Il 2 febbraio 1943, tra le 9.00 e le 9.30 del mattino, un caccia Spitfire della Royal Air Force venne abbattuto nei pressi di Kairouan, in Tunisia (Nord Africa). Ai comandi si trovava il pilota neozelandese Sydney Armstrong Haig Short, Flight Lieutenant del 225° Squadrone RAF. Sydney, quattordici mesi dopo, riesce con una fuga rocambolesca ad entrare in Ticino passando da Cortaccio, frazione sopra Brissago.

Kairouan 1943: l’abbattimento e la prigionia ospedaliera
Il 2 febbraio 1943, Kairouan si trovava nelle retrovie dell’Asse durante la campagna di Tunisia. Snodo logistico strategico sotto il controllo della 5. Panzerarmee del generale Hans-Jürgen von Arnim, Kairouan garantiva la copertura del corridoio costiero destinato a ricongiungere le truppe tedesche a nord con la Panzerarmee Afrika di Erwin Rommel, in ritirata dalla Libia verso la linea di Mareth.

La situazione tattica era dominata dai recenti sviluppi al passo di Faïd, circa 80 km a sud-ovest. Fra il 30 gennaio e il 1 febbraio, la 21. Panzer-Division aveva conquistato il valico, travolgendo le difese francesi e respingendo i contrattacchi della 1ª Divisione Corazzata statunitense. Il 2 febbraio le forze dell’Asse consolidavano il controllo dei passaggi chiave della Dorsale Orientale tunisina (inclusi i settori di Faïd e Pichon), mettendo al sicuro la pianura attorno a Kairouan da incursioni nemiche. Ad ovest dei rilievi montuosi stazionavano le truppe alleate del XIX Corpo francese e del II Corpo statunitense.
Kairouan funse così da punto di raduno e perno operativo per le unità corazzate dell’Asse, ponendo le basi per le successive offensive di Sidi Bou Zid e del passo di Kasserine di metà febbraio.
L'Ossola in Guerra: La resistenza al confine sud della Svizzera 1943-1945
Il libro «L’Ossola in Guerra: La resistenza al confine sud della Svizzera 1943–1945» fa luce sul ruolo della Svizzera – in particolare del Ticino e del Vallese – nella lotta di resistenza al confine meridionale durante gli ultimi anni di guerra 1943–1945. Mostra come la neutralità svizzera nella pratica fu ben più di un semplice stare in disparte: attraverso l’accoglienza dei profughi e il sostegno ai partigiani nell’Ossola furono salvate migliaia di vite umane. A 80 anni di distanza, l’opera colma una lacuna nella storiografia svizzera e fornisce un importante contributo al dibattito parlamentare in corso sulla riabilitazione di quelle svizzere e quegli svizzeri che sostennero la resistenza nel Nord Italia.
Ferito nell’abbattimento del suo caccia Spitfire, Short venne catturato immediatamente da due ufficiali della Luftwaffe, mentre truppe tedesche erano presenti sul terreno. Iniziò così un lungo percorso ospedaliero che lo tenne lontano da un vero e proprio campo di prigionia per oltre sette mesi. Dal 3 al 14 febbraio 1943 Short venne curato presso l’ospedale francese di Tunisi. Seguì un ricovero, dal 15 febbraio al 15 marzo, in una struttura la cui denominazione risulta di lettura difficile nel documento di archivio originale. Dal 15 marzo al 24 giugno 1943 fu ricoverato al P.G. 206, l’ospedale di Nocera (provincia Salerno); dal 25 giugno al 13 agosto passò per il P.G. (P.G. è l’acronimo per Prigione di Guerra) 207 di Milano; dal 13 agosto al 3 settembre 1943 si trovò all’ospedale di Bergamo. Questo è anche il periodo dove Milano venne pesantemente bombardata, tanto che dal Ticino si vedevano chiaramente i bagliori dei bombardamenti alleati sulla città meneghina. Solo il 4 settembre 1943 venne infine trasferito al campo P.G. 47 di Modena, dove rimase pochi giorni.

Il P.G. 47 Modena era un campo di prigionia di guerra italiano attivo dall’ottobre 1942 nella periferia di Modena. Ospitava circa 1000 ufficiali alleati, prevalentemente britannici, sudafricani e neozelandesi. Dopo l’armistizio del settembre 1943, il campo venne abbandonato e molti prigionieri fuggirono con l’aiuto della popolazione locale, prevalentemente contadina.
La fuga dal campo P.G. 47 di Modena
L’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943 sconvolse l’apparato di prigionia sulla penisola. Le guardie abbandonarono i posti, i cancelli restarono incustoditi. Il 9 settembre, cinque giorni dopo il suo arrivo, Short fuggì dal campo P.G. 47 insieme al connazionale William Duncan della Royal New Zealand Air Force e al tenente Hodges della New Zealand Expeditionary Force. I tre si nascosero per alcuni giorni nei campi nei dintorni del campo.
Il primo aiuto concreto venne da una donna di Modena, Giuseppina Franchini, residente in via Albereta. Franchini fornì ai tre fuggitivi 100 lire e abiti civili, e li accompagnò in bicicletta verso le colline a sud della città. Nel rapporto redatto dopo l’arrivo in Svizzera, Short definì questo tratto «la parte più pericolosa» dell’intera fuga.

Raggiunte le colline, il gruppo entrò in contatto con la famiglia di Dionigio Orvinti, residente a Riccò nel Monfestino, nel Appennino Modenese. La famiglia li ospitò con vitto e alloggio a partire dal 19 settembre 1943; un vicino, Raffaele Venturelli, contribuì all’approvvigionamento alimentare durante tutto il periodo. Nel corso dell’inverno furono tentati diversi contatti in vista di un trasferimento in Svizzera, ma la sorveglianza crescente di fascisti e tedeschi, insieme al maltempo, impedì ogni tentativo.
La situazione bellica dell’Appennino Modenese
Tra febbraio e marzo 1944, l’Appennino modenese costituiva un’area strategica cruciale per i collegamenti tedeschi e fascisti della RSI verso il fronte meridionale. La regione di Riccò, posizionata lungo la direttiva viaria verso Serramazzoni, era costantemente sorvegliata da pattuglie della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) e truppe tedesche per garantire la circolazione dei convogli.
In questi mesi la Resistenza locale muoveva i primi passi: le montagne accoglievano renitenti alla leva e prime bande partigiane intenti a compiere piccoli sabotaggi. La popolazione locale di Riccò forniva un supporto clandestino fondamentale, affrontando la crescente pressione di posti di blocco, minacce e primi rastrellamenti nazi-fascisti.

Da Modena a Cortaccio: la marcia verso il confine
La svolta arrivò in marzo. Attraverso un partigiano, il gruppo di Sydney Short entrò in contatto con un membro del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), che li raggiunse nel loro rifugio il 31 marzo 1944. La partenza per la Svizzera avvenne il 1° aprile alle 6.00 del mattino. Short, Duncan, Orvinti stesso e la guida percorsero in bicicletta il tragitto, circa 30km, fino a Modena, dove presero il treno per Milano, raggiunta all’1.00 del pomeriggio. A Milano Stazione Centrale il gruppo venne affidato a una nuova guida, con la quale ripartì alle 17.00. Arrivarono a Intra verso le 21.00 e vennero consegnati ai partigiani, che li condussero in montagna.

Come venne facilitata la fuga grazie alla Resistenza
L’attraversamento dell’Italia occupata nel 1944 da parte degli ex prigionieri alleati fu possibile grazie all’efficiente organizzazione clandestina del CLN e alle debolezze del sistema nazi-fascista.
I fuggitivi disponevano di documenti falsi d’alta qualità e viaggiavano protetti da guide esperte, che perlustravano i percorsi evitando i posti di blocco. Muovendosi all’alba in bicicletta o su treni stracolmi, si mimetizzavano tra la folla di sfollati e pendolari, rendendo difficili i controlli a campione. La combinazione tra mimetizzazione sociale, supporto della popolazione, corruzione o stanchezza dei controllori e l’uso di “case rifugio” consentì la riuscita di queste evasioni verso la Svizzera.

Inoltre, la copertura visiva e comportamentale era studiata nei minimi dettagli: gli ex prigionieri venivano spesso fatti passare per sordomuti o sfollati del Sud per giustificare l’incapacità di parlare il dialetto locale. Le guide del CLN gestivano i passaggi di consegne nei grandi snodi come Milano Stazione Centrale con precisione, sfruttando il caos delle stazioni per ridurre al minimo i tempi d’attesa esposti. L’itinerario verso il Lago Maggiore e la Svizzera si appoggiava a una rete capillare di contatti locali come vedremo fra poco, che garantivano il superamento dei settori montani e di confine eludendo la vigilanza dei presidi fascisti e delle pattuglie tedesche.

I passatori e la situazione al confine con il locarnese
Nello stesso periodo, autunno 1943-primavera 1944, l’area di Intra e della Val d’Ossola era attraversata da una rete organizzata di assistenza ai prigionieri alleati in fuga, coordinata dall’ingegner Bacciagaluppi per conto del Corpo Volontari della Libertà, con uno dei propri snodi all’Alpe Steppio sopra Intragna, nome in codice «Sciangai» tra i partigiani, e punti di raccolta alle stazioni ferroviarie di Caldè, Laveno, Fondotoce e Mergozzo. Le date coincidono con quelle del passaggio di Short, tanto che il rapporto redatto dal pilota Short descrive un trasferimento da Milano a Intra passando proprio da Laveno. Probabile è quindi una connessione diretta con la rete di Steppio. Lo storico locale e ricercatore Andrea Pisano di Verbania – il quale ha fatto da consulente per questo contributo – ha pubblicato un’interessante racconto per Edizioni Tararà su questa rete.

Il gruppo raggiunse la valle Cannobina, provenendo dall’hinterland della Val Grande, verso le 4.00 del mattino del 2 aprile, dopo una marcia notturna. Vi riposò per l’intera giornata e la notte seguente. Il 3 aprile dalla Valle Cannobina la marcia riprese a mezzogiorno e proseguì fino alle 22.00; dopo una sosta, l’ultima tappa iniziò all’1.00 di notte. Il gruppo di ex-prigionieri alleati tra i quali un civile di nazionalità inglese, raggiunse il confine verso le 5.00 del mattino del 4 aprile 1944, in località Cortaccio, sopra Brissago.

Le guide, riferisce Short nel suo interrogatorio, si rifiutarono di rivelare i propri nomi. Da nostre ricerche i nominativi delle sette persone entrate da Cortaccio sono i seguenti:
- mitragliere Selby Gordon I., RAF (Royal Air Force, Inghilterra)
- soldato semplice Abrahamse Raymond G., SAMC (South African Medical Corps)
- soldato semplice Le Roux Nicolaas, UDF (Union Defence Force del Sud Africa)
- capitano pilota (fligh officer) Duncan William RNZAF (Royal New Zealand Air Force)
- caporale Vassiliou George, RASC (Royal Army Service Corps – servizio logistico dell’esercito inglese – cittadino cipriota)
- tenente pilota Short Sydney Armstrong, RNZAF (Royal New Zealand Air Force)
- civile Grech Antony, cittadino inglese probabilmente di origine maltese

Il tratto di confine tra Cannobio e Brissago era, in quei mesi, presidiato dalla Zollgrenzschutz tedesca, un corpo di doganieri per lo più anziani, classi 1890-1900, sommariamente armati e dislocati nella zona a partire da settembre 1943. La loro presenza non rendeva il passaggio meno rischioso, anche nell’ultimo tratto verso la Svizzera. La sorte toccata ad altri fuggitivi meno assistiti da una rete organizzata, come l’ebreo Giulio Forti, arrestato alla frontiera di Valmara-Brissago nel novembre 1943 e deportato ad Auschwitz-Birkenau, dove venne ucciso il 6 febbraio 1944, indica quanto la riuscita della fuga di Short dipendesse dalla qualità e dalla continuità della catena di aiuto che lo aveva accompagnato da Modena fino al confine. Short lasciò l’internamento elvetico, principalmente nella regione di Berna nell’ottobre 1944. Nel giro di pochi mesi ritornò a volare per la Royal Air Force.


English Excerpt:
On February 2, 1943, Royal New Zealand Air Force Flight Lieutenant Sydney Short was shot down near Kairouan, Tunisia. Wounded and captured by German forces, he spent seven months in Italian fascist military hospitals – in Tunis, Nocera (Salerno), Milan, and Bergamo – before being transferred to camp P.G. 47 in Modena in September 1943.
Following the Italian armistice days later, Short escaped with fellow airman William Duncan. Supported by civilian Giuseppina Franchini, they reached the Apennine village of Riccò, where the Orvinti family sheltered them through the winter.
In April 1944, the Italian Resistance National Liberation Committee (CLN) organized their evacuation. Disguised and equipped with false documents, Short and his group traveled by bicycle to Modena, by train through Milan to Laveno, by ferry to Intra, and then hiked through the Val Grande. Assisted by the partisan network linked to Engineer Bacciagaluppi, the group of seven evaders – including Short, Duncan, four other Allied servicemen, and one British civilian – crossed into neutral Switzerland at Cortaccio above Brissago on April 4, 1944. Short was subsequently interned in Switzerland, where he received medical care in Bern. He left Switzerland in October 1944 and resumed flying for the RAF a few months later.