Namur, Pisoni e Morettini: il fascino della storia insubrica

Abbiamo avuto la possibilità sabato scorso con la famiglia al completo, di passare qualche ora nella città di Soletta. L’idea era di visitare una mostra particolare dedicata alla Gladio stay-behind svizzera, P-26. Un’organizzazione para-militare elvetica nata alla fine della Seconda Guerra Mondiale nel caso che la Svizzera fosse militarmente occupata. Su Insubrica Historica ci siamo già interessati nel passato di questo tema, pubblicando nell’aprile del 2019 un breve articolo sulla famosa pubblicazione Difesa Civile del 1969. Sebbene abbiamo dovuto posticipare la visita alla mostra – il mercato settimanale era troppo bello e la mostra apriva al sabato solo alle 14h00, vale la pena comunque di ripercorrere la storia di Soletta legata alle regione dell’insubria, ed in particolare il Locarnese.

Cosa colpisce una volta arrivati a Soletta, soprattutto se si lascia la macchina al parcheggio sotterraneo Baslertor, è l’imponente cattedrale di Sant’Orso e San Vittore (più semplicemente cattedrale di Soletta o in tedesco St. Ursenkathedrale) posta nell’immediate vicinanze, al limite orientale della cittadina.

La facciata della cattedrale di Sant’Orso e San Vittore realizzata da Gaetano Matteo Pisoni, nelle vicinanze vi è una piazza ed una lapide commemorativa per questo esemplare artista insubrico. Foto: Wikipedia

La cattedrale venne costruita tra il 1762 e 1783 dall’architetto Asconese Gaetano Matteo Pisoni (Ascona 1713 – Locarno 1782), al quale seguì per la fase finale- dopo esser stato licenziato per superamento del budget a disposizione – il nipote Paolo Antonio Pisoni. La cattedrale venne eretta in uno stile del classicismo tardobarocco, unico per la realtà elvetica. Pisoni era arrivato a Soletta grazie l’allora balivo della città di Locarno, il quale era appunto originario di Soletta. Pisoni aveva nel suo bagaglio aveva una forte esperienza acquisita all’estero in Germania, Austria ed anche in Vallonia (attuale Belgio) ed in particolare a Namur fra il 1751 ed il 1767.

L’esperienza di Pisoni in Belgio è interessante, dato che proprio a Namur, vi operò anche un secondo architetto Locarnese, ovvero Pietro Antonio Morettini (Cerentino 1660 – Locarno 1737). Anche su di lui abbiamo scritto nel passato, ed è proprio uno dei nostri articoli che ci riporta brevemente a a parlarvi di Namur.

Dopo che Namur entrò a far parte dei Paesi Bassi spagnoli nel 1640, la sua cittadella fu notevolmente rafforzata. Luigi XIV di Francia – nell’ambito della sua azione espansionista – invase nel 1692, conquistando la città e annettendola alla Francia. Fu a che questo punto che Pietro Antonio Morettini comparve sulla scena di Namur, niente di meno che al seguito del famoso ingegnere militare Sébastien Le Prestre de Vauban, Seigneur de Vauban (1633-1707), ricostruendo e fortificando largamente la cittadella.

L’assedio di Namur da parte di Luigi XIV. In secondo piano la cittadella poi più tardi fortificata da Morettini. Crediti foto: Wikipedia

Il controllo francese su Namur fu di breve durata, poiché Guglielmo III di Orange-Nassau catturò la cittadina solo tre anni dopo, nel 1695, durante la guerra della Grande Alleanza. Pietro Antonio Morettini non si fece molti scrupoli sulla sconfitta di Luigi XIV, dato che nonostante la sconfitta rimase a Namur, passando al servizio degli Olandesi, la parte avversa nel conflitto. Più che un carattere mercenario, fu probabilmente il fatto che Morettini si era sposato a Namur con una donna della nobiltà locale – Marie-Rose Ronchan – e che nel 1693 diventò anche per la prima volta padre. Come Marino Viganò nella sua presentazione a Ronco s. Ascona aveva notato, fu in ogni caso un matrimonio molto proficuo, tanto che in meno di dieci anni nacquero sei figli.

Gli olandesi ottennero il diritto di presidiare Namur, anche se il successivo trattato di Utrecht del 1713 diede il controllo dei Paesi Bassi, un tempo spagnoli, alla Casa Austriaca degli Asburgo. Così, sebbene gli austriaci governassero la città, la cittadella era controllata dagli olandesi. La fine di queste guerre allontanò Namur per un pò dai campi di battaglia. La città intraprese quindi un’intensa opera di ricostruzione che essenzialmente le conferì l’aspetto attuale: case borghesi, chiese e palazzi furono costruiti in uno stile sobrio e luminoso che combinava mattoni a pietra da taglio.

Fu in questo ambito che ricomparve a Namur un altro Locarnese, ovvero Gaetano Matteo Pisoni. Pisoni vi rimase fino al 1767 completando la cattedrale di Sant’Albano, anch’essa realizzata in stile tardobarocco. Sappiamo che la storia si ripete.

Facciata della cattedrale di Namur, parzialmente ricostruita all’inizio del 20esimo secolo. Foto: Wikipedia

Nel 1787 e nel 1790, i Paesi Bassi austriaci si sollevarono contro l’imperatore Giuseppe II e dichiararono nel 1790 l’indipendenza degli Stati Uniti belgi, dando inizio ad un movimento rivoluzionario, precedente a quello che si ebbe in Francia nel 1789. Rapidamente unita dal Principato di Liegi, questa confederazione visse solo per un anno, rovesciata prontamente dalle truppe austriache. Ci vollero altri 5 anni affinché i Paesi Bassi austriaci e il Principato di Liegi passarono sotto il controllo della Francia nel 1795. Namur divenne quindi prefettura del dipartimento francese di Sambre-et-Meuse dal 1795 fino alla fine del Primo Impero. Con il passar del tempo, Namur non svolse più il ruolo strategico che le diede tanti assedi; fu tenuta lontana dai combattimenti più violenti e quindi risparmiata dagli eventi bellici. Dopo la sconfitta francese del 1815, il Congresso di Vienna decise di legare le province belghe ai Paesi Bassi. Da allora, Namur mantiene l’aspetto che conosciamo oggi.

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