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La tragica storia della baronessa Maud Thyssen: amore, lusso e una caduta fatale

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Nel caleidoscopio dell’alta società europea presente nel locarnese degli anni 1930 (vedi i nostri contributi Remarque: Peter Franz RemarkIlse Zambona) poche storie racchiudono tanta passione, tragedia e mistero quanto quella dell’affascinante baronessa Maud Thyssen. Una vicenda che sembra uscita da un romanzo d’appendice, ma che si consumò realmente tra i salotti dell’aristocrazia europea e le strade assolate dell’Ampurdán catalano, terminando in un grave incidente stradale che avrebbe cambiato per sempre il corso di una vita fino a quel momento perfetta.

Da venditrice d’arte a baronessa

Maud non nacque con un cucchiaio d’argento in bocca. Il suo vero nome era Else Zarske, un’umile ragazza ungherese nata nel 1909 che, dopo un primo matrimonio con un sergente berlinese, aveva cambiato il suo nome in Maud Feller. Lavorava come venditrice in una galleria d’arte a Berlino, dove la sua bellezza e il suo acume negli affari non passarono inosservati.

Una rara immagine di Heinrich von Thyssen con Maud Feller Thyssen. Fotografia probabilmente presa attorno agli anni 1932. Fonte: Papageno.hu

Fu proprio in questa galleria che incontrò Heinrich von Thyssen, magnate tedesco dell’acciaio, che si era appena separato dalla moglie Margit Bornemisza. Nonostante i 34 anni di differenza, il barone si innamorò perdutamente della giovane e affascinante bionda, che non solo gli dava consigli sull’arte, ma lo incoraggiò anche ad acquistare Villa Favorita a Lugano, che sarebbe diventata la sede della sua impressionante collezione d’arte.

Nel 1932, all’età di 24 anni, Else divenne la baronessa Maud Thyssen. Da quel momento, il suo mondo cambiò radicalmente: circondata da opere d’arte inestimabili, gioielli favolosi e milioni a disposizione, la giovane baronessa viveva tra Parigi e Lugano, dedicandosi al restauro e all’arredamento della Villa Favorita. Ma sotto la superficie dorata di questa vita lussuosa, la noia iniziava a farsi strada.

Villa Favorita a Lugano-Castagnola di proprietà della famiglia Von Thyssen-Bornemisza.

Il legame con Erich Maria Remarque

Maud Thyssen viveva appunto a Lugano presso la Villa Favorita. Fu presente più volte ad Ascona, in particolare a Porto Ronco, dato che Erich Maria Remarque aveva comperato nel 1931 una villa, chiamata Casa Monte Tarabor. La testimonianza più eloquente della presenza di Maud Thyssen è rimasta in una importante fotografia scattata dalla famosa fotografa Marianne Breslauer, amica della fotografa svizzera Annemarie Schwarzenbach, nipote del Generale Wille e cugina di James Schwarzenbach.

Maud von Thyssen ripresa ad Ascona nel 1934 dalla fotografa Marianne Breslauer.

Un’importante testimonianza sull’emancipazione della donna in un contesto europeao che si stava modificando a causa dell’avvento del nazi-fascismo. È anche probabile che Heinrich von Thyssen avesse un contatto diretto con Erich Maria Remarque, dato che entrambi erano collezionisti d’arte, Remarque in particolare di opere impressioniste.

L’incontro fatale con il principe cacciatore di dote

Durante un viaggio in Germania, Maud conobbe il sedicente principe georgiano Alexis Mdivani (1908-1935), dal fascino irresistibile. Ciò che la baronessa probabilmente non sapeva era che Alexis era un esperto “cacciatore di dote”, specializzato nel conquistare e sposare donne immensamente ricche. La sua ultima “preda”, Barbara Hutton ereditaria della famiglia Woolworth, l’aveva riempito di soldi dopo il loro divorzio nel 1935.

Barbara Hutton (1912-1979) fu un’ereditiera americana nota come “la povera piccola ragazza ricca”. Nonostante l’immensa ricchezza, ebbe una vita travagliata con sette matrimoni falliti, incluso quello con il principe Mdivani e l’attore Cary Grant. Divenne famosa per le sue stravaganze, come la costruzione di residenze di lusso in Messico e Marocco, ma si dedicò anche alla filantropia durante la Seconda Guerra Mondiale. Fonte: Wikipedia

Tra Alexis e Maud nacque una passione travolgente. Insieme decisero di concedersi una fuga romantica a Mas Juny, tenuta nell’Ampurdán nei pressi di Girona (Spagna) appartenente al pittore José María Sert, che aveva sposato una delle sorelle di Alexis, Isabelle (soprannominata Roussy). La tenuta era diventata un ritrovo dell’élite artistica e mondana dell’epoca, frequentata da personalità del calibro di Salvador Dalí, Marlene Dietrich e Coco Chanel.

Rara immagine del “principe” Alex Mdivani. Alexis Mdivani (nato il 7 febbraio 1908 a Tbilisi; morto il 1 agosto 1935 a Palamós, Spagna) era il più giovane di cinque fratelli, soprannominati dalla stampa i “Marrying Mdivanis” (i Mdivani sposatori), e un giocatore di polo di successo. Divenne famoso nel 1933 grazie al suo matrimonio con l’ereditiera dei grandi magazzini Barbara Woolworth Hutton.Fonte: Georgian Journal

In questo scenario di lusso bohémien, Maud e Alexis si abbandonarono alla passione, lontani dagli occhi indiscreti e dai vincoli matrimoniali. Ma la loro idilliaca fuga fu bruscamente interrotta da una telefonata che avvisava Maud del ritorno improvviso di suo marito nella loro casa di Parigi.

Il tragico incidente dell’Ampurdán nei pressi di Barcellona

Presa dal panico, Maud preparò frettolosamente i bagagli, mise i suoi preziosi gioielli in una valigetta di coccodrillo e si precipitò fuori per prendere un treno che la portasse a Parigi prima che il marito potesse scoprire la sua assenza. Alexis, al volante della sua Rolls Royce Phantom II Continental (regalo dell’ex moglie Barbara Hutton), sfrecciava a tutta velocità verso la stazione di frontiera di Port-Bou, nella regione della Costa Blanca.

A 140 chilometri all’ora, lungo le strade tortuose dell’Ampurdán, l’inevitabile accadde. L’auto perse il controllo e si schiantò contro un albero nel comune di Albons. Alexis morì sul colpo, con il cranio fracassato. Maud, sbalzata fuori dall’abitacolo, si schiantò al suolo riportando ferite gravissime: il cranio fratturato, entrambe le gambe rotte, la lingua spezzata e il viso irrimediabilmente sfigurato.

L’incidente che costò la vita al sedicente principe Georgiano Alexis Mdivani e che sfigurò perennemente Maud Thyssen.

Fu un bambino del posto a dare l’allarme. Gli abitanti di Albons, poco abituati alle auto di lusso e agli incidenti stradali, si radunarono subito attorno al relitto della Rolls, chiedendosi chi fossero quei passeggeri tanto eleganti quanto misteriosi. I pettegolezzi corsero veloci e ben presto sui giornali locali si parlava di “un principe con le scarpe bianche e una baronessa senza mutandine”.

Il mistero dei gioielli scomparsi

Mentre Maud lottava tra la vita e la morte in una clinica di Girona, un altro mistero si aggiungeva alla tragedia: la valigetta contenente i suoi gioielli, del valore di 2,8 milioni di franchi, era scomparsa dal luogo dell’incidente. Il barone Thyssen, nonostante l’umiliazione, si trasferì in un hotel vicino alla clinica e sporse denuncia per il furto, ma i preziosi non furono mai ritrovati.

Curiosamente, negli anni successivi, alcuni contadini della zona iniziarono ad ampliare le loro proprietà e a prosperare in modo sospetto. Lo scoppio della guerra civile spagnola mise fine alle indagini e impedì eventuali arresti, lasciando il mistero dei gioielli irrisolto fino ai giorni nostri.

Un destino segnato dalle cicatrici

Dopo settimane di agonia, Maud sopravvisse all’incidente, ma ne uscì profondamente segnata. Le ferite fisiche guarirono, ma il suo volto rimase deturpato dalle cicatrici, nonostante i numerosi interventi di chirurgia estetica a cui si sottopose. La bellezza che l’aveva resa celebre era ormai solo un ricordo.

Anche la sua vita sociale e finanziaria subì un tracollo. Il barone Thyssen, incapace di superare l’umiliazione dell’adulterio così pubblicamente esposto, divorziò da lei nel 1937. Senza più il titolo, i soldi e la bellezza che l’avevano definita, Maud tentò invano di citare in giudizio i fratelli di Alexis, ma non ottenne nulla.

Tornò persino nel villaggio catalano per cercare i suoi effetti personali e visitare la tomba del suo amante, il principe che l’aveva sedotta e portata alla rovina. La sua storia, un tempo brillante e invidiabile, si era trasformata in una parabola sulla fugacità della bellezza e della fortuna. Maud oramai rimasta con il cognome Feller prese domicilio a Zurigo, nella quale città mori nel 1977.

 

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