La legge che riabilita le persone punite in Svizzera per aver sostenuto la Résistance francese o la Resistenza italiana non è nata da un consenso immediato. Il percorso che ha portato all’approvazione definitiva, il 19 giugno 2026, è passato attraverso due Camere, posizioni diverse all’interno della stessa area politica e un dibattito che ha toccato questioni di fondo sul modo in cui uno Stato può, o non può, tornare sulle proprie sentenze.

Il provvedimento trae origine da un’iniziativa parlamentare depositata da Stefania Prezioso Batou nel 2021 (Affare 21.472). L’iniziativa venne ripresa dalla Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale, che ha elaborato un rapporto dettagliato a sostegno della riabilitazione. Si tratta di un caso non frequente nella prassi legislativa svizzera: una legge pensata non per disciplinare situazioni presenti, ma per intervenire retroattivamente su una memoria giudiziaria rimasta per decenni priva di un riconoscimento ufficiale. Proprio per questo motivo il dibattito parlamentare, più che sull’opportunità storica del provvedimento, si è concentrato sulla sua legittimità procedurale e sui suoi limiti.

La discussione al Consiglio nazionale. Il primo passaggio significativo si è svolto al Consiglio nazionale l’11 marzo 2026, con una discussione piuttosto ampia rispetto a quanto si registra di norma per progetti di questo tipo. A difendere la posizione della maggioranza della commissione sono intervenuti in modo particolare Simone Gianini, del Partito Liberale Radicale ticinese, e Raphael Mahaim, dei Verdi vodesi. Le loro posizioni hanno trovato l’appoggio dei gruppi parlamentari del Partito Socialista, del Partito Liberale Radicale, del Centro e dei Verdi; anche i Verdi Liberali si sono associati al sostegno.

L’opposizione è venuta unicamente dall’Unione Democratica di Centro, attraverso l’intervento di Roger Volay, deputato ginevrino. Il suo argomento merita di essere riportato perché riassume con chiarezza la posizione della minoranza contraria: secondo Volay, la Svizzera dovrebbe assumere pienamente la propria storia e le proprie decisioni, comprese quelle discutibili, senza sottoporle a revisioni periodiche e formali. Per la minoranza, insomma, il rischio non era tanto il merito della riabilitazione, quanto il principio stesso di rimettere in discussione, con un atto politico, giudizi pronunciati in un determinato momento storico.
Il passaggio al Consiglio degli Stati. Il progetto è arrivato al Consiglio degli Stati il 15 giugno 2026, con una discussione più breve rispetto a quella vista alla Camera del popolo. A presentare la proposta di legge, in nome della commissione, è stato il consigliere agli Stati Fivaz, dei Verdi. La linea contraria è stata sostenuta da Pirmin Schwander, dell’Unione Democratica di Centro, che ha articolato la propria posizione attorno a tre argomenti distinti.
Il primo riguardava la possibilità stessa di intervenire per via politica su sentenze pronunciate legittimamente da un tribunale: per Schwander, un atto legislativo non può semplicemente annullare decisioni giudiziarie prese secondo le regole vigenti all’epoca. Il secondo argomento toccava il carattere collettivo della riabilitazione: centinaia di persone sarebbero state riabilitate in blocco, senza che le motivazioni di ciascun singolo caso fossero state effettivamente verificate. Il terzo punto, infine, riguardava la valutazione storica della Resistenza stessa: secondo Schwander non si può affermare in termini generali che la Résistance o la Resistenza italiana avessero agito correttamente, poiché anche su quel fronte si erano verificati crimini di guerra.
Si tratta di tre obiezioni di natura diversa tra loro — giuridica, procedurale e storiografica — che, pur non avendo convinto la maggioranza dei due Consigli, restano testimonianza di un dibattito che non si è limitato a una contrapposizione di principio, ma ha toccato nodi concreti sul modo in cui una riabilitazione collettiva possa essere costruita senza ridurre la complessità dei singoli percorsi individuali.
Le votazioni finali. Il 19 giugno 2026 si sono svolte le votazioni finali in entrambe le Camere. Al Consiglio degli Stati il testo è stato approvato con due voti contrari, espressi da Pirmin Schwander (Svitto) e da Esther Friedli (San Gallo), entrambi dell’Unione Democratica di Centro. Si sono astenuti altri due parlamentari dello stesso partito, Germann (Sciaffusa) e Stark (Turgovia).
Al Consiglio nazionale la quasi totalità del gruppo dell’Unione Democratica di Centro ha confermato il voto contrario già espresso in marzo. A questi si sono aggiunte, in modo significativo, due voci esterne al gruppo: quella di Céline Amaudruz, di Ginevra, e quella di Paolo Pamini, ticinese. Dalle altre forze politiche rappresentate in Parlamento non sono giunti voti contrari.
Una legge approvata, un dibattito che continua. Il quadro che emerge da questi passaggi parlamentari è quello di una riforma sostenuta da una maggioranza ampia e trasversale, ma non priva di una minoranza coerente e argomentata. Le obiezioni solevate da Volay e da Schwander non si sono limitate a una difesa di principio della Resistenza punita all’epoca: hanno toccato questioni che la storiografia stessa conosce bene, dal rapporto tra giustizia e politica fino alla tentazione di leggere fenomeni storici complessi attraverso categorie troppo nette di giusto e sbagliato.
Kampfzone Ossola: Der Widerstand an der Schweizer Südgrenze 1943–1945
Das Buch «Kampfzone Ossola» beleuchtet die Rolle der Schweiz – insbesondere des Tessins und des Wallis – im Widerstandskampf an der Südgrenze während der letzten Kriegsjahre 1943–1945. Es zeigt, wie die Schweizer Neutralität in der Praxis weit mehr war als blosses Abseitsstehen: Durch die Aufnahme von Flüchtlingen und die Unterstützung der Partisanen im Ossolagebiet wurden Tausende Menschenleben gerettet. 80 Jahre danach schliesst das Werk eine Lücke in der Schweizer Geschichtsschreibung und liefert einen wichtigen Beitrag zur laufenden parlamentarischen Debatte um die Rehabilitierung jener Schweizerinnen und Schweizer, die den Widerstand in Norditalien unterstützten.
Non sorprenderebbe se la vicenda trovasse ancora un seguito sulle pagine di testate come la Weltwoche o il Nebelspalter, abituate a riprendere temi di questo tipo con un taglio polemico. Per chi si occupa di storia della regione insubrica, tuttavia, il valore di questo percorso parlamentare sta soprattutto nella documentazione che lascia in eredità: un dibattito tracciabile, passaggio per passaggio, che permette di ricostruire non solo l’esito finale — la riabilitazione approvata — ma anche le riserve, le distinzioni e gli argomenti di chi vi si è opposto.
Chi desideri approfondire la base tecnica e giuridica del provvedimento può consultare il rapporto della Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale, pubblicato nel Foglio federale (BBl 2025 3465), che ricostruisce in modo dettagliato l’iniziativa parlamentare alla base della legge e il percorso che ha portato alla sua formulazione definitiva.
L'Ossola in Guerra: La resistenza al confine sud della Svizzera 1943-1945
Il libro «L’Ossola in Guerra: La resistenza al confine sud della Svizzera 1943–1945» fa luce sul ruolo della Svizzera – in particolare del Ticino e del Vallese – nella lotta di resistenza al confine meridionale durante gli ultimi anni di guerra 1943–1945. Mostra come la neutralità svizzera nella pratica fu ben più di un semplice stare in disparte: attraverso l’accoglienza dei profughi e il sostegno ai partigiani nell’Ossola furono salvate migliaia di vite umane. A 80 anni di distanza, l’opera colma una lacuna nella storiografia svizzera e fornisce un importante contributo al dibattito parlamentare in corso sulla riabilitazione di quelle svizzere e quegli svizzeri che sostennero la resistenza nel Nord Italia.