Nel primo contributo di questa serie abbiamo ripercorso l’epoca zarista: architetti ticinesi come Pietro Antonio Solari e Domenico Trezzini che costruiscono i simboli del potere russo, militari come Andrea Brilli e François Lefort al servizio degli zar, l’emigrazione elvetica verso l’impero russo e il precettorato di Frédéric-César de La Harpe presso il futuro zar Alessandro I. Questo secondo articolo riprende il filo da quell’educazione e ci porta dal Congresso di Vienna del 1815 alla Rivoluzione del 1917: le relazioni politiche svizzero-russe evolvono dalla collaborazione diplomatica al rifugio per dissidenti, fino a trasformare Zurigo e Berna nel quartier generale della preparazione bolscevica.

Il Congresso di Vienna del 1815: la Russia garante della neutralità svizzera
Il primo atto di questa fase si svolge nelle sale del Congresso di Vienna, dove le potenze europee ridisegnano la mappa del continente dopo la sconfitta napoleonica. La Russia zarista assume un ruolo inaspettato: quello di garante dell’indipendenza e della neutralità svizzera. Lo zar Alessandro I e i suoi diplomatici — formato, come visto nel primo articolo, dall’educazione liberale di de La Harpe — comprendono che la Confederazione deve esistere come zona cuscinetto neutrale, affinché il massiccio del San Gottardo, crocevia economico delle Alpi, non cada sotto il controllo esclusivo di una singola potenza europea.

Il protagonista di questa manovra diplomatica è Ioannis Kapodistrias, rappresentante greco dello zar, stabilitosi in Svizzera già dal 1813. La sua conoscenza approfondita della Confederazione e delle sue dinamiche interne si rivela determinante: Kapodistrias ottiene e garantisce la neutralità perpetua della Svizzera, gettando le basi di un pilastro della politica internazionale europea. La decisione russa non è dettata da pura benevolenza, ma da un calcolo strategico: una Svizzera neutrale serve l’equilibrio europeo e, indirettamente, gli interessi di San Pietroburgo.

La crisi del 1848 e il riconoscimento tardivo del 1855
La linea diplomatica russa non resta però costante. Nel 1848, con la nascita della Svizzera federale moderna, il governo zarista tenta un voltafaccia, sospendendo unilateralmente la garanzia di neutralità concessa a Vienna. Il gesto riflette i timori dell’autocrazia russa di fronte ai venti democratici del 1848: la nuova Confederazione, con la sua costituzione federale, rappresenta un modello politico che San Pietroburgo percepisce come pericoloso. Il braccio di ferro diplomatico dura sette anni: solo nel 1855 la Russia concede il riconoscimento ufficiale della nuova Svizzera, segnando la fine di questa prima crisi bilaterale.
Le rappresentanze diplomatiche e i consolati onorari
Nonostante le tensioni politiche, le necessità del commercio e della diplomazia spingono verso l’istituzione di rappresentanze ufficiali. Dal 1814 una prima rappresentanza russa opera in territorio svizzero. La Svizzera, dal canto suo, sviluppa gradualmente una rete consolare nell’impero: il primo consolato onorario apre a San Pietroburgo nel 1817, seguito da quello di Odessa nel 1820 e di Mosca nel 1828. Il culmine di questo processo si raggiunge nel 1906, quando la Svizzera nomina un rappresentante diplomatico ufficiale a San Pietroburgo.

Bakunin in Ticino: la Villa Baronata e l’esilio degli anarchici
Parallelamente ai rapporti diplomatici ufficiali, la Svizzera diventa progressivamente un rifugio per gli oppositori del regime zarista. Tra i primi e i più noti figura Mikhail Bakunin, l’anarchico russo e acerrimo avversario ideologico di Karl Marx. Tra il 1873 e il 1874 Bakunin soggiorna in Ticino, dividendo il proprio tempo tra la Villa Baronata a Minusio e Villa Besso a Lugano — gli ultimi anni di vita del rivoluzionario, trascorsi nella tranquillità del paesaggio lacustre. Bakunin muore in territorio svizzero e viene sepolto al cimitero di Bremgarten, presso Berna: un episodio che conferma il ruolo che la Confederazione sta assumendo, quello di ultima dimora per gli oppositori del dispotismo europeo.

Caran d’Ache: un marchio nato dal cosmopolitismo russo-svizzero
In un curioso intreccio tra storia politica ed economica, proprio in questo periodo di fermento nasce uno dei marchi svizzeri più noti al mondo. Nel 1915 Arnold Schweitzer, originario di San Gallo, fonda a Thônex, presso Ginevra, la ditta Caran d’Ache, prendendo il nome dalla parola russa “karandaš”, che significa matita. La scelta non è casuale: riflette l’atmosfera cosmopolita della Svizzera di inizio Novecento e l’influenza culturale russa nel paese, diventando un ponte culturale duraturo tra le due nazioni.

Lenin a Ginevra, Berna e Zurigo
Il periodo più significativo di questa fase coincide con gli anni che precedono la Rivoluzione d’Ottobre. La Svizzera diventa letteralmente il quartier generale della preparazione bolscevica. Vladimir Ilyich Lenin stabilisce un primo rapporto con la Svizzera tra il 1903 e il 1905, vivendo a Ginevra; dopo un breve ritorno in Russia, torna nel 1908, iniziando un lungo esilio.
Dal 1914 al 1915 Lenin risiede a Berna, con frequenti traslochi che rivelano sia le sue precarie condizioni economiche sia le necessità di sicurezza di un rivoluzionario in esilio: nel 1914 vive presso il chimico Georg Schklowski e successivamente al Donnerbühlweg 11a; dall’autunno 1914 al marzo 1915 al Distelweg 11, nella casa della signora Roth-Züsli; nel 1915 alla Waldheimstrasse 66; fino al febbraio 1916 alla Seidenweg 4a. Il periodo più noto inizia nel 1916, quando Lenin si trasferisce a Zurigo con la moglie Nadežda Krupskaja: l’indirizzo di Spiegelgasse 14, dove la coppia vive fino al 9 aprile 1917, diventa il luogo da cui Lenin organizza le attività che porteranno al crollo del regime zarista.

Zinoviev, Stalin, Dzeržinskij e Platten: la rete rivoluzionaria in Svizzera
Lenin non è l’unico futuro leader sovietico a trovare rifugio in Svizzera. Grigorij Zinov’ev, futuro membro del Politburo, si rifugia in territorio elvetico tra il 1914 e il 1917. Ancora più sorprendente è la presenza di Iosif Stalin: dall’inverno 1912 al marzo 1913 il futuro dittatore sovietico vive a Berna, collaborando con Lenin. Anche Feliks Dzeržinskij, destinato a fondare la Čeka, la prima polizia segreta sovietica, soggiorna in Svizzera tra il 1903 e il 1904, per motivi in parte personali — la fidanzata malata di tubercolosi — e in parte politici; nell’ottobre 1918 trascorre inoltre del tempo a Lugano.

Una figura chiave ma spesso dimenticata è quella di Fritz Platten, il comunista svizzero che organizza il celebre “treno sigillato” con cui Lenin rientra in Russia nell’aprile 1917. La sua storia diventa tragicamente emblematica dei futuri rapporti tra Svizzera e Unione Sovietica: nonostante il ruolo determinante avuto nel far rientrare Lenin, Platten cade vittima delle purghe staliniane e viene ucciso nel 1942 nella regione di Arcangelo.

Dal sostegno alla neutralità al rifugio per i dissidenti
Il graduale indebolimento del governo zarista e l’avvento del comunismo provocano un cambiamento radicale nelle relazioni bilaterali. Se inizialmente la Russia aveva sostenuto la neutralità svizzera per ragioni geopolitiche, ora la democrazia elvetica entra in conflitto crescente con il potere zarista morente. La Svizzera sceglie di proteggere i dissidenti russi, trasformando la Confederazione in un santuario per gli oppositori del regime e creando inevitabili tensioni diplomatiche con San Pietroburgo. Paradossalmente, nello stesso periodo si moltiplicano contratti commerciali e diplomatici tra i due paesi, segno di come gli interessi economici prevalgano spesso sui conflitti ideologici.
Un’eredità che prepara la rottura
La storia delle relazioni politiche svizzero-russe dal 1815 al 1917 mostra un’evoluzione contraddittoria: la Russia zarista, inizialmente garante della neutralità elvetica, ne diventa progressivamente antagonista; la Svizzera, dal canto suo, passa dallo status di beneficiaria della protezione russa a rifugio per i nemici del regime. Il culmine di questa trasformazione coincide con la preparazione della Rivoluzione d’Ottobre nelle tranquille città svizzere. Questa eredità getterà le basi per un periodo assai più freddo, quello che seguirà la presa del potere bolscevica: il tema del prossimo contributo di questa serie.