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The Swiss Connection: l’attestato d’indigenza secondo Frederick Forsyth

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Insubrica Historica oltre ad essere un Blog è anche una modesta casa editrice. Abbiamo molto rispetto per chi scrive, e con tanto piacere e interesse dedichiamo questo contributo all’autore Frederick Forsyth, maestro del thriller internazionale scomparso il 9 giugno 2025.

Frederick Forsyth CBE (25 agosto 1938, Ashford, Kent, Inghilterra — 9 giugno 2025, Jordans presso Beaconsfield, Buckinghamshire) è stato uno scrittore britannico e autore di bestseller, i cui oltre 20 romanzi di spionaggio sono stati tradotti in numerose lingue e più volte portati sullo schermo. Il suo esordio letterario avvenne nel 1971 con Il giorno dello sciacallo, romanzo che lo consacrò al successo internazionale. Fonte: Wikipedia

Un autore molto conosciuto per chi è nato nel ventesimo secolo. Quante notti e weekend abbiamo passato a leggere e studiare i suoi capolavori. Un abile maestro che ha creato nelle sue opere un universo letterario in cui la Svizzera ha svolto spesso un ruolo ricorrente e cruciale. Durante la sua carriera durata oltre cinque decenni e più di 20 romanzi, Forsyth si è rivolto ripetutamente alla Svizzera sia come ambientazione che come simbolo. Il suo ritratto della nazione alpina rivela molto su come questo paese presumibilmente neutrale funzionasse nel mondo oscuro dell’intrigo internazionale durante la Guerra Fredda e oltre.

John le Carré (1931-2020) aveva studiato Germanistica nel 1949-1950 a Berna. Fonte: Wikipedia.

A differenza di John Le Carré, altro maestro britannico del genere spionistico che vantava un profondo legame personale con la Svizzera avendo studiato all’Università di Berna, Frederick Forsyth non aveva vissuto esperienze dirette nel nostro paese. La sua prospettiva sulla Confederazione nasceva piuttosto dalla sua lunga carriera come corrispondente di guerra internazionale, durante la quale aveva vissuto in prima persona conflitti come la guerra civile del Biafra in Nigeria. Fu proprio questa visione globale degli intrighi internazionali, maturata sul campo in zone di crisi, a fornirgli gli strumenti per delineare con precisione il ruolo della Svizzera come vedremo in questo breve contributo.

Immagini delle proteste a Zurigo contro la Waffenfabrik Oerlikon di Emil G. Bührle. Bührle aveva fornito armi al governo della Nigera impegnato nelle vicende belliche della regione secessionistica del Biafra. Fonte: Wikipedia.

La rappresentazione della Svizzera da parte di Forsyth, sebbene drammatizzata per scopi thriller, si è spesso rivelata notevolmente profetica. La sua descrizione delle banche svizzere che custodivano l’oro nazista in Dossier Odessa ha preceduto di decenni le principali indagini e accordi degli anni ’90. La sua presentazione della Svizzera come centro per il commercio di armi e la logistica mercenaria rifletteva genuine realtà della Guerra Fredda che da allora sono state documentate dagli storici. Il background dell’autore come corrispondente estero e la sua precisa metodologia di ricerca significavano che la sua Svizzera fittizia spesso catturava verità scomode.

Il ruolo della Svizzera: storici come Uki Goñi documentano che la Svizzera rappresentò, nel dopoguerra, una delle principali stazioni di transito per le alte cariche delle SS in fuga, al pari del Vaticano. Con la consapevolezza e la tolleranza delle autorità svizzere, numerosi responsabili di crimini di guerra riuscirono a varcare il confine verso l’Italia con passaporti falsi, proseguendo da lì il loro viaggio verso altre destinazioni.

La Svizzera come Rifugio Bancario. Nell’opera più celebre di Forsyth, Il giorno dello sciacallo (1971), la Svizzera appare come l’archetipico rifugio bancario per coloro che operano al di fuori della legge. Il misterioso assassino del romanzo, conosciuto solo come “lo Sciacallo”, mantiene conti bancari svizzeri numerati per custodire i proventi del suo lavoro mortale. Questo dettaglio, menzionato quasi casualmente, stabilisce la Svizzera come l’infrastruttura finanziaria del mondo criminale internazionale—un luogo dove il denaro può scomparire in conti anonimi, senza fare domande.

Questa rappresentazione non era pura finzione. Quando Forsyth scrisse Lo Sciacallo, il segreto bancario svizzero era al suo apice. Le leggi bancarie del paese, codificate nel 1934, rendevano reato penale per i banchieri rivelare informazioni sui clienti. Per i lettori di Forsyth negli anni 1970, l’idea di un assassino professionista che utilizzava conti svizzeri sarebbe sembrata del tutto plausibile, persino scontata.

Jean Ziegler (nato il 19 aprile 1934 come Hans Ziegler a Thun, con diritto di cittadinanza a Berna e Ginevra) è un sociologo, politico e autore svizzero di saggi e romanzi. Dal 1967 fino alla sua mancata rielezione nel 1983, e nuovamente dal 1987 al 1999, ha rappresentato il Canton Ginevra in seno al Consiglio nazionale per il Partito Socialdemocratico svizzero. Fonte: Wikipedia

La Connessione Odessa. Nessun romanzo di Forsyth esplora le ambiguità morali della Svizzera più approfonditamente di Dossier Odessa (1972). Il thriller si concentra su un giornalista che insegue un ex comandante di campo di concentramento delle SS nella Germania Ovest degli anni 1960, scoprendo una rete chiamata ODESSA che protegge gli ex nazisti. La Svizzera figura in modo prominente come canale per l’oro nazista e rifugio per i beni dei criminali di guerra.

Il tempismo di Forsyth fu profetico. Mentre scriveva narrativa sull’oro nazista custodito dalle banche svizzere, la controversia nel mondo reale sul ruolo della Svizzera durante la guerra era ancora largamente dormiente. Non sarebbe esplosa nella coscienza pubblica fino agli anni ’90, quando le indagini rivelarono che le banche svizzere avevano effettivamente detenuto conti dormienti appartenenti alle vittime dell’Olocausto ed erano state riluttanti a restituire i beni ai sopravvissuti o ai loro eredi.

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La rappresentazione della Svizzera da parte dell’autore in Dossier Odessa presenta il paese come moralmente compromesso, una nazione la cui famosa neutralità mascherava la volontà di trarre profitto dalla sofferenza altrui. Il sistema bancario svizzero appare non come un fornitore di servizi neutrale ma come un facilitatore attivo del male, permettendo ai criminali di guerra di godere dei loro guadagni illeciti in tutta comodità.

Il medico del campo Josef Mengele, fotografato ad Auschwitz nel 1944. Attorno al 1960 si trovava brevemente in Svizzera. Il figlio studiava Diritto all’università di Ginevra. Fonte: Wikipedia.

Oggi sappiamo che la Svizzera, dopo il conflitto, fornì rifugio a più riprese a personaggi politici e ufficiali nazisti. La lista è molto lunga: dal colonnello delle SS Eugen Dollmann, che si trovava a Lugano sotto falsa identità, al dottor Rajkowitsch, stretto collaboratore di Eichmann, fino a Josef Mengele, il famigerato medico dei campi di sterminio, che soggiornò a Kloten. Molti altri tedeschi e nazisti trovarono rifugio anche nel Locarnese. Si tratta di un passato equivoco, le cui responsabilità ricadono non tanto sulle autorità cantonali quanto piuttosto su quelle federali. Una mancanza di sensibilità umana che lascia sicuramente un gusto amaro nella storia recente della Confederazione.

Stralcio dell’interrogazione del Consigliere Nazionale PS Jean Ziegler fatta nel 1999 al Consiglio Federale. Fonte: Parlament.ch

Il Mercato dei Mercenari. In I mastini della guerra (1974), la Svizzera assume ancora un altro ruolo: il centro logistico per le operazioni mercenarie. Il protagonista di Forsyth, Cat Shannon, viaggia ripetutamente tra Londra, Parigi, Belgio, Germania e Svizzera mentre pianifica un colpo di stato nella fittizia nazione africana di Zangaro (in realtà lo stato del Belize in Centro America). La Svizzera serve come nodo cruciale in questa rete—un luogo dove si negoziano affari di armi, si trasferiscono fondi e si svolgono incontri lontano da occhi indiscreti.

Scena del film “Dogs of War” con Christopher Walken e Tom Berenger. La Svizzera compare sia nel romanzo che nel film principalmente come infrastruttura finanziaria: conti segreti che consentono finanziamenti non tracciabili, nonché come parte della rete europea di contrabbando di armi. Nel racconto essa è meno una location fisica che un elemento strutturale che rende possibile l’intera operazione. Fonte: Frame Rated

Il romanzo ritrae la Svizzera come una zona grigia dove legalità e illegalità si confondono. È un paese che fa poche domande purché vengano compilati i moduli appropriati e pagate le giuste commissioni. Questa Svizzera non è né buona né cattiva ma supremamente pragmatica—un luogo dove gli affari sono affari, che si tratti di esportazioni di cioccolato o di rovesciare governi.

L’ampia ricerca di Forsyth per il romanzo, che presumibilmente includeva preparativi effettivi per un colpo di stato in Guinea Equatoriale, conferisce alla sua rappresentazione del ruolo della Svizzera nel commercio internazionale di armi un’autenticità inquietante. Il paese appare come un facilitatore essenziale della violenza, il tutto mantenendo la sua immagine di neutralità pacifica.

Gianni Varrone, l’ingegnere e direttore tecnico ticinese di Ferdinand Porsche

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La Ginevra del Quarto Protocollo. Il quarto protocollo (1984) prende il titolo da un’aggiunta segreta fittizia al Trattato di Non Proliferazione Nucleare, presumibilmente negoziata a Ginevra. Qui, la Svizzera appare nel suo ruolo internazionale più familiare: l’ospite di negoziati diplomatici cruciali. Eppure Forsyth sovverte questa immagine rendendo Ginevra il luogo di nascita di un protocollo così segreto che la sua stessa esistenza viene negata—e così pericoloso che la sua violazione potrebbe scatenare una guerra nucleare.

Questa rappresentazione riflette la natura duale della Svizzera nell’opera di Forsyth. In superficie, è il rispettabile ospite di organizzazioni internazionali, dalla Croce Rossa a varie agenzie ONU. Sotto quella superficie, tuttavia, si trova un mondo di accordi segreti, agende nascoste e compromessi pericolosi. Ginevra diventa non solo una città di diplomatici ma una città di segreti.

Kampfzone Ossola: Der Widerstand an der Schweizer Südgrenze 1943–1945

Das Buch «Kampfzone Ossola» beleuchtet die Rolle der Schweiz – insbesondere des Tessins und des Wallis – im Widerstandskampf an der Südgrenze während der letzten Kriegsjahre 1943–1945. Es zeigt, wie die Schweizer Neutralität in der Praxis weit mehr war als blosses Abseits­stehen: Durch die Aufnahme von Flüchtlingen und die Unterstützung der Partisanen im Ossolagebiet wurden Tausende Menschenleben gerettet. 80 Jahre danach schliesst das Werk eine Lücke in der Schweizer Geschichtsschreibung und liefert einen wichtigen Beitrag zur laufenden parlamentarischen Debatte um die Rehabilitierung jener Schweizerinnen und Schweizer, die den Widerstand in Norditalien unterstützten.

Più Informazioni

Schemi nel Ritratto Svizzero di Forsyth. Attraverso i suoi romanzi, emergono particolari schemi ricorrenti nel trattamento della Svizzera da parte di Forsyth. Prima di tutto, la Confederazione assume il ruolo di facilitatore: raramente appare come location primaria per l’azione ma piuttosto come attore di supporto essenziale. È il luogo dove si nasconde il denaro, si concludono affari nell’ombra e si elaborano piani criminali. Il paese funziona come l’infrastruttura invisibile ma necessaria del mondo dei thriller, un ingranaggio indispensabile nella macchina dell’intrigo internazionale.

La Svizzera di Forsyth incarna inoltre una peculiare forma di neutralità morale: non è attivamente malvagia ma si mostra disposta a facilitare quasi qualsiasi attività per il giusto prezzo. Questa neutralità non deriva da principi etici elevati ma da un pragmatismo calcolatore, dove il profitto prevale sempre sull’etica. Nel mondo narrativo di Forsyth, i professionisti del crimine—assassini, mercenari, spie—gravitano naturalmente verso la Svizzera, ritratta come un paese che comprende il valore della discrezione e apprezza la competenza professionale più della rettitudine morale.

Infine, sotto la placida superficie alpina, Forsyth rivela costantemente strati di corruzione, compromesso e complicità. La sua Svizzera non è mai quello che appare: dietro l’immagine di montagne incontaminate e ordine perfetto si celano sempre segreti più oscuri, una realtà sotterranea che contraddice radicalmente la facciata di rispettabilità che il paese proietta al mondo.

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Conclusione. Il ritratto letterario della Svizzera di Frederick Forsyth rivela tanto sui bisogni del genere thriller quanto sulla Svizzera stessa. La sua Svizzera è una finzione necessaria—un luogo dove le regole normali non si applicano del tutto, dove il denaro può essere riciclato con la stessa efficienza del bucato, e dove la neutralità fornisce copertura per attività che sarebbero impossibili altrove. Non è un caso che Jean Ziegler scrisse il famoso libro: La Svizzera lava più bianco.

Eppure la narrativa di Forsyth spesso anticipava i fatti. La sua rappresentazione della complicità svizzera nel nascondere l’oro nazista, facilitare il commercio di armi e consentire la criminalità internazionale attraverso il segreto bancario si è rivelata scomodamente accurata. Nel creare una Svizzera che serviva le esigenze delle sue trame, Forsyth ha anche creato uno specchio che rifletteva aspetti genuini del ruolo del paese nel mondo del dopoguerra.

Per i lettori dei thriller di Forsyth, la Svizzera è rimasta fissa nell’immaginazione come una nazione bella ma moralmente ambigua—un luogo di montagne incontaminate e denaro sporco, di organizzazioni umanitarie e conti nascosti. Questa Svizzera letteraria, parte realtà e parte convenzione thriller, rimane una delle creazioni più durature di Forsyth, uno sfondo essenziale per le sue storie quanto gli assassini, le spie e i mercenari che vi si muovevano attraverso.

Alla fine, la Svizzera di Forsyth si erge come testimonianza del potere della narrativa popolare di plasmare le percezioni. Attraverso i suoi thriller meticolosamente ricercati, ha creato un’immagine della Svizzera che, sebbene semplificata e drammatizzata, ha catturato verità essenziali sul ruolo del paese durante la Guerra Fredda. È un’immagine che perdura nell’immaginazione pubblica molto dopo la fine della Guerra Fredda, un promemoria che nel mondo dell’intrigo internazionale, anche la neutralità ha il suo prezzo.

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