Insubrica Historica ricerca anche fatti meno conosciuti che legano il canton Ticino alla vicina Italia. Nella migliore tradizione della storia insubrica vi illustriamo con questo breve la storia dei volontari ticinesi, e furono parecchi, morti per l’Italia durante la Prima guerra mondiale.
Poco più di un secolo orsono, furono circa cinquecento i ticinesi che partirono per i vari fronti bellici della Prima Guerra mondiale. Le poche notizie che sono ancora disponibili riguardano soprattutto i fronti francesi e italiani. Una situazione oggi impensabile se si guarda l’Italia. Ebbene la relazione con la vicina penisola allora era ben altra, e per lo spirito dell’italianità non furono pochi i giovani ticinesi a rimetterci la pelle.
I fratelli Enrico e Ferruccio Salvioni, figli di Carlo Salvioni
Illustri esempi di questi volontari, sono sicuramente i fratelli poco più che ventenni Ferruccio ed Enrico Salvioni, figli del professor Carlo Salvioni. Carlo Salvioni nacque a Bellinzona il 3 marzo 1858 e morì a Milano il 20 ottobre 1920. Formatosi al liceo di Lugano, dove frequentò ambienti vicini all’anarchico Mikhail Bakunin, interruppe gli studi universitari a Basilea per trasferirsi nel 1878 a Lipsia, allora uno dei centri della linguistica neogrammaticale, e divenne in seguito allievo di Graziadio Isaia Ascoli. Insegnò glottologia a Torino dal 1884 e a Pavia dal 1890, ottenendo nel 1902 la cattedra all’Accademia scientifico-letteraria di Milano; nel 1916 fu nominato socio nazionale dei Lincei.

Nel 1907 fondò e diresse il Vocabolario dei dialetti della Svizzera italiana. Dal 1912 collaborò al settimanale irredentista Adula, presa di posizione che espose il Vocabolario al rischio di una sospensione dei sussidi federali. A Bellinzona una via porta oggi il suo nome. Secondo il Salvioni ed i suoi seguaci, “…il Ticino attende il ritorno alla Madre Patria, cioè all’Italia…” Il Salvioni pagherà cara la sua devozione all’Italia, tanto che durante la Prima guerra mondiale perderà appunto due figli: Enrico, sottoufficiale morto combattendo in montagna nella zona di Cortina d’Ampezzo, e Ferruccio deceduto sul Carso di fronte a Gorizia che allora era austriaca. Ma le circostanze di entrambi decessi rimangono soprattutto dopo un secolo non chiare.
Ferdinando Ramponi, il pittore malcantonese caduto in aviazione
Una scelta simile la fece il malcantonese Ferdinando Ramponi, pittore e scultore nato a Les Abrets, in Isère, da padre ticinese e madre francese. All’inizio della guerra si arruolò come volontario EVDG nell’esercito francese, rifiutando l’assegnazione alla Legione straniera per raggiungere il 53° Battaglione dei cacciatori a piedi, insieme ad amici d’infanzia di Les Abrets.

Combatté sul fronte dei Vosgi, in particolare nei violenti scontri per l’Hartmannswillerkopf nel gennaio 1915, dove fu ferito e decorato con la medaglia militare il 31 gennaio 1915. Riformato dopo tre ferite, chiese e ottenne il trasferimento in aviazione: frequentò la scuola di tiro aereo di Cazaux fino all’8 febbraio 1916, quindi raggiunse come mitragliere l’Escadrille C 64 il 29 febbraio. Il 12 luglio 1916 fu citato all’ordine del giorno per il coraggio dimostrato in due bombardamenti a lunga distanza oltre le linee tedesche. Morì in missione il 2 settembre 1916, a bordo di un Caudron G4 abbattuto nei pressi di Saint-Soupplet-sur-Py; le circostanze esatte del decesso, forse per colpo d’arma da fuoco, forse per un colpo d’elica, restano non del tutto accertate. È sepolto nel cimitero militare di Sommepy-Tahure.

I ticinesi nell’esercito italiano durante la Seconda guerra mondiale
L’afflusso di ticinesi nell’Esercito Italiano continuò anche nella Seconda guerra mondiale. A Locarno esponenti della famiglia fascista Farinelli, la stessa che aveva ospitato Benito Mussolini durante la sua breve visita per il trattato di Locarno, furono fatti prigionieri in Africa oppure morirono nel conflitto. Altri illustri fascisti, come due nipoti dell’irredentista Elio Colombi, Mario e Luciano Colombi, combatterono per l’esercito di Mussolini. Sorprende comunque il notevole cambiamento di trattamento riservato a questi esponenti fascisti. Invece di essere imprigionati per mesi, come era il caso dei volontari Ticinesi in Spagna, venivano velocemente assolti oppure la loro condanna di tradimento alla Confederazione, veniva ridotta a poche settimane e mesi.

Il Monumento ai Caduti nel Parco dell’Ospedale Italiano di Lugano
Nel Parco dell’Ospedale Italiano di Lugano si trova il Monumento ai Caduti che ricorda il sacrificio dei soldati ticinesi ed italiani che – «obbedendo al richiamo della Patria – con patriottica fierezza» – sono morti nei conflitti che hanno segnato il XX secolo. Ogni anno nel mese di novembre si tiene una cerimonia di commemorazione delle vittime della prima guerra mondiale ed in generale di tutti i caduti di guerra alla presenza dell’Arma dei Carabinieri italiana. La maggior parte di questi volontari decedettero in circostanze poche chiare e sicuramente molto strazianti.

Ancora nel 1972 esisteva comunque in Ticino un’associazione “Sezione ex-combattenti italiani” con una forza sociale di 190 iscritti e ancor più simpatizzanti (Vedasi: Nuovo comitato degli ex-combattenti italiani in Libera Stampa 14.2.1972).