Nel settembre 1943 il I battaglione della Leibstandarte SS Adolf Hitler massacrò almeno 57 ebrei sulle sponde del Lago Maggiore. Questo articolo ricostruisce la storia dell’unità responsabile, dai campi di addestramento al fronte orientale fino agli eccidi di Meina, Baveno, Stresa e Verbania, sulla base di fonti d’archivio e atti processuali.
Introduzione
La divisione Leibstandarte SS Adolf Hitler è uno dei soggetti più pubblicizzati del Terzo Reich, prossimo a una dimensione tanto mitologica e apocrifa quanto distante dalla realtà. Sepp Dietrich –il responsabile della divisione fino al 1943 – e gli ufficiali subalterni Jochen Peiper, Kurt “Panzer” Meyer, Max Wünsche vennero ampiamente usati dalla propaganda del Reich e lo sono tuttora altrettanto nella pubblicistica del dopoguerra. Una profusione di volumi–spesso poco critici e superficiali se non addirittura revisionisti – dovuta non solo al fatto che tale unità fu la più longeva delle Waffen-SS, ma soprattutto a un’immagine apologetica del suo operato, in particolare sul fronte orientale. La componente blindata di questa divisione, in particolare, – i cosiddetti Panzer– ha assunto nel corso degli ultimi anni una dimensione ipertrofica, offuscando completamente la scia di sangue e i crimini di guerra che questa unità commise in tutta l’Europa contro ebrei, civili e prigionieri di guerra alleati. Per quanto molte siano le pubblicazioni sulla Leibstandarte, poco è stato specificatamente ricercato sul I battaglione SS Panzer Grenadier Regiment 2 LSSAH, responsabile principale dell’eccidio di almeno 57 ebrei sul Lago Maggiore durante l’autunno 1943.
Confine di Sangue - I fatti dei Bagni di Craveggia 18-19 ottobre 1944
Edizione in italiano. Di Raphael Rues (Curatore e Autore). Vasco Gamboni, Alexander Grass, Nicola Guerini e Fiorenzo Rossinelli (Autori). CHF /EUR 15.00 Insubrica Historica, 2025.
ISBN: 978-88-3196-902-4 – Editore: Insubrica Historica Minusio
Che cosa significa Leibstandarte
Il termine “Leibstandarte” è un composto del tedesco arcaico formato da due elementi: “Leib” (corpo, nel senso di persona fisica del sovrano) e “Standarte” (stendardo, insegna di un reparto a cavallo). La parola designava quindi la guardia personale schierata sotto lo stendardo del Führer. Non si trattava di una traduzione letterale dal vocabolario militare corrente: il regime nazionalsocialista scelse deliberatamente un termine arcaizzante per evocare una tradizione cavalleresca e feudale che nella realtà non esisteva. Nel 1933, quando Heinrich Himmler affidò a Josef “Sepp” Dietrich il comando della nuova unità, la “Leibstandarte SS Adolf Hitler” (LSSAH) era un reparto di poche centinaia di uomini con funzioni di scorta e rappresentanza. Nel corso del conflitto l’unità crebbe fino a diventare una divisione corazzata completa, e la denominazione ufficiale cambiò di conseguenza: dal 1943 il nome formale era “1. SS-Panzer-Division Leibstandarte SS Adolf Hitler”, dove “SS-Panzer-Division” indica una divisione corazzata delle Waffen-SS. Il termine “Leibstandarte” rimase però in uso corrente come abbreviazione, e con esso la sigla LSSAH.
Per comprendere la designazione del battaglione trattato in questo articolo (“I. Bataillon, SS-Panzer-Grenadier-Regiment 2, LSSAH”) è necessario chiarire anche la terminologia militare tedesca che lo compone.
“Grenadier” (granatiere) è un termine che risale al XVII secolo. Nelle armate europee dell’epoca i granatieri erano fanti specializzati nel lancio di granate a mano (“grenade” in francese), sfere cave di ferro riempite di polvere nera e innescate con una miccia. Per questa mansione pericolosa venivano selezionati soldati di corporatura robusta, capaci di portare il fucile, la sciabola e le granate e di lanciare queste ultime il più lontano possibile. Nell’esercito prussiano di Federico il Grande i granatieri divennero il simbolo della fanteria d’élite, riconoscibili dai caratteristici berretti alti (Grenadiermützen) pensati per accentuarne la statura. Le berrette in pelo d’orso dei granatieri francesi e britannici rispondevano alla stessa logica. Nel corso dei secoli il termine perse il legame con il lancio delle granate e divenne sinonimo di fanteria scelta. Anche nell’esercito svizzero i granatieri esistono dal 1943 e costituiscono ancora oggi il nucleo delle forze speciali (Kommando Spezialkräfte), con il centro di formazione a Isone nel Canton Ticino.
“Panzer” significa letteralmente “corazza” (dal francese antico “pancier”, protezione per il ventre). Nel linguaggio militare tedesco del XX secolo il termine designa tutto ciò che è corazzato o blindato: “Panzer” da solo indica il carro armato (Kampfpanzer), “Panzerdivision” una divisione corazzata.
“Panzergrenadier” (granatiere corazzato) è il termine introdotto dalla Wehrmacht durante la Seconda guerra mondiale per designare la fanteria meccanizzata che operava in stretta cooperazione con i carri armati. Il concetto risale al Generaloberst Heinz Guderian, che previde di affiancare ai carri armati una fanteria altrettanto mobile, trasportata su veicoli blindati (Schützenpanzer), capace di aprire la strada ai panzer attaccando sotto la loro copertura di fuoco gli ostacoli difesi dal nemico e di proteggerli dal combattimento ravvicinato. La specificità del Panzergrenadier sta nella capacità di combattere sia a bordo del veicolo blindato (aufgesessen) sia a piedi dopo lo sbarco (abgesessen). Nella terminologia militare italiana il corrispondente più vicino è “fanteria meccanizzata” o “granatieri corazzati”; in inglese “armored infantry” o “mechanized infantry”.
“Regiment” (reggimento) è l’unità tattica intermedia tra il battaglione e la brigata o divisione, composta tipicamente di due o tre battaglioni. “Bataillon” (battaglione) è l’unità composta di quattro o cinque compagnie (Kompanien), ciascuna di 100–200 uomini. Il “I. Bataillon, SS-Panzer-Grenadier-Regiment 2” era quindi il primo battaglione del secondo reggimento di fanteria meccanizzata della divisione Leibstandarte: l’unità che nel settembre 1943, con un effettivo ridotto a 400–500 uomini, ricevette l’ordine di “ripulire” il territorio tra il Lago Maggiore e la frontiera svizzera.
Genesi della Leibstandarte
La ragione che portò alla creazione della Leibstandarte, in tedesco arcaico “guardia del corpo”, fu la consapevolezza che la sicurezza fisica di Adolf Hitler fosse precaria e che il Führer necessitasse di maggiore protezione. Numerosi furono infatti gli attentati alla sua persona cosicché nel settembre 1933, dopo tredici tentativi di assassinio, la classe dirigente del partito nazionalsocialista (NSDAP) decise di creare una “guardia del corpo”. Il Reichsführer-SS e responsabile della polizia di tutti i Länder Heinrich Himmler affidò il comando della Leibstandarte a Josef “Sepp” Dietrich, personaggio poliedrico ma rozzo. Bavarese, fervente nazista di umilissime origini, aveva vissuto fino ad allora svolgendo diversi mestieri, lavorando come macellaio e carpentiere itinerante oltre che a Zurigo anche in Italia, esperienza che gli permise di acquisire un’infarinatura della lingua italiana.
A partire dal 1934, dopo la ‘notte dei lunghi coltelli’, vi fu una crescita esponenziale degli effettivi di questa unità. Tutti gli ufficiali attivi sulle sponde del Lago Maggiore fecero parte del nucleo iniziale, fondato su un intenso indottrinamento ideologico, impregnato di una convinzione politica basata esclusivamente sulla persecuzione razziale. Hans Röhwer (Meina), Gustav Knittel (Domodossola) e Friedrich Bremer (Baveno) seguirono addirittura lo stesso corso di formazione SS-Junkerschule –scuola per cadetti– di Bad Tölz, Baviera meridionale.
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Friedrich Wilhelm Bremer (Stassfurt 1919 – Dissen am Teutoburger Wald 1966) è stato un SS-Hauptsturmführer tedesco. In qualità di membro della divisione SS-Panzergrenadier “Leibstandarte Adolf Hitler”, fu coinvolto nel primo sterminio di massa di ebrei avvenuto dopo l’occupazione tedesca dell’Italia nel settembre 1943, nel cosiddetto eccidio del Lago Maggiore. -

Gustav Knittel (* 27 novembre 1914 a Neu-Ulm; † 30 giugno 1976 a Ulma) è stato un ufficiale SS tedesco della Waffen-SS e un criminale di guerra. Insubrica Historica ha dedicato a Knittel un approfondimento storico (vedi qui). -

Hans Friedrich Röhwer (Altona 1915 – Saarbrücken 1995) è stato un SS-Hauptsturmführer tedesco e impiegato commerciale. In qualità di membro della Waffen-SS, fu coinvolto nel primo sterminio di massa di ebrei avvenuto dopo l’occupazione tedesca dell’Italia nel settembre 1943, nel cosiddetto eccidio del Lago Maggiore. Nel 1968 fu condannato per questo all’ergastolo, ma la sentenza venne annullata due anni dopo per sopraggiunta prescrizione.
Il curriculum formativo combinava l’istruzione al combattimento a lezioni di politica mondiale, di cultura nazionalsocialista, di conoscenza della razza ariana e nozioni sulla supremazia della razza nordica. Un vero e proprio lavaggio del cervello nazista, impartito ad ogni singolo ufficiale della Leibstandarte.
Il 5° Wachbataillon LSSAH all’origine dell’unità che arriva sul Verbano
Dall’inizio del conflitto la LSSAH vide il suo impiego in Polonia, Olanda, Francia, Balcani, Grecia e Russia in modo fanatico, incessante e con forti perdite umane e materiali – sempre largamente superiori a quelle della Wehrmacht. L’accentuarsi del conflitto spinse a un rafforzamento dell’unità, cosicché a partire dal 16 dicembre 1941 venne creato a Berlino il 5° Wachbataillon – battaglione di guardia – composto da complementi del battaglione di riserva dello stesso reggimento, essenzialmente militi in convalescenza per le ferite riportate in combattimento oppure trasferiti da altre unità. Il comando venne assegnato al trentenne maggiore Ugo Kraas. Hans Becker – che comanderà sulla carta il battaglione schierato sul Lago Maggiore – era a quel tempo solo un tenente.
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A sinistra: Josef “Sepp” Dietrich (Hawangen 1892 – Ludwigsburg 1966) è stato un generale della Waffen-SS e criminale di guerra. Comandante della Leibstandarte Adolf Hitler e SS-Oberst-Gruppenführer, fu tra i massimi ufficiali delle SS. Dopo la guerra venne condannato per il massacro di Malmedy e il primo Röhm-Putsch. A destra: Hans Becker (Peenemünde 1911 – Saint-Lambert 1944) è stato un ufficiale della Waffen-SS. Decorato con la Croce di Cavaliere, comandò la 2ª Compagnia del Reggimento LSSAH, responsabile dell’eccidio del Lago Maggiore nel settembre 1943. Morì in Normandia nel 1944 con il grado di SS-Sturmbannführer. -

Hugo Kraas (Witten 1911 – Selk 1980) è stato un SS-Brigadeführer e generale della Waffen-SS. Comandante nella Leibstandarte Adolf Hitler e dell’ultima divisione Hitlerjugend, nel dopoguerra fu dirigente della FDP in Renania Settentrionale-Vestfalia e dal 1969 gestì un centro di cura per bambini. Insubrica Historica ha dedicato un approfondimento alla sua figura: https://insubricahistorica.ch/italia/14/12/2022/il-nazista-e-ss-hugo-kraas-imputato-e-testimone-dei-crimini-del-lago-maggiore/ -

Gottfried Meir (* Waiern, 6 maggio 1911; † 1970) è stato un SS-Untersturmführer. Nel settembre 1943 partecipò all’eccidio del Lago Maggiore e all’eccidio della famiglia Ovazza a Verbania. Condannato all’ergastolo in Italia nel 1955, non fu mai estradato dall’Austria, dove visse indisturbato come preside di scuola.
Nella sua compagnia, la 2a , vi era come comandante di sezione un altro trentenne, il tenente Gottfried Meir. Friedrich Bremer, solamente ventiduenne, era invece comandante di sezione – maresciallo maggiore nella 4a compagnia mitragliatrici pesanti.
Il primo impiego del battaglione – con circa 800 effettivi – si ebbe nella zona di Leningrado, tra i laghi Ladoga e Illmen. L’unità venne rapidamente – ma senza adeguato equipaggiamento invernale – aerotrasportata il 28 febbraio 1942 e schierata con fatica a causa delle gravi condizioni meteorologiche. La situazione bellica in questo frangente fu difficile dato che le forze sovietiche passarono per la prima volta al contrattacco simultaneamente sui tre fronti orientali – nord, centro e sud. Il duro inverno combinato con l’ostinazione di Hitler a non applicare una difesa elastica portarono a inutili ma ingenti perdite. Il disgelo con il fango portò anche i primi casi di malaria e difterite. Il 10 giugno 1942 il battaglione venne ritirato dal fronte di Leningrado e riposizionato a Stalino, nell’attuale Ucraina orientale, all’interno del Gruppo d’Armata Meridionale comandato dal generale–feldmaresciallo Erich von Manstein.
Il battaglione in Francia e nell’Ucraina: periodo dall’estate 1942 all’estate 1943
Il soggiorno in Ucraina fu breve: dal 12 luglio 1942 l’intera divisione LSSAH venne infatti schierata in Francia, una manovra preventiva all’invasione alleata del Marocco e dell’Algeria. Il battaglione stabilì il proprio posto di comando a Francheville nei pressi di Lione. Da rapporti di disertori tedeschi della LSSAH rinvenuti nell’archivio federale a Berna, questo periodo venne utilizzato per un’intensa fase di addestramento che permise l’integrazione dei nuovi rimpiazzi e del materiale di ricambio. Dal 22 gennaio 1943 il battaglione di Kraas venne rispedito sul fronte orientale, inizialmente a nord-est di Voronezh, poche settimane più tardi nel settore meridionale di Kharkov, il tutto in condizioni climatiche proibitive. Il battaglione ricoprì un ruolo importante nella terza battaglia di Kharkov– dal 19 febbraio al 23 marzo 1943 –, l’ultima grande vittoria tedesca della seconda guerra mondiale. I combattimenti di Kharkov procurarono alla LSSAH la perdita di ben 4.373 militi, ovvero il 44% dell’effettivo originale. Nella stessa città si trovava anche il generale Willy Tensfeld, che dal 1941 coordinava come comandante delle SS e della Polizia tutto il settore, occupandosi delle attività antipartigiane e delle operazioni di sterminio contro la popolazione ebraica.

Dal gennaio 1944 ritroveremo Tensfeld in Piemonte, alla testa del comando regionale per la lotta alle bande, responsabile di tutti i rastrellamenti in quella zona. Il battaglione prese ancora parte all’operazione Zitadelle – dal 5 al 16 luglio 1943 – conosciuta come la battaglia di Kursk. Lo scontro si svolse nell’ambito della terza offensiva estiva sferrata dai tedeschi il 5 luglio 1943 sul fronte orientale. Dodici giorni di violenti combattimenti, che permisero un’importante vittoria delle forze sovietiche, vanificando il successo tedesco, precedentemente ottenuto nella terza battaglia di Kharkov, e consegnando definitivamente l’iniziativa delle operazioni sul fronte orientale all’Armata Rossa. Un aspetto determinante nel risultato finale di Kursk fu la scriteriata decisione di Adolf Hitler, presa il 12 luglio come reazione allo sbarco alleato in Sicilia, di riposizionare tra l’altro la Leibstandarte in Italia, togliendo importanti forze allo slancio tedesco su questo fronte.
La Leibstandarte in Italia ed in particolare sul Lago Maggiore
A seguito delle ingenti perdite sul fronte di Kharkov si erano registrati ulteriori avvicendamenti ai vertici del battaglione. Theodor Wisch assunse il comando della divisione Leibstandarte in sostituzione di Dietrich, il quale aveva rilevato il comando del I SS-Panzerkorps. Il maggiore Ugo Kraas, promosso a tenente colonnello, assunse il comando del secondo reggimento. Il capitano Becker, comandante della 2a compagnia, dopo aver ottenuto la Croce di Cavaliere, conferitagli personalmente da Dietrich il 28 marzo 1943, assunse il comando del I battaglione. Venne nominato suo sostituto il capitano Hans Röhwer, due anni prima solo semplice comandante di sezione. Nella 1a compagnia era arrivato Max Sterl, il quale aveva sostituito il primo tenente Hausdorf, disperso in combattimento a Kharkov. Il comando della 2a compagnia era stato rilevato da Gottfried Meir. La 3a compagnia venne anch’essa ricomposta completamente e il suo comando affidato a Hans Krüger. Nella 4a compagnia Friedrich Bremer aveva sostituito il primo-tenente Waldow, anch’egli disperso nel febbraio a Kharkov. Mentre nella 5a compagnia Schnelle era avanzato al ruolo di comandante.

La divisione LSSAH, dopo sette mesi di fronte orientale, venne trasferita in Italia per fronteggiare la crisi generata dallo sbarco degli alleati in Sicilia – 10 luglio 1943 – e dalla caduta di Mussolini – 25 luglio 1943 –. Dopo aver transitato da Innsbruck, Trento, Verona il battaglione si portò nel perimetro di Reggio. A giornate di guardia seguirono giornate di formazione e ripristino del materiale. All’inizio di settembre il battaglione rimaneva di stanza nel versante settentrionale del crinale Appenninico, inserito nel gruppo di armate B al comando del feldmaresciallo Erwin Rommel. La sera dell’8 settembre 1943 il generale Pietro Badoglio comunicò l’armistizio concordato con le forze alleate.
Già giovedì 9 settembre l’intera divisione LSSAH aveva catturato ben 333 ufficiali e 7.600 soldati italiani, perdendo nello stesso frangente solo nove militi e registrando 45 feriti. Il 13 settembre il battaglione ricevette l’ordine ‘…Befehl, den Raum zwischen Lago Maggiore und Schweizer Grenze zu säubern…’, ovvero di ripulire il territorio fra il Lago Maggiore e la Svizzera. Il battaglione del capitano Becker passò quindi da Pavia, Milano e Sesto Calende per arrivare sulle sponde del Lago Maggiore.
Dinamica degli eccidi sul Lago Maggiore
Il 13 settembre il capitano Becker si trovava in congedo in Germania, rimpiazzato dal suo sostituto, il ventinovenne capitano Hans Röhwer. Röhwer occupò con un esiguo effettivo non superiore ai 400-500 militi – dato che molti erano in congedo nel Reich – tutti i maggiori centri abitati della regione del Lago Maggiore. Nell’arco di tempo dal 13 al 22 settembre il battaglione perpetrò l’eccidio di almeno 53 ebrei. Più che una razzia appare piuttosto, dal numero di ebrei uccisi per giornata, una mirata caccia all’uomo, condotta da un esiguo gruppo, pur sempre della LSSAH.

L’operato di questo gruppo criminale, composto da una trentina di militi, si estese anche al sistematico saccheggio della regione: le vittime vennero depredate di merci, oggetti e conti bancari per un valore complessivo – in valuta odierna – di almeno EUR 1.600.000.–(allora nel 1943 Lit. 3.000.000). A partire dal 23 settembre il grosso del battaglione lasciò la zona alla volta di Torino-Cuneo, sostituito dal reparto esploratore del II battaglione del Pz.Rgt.1 LSSAH,comandato dal capitano Gustav Knittel e precedentemente impiegato nella zona di Cuneo. Tale unità – che non apparteneva al battaglione di Becker/Röhwer – si stabilì inizialmente a Domodossola presso l’albergo Corona di Piazza Cavour, per poi trasferirsi pochi giorni dopo presso villa Ceretti a Masera. Knittel lasciò la regione dopo tre settimane, la sua unità non partecipò direttamente agli eccidi limitandosi a raccogliere e deportare soldati sbandati alleati, catturati anche negli ospedali della zona, come avvenne ad esempio il 29 settembre a Domodossola per un sergente americano.


La LSSAH non stazionò a lungo in Italia: già a inizio ottobre, anche per volontà della stessa amministrazione della Wehrmacht tedesca di Novara, ne venne pianificata la partenza per il fronte orientale. In effetti l’attività criminale della LSSAH creava imbarazzo nei vertici tedeschi della provincia. Dal rapporto sulla situazione del 21 ottobre della Militärkommandantur di Novara, il maggior generale Fritz Ebeling osservava :
‘…L’opinione della popolazione civile sul comportamento della truppa (soprattutto formazioni SS) è stato negativamente influenzata. In alcuni luoghi degli ebrei sono stati uccisi, in altri luoghi rapiti (sembra addirittura ebrei appartenenti ad altre nazioni). In zona Lago Maggiore sono stati ripescati alcuni corpi di ebrei (con pietre ai piedi). Le proprietà degli ebrei come i loro depositi bancari sono stati asportati. In altri casi le unità delle SS hanno preso senza pagare oggetti e beni alimentari, di modo che una Platzkommandantur ricevette una fattura per stoffe del valore di 300.000 lire….‘
Il 20 ottobre 1943 il comando della divisione ricevette quindi un repentino ordine di marcia per il trasferimento verso il fronte orientale.
Kampfzone Ossola: Der Widerstand an der Schweizer Südgrenze 1943–1945
Das Buch «Kampfzone Ossola» beleuchtet die Rolle der Schweiz – insbesondere des Tessins und des Wallis – im Widerstandskampf an der Südgrenze während der letzten Kriegsjahre 1943–1945. Es zeigt, wie die Schweizer Neutralität in der Praxis weit mehr war als blosses Abseitsstehen: Durch die Aufnahme von Flüchtlingen und die Unterstützung der Partisanen im Ossolagebiet wurden Tausende Menschenleben gerettet. 80 Jahre danach schliesst das Werk eine Lücke in der Schweizer Geschichtsschreibung und liefert einen wichtigen Beitrag zur laufenden parlamentarischen Debatte um die Rehabilitierung jener Schweizerinnen und Schweizer, die den Widerstand in Norditalien unterstützten.
Il periodo posteriore al Lago Maggiore
Dopo aver perso la battaglia di Kursk nel luglio 1943 vi fu un collasso del fronte meridionale diretto dal Gruppo d’Armata Meridionale, che portò ad una massiccia ritirata delle truppe tedesche. A fine settembre 1943 le truppe sovietiche avevano raggiunto il fiume Dnjepr e il 6 novembre 1943 avevano ripreso la città di Kiev. Il fronte sovietico si estendeva ancora per 150 km ad occidente,verso la Galizia. Dall’Italia il battaglione fece ritorno sul fronte orientale entrando subito, senza preparazione, in durissimi combattimenti nella zona di Zytomyr, riconquistando momentaneamente la città il 19 novembre 1943.

Hans Becker, ritornato dopo il congedo al comando del battaglione, rimase ferito in combattimento il 27 novembre e venne sostituito per più mesi da Herbert Schnelle. Questi rilevò il comando fino al 13 febbraio 1944, data in cui Hans Röhwer, dopo un congedo, riprese ilcomando del battaglione. Il suo ritorno fu di brevissima durata, il giorno seguente venne infatti gravemente ferito e costretto a lasciare nuovamente il comando, questa volta passato al tenente Karl Gustav Flimberger, il quale a sua volta cadrà in combattimento poche settimane dopo, il 10 marzo 1944.
Röhwer da questo momento non fece più ritorno alla LSSAH e terminò il conflitto con un proprio gruppo di combattimento in Boemia. Di fatto, dopo aver lasciato l’Italia, il battaglione venne pesantemente decimato sul fronte orientale. Nello spazio di tempo di 6 mesi rimaneva ancora il solo 25% degli effettivi originali, la restante parte risultava caduta in combattimento, dispersa oppure gravemente ferita. Alla fine di aprile del 1944 bastarono pochissimi vagoni per avviare quel poco che rimaneva della divisione LSSAH, eliminata al 75% dell’effettivo iniziale, verso le Fiandre in Belgio, precisamente nella zona di Bruges-Gand.
Per l’ennesima volta l’effettivo venne ricomposto, questa volta principalmente con soggetti della Marine e della Luftwaffe rimasti senza mezzi e costretti di conseguenza ad arruolarsi nella LSSAH. Al momento dello sbarco alleato in Normandia – il 6 giugno 1944 – il battaglione venne portato nella zona di Caen. Quello che ne rimase dopo aver cercato, invano, di opporre una strenua difesa nella zona di Avranches per impedire lo sfondamento della 7a Armata di Patton venne preso nella Sacca di Falaise. In quella circostanza il maggiore Hans Becker cadde contro le forze canadesi il 20 agosto 1944, mentre Hans Krüger, lo stesso giorno,venne fatto prigioniero dagli inglesi. Per quello che restava del battaglione l’estate 1944 trascorse rapidamente. Dopo aver passato Amiens – a 120 km a nord di Parigi – il 31 agosto 1944 la LSSAH continuò la ritirata verso la Germania. La zona di Aquisgrana venne raggiunta all’inizio di ottobre. Anche qui la difesa della città durò solo pochi giorni, fino al 25 ottobre, quando la stessa venne abbandonata. Il resto della LSSAH prese posizione nei dintorni di Osnabrück.
Il battaglione partecipò in seguito alla battaglia delle Ardenne. Era ormai ridotta all’osso e i pochi effettivi vennero impiegati all’interno di gruppi di combattimento ad hoc. Nelle Ardenne riapparve il maggiore Knittel con il suo reparto esploratore, precedentemente attivo a Domodossola. Knittel commise in questo frangente diversi crimini di guerra a est di Malmedy, nella Vallonia, fucilando prigionieri di guerra americani il 21 dicembre 1944 e facendo rappresaglie contro l’inerme popolazione civile.



Dopo il fallimento della controffensiva nelle Ardenne, a partire dalla fine di gennaio il battaglione venne posizionato in Ungheria. Prese parte alle disperate offensive nella zona del lago di Balaton, in sostanza le ultime operazioni su larga scala compiute dalla Leibstandarte. Il reggimento riportò gravi perdite. A partire dal 16 marzo 1945 vi fu anche una controffensiva sovietica di maggiore scala, a cui seguì un rapido collasso del fronte orientale. A partire dal 5 aprile le forze sovietiche avevano già raggiunto Vienna, dove venne condotta una battaglia che durò otto giorni. La Leibstandarte, o meglio quel poco che ne rimaneva, continuò la propria ritirata verso St. Pölten, cittadina rapidamente conquistata dall’armata sovietica il 15 aprile 1945. Il grosso della Leibstandarte si arrese alle truppe americane nella zona delle Prealpi Orientali della Bassa Austria, più precisamente nei dintorni di Reisalpe.
Il periodo dopo il conflitto
La quasi totalità degli effettivi appartenenti alla LSSAH rimase nei campi di prigionia alleati fino al 1948. I gradi inferiori vennero liberati e amnistiati anche prima, potendo così fare ritorno alla vita civile. La partecipazione del battaglione agli eccidi del Lago Maggiore portò, a differenza di altri crimini di guerra commessi dalla LSSAH, ad alcuni processi.
L’austriaco Gottfried Meir venne giudicato prima dal tribunale di Klagenfurth – che nel 1954 lo assolse per insufficienza di prove – poi, in contumacia, dal tribunale militare di Torino, che lo condannò all’ergastolo il 2 luglio 1955. Pena mai eseguita perché l’Austria non concesse l’estradizione.
Dieci anni dopo salirono sul banco degli imputati cinque membri del battaglione: Hans Röhwer, Hans Krüger, Karl Schnelle, Oskar Schultz e Ludwig Leithe; Krüger e Schnelle erano stati convocati e subito messi in detenzione preventiva nell’ottobre del 1964. Friedrich Bremer era nel frattempo deceduto per cancro durante le fasi preliminari dell’istruttoria.

Il 4 luglio 1968 la Corte d’Assise di Osnabrück inflisse l’ergastolo a Hans Röhwer, Hans Krüger e Karl Schnelle, mentre Oskar Schultz e Ludwig Leithe furono condannati a tre anni di reclusione. Un ricorso presentato dalla difesa nel 1970 ottenne l’annullamento della sentenza a Berlino il 3 aprile 1970 e la messa in libertà di tutti i colpevoli.
Organico del I battaglione nell’ottobre 1943: ufficiali e località
| Ottobre 1943 | Località / Particolari | |
| comandante reggimento | Ostbf. Kraas | ? / reggimento |
| 19. compagnia pionieri | Ost. Schlott | Novara / reggimento |
| comandante battaglione | Hst. Röhwer | Meina |
| aiutante battaglione | Ust. Modenhauer Ust. Boldt |
Meina? |
| comandante 1a cp | Hst. Diefenthal Ust. Sterl |
Verbania |
| comandante 2a cp | Ost. Meir Ust. Salamon |
Verbania |
| comandante 3a cp | Ost. Krüger Ost. Teich |
Stresa |
| comandante 4a cp MG | Ost. Bremer | Baveno |
| comandante 5a cp | Ost. Schnelle | Baveno |
| reparto esploratore | Hst. Knittel | Domodossola II/Pz.Gren.Rgt.1 LSSAH |
L'Ossola in Guerra: La resistenza al confine sud della Svizzera 1943-1945
Il libro «L’Ossola in Guerra: La resistenza al confine sud della Svizzera 1943–1945» fa luce sul ruolo della Svizzera – in particolare del Ticino e del Vallese – nella lotta di resistenza al confine meridionale durante gli ultimi anni di guerra 1943–1945. Mostra come la neutralità svizzera nella pratica fu ben più di un semplice stare in disparte: attraverso l’accoglienza dei profughi e il sostegno ai partigiani nell’Ossola furono salvate migliaia di vite umane. A 80 anni di distanza, l’opera colma una lacuna nella storiografia svizzera e fornisce un importante contributo al dibattito parlamentare in corso sulla riabilitazione di quelle svizzere e quegli svizzeri che sostennero la resistenza nel Nord Italia.
Fonti
La ricostruzione più completa sulle dinamiche degli eccidi sul Lago Maggiore la si può ottenere consultando la rispettiva banca dati della Casa della Resistenza di Fondotoce.
Il blog Fractaliaspei con un mirato articolo dal titolo “L’istruttoria di Osnabrück e il contributo del Comune di Baveno” riporta invece altri informazioni specifiche all’istruttoria per il processo di Osnabrück.
Le migliori fonti storiche sulla Leibstandarte in Italia sono invece di: L. KLINKHAMMER, Stragi naziste in Italia: la guerra contro i civili (1943-44), Roma 1997; C. GENTILE, Settembre 1943. Documenti sull’attività della divisione “Leibstandarte-SS-Adolf-Hitler” in Piemonte in «Il presente e la storia», n. 47/1995, pp. 75-130. H. HÖHNE, Der Orden unter dem Totenkopf, Berlino 2002. In particolare si è fatto riferimento al lavoro di J. WESTEMEIER, Himmlers Krieger: Joachim Peiper und die Waffen-SS in Krieg und Nachkriegszeit, Padeborn 2014.
Questo lavoro riporta anche informazioni contenute nella monumentale opera Die Leibstandarte – 6 volumi circa 2.500 pagine – del SS tenente-colonnello Rudolf LEHMANN, dal 1942 al 1944 ufficiale responsabile della sezione operazioni dello stato maggiore della stessa LSSAH. Il lavoro di Lehmann (che si occupò personalmente dei primi tre volumi) fu redatto nel dopoguerra, pubblicato dalla casa editrice di estrema-destra Munin Verlag di Osnabrück, e pur essendo l’opera più ampia sulla LSSAH non corrisponde alla realtà storica. Il lavoro di Lehmann, seppur esaustivo come fonte fotografica,commette diversi errori fattuali e tralascia ogni possibile dettaglio sui crimini di guerra effettuati da questa unità. Rudolf Lehmann apparse tra l’altro come teste nel processo di Osnabrück.