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Locarno, 11 agosto 2026: una giornata per ricordare chi sostenne la Resistenza

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Nel giugno 2026 il Parlamento svizzero ha approvato una legge che riabilita le persone che, durante la Seconda guerra mondiale, avevano aderito alla Résistance francese e/o alla Resistenza italiana, oppure le avevano sostenute, e che per questo motivo furono punite in Svizzera. Si tratta di un provvedimento che chiude, oltre ottant’anni dopo i fatti, un capitolo rimasto a lungo ai margini della memoria nazionale: quello dei cittadini e delle cittadine svizzere che scelsero di aiutare chi combatteva l’occupazione nazifascista al di là del confine, e che per questa scelta si trovarono dall’altra parte della legge nel proprio Paese.

Cimitero di Finero (Valle Cannobina), distante due km dal confine con il locarnese, luogo di un cruento rastrellamento tedesco-fascista durante il giugno 1944, che portò all’uccisione di almeno 200 civili e partigiani.

Il Ticino, terra di frontiera per antonomasia, fu uno dei territori in cui questa contraddizione si manifestò con maggiore evidenza. Da un lato la neutralità imposta dallo Stato federale, dall’altro la prossimità quotidiana con l’Ossola, la Val d’Intelvi, le valli del Verbano e del Locarnese ma anche Varesotto, dove la guerra civile italiana e la presenza partigiana resero il confine un luogo di passaggio costante: di informazioni, di rifugiati, di armi, di medicinali, di persone. Chi su quel confine operò per sostenere la Resistenza, fornendo riparo, mezzi o semplice solidarietà, rischiò processi, multe e talvolta il carcere, in nome di una neutralità che la storiografia degli ultimi decenni ha imparato a leggere in tutta la sua complessità.

Nelly Valsangiacomo, nata nel 1967, è una storica svizzera e professoressa ordinaria di Storia contemporanea all’Università di Losanna. Specialista nello studio delle fonti audivisive, incentra le sue ricerche sulla storia dei media, della radio e della televisione, approfondendo con particolare attenzione i temi dell’italianità, delle migrazioni e delle politiche pubbliche.

 

Per lungo tempo questa vicenda è rimasta confinata ai margini della memoria ufficiale. Le condanne pronunciate dai tribunali militari svizzeri durante la guerra non furono riconsiderate nel dopoguerra, e chi aveva subito una pena per aver aiutato i resistenti francesi o italiani si ritrovò, nei decenni successivi, senza alcun riconoscimento pubblico del proprio gesto. Solo negli ultimi anni, grazie al lavoro di ricerca condotto su archivi militari, registri parrocchiali e fascicoli processuali, questa parte di storia ha cominciato a riemergere con maggiore nitidezza, portando infine all’approvazione della legge di riabilitazione nel giugno 2026.

Peter Huber, nato nel 1954, è uno storico svizzero e privat-dozent di Storia generale moderna e Storia svizzera all’Università di Basilea. Specialista di rilievo nello studio del comunismo e del Novecento, incentra le sue ricerche sulla Comintern, sulla guerra civile spagnola (i volontari svizzeri) e sulla Legione straniera.

La conferenza del mattino. Per approfondire queste pagine di storia del Ticino e della Svizzera francese, l’associazione Gruppo Memoria 1943–1945 organizza per l’11 agosto 2026 una conferenza pubblica, in programma alle ore 09:30 nella Sala della Corporazione Borghese (Google Maps), in via Ospedale 14 a Locarno.

Paul Rechsteiner, nato nel 1952, è un avvocato, sindacalista e uomo politico svizzero del Partito Socialista. Tra le figure più influenti della sinistra elvetica, è stato consigliere nazionale dal 1986 al 2011, consigliere agli Stati fino al 2022 e storico presidente dell’Unione sindacale svizzera (USS) dal 1998 al 2018.

Il programma prevede gli interventi di quattro relatori che, da prospettive diverse, hanno studiato questo periodo: la storica Nelly Valsangiacomo, che insegna tra il Ticino e Losanna e ha lavorato a lungo sui rapporti tra la Svizzera italiana e il fascismo; lo storico Peter Huber, di Ginevra, specialista della storia del movimento operaio e dei volontari svizzeri nei conflitti europei del Novecento; lo storico Raphael Rues, attivo in Ticino sui temi della frontiera insubrica e della Resistenza nell’Ossola; e l’ex consigliere agli Stati Paul Rechsteiner, di San Gallo, figura che ha seguito da vicino, anche sul piano politico, il percorso che ha portato alla legge di riabilitazione.

Simone Gianini, nato nel 1976, è un avvocato, notaio e politico svizzero del PLR (I Liberali Radicali). Consigliere nazionale per il Canton Ticino dal dicembre 2023, ha un solido background nella politica locale, essendo stato a lungo municipale e vicesindaco di Bellinzona. Nel 2025 è stato inoltre eletto presidente centrale dell’Automobile Club Svizzero (ACS).

L’incontro mira a restituire un quadro storico rigoroso ma accessibile a un pubblico ampio: non soltanto agli specialisti, ma a chiunque, in Ticino come nel resto della Svizzera, voglia comprendere come si sia arrivati, quasi un secolo dopo i fatti, a un riconoscimento istituzionale di chi aveva agito secondo coscienza in anni di occupazione, deportazioni e violenza diffusa lungo l’intero arco alpino.

Marina Carobbio Guscetti, nata nel 1966, diplomata in medicina, è una politica svizzera del Partito Socialista. Consigliera di Stato del Canton Ticino dal 2023, ha alle spalle una lunga carriera a Berna, dove è stata consigliera nazionale (presiedendo la camera nel 2018/2019) e successivamente prima donna ticinese eletta al Consiglio degli Stati.

La commemorazione al cimitero di Locarno. A seguire la conferenza si terrà una commemorazione e un omaggio, dalle ore 12:00 alle 12:30, nel Cimitero di Locarno (Google Maps). Il momento è dedicato al ricordo e al tributo verso le persone ticinesi che furono punite per aver sostenuto la Resistenza, tra le quali figura Maria Comandini, di Locarno.

La cerimonia vedrà gli interventi di Ruth Dreifuss, ex consigliera federale, di Simone Gianini, consigliere nazionale, e di Marina Carobbio, consigliera di Stato ticinese. Parleranno inoltre i familiari di Maria Comandini e Pietro Majno-Hurst, dell’Associazione Memoria 1943–1945. La moderazione della giornata è affidata a Sharon Bernardi.

Estratto della condanna alle donne locarnesi: Maria Comandini e Gabriella Antognini, colpevoli di aver dato alloggio a ex-internati partigiani italiani che ritornavano in Ossola per unirsi alla Resistenza. Fonte: Archivio Federale via Mathias Knauer

La scelta del cimitero come luogo della commemorazione non è soltanto simbolica: restituisce un nome e un volto a una storia che per decenni è rimasta confinata negli archivi della giustizia militare, tra fascicoli processuali e rapporti di polizia territoriale. Maria Comandini, come molte altre persone della regione, agì in un momento storico in cui la solidarietà verso chi combatteva il nazifascismo comportava un rischio concreto e immediato, non un gesto astratto da giudicare a distanza di tempo.

Confine di Sangue - I fatti dei Bagni di Craveggia 18-19 ottobre 1944

Edizione in italiano. Di Raphael Rues (Curatore e Autore). Vasco Gamboni, Alexander Grass, Nicola Guerini e Fiorenzo Rossinelli (Autori). CHF /EUR 15.00 Insubrica Historica, 2025.
ISBN: 978-88-3196-902-4 – Editore: Insubrica Historica Minusio

Più Informazioni

Una storia di confine, una memoria condivisa. L’iniziativa dell’11 agosto si inserisce in un percorso più ampio di riletture storiche che negli ultimi anni hanno interessato la regione insubrica: dalle vicende dei medici svizzeri impegnati nell’assistenza ai partigiani, alle interrogazioni della polizia militare svizzera nei confronti di chi attraversava il confine per ragioni politiche, fino alle più recenti cerimonie di riabilitazione tenutesi in altre località ticinesi. Si tratta di un lavoro di ricostruzione che procede per tappe, spesso a partire da fonti dirette — verbali di interrogatorio, registri parrocchiali, corrispondenza privata — e che restituisce progressivamente una mappa più precisa di chi, tra il 1943 e il 1945, scelse di stare dalla parte della Resistenza pur trovandosi su suolo neutrale.

La legge approvata dal Consiglio degli Stati nel giugno 2026 rappresenta, in questo senso, un punto di arrivo istituzionale di un processo che la ricerca storica aveva già avviato da tempo. La conferenza di Locarno offre l’occasione per misurare la distanza tra il giudizio del passato e la lettura odierna di quegli stessi fatti, e per restituire alla cittadinanza ticinese un episodio della propria storia troppo a lungo lasciato in secondo piano.

L’appuntamento è dunque doppio: alle 09:30 la riflessione storica e politica nella Sala della Corporazione Borghese, alle 12:00 il raccoglimento al Cimitero di Locarno. Due momenti distinti ma complementari, pensati per chi voglia comprendere — e non soltanto commemorare — una delle pagine meno conosciute della storia recente del Ticino.

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