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Sydney Short: la fuga verso Brissago (aprile 1944)

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Il 2 febbraio 1943, tra le 9.00 e le 9.30 del mattino, un caccia Spitfire della Royal Air Force venne abbattuto nei pressi di Kairouan, in Tunisia (Nord Africa). Ai comandi si trovava il pilota neozelandese Sydney Armstrong Haig Short, Flight Lieutenant del 225° Squadrone RAF. Sydney, quattordici mesi dopo, riesce con una fuga rocambolesca ad entrare in Ticino passando da Cortaccio, frazione sopra Brissago.

Sydney Short con un Hawker Hurricane Mk II della RAF. Short in tenuta da volo. Sul fianco della fusoliera è ben visibile il codice di squadriglia WU (appartenente al No. 225 Squadron RAF) affiancato dalla coccarda tricolore della Royal Air Force. Fonte: Famiglia Grant Short
Sydney Short nel 1942 con un Hawker Hurricane Mk II della RAF. Short in tenuta da volo in procinto di entrare nel cockpit. Sul fianco della fusoliera è ben visibile il codice di squadriglia WU (appartenente al 225 Squadron RAF) affiancato dalla coccarda tricolore della Royal Air Force. L’unità ricevette all’inizio del 1943 dei nuovi caccia Spitfire. Fonte: Famiglia Grant Short, Nuova Zelanda

Kairouan 1943: l’abbattimento e la prigionia ospedaliera

Il 2 febbraio 1943, Kairouan si trovava nelle retrovie dell’Asse durante la campagna di Tunisia. Snodo logistico strategico sotto il controllo della 5. Panzerarmee del generale Hans-Jürgen von Arnim, Kairouan garantiva la copertura del corridoio costiero destinato a ricongiungere le truppe tedesche a nord con la Panzerarmee Afrika di Erwin Rommel, in ritirata dalla Libia verso la linea di Mareth.

Nel cerchio verde il luogo, Kairouan, dove Sydney Short venne abbattuto in Tunisia. Fonte: Wikipedia
Nel cerchio verde il luogo, Kairouan, dove Sydney Short venne abbattuto e catturato dalla Luftwaffe in Tunisia. Fonte: Wikipedia

La situazione tattica era dominata dai recenti sviluppi al passo di Faïd, circa 80 km a sud-ovest. Fra il 30 gennaio e il 1 febbraio, la 21. Panzer-Division aveva conquistato il valico, travolgendo le difese francesi e respingendo i contrattacchi della 1ª Divisione Corazzata statunitense. Il 2 febbraio le forze dell’Asse consolidavano il controllo dei passaggi chiave della Dorsale Orientale tunisina (inclusi i settori di Faïd e Pichon), mettendo al sicuro la pianura attorno a Kairouan da incursioni nemiche. Ad ovest dei rilievi montuosi stazionavano le truppe alleate del XIX Corpo francese e del II Corpo statunitense.

Kairouan funse così da punto di raduno e perno operativo per le unità corazzate dell’Asse, ponendo le basi per le successive offensive di Sidi Bou Zid e del passo di Kasserine di metà febbraio.

L'Ossola in Guerra: La resistenza al confine sud della Svizzera 1943-1945

Il libro «L’Ossola in Guerra: La resistenza al confine sud della Svizzera 1943–1945» fa luce sul ruolo della Svizzera – in particolare del Ticino e del Vallese – nella lotta di resistenza al confine meridionale durante gli ultimi anni di guerra 1943–1945. Mostra come la neutralità svizzera nella pratica fu ben più di un semplice stare in disparte: attraverso l’accoglienza dei profughi e il sostegno ai partigiani nell’Ossola furono salvate migliaia di vite umane. A 80 anni di distanza, l’opera colma una lacuna nella storiografia svizzera e fornisce un importante contributo al dibattito parlamentare in corso sulla riabilitazione di quelle svizzere e quegli svizzeri che sostennero la resistenza nel Nord Italia.

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Ferito nell’abbattimento del suo caccia Spitfire, Short venne catturato immediatamente da due ufficiali della Luftwaffe, mentre truppe tedesche erano presenti sul terreno. Iniziò così un lungo percorso ospedaliero che lo tenne lontano da un vero e proprio campo di prigionia per oltre sette mesi. Dal 3 al 14 febbraio 1943 Short venne curato presso l’ospedale francese di Tunisi. Seguì un ricovero, dal 15 febbraio al 15 marzo, in una struttura la cui denominazione risulta di lettura difficile nel documento di archivio originale. Dal 15 marzo al 24 giugno 1943 fu ricoverato al P.G. 206, l’ospedale di Nocera (provincia Salerno); dal 25 giugno al 13 agosto passò per il P.G. (P.G. è l’acronimo per Prigione di Guerra) 207 di Milano; dal 13 agosto al 3 settembre 1943 si trovò all’ospedale di Bergamo. Questo è anche il periodo dove Milano venne pesantemente bombardata, tanto che dal Ticino si vedevano chiaramente i bagliori dei bombardamenti alleati sulla città meneghina. Solo il 4 settembre 1943 venne infine trasferito al campo P.G. 47 di Modena, dove rimase pochi giorni.

L'agosto 1943 segnò i bombardamenti più devastanti su Milano da parte della RAF. Nelle notti del 12-13, 14-15 e 15-16 agosto, tonnellate di bombe distrussero il centro storico, monumenti come il Duomo e la Scala, e uccisero centinaia di civili, piegando il morale della popolazione e accelerando la fine del fascismo. Fonte: Archivio Insubrica Historica
L’agosto 1943 segnò i bombardamenti più devastanti su Milano da parte della RAF. Nelle notti del 12-13, 14-15 e 15-16 agosto, tonnellate di bombe distrussero il centro storico, monumenti come il Duomo e la Scala, e uccisero centinaia di civili, piegando il morale della popolazione e accelerando la fine del fascismo. Fonte: Archivio Insubrica Historica

Il P.G. 47 Modena era un campo di prigionia di guerra italiano attivo dall’ottobre 1942 nella periferia di Modena. Ospitava circa 1000 ufficiali alleati, prevalentemente britannici, sudafricani e neozelandesi. Dopo l’armistizio del settembre 1943, il campo venne abbandonato e molti prigionieri fuggirono con l’aiuto della popolazione locale, prevalentemente contadina.

La fuga dal campo P.G. 47 di Modena

L’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943 sconvolse l’apparato di prigionia sulla penisola. Le guardie abbandonarono i posti, i cancelli restarono incustoditi. Il 9 settembre, cinque giorni dopo il suo arrivo, Short fuggì dal campo P.G. 47 insieme al connazionale William Duncan della Royal New Zealand Air Force e al tenente Hodges della New Zealand Expeditionary Force. I tre si nascosero per alcuni giorni nei campi nei dintorni del campo.

Il primo aiuto concreto venne da una donna di Modena, Giuseppina Franchini, residente in via Albereta. Franchini fornì ai tre fuggitivi 100 lire e abiti civili, e li accompagnò in bicicletta verso le colline a sud della città. Nel rapporto redatto dopo l’arrivo in Svizzera, Short definì questo tratto «la parte più pericolosa» dell’intera fuga.

Frazione di Serramazzoni (Modena) situata sulla provinciale per Puianello, Riccò nel 1944 si presentava ormai incentrata sul borgo di Farneta, con la chiesa di San Lorenzo e il campanile sopraelevato nel 1928. Il nucleus originario di Riccò Vecchio era ridotto a poche case sparse, soppiantato per ragioni viarie. Fonte: In Appenino Modenese
Frazione di Serramazzoni (Modena) situata sulla provinciale per Puianello, Riccò nel 1944 si presentava ormai incentrata sul borgo di Farneta, con la chiesa di San Lorenzo e il campanile sopraelevato nel 1928. Il nucleus originario di Riccò Vecchio era ridotto a poche case sparse, soppiantato per ragioni viarie. Fonte: In Appennino Modenese

Raggiunte le colline, il gruppo entrò in contatto con la famiglia di Dionigio Orvinti, residente a Riccò nel Monfestino, nel Appennino Modenese. La famiglia li ospitò con vitto e alloggio a partire dal 19 settembre 1943; un vicino, Raffaele Venturelli, contribuì all’approvvigionamento alimentare durante tutto il periodo. Nel corso dell’inverno furono tentati diversi contatti in vista di un trasferimento in Svizzera, ma la sorveglianza crescente di fascisti e tedeschi, insieme al maltempo, impedì ogni tentativo.

La situazione bellica dell’Appennino Modenese

Tra febbraio e marzo 1944, l’Appennino modenese costituiva un’area strategica cruciale per i collegamenti tedeschi e fascisti della RSI verso il fronte meridionale. La regione di Riccò, posizionata lungo la direttiva viaria verso Serramazzoni, era costantemente sorvegliata da pattuglie della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) e truppe tedesche per garantire la circolazione dei convogli.

In questi mesi la Resistenza locale muoveva i primi passi: le montagne accoglievano renitenti alla leva e prime bande partigiane intenti a compiere piccoli sabotaggi. La popolazione locale di Riccò forniva un supporto clandestino fondamentale, affrontando la crescente pressione di posti di blocco, minacce e primi rastrellamenti nazi-fascisti.

Piazza Fiume con la stazione centrale in lontananza, al centro dell'immagine. La Stazione Centrale di Milano è rialzata per superare il livello stradale cittadino, eliminando i passaggi a livello che bloccavano il traffico urbano. L'elevazione dei binari consentì di raccordare agevolmente la nuova stazione di testa alla cintura ferroviaria periferica, garantendo uno scorrimento fluido e sicuro dei treni. Fonte: Archivio Insubrica Historica
Piazza Fiume con la stazione centrale in lontananza, al centro dell’immagine. La Stazione Centrale di Milano è rialzata per superare il livello stradale cittadino, eliminando i passaggi a livello che bloccavano il traffico urbano. L’elevazione dei binari consentì di raccordare agevolmente la nuova stazione di testa alla cintura ferroviaria periferica, garantendo uno scorrimento fluido e sicuro dei treni. Fonte: Archivio Insubrica Historica

Da Modena a Cortaccio: la marcia verso il confine

La svolta arrivò in marzo. Attraverso un partigiano, il gruppo di Sydney Short entrò in contatto con un membro del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), che li raggiunse nel loro rifugio il 31 marzo 1944. La partenza per la Svizzera avvenne il 1° aprile alle 6.00 del mattino. Short, Duncan, Orvinti stesso e la guida percorsero in bicicletta il tragitto, circa 30km, fino a Modena, dove presero il treno per Milano, raggiunta all’1.00 del pomeriggio. A Milano Stazione Centrale il gruppo venne affidato a una nuova guida, con la quale ripartì alle 17.00. Arrivarono a Intra verso le 21.00 e vennero consegnati ai partigiani, che li condussero in montagna.

Copertina della "La Domenica del Corriere" che mostra le conseguenze dei pesanti bombardamenti alleati su Milano dell'agosto 1943. Fonte: Archivio Insubrica Historica
Copertina della “La Domenica del Corriere” che mostra le conseguenze dei pesanti bombardamenti alleati su Milano dell’agosto 1943. Fonte: Archivio Insubrica Historica

Come venne facilitata la fuga grazie alla Resistenza

L’attraversamento dell’Italia occupata nel 1944 da parte degli ex prigionieri alleati fu possibile grazie all’efficiente organizzazione clandestina del CLN e alle debolezze del sistema nazi-fascista.

I fuggitivi disponevano di documenti falsi d’alta qualità e viaggiavano protetti da guide esperte, che perlustravano i percorsi evitando i posti di blocco. Muovendosi all’alba in bicicletta o su treni stracolmi, si mimetizzavano tra la folla di sfollati e pendolari, rendendo difficili i controlli a campione. La combinazione tra mimetizzazione sociale, supporto della popolazione, corruzione o stanchezza dei controllori e l’uso di “case rifugio” consentì la riuscita di queste evasioni verso la Svizzera.

La Stazione Centrale intatta e senza segni di guerra, macerie o fortificazioni. Fonte: Archivio Insubrica Historica
La Stazione Centrale intatta e senza segni di guerra, macerie o fortificazioni. Sul lato destro dell’immagine – tutto in fondo – si trova l’odierno memoriale alla Shoa Binario 21. Da questo binario durante il periodo 1943-1944 partirono almeno 10 convogli ferroviari con un considerevole numero di ebrei, poi sterminati ad Auschwitz. Fonte: Archivio Insubrica Historica

Inoltre, la copertura visiva e comportamentale era studiata nei minimi dettagli: gli ex prigionieri venivano spesso fatti passare per sordomuti o sfollati del Sud per giustificare l’incapacità di parlare il dialetto locale. Le guide del CLN gestivano i passaggi di consegne nei grandi snodi come Milano Stazione Centrale con precisione, sfruttando il caos delle stazioni per ridurre al minimo i tempi d’attesa esposti. L’itinerario verso il Lago Maggiore e la Svizzera si appoggiava a una rete capillare di contatti locali come vedremo fra poco, che garantivano il superamento dei settori montani e di confine eludendo la vigilanza dei presidi fascisti e delle pattuglie tedesche.

Dettagli sulla scheda di Short Sydney custoditi presso l’istituto Parri di Milano. Con la conferma del suo passaggio attraverso la rete Bacciagaluppi e anche del continuo contatto con la rete, anche dopo la fine del conflitto. Fonte: Andrea Pisano – Fondo Bacciagaluppi, busta 5, fascicolo 21.

I passatori e la situazione al confine con il locarnese

Nello stesso periodo, autunno 1943-primavera 1944, l’area di Intra e della Val d’Ossola era attraversata da una rete organizzata di assistenza ai prigionieri alleati in fuga, coordinata dall’ingegner Bacciagaluppi per conto del Corpo Volontari della Libertà, con uno dei propri snodi all’Alpe Steppio sopra Intragna, nome in codice «Sciangai» tra i partigiani, e punti di raccolta alle stazioni ferroviarie di Caldè, Laveno, Fondotoce e Mergozzo. Le date coincidono con quelle del passaggio di Short, tanto che il rapporto redatto dal pilota Short descrive un trasferimento da Milano a Intra passando proprio da Laveno. Probabile è quindi una connessione diretta con la rete di Steppio. Lo storico locale e ricercatore Andrea Pisano di Verbania – il quale ha fatto da consulente per questo contributo – ha pubblicato un’interessante racconto per Edizioni Tararà su questa rete.

Laveno come si presentava all'inizio del 1900. Stazione ferroviaria terminale, il gruppo di Syd Short proseguì verso Verbania con il traghetto. Fonte: Archivio Insubrica Historica
Laveno come si presentava all’inizio del 1900. Stazione ferroviaria terminale, il gruppo di Syd Short proseguì verso Verbania con il traghetto. Fonte: Archivio Insubrica Historica

Il gruppo raggiunse la valle Cannobina, provenendo dall’hinterland della Val Grande, verso le 4.00 del mattino del 2 aprile, dopo una marcia notturna. Vi riposò per l’intera giornata e la notte seguente. Il 3 aprile dalla Valle Cannobina la marcia riprese a mezzogiorno e proseguì fino alle 22.00; dopo una sosta, l’ultima tappa iniziò all’1.00 di notte. Il gruppo di ex-prigionieri alleati tra i quali un civile di nazionalità inglese, raggiunse il confine verso le 5.00 del mattino del 4 aprile 1944, in località Cortaccio, sopra Brissago.

Sydney Short al centro della fotografia, Duncan primo da sinistra. Cortaccio sopra Brissago 4 aprile 1944. Il terzo da destra il passatore-partigiano italiano rimasto ignoto. Fonte: Famiglia Short, Nuova Zelanda
Sydney Short il protagonista di questo articolo, al centro della fotografia in ginocchio, Duncan William primo da sinistra. Cortaccio sopra Brissago 4 aprile 1944. Fonte: Famiglia Short, Nuova Zelanda

Le guide, riferisce Short nel suo interrogatorio, si rifiutarono di rivelare i propri nomi. Da nostre ricerche i nominativi delle sette persone entrate da Cortaccio sono i seguenti:

  • mitragliere Selby Gordon I., RAF (Royal Air Force, Inghilterra)
  • soldato semplice Abrahamse Raymond G., SAMC (South African Medical Corps)
  • soldato semplice Le Roux Nicolaas, UDF (Union Defence Force del Sud Africa)
  • capitano pilota (fligh officer) Duncan William RNZAF (Royal New Zealand Air Force)
  • caporale Vassiliou George, RASC (Royal Army Service Corps – servizio logistico dell’esercito inglese – cittadino cipriota)
  • tenente pilota Short Sydney Armstrong, RNZAF (Royal New Zealand Air Force)
  • civile Grech Antony, cittadino inglese probabilmente di origine maltese
Il probabile percorso preso da Sydney Short con cinque camerati per entrare in Ticino il 4.4.1944. Il gruppo arrivò a Cortaccio, sopra Brissago. Fonti: Archivio Insubrica Historica, Swisstopo e Ethz Pics
Il probabile percorso preso da Sydney Short con sei commilitoni per entrare in Ticino il 4.4.1944. Il gruppo arrivò a Cortaccio, sopra Brissago. Fonti: Archivio Insubrica Historica, Swisstopo e Ethz Pics

Il tratto di confine tra Cannobio e Brissago era, in quei mesi, presidiato dalla Zollgrenzschutz tedesca, un corpo di doganieri per lo più anziani, classi 1890-1900, sommariamente armati e dislocati nella zona a partire da settembre 1943. La loro presenza non rendeva il passaggio meno rischioso, anche nell’ultimo tratto verso la Svizzera. La sorte toccata ad altri fuggitivi meno assistiti da una rete organizzata, come l’ebreo Giulio Forti, arrestato alla frontiera di Valmara-Brissago nel novembre 1943 e deportato ad Auschwitz-Birkenau, dove venne ucciso il 6 febbraio 1944, indica quanto la riuscita della fuga di Short dipendesse dalla qualità e dalla continuità della catena di aiuto che lo aveva accompagnato da Modena fino al confine. Short lasciò l’internamento elvetico, principalmente nella regione di Berna nell’ottobre 1944. Nel giro di pochi mesi ritornò a volare per la Royal Air Force.

Fiche d'internamento per il capitano William Robert Duncan, anch'egli entrato il 4.4.1944 con Sydney Short in Svizzera. Fonte: AFS Berna
Fiche d’internamento per il capitano William Robert Duncan, anch’egli entrato il 4.4.1944 con Sydney Short in Svizzera. Fonte: AFS Berna
Documento d'identità per Sydney Short durante il suo internamento in Svizzera. La tessera consentiva una limitata libertà di movimento nei dintorni di Berna. Le molteplici date di proroga sul lato destro suggeriscono che il suo internamento fu prolungato almeno una volta. Questa tessera fa parte del sistema amministrativo svizzero, nello specifico per qualcuno che richiedeva sia l'internamento sia cure mediche (ricovero ospedaliero), come indicato dalla dicitura "Hospitalisierung". È interessante notare come i soldati alleati potessero muoversi liberamente, mentre i soldati tedeschi, italiani e sovietici venivano internati nei campi.Fonte: Famiglia Grant Short, Nuova Zelanda
Documento d’identità per Sydney Short durante il suo internamento in Svizzera. La tessera consentiva una limitata libertà di movimento nei dintorni di Berna. Le molteplici date di proroga sul lato destro suggeriscono che il suo internamento fu prolungato almeno una volta. Questa tessera fa parte del sistema amministrativo svizzero, nello specifico per qualcuno che richiedeva sia l’internamento sia cure mediche (ricovero ospedaliero), come indicato dalla dicitura “Hospitalisierung”. È interessante notare come i soldati alleati potessero muoversi liberamente, mentre i soldati tedeschi, italiani e sovietici venivano internati nei campi.Fonte: Famiglia Grant Short, Nuova Zelanda

English Excerpt:

On February 2, 1943, Royal New Zealand Air Force Flight Lieutenant Sydney Short was shot down near Kairouan, Tunisia. Wounded and captured by German forces, he spent seven months in Italian fascist military hospitals – in Tunis, Nocera (Salerno), Milan, and Bergamo – before being transferred to camp P.G. 47 in Modena in September 1943.

Following the Italian armistice days later, Short escaped with fellow airman William Duncan. Supported by civilian Giuseppina Franchini, they reached the Apennine village of Riccò, where the Orvinti family sheltered them through the winter.

In April 1944, the Italian Resistance National Liberation Committee (CLN) organized their evacuation. Disguised and equipped with false documents, Short and his group traveled by bicycle to Modena, by train through Milan to Laveno, by ferry to Intra, and then hiked through the Val Grande. Assisted by the partisan network linked to Engineer Bacciagaluppi, the group of seven evaders – including Short, Duncan, four other Allied servicemen, and one British civilian – crossed into neutral Switzerland at Cortaccio above Brissago on April 4, 1944. Short was subsequently interned in Switzerland, where he received medical care in Bern. He left Switzerland in October 1944 and resumed flying for the RAF a few months later.

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