Giovedì 26 marzo 2026, la sala patriziale di Lodrino accoglie un appuntamento che merita attenzione ben oltre la cerchia degli appassionati di storia militare. L’Associazione fortificazioni LONA organizza la propria assemblea annuale e, in quella sede, il colonnello di Stato Maggiore Generale Francesco Piffaretti terrà una conferenza dal titolo Il “Fronte Sud” nella seconda guerra mondiale 1939–1945. L’inizio è fissato per le ore 17.45.
Per chi abita tra il Locarnese, la Vallemaggia o le valli del Verbano, la storia del confine meridionale svizzero durante la seconda guerra mondiale non è materia astratta. È la storia dei nostri nonni, dei paesi che conosciamo, di valichi e sentieri che esistono ancora oggi.
Come Insubrica Historica ha documentato nel proprio blog, il confine ticinese tra il 1943 e il 1945 era un teatro di tensioni straordinarie. In quel periodo, la Brigata Frontiera 9 aveva il compito di coprire circa 160 chilometri di confine e, in caso di attacco, di contenere l’avanzata nemica. Insubrica Historica Non si trattava di un compito semplice: le analisi strategiche dell’epoca consideravano relativamente vulnerabile il Ticino meridionale, con l’eccezione della diga di Melide, mentre il nord del cantone offriva maggiori possibilità difensive grazie alle vallate impervie e ai numerosi ponti.

Dall’altra parte del confine, la situazione era drammatica. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e l’occupazione nazista dell’Italia settentrionale, migliaia di profughi si riversarono verso la Confederazione: soldati sbandati, ex prigionieri alleati, ricercati politici, ebrei in fuga. RSI Il 18 settembre si contavano già 14’000 rifugiati in Ticino, destinati a salire a 25’000 nel giro di pochi giorni.

La serata a Lodrino percorrerà l’intero arco del conflitto dal punto di vista della difesa meridionale svizzera. Il colonnello Piffaretti si soffermerà sulle ipotesi di attacco elaborate già nel 1939, prima ancora che l’Italia entrasse in guerra, e sul piano Vercellino del 1940, che prevedeva un’offensiva italiana attraverso il Ticino. Poi la strategia del Ridotto nazionale voluta dal generale Guisan — la scelta, discussa e sofferta, di abbandonare le pianure per concentrare la resistenza sulle Alpi — e la costruzione della LONA a partire dal 1941.

La citazione che apre la locandina della conferenza dice molto sulla posta in gioco di quella stagione. Nel rapporto del Grütli del 1940, Guisan era esplicito: la missione dell’esercito era difendere il territorio nazionale, e rifiutava di eseguirla abbandonando quasi senza combattere la metà del paese. Quelle parole erano rivolte anche al Ticino.
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Il tema forse meno noto, ma storicamente rilevante, è quello degli ultimi mesi di guerra. Tra il 1944 e il 1945, con gli eserciti alleati che inseguivano i tedeschi verso nord, si prospettò concretamente il rischio che il territorio svizzero venisse attraversato senza consenso. La situazione si fece acuta nell’aprile del 1945: a Chiasso, 300 militari nazisti delle SS e della marina si ammassarono al confine ticinese e minacciarono di entrare in Svizzera con la forza pur di sfuggire alla resa. Atis Fu necessaria una lunga trattativa per evitare lo scontro armato.
La conferenza esplorerà il piano di attacco preventivo che l’esercito svizzero aveva predisposto per questi scenari estremi: un capitolo poco conosciuto, ma che mostra fino a che punto la neutralità fosse, in quei mesi, un equilibrio da difendere con le armi in mano.
Francesco Piffaretti ha ricoperto per anni il ruolo di capo dello Stato Maggiore della Divisione territoriale 3. Ha diretto le operazioni di sicurezza del World Economic Forum di Davos dal 2008 al 2017 e ha maturato una lunga esperienza nella gestione delle crisi e nella cooperazione civile-militare. La sua prospettiva combina rigore operativo e cultura storica: esattamente ciò che serve per avvicinarsi a un tema come questo senza semplificazioni.
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Informazioni pratiche
La conferenza si tiene giovedì 26 marzo 2026 alle ore 17.45 presso la sala patriziale di Lodrino. Per informazioni è possibile contattare Fulvio Chinotti via WhatsApp al numero 079 444 75 36.
Un’occasione da non perdere per chi vuole capire cosa significò, per questa regione, stare al centro di una guerra che sembrava lontana — e non lo era affatto.