L’unico costruttore di Formula 1 in Ticino: la storia di Silvio Moser e Guglielmo Bellasi

Ci si può domandare quando inizia la storia, oppure se si può semplicemente scrivere di personaggi che hanno, a loro modo, scritto la storia.

Se si parla di Formula 1 in Ticino, ci si collega immediatamente a Clay Regazzoni (1939-2006). In particolare la sua prima vittoria al Gran Premio di Monza nel 1970 con una Ferrari 312B, ma anche al suo grave incidente a Long Beach / California. Una tragedia che mise improvvisamente fine alla sua carriera in F1, senza però togliere Clay – seppur disabile – dalle corse agonistiche, tanto che fino al suo decesso nel 2006 in Italia, egli continuò a correre svariate gare: il Rally di Dakar, oppure ancora la 12 ore di Sebring. La memoria di Clay rimane ancora oggi molto viva, soprattutto grazie al considerevole lavoro di Alessia Regazzoni, sua figlia. Una persona che abbiamo avuto modo di apprezzare e conoscere recentemente, infaticabile per promuovere la ricerca nella paraplegia.

Di piloti dell’Insubria, soprattutto Ticinesi, ve ne sono stati anche diversi: Ottorino Volonterio di Orselina, il già citato Clay, il compianto Loris Kessel di Lugano, Franco Forini di Muralto ed ancora Andrea Chiesa. In breve il Ticino, è il cantone che ha fornito tutt’oggi il maggior numero di piloti F1 in Svizzera. Ve n’è uno in particolare che non si limitò a gareggiare, ma che invece seppe anche essere costruttore di vetture F1. Il suo nome è Silvio Moser.

da sinistra a destra: Francesco Bettosini, Aldo Pessina, Silvio Moser e Clay Regazzoni

Moser nacque a Zurigo il 24 aprile 1941. La famiglia si trasferì in giovane età in Ticino. Moser fece le prime esperienze agonistiche nelle cronoscalate e nei slalom. Seguì una gavetta in gare internazionali. Alla fine del 1964 venne invitato a correre in Argentina al volante di una Brabham. Appena 23 enne riuscì a vincere quattro competizioni e farsi notare, nonostante ciò resto nelle formule minori fino al 1968. Fu in quell’anno che Silvio Moser cominciò a correre in F1 e continuando però anche a correre in F2 come pure altre competizioni. Tanto che in questo periodo corre anche con delle Porsche. Rimane nella storia come il primo pilota ticinese ad aver ottenuto dei punti in un gara di F1 . Già in quel periodo, le strade di Silvio e Clay s’incrociarono, entrambi impegnati a raggiungere il loro sogno di diventare piloti di F1.

Tre piloti elvetici: Silvio Moser, Jo Siffert e Clay Regazzoni intervistati da Sergio Tenzi nel 1968 in Argentina. Fonte: youtube.com

Nel 1968, Silvio Moser corse essenzialmente in F1 con una Brabham BT20 del Team elvetico Charles Vögele, ottenendo il 5. posto al Gran Premio di Olanda. In cinque corse, Moser si qualificò due volte, riuscendo a terminare addirittura quinto nel GP di Olanda a Zandvoort.

Silvio Moser nel 1969 con la sua Brabham BT-24

Nel 1969, Moser rilevò il team di Charles Vögele – per il quale gareggiava, ribattezzandolo Silvio Moser Racing Team. Partecipò al mondiale di F1 con una Brabham BT24 motorizzata Cosworth V8 – una vettura di seconda mano appartenuta precedentemente a Frank Williams, riuscendo comunque a qualificarsi sette volte e ottenendo un punto al Gran Premio degli Stati Uniti a Watkins Glen.

Nel 1970, Moser fu costretto ad un’evoluzione naturale, dato che i regolamenti della F1 per la sicurezza dei serbatoi avevano reso la Brabham BT24 più che obsoleta. Moser – appena 29enne contattò Guglielmo Bellasi, classe 1935. Un cittadino italiano, con il padre originario di Lugano, diventato svizzero per evitare il servizio militare in Italia. Partendo da quello che si poté recuperare dalla Brabham di Moser, i due intrepidi costruttori crearono il Team Bellasi, proponendo un’unica vettura, la Bellasi F1 70, in sostanza una sorta di canibalizzazione della BT24. La vettura aveva un telaio monoscocca in alluminio ed era alimentata da un Cosworth V8. Bellasi tecnicamente non fu una scuderia Ticinese, bensì Novarese, che tra l’altro esiste ancora oggi. Ciò nonostante nella costruzione della vettura fu strumentale un altro svizzero, il meccanico Beat Schenker, tutt’ora curatore del sito web http://www.silviomoser.ch/.

Bellasi ebbe, oltre a gravi problemi finanziari anche diversi problemi tecnici. La vettura nel 1970 venne messa a punto solo quando il campionato era iniziato. Non riuscì mai ad essere competitiva, tanto che Moser riuscì solamente a qualificarsi per il Gran Premio in Austria. Questa fu l’unica corsa nel 1970, costretto al ritiro dopo tredici giri a causa del surriscaldamento del motore. Moser non riuscì a qualificarsi per la gara di Monza, nella quale invece morì il pilota austriaco Jochen Rindt, laureatosi poi campione del mondo postum. Silvio Moser, terminò comunque il 1970 in bellezza, riuscendo a vincere la corsa in salita Kerenzerbergrennen con partenza da Mollis nel Canton Glarona.

Bellasi F1-70

Nel 1971, la Bellasi partecipò solo nel Gran Premio di Monza dove Moser si qualificò in 22a posizione, per poi ritirarsi al quinto giro. Questo fu l’ultimo Gran Premio F1 per Silvio Moser e la Bellasi.

Nel 1972, Moser tornò in Formula 2 con lo Swiss Jolly Club, dotata di una Brabham, ma non trovando più la strada del successo, ottenendo come miglior risultato solo un secondo posto nel GP di Monza. Nel 1974 Moser era in procinto di ritornare a correre nella F1, con una Brabham BT42. Purtroppo, una settimana prima del suo ritorno nelle competizioni, il giorno dopo il suo compleanno, subì un terribile incidente mentre guidava una Lola T294 nella 1000 chilometri di Monza. Silvio Moser fu portato all’ospedale La Carità di Locarno dove morì un mese dopo, il 26 maggio 1974. Silvio Moser è sepolto al cimitero comunale di Lugano.

L’annuncio dell’incidente di Silvio Moser a Monza.
Fonte: Giornale del Popolo, 26.4.1974

La vedova di Moser, la signora Rosy Macconi, riuscì poi negli anni novanta a riacquistare la Bellasi F1-70. Da allora la vettura viene appassionatamente rimessa in sesto da Beat Schenker.

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