca e ai fascisti italiani. La Svizzera, a un tiro di schioppo, non fu solo spettatrice: fu attivamente coinvolta in quegli eventi.

La regione Ossola, incastrata tra i Cantoni Vallese e Ticino, divenne tra il 1943 e il 1945 una vera e propria zona di combattimento: partigiani e truppe tedesche di occupazione si fronteggiarono su uno spazio ristrettissimo, con il supporto delle milizie fasciste italiane. Il libro — 190 pagine, una sessantina tra fotografie e carte geografiche — ricostruisce i circa venti mesi di quella stagione bellica, districando le relazioni complesse tra le varie parti in causa.

Uno dei nodi centrali del libro riguarda proprio il ruolo della Confederazione. La neutralità suona semplice finché la guerra è lontana. In Ticino la realtà era diversa: i rifugiati attraversavano il confine, i partigiani feriti cercavano aiuto, e molti ticinesi non volevano restare a guardare. Passavano medicinali e armi, nascondevano perseguitati, o combattevano direttamente nelle file dei gruppi di resistenza. Per questo rischiavano multe o il carcere.

Personalità politiche come il consigliere di Stato Guglielmo Canevascini o Giuseppe Lepori avevano una posizione antifascista dichiarata e chiudevano un occhio — o entrambi — quando le armi passavano il confine o i partigiani trovavano rifugio in territorio svizzero.

Tra i protagonisti ticinesi figura Vincenzo Martinetti, padre della cantante Nella Martinetti, che combatté nella Divisione Piave organizzandone la logistica. Dopo la guerra un tribunale militare svizzero lo condannò a quattro mesi con la condizionale per violazione della neutralità. È esattamente la categoria di persone che la nuova legge intende riabilitare.

Confine di Sangue - I fatti dei Bagni di Craveggia 18-19 ottobre 1944

Edizione in italiano. Di Raphael Rues (Curatore e Autore). Vasco Gamboni, Alexander Grass, Nicola Guerini e Fiorenzo Rossinelli (Autori). CHF /EUR 15.00 Insubrica Historica, 2025.
ISBN: 978-88-3196-902-4 – Editore: Insubrica Historica Minusio

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Il libro documenta anche pagine rimaste nell’ombra. Nell’autunno del 1943 la Leibstandarte SS Adolf Hitler uccise almeno 57 ebrei sul Lago Maggiore, a pochi chilometri dal confine svizzero. I cadaveri furono bruciati nei cortili delle scuole o gettati nel lago. La stampa ticinese ne scrisse, ma nel dibattito pubblico della Svizzera tedesca quei fatti non trovarono mai spazio duraturo. Il processo di Osnabrück portò a condanne, ma la legge Dreher del 1968 fece sì che i colpevoli venissero liberati e amnistiati già nel 1970. Almeno due di questi ufficiali delle SS tornarono in vacanza sul Lago Maggiore tra il 1950 e il 1965.

Un capitolo del libro è dedicato all’Operazione Sunrise, la trattativa segreta che portò alla resa delle forze tedesche in Italia prima della capitolazione generale. Il generale delle SS Karl Wolff — uno degli uomini più potenti in Italia, direttamente subordinato a Himmler — negoziò nel marzo 1945 a Zurigo e Ascona con gli americani. La Svizzera ebbe un ruolo chiave: Max Waibel del servizio informazioni svizzero e il pedagogo Max Husmann furono mediatori centrali.

Il rovescio della medaglia è altrettanto documentato. Allen Dulles dell’OSS americano e figure svizzere come Husmann si adoperarono dopo la guerra per proteggere Wolff dalla giustizia, nonostante fosse provato il suo coinvolgimento nella deportazione di 300.000 ebrei a Treblinka. Wolff comparve a Norimberga come teste d’accusa: fu condannato solo nel 1964 e scontò poco più di dieci anni. Eugen Dollmann, SS-Standartenführer, visse quattro anni sotto falso nome a Lugano sotto protezione americana; altri collaborarono in seguito con la CIA.

L'Ossola in Guerra: La resistenza al confine sud della Svizzera 1943-1945

Il libro «L’Ossola in Guerra: La resistenza al confine sud della Svizzera 1943–1945» fa luce sul ruolo della Svizzera – in particolare del Ticino e del Vallese – nella lotta di resistenza al confine meridionale durante gli ultimi anni di guerra 1943–1945. Mostra come la neutralità svizzera nella pratica fu ben più di un semplice stare in disparte: attraverso l’accoglienza dei profughi e il sostegno ai partigiani nell’Ossola furono salvate migliaia di vite umane. A 80 anni di distanza, l’opera colma una lacuna nella storiografia svizzera e fornisce un importante contributo al dibattito parlamentare in corso sulla riabilitazione di quelle svizzere e quegli svizzeri che sostennero la resistenza nel Nord Italia.

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La coincidenza tra l’uscita del volume e il voto parlamentare non è casuale. Nella primavera del 2026 le Camere federali discutono la riabilitazione di chi combatté nelle Resistenze francese e italiana — o nell’Ossola, direttamente al confine svizzero. Queste persone erano state a lungo considerate traditori, avevano perso la cittadinanza, erano state condannate. La ricerca storica e la politica si trovano per una volta a lavorare sullo stesso materiale.

Il libro non offre risposte semplici. Come dice Rues, la storia dell’Ossola mostra una Svizzera che fu protagonista attiva — in bene e in male: da un lato ticinesi e vallesani che salvarono migliaia di persone, dall’altro un confine dove profughi ebrei vennero respinti e consegnati alla morte. Circa il 30 per cento dei partigiani caduti non è stato ancora identificato. Nel 2024 l’Università di Milano ha avviato analisi del DNA su 33 combattenti sepolti senza nome, nella speranza che le famiglie possano dopo ottant’anni avere una certezza.

L’Ossola in guerra è disponibile presso le Edizioni Insubrica Historica. Ulteriori informazioni su kampfzoneossola.ch.


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