Sabato 18 aprile 2026, al Forte Mondascia di Biasca, il salmo svizzero, l’alzabandiera e i colpi di cannone hanno accompagnato lo scoprimento di una placca commemorativa dedicata agli svizzeri – e tra questi a numerosi ticinesi – che fra il 1943 e il 1945 scelsero di non restare indifferenti davanti al nazifascismo. La cerimonia, denominata “Riabilitazione dei ticinesi nella resistenza italiana”, ha restituito riconoscimento pubblico agli uomini e alle donne che, dall’altra parte del confine o sul suolo elvetico, contribuirono alla lotta per la libertà.

Tra i presenti si sono notati diversi famigliari delle persone direttamente coinvolte dal provvedimento di riabilitazione, fra cui i Comandini di Locarno e i Rodoni di Biasca. Una partecipazione che ha dato alla giornata un peso particolare, trasformando un atto istituzionale in un momento di memoria famigliare condivisa.

Originario di Biasca, funzionario delle FFS a Domodossola durante il conflitto.
Protagonista delle operazioni condotte dal Servizio Informazioni dell’Esercito Elvetico per sventare il tentativo tedesco di distruggere la galleria ferroviaria del Sempione. Collabora attivamente con i partigiani della Garibaldi fornendo loro preziose informazioni.
La scelta del luogo non è casuale. Il sindaco Loris Galbusera ha ricordato che Biasca era il paese d’origine di Mario Rodoni, ferroviere che trasmise ai partigiani le informazioni utili a sventare la distruzione del tunnel del Sempione. Attorno a lui, però, si è mossa una rete ticinese ampia e articolata. Molti raggiunsero fisicamente le formazioni partigiane, in particolare nell’Ossola; altri agirono dal Ticino, offrendo rifugio, viveri e appoggio logistico a chi attraversava il confine. Fra le autorità politiche dell’epoca venne menzionato l’allora sindaco di Locarno Giovan Battista Rusca, figura di riferimento per la rete di sostegno locarnese.
Quotidiano TSI – Programma del 18.4.2026
Servizio di Angelica Isola e Romina Lara: Biasca rende omaggio ai ticinesi nella Resistenza
Il contributo dello storico Raphael Rues ha riportato al centro alcune storie emblematiche. Lindo Meraldi di Ascona combatté per diversi mesi inquadrato nelle formazioni partigiane dell’Ossola. Gaby Antognini di Locarno, insieme alla sorella e ad altre donne, organizzò il rientro di internati italiani che scelsero di riprendere la lotta nelle file della Resistenza. Un impegno che ebbe un prezzo: il tribunale militare elvetico intervenne più volte, con sanzioni pecuniarie e con pene detentive che andavano da alcuni giorni a diversi mesi. Rues ha citato ai microfoni di SEIDISERA il caso di Vincenzo Martinetti di Brissago, condannato a quattro mesi di reclusione per aver sostenuto le formazioni partigiane.

La cerimonia rappresenta la terza e ultima tappa di un percorso legislativo avviato una ventina d’anni fa. Dopo la riabilitazione dei cittadini svizzeri che aiutarono i perseguitati dal nazionalsocialismo e di quelli che combatterono nella guerra civile spagnola, il legislatore federale ha esteso il riconoscimento a chi sostenne la Resistenza italiana. Il disegno di legge è già stato approvato dal Consiglio nazionale e si trova ora all’esame del Consiglio degli Stati.

Su questo dossier si è speso in prima persona il consigliere nazionale Simone Gianini, il cui impegno è stato ricordato come esemplare per l’affermazione dei valori democratici alla base del provvedimento. Le sue parole, pronunciate a Biasca, restituiscono il senso complessivo dell’operazione: la Resistenza non è fatta solo di armi, ma anche di gesti silenziosi, di persone che in forma diretta o indiretta espressero la loro contrarietà alle dittature. Un richiamo che invita a custodire una memoria articolata, capace di riconoscere tanto il combattente quanto il ferroviere, tanto la staffetta quanto l’autorità politica che scelse di guardare dall’altra parte quando era necessario.

La giornata è stata documentata da Angelica Isola per il Quotidiano della RSI e da Romina Lara per SEIDISERA su Rete Due, a testimonianza di un’attenzione mediatica che accompagna questa fase conclusiva del processo di riabilitazione.