Svizzera e Russia: le origini al Cremlino (XV–XVIII sec.), il primo di tre contributi dedicati alle relazioni svizzero-russe. Le relazioni tra Svizzera e Russia affondano le radici nel quindicesimo secolo. Architetti ticinesi costruiscono il Cremlino di Mosca, militari svizzeri e ticinesi servono gli zar, mentre migliaia di connazionali emigrano nell’impero russo dando vita a comunità prospere. Parallelamente, studenti e dissidenti russi trovano rifugio in Svizzera, ponendo le basi di legami culturali e politici che attraverseranno i secoli successivi. Con questo primo contributo, Insubrica Historica apre una serie di cinque articoli dedicati alla storia svizzero-russa, un rapporto sviluppatosi per lunghi tratti sotto forma di un vero e proprio connubio.

Pietro Antonio Solari e le fondamenta del Cremlino
Il primo capitolo di questa storia si apre nel 1487, quando Pietro Antonio Solari (1445–1493), maestro costruttore originario di Carona, nel Luganese, viene chiamato in Russia da Ivan III, noto come Ivan il Grande. Salito al potere nel 1462 succedendo al padre Basilio II, Ivan III si distingue come fondatore dello stato russo moderno: unifica le terre russe, libera il paese dal giogo mongolo dell’Orda d’Oro e centralizza il potere a Mosca. Il matrimonio con Sofia Paleologa lo rende erede simbolico dell’Impero Bizantino, rafforzando il mito di Mosca come “Terza Roma”.

Solari, conosciuto in Russia con il nome di Pëtr (o Piotr) Fryazin, riceve da Ivan il Grande l’incarico di costruire le mura e le torri del Cremlino di Mosca. In soli due anni erige la maggior parte delle fortificazioni, incluse le torri Borovitskaya, Konstantino-Eleninskaya, Spasskaya (la torre del Salvatore), Nikolskaya (la torre di San Nicola) e l’angolare Arsenalnaya. Il suo lavoro introduce in Russia tecniche ingegneristiche e forme architettoniche tipiche dell’Italia settentrionale rinascimentale. La parola russa “Kremlin” significa semplicemente “castello”: grazie a Solari, quel castello diventa il simbolo per eccellenza del potere imperiale russo.

Va ricordato che prima del 1803 l’abitante del territorio che oggi costituisce il Canton Ticino — quindi anche Solari — non è considerato cittadino della Confederazione, bensì suddito amministrato dai cantoni sovrani, in particolare Uri, Svitto e Untervaldo. Il suddito non possiede diritti politici né rappresentanza, poiché i territori sono suddivisi in baliaggi governati dai balivi. Solo con l’Atto di Mediazione voluto da Napoleone nel 1803 il Ticino diventa cantone sovrano e i suoi abitanti ottengono la cittadinanza cantonale.

Domenico Trezzini e la costruzione di San Pietroburgo
All’inizio del Settecento un’altra figura segna l’architettura russa: Domenico Trezzini (1670–1734), originario di Astano, nel Malcantone. Formatosi probabilmente a Roma, lavora alla corte di Federico IV a Copenaghen tra il 1699 e il 1703, occupandosi della fortificazione del porto e della ricostruzione della borsa. Nel 1703 Pietro il Grande lo chiama in Russia, dove giunge l’anno successivo per operare fino alla morte, nel 1734, come architetto in capo civile e militare della nuova capitale imperiale.

Tra le sue opere principali figurano la Fortezza dei Santi Pietro e Paolo con la monumentale Porta di Pietro, la cattedrale omonima — il cui campanile di 106 metri diventa simbolo della città — i Dodici Collegi, oggi sede della principale università di San Pietroburgo, e il Palazzo d’Estate di Pietro il Grande.

Trezzini dirige inoltre i lavori a Kronštadt, il porto principale di San Pietroburgo, pianifica interi quartieri cittadini, ideandone il sistema viario, e organizza la prima scuola di architettura in Russia, introducendo a San Pietroburgo un sobrio barocco di matrice occidentale.

Andrea Brilli, ufficiale ticinese al servizio dello zar
La componente militare occupa un posto rilevante in questa storia. Su Insubrica Historica avevamo già raccontato la vicenda di Andrea Brilli, nato a Cureglia nel 1682 (si veda il contributo Andrea Brilli: Ticino officer in the Russian Empire). Dopo aver servito negli eserciti di Francia, Svezia e Prussia, Brilli entra al servizio dell’Impero russo nel 1701. Superato l’esame militare a Mosca, compie una carriera brillante: capitano del Genio, colonnello nel 1723, generale nel 1725. Partecipa alle campagne contro turchi e tatari tra il 1736 e il 1739, contribuendo alla conquista di Azov e della Crimea. Nel 1741 diventa luogotenente generale a Riga e nel 1744 riceve l’Ordine di Sant’Alessandro Nevskij. Lascia il servizio russo nel 1751, all’età di 69 anni.

Accanto a Brilli merita di essere ricordato François Lefort, nato a Ginevra nel 1656 e morto a Mosca nel 1699, considerato il fondatore della marina russa. Al servizio di Pietro il Grande raggiunge il grado di ammiraglio e ricopre la carica di governatore di Novgorod. La sua eredità è ancora visibile oggi: a Mosca esistono il quartiere di Lefortovo e la tristemente nota prigione omonima, mentre a Ginevra una strada porta il suo nome.

Frédéric-César de La Harpe, precettore dello zar Alessandro I
Tra le figure più influenti di questo periodo si colloca Frédéric-César de La Harpe (1754–1838), politico vodese che gioca un ruolo di primo piano nella creazione della Repubblica Elvetica (1798–1803) e diventa il tutore privato dello zar Alessandro I, figlio di Paolo I e nipote di Caterina la Grande. L’educazione liberale impartita da de La Harpe si rivela determinante per l’atteggiamento favorevole che Alessandro I manterrà verso la Svizzera durante il Congresso di Vienna del 1815 e la Conferenza di Parigi del 1816, contribuendo in modo significativo alla configurazione politica dell’Europa post-napoleonica — una vicenda che approfondiremo nel prossimo contributo di questa serie.

Suvorov e la campagna alpina del 1799
Il periodo napoleonico trasforma il territorio svizzero in teatro di operazioni militari che coinvolgono direttamente le truppe russe. Il 15 settembre 1799 il feldmaresciallo Aleksandr Vasil’evič Suvorov entra in Ticino attraverso Ponte Tresa alla guida di un esercito stimato tra 14’000 e 21’000 soldati. Suvorov resta bloccato per sei giorni a Taverne, presso Lugano, in attesa di muli e rifornimenti promessi dagli alleati austriaci — il ponte-diga di Melide non esiste ancora e l’attraversamento del lago di Lugano non è agevole.

La marcia attraverso le Alpi si rivela tanto ambiziosa quanto tragica. Lasciata Taverne il 21 settembre, le truppe russe attraversano Bellinzona e Biasca fino a Giornico. Il 24 settembre si combatte la prima battaglia significativa ad Ambrì-Airolo, presso l’odierna area di Stalvedro, contro un battaglione francese: l’episodio costa la vita a 600 soldati russi.

La traversata del Gottardo, lungo il tracciato che decenni dopo sarà perfezionato dall’ingegnere Meschini nella strada della Tremola, è seguita da una seconda battaglia presso l’Urnerloch, dopo la distruzione del Teufelsbrücke. Qui le perdite russe ammontano a 900 soldati, commemorati oggi dal monumento “Gedenkkreuz”, alto 12 metri, nella Schöllenenschlucht — un monumento che, particolarità non scontata, sorge non in territorio svizzero ma russo.

Simultaneamente, tra il 25 e il 26 settembre 1799, si combatte a Zurigo la cosiddetta “Seconda Battaglia”: il generale Masséna, con almeno 5’000 soldati svizzeri nelle proprie file, sconfigge le forze austro-russe. Tra gli ufficiali russi impegnati a Zurigo figurano i colonnelli Dmitry Dmietrivich Shepelev (1771–1841) e Vasily Fedorovich Shepelev (1768–1813) i quali combatterono soprattutto nel quartire di Wipkingen.

Le colonie svizzere sul Mar Nero e l’emigrazione verso l’impero russo
Fino alla fine del regno zarista si sviluppano in Russia grandi e prospere colonie svizzere. Circa 20’000 emigrati, provenienti principalmente dalle regioni orientali di Zurigo, Turgovia e San Gallo, si stabiliscono nell’impero russo, dando vita a oltre 300 industrie di matrice elvetica. Nel 1803 vengono fondati due villaggi svizzeri sul Mar Nero, Zurichtal in Crimea e Shabo presso Odessa, testimonianza tangibile di questa diaspora.
Tra gli emigrati qualificati spicca l’architetto Domenico Gilardi (1785–1845), attivo principalmente a Mosca in stile neoclassico. Gilardi diventa una delle figure chiave incaricate della ricostruzione della città dopo l’incendio del 1812. La sua eredità sopravvive in edifici pubblici come l’Orfanotrofio di Mosca, la Casa delle Vedove, il campanile di Ivan il Grande, l’Istituto di Caterina e la Sala Vecchia dell’Università di Mosca. Ancora oggi la via Tessinskij e il ponte Tessinskij a Mosca ricordano la presenza degli artigiani ticinesi nella capitale russa.
Il flusso inverso: dissidenti e studentesse russe in Svizzera
Parallelamente all’emigrazione svizzera verso la Russia si sviluppa un movimento inverso altrettanto significativo. Turisti russi facoltosi e, soprattutto, dissidenti politici scelgono la Svizzera come rifugio: tra questi figure che segneranno la storia del Novecento, come Lenin, Stalin e Feliks Dserschinski, soggiorneranno per mesi in territorio elvetico — una vicenda al centro del secondo contributo di questa serie.

Particolarmente rilevante è il fenomeno delle studentesse russe in Svizzera. Nel 1867 Nadeschda Prokofjewna Suslowa (1843–1918) diventa la prima donna a laurearsi all’Università di Zurigo, all’epoca la facoltà universitaria con la reputazione di essere la più liberale d’Europa. A causa delle restrizioni che in Russia proibiscono l’educazione universitaria alle donne, le studentesse russe arrivano a rappresentare l’80 per cento di tutte le studentesse in Svizzera, trasformando gli atenei elvetici in centri di formazione per l’élite intellettuale femminile russa.

Jomini e la dottrina militare russa
La collaborazione svizzero-russa si estende anche al campo della teoria militare. Il barone Antoine-Henri Jomini (1779–1869), nato a Payerne, diventa uno dei più importanti teorici della guerra del suo tempo, al pari di Carl von Clausewitz. Al servizio dello zar Alessandro I — probabilmente su raccomandazione del suo educatore de La Harpe — Jomini contribuisce allo sviluppo della dottrina militare russa ed è presente alla Conferenza di Vienna del 1815, dove si adopera affinché il Canton Vaud mantenga piena autonomia dall’influenza del Canton Berna.
Un’eredità che prepara il Novecento
La storia delle relazioni tra Svizzera e Russia in epoca zarista rivela un intreccio di rapporti umani, culturali ed economici che va ben oltre la diplomazia. Architetti ticinesi costruiscono i simboli del potere russo, un educatore vodese forma la mente dello zar Alessandro I, migliaia di svizzeri costruiscono nuove vite nell’impero orientale, mentre intellettuali e dissidenti russi trovano nella neutralità elvetica un rifugio per sviluppare idee che cambieranno il corso della storia mondiale. Su queste fondamenta si costruiranno, nel secolo successivo, rapporti politici assai più turbolenti: dal Congresso di Vienna del 1815 fino alla preparazione della Rivoluzione d’Ottobre nelle città svizzere, tema del prossimo contributo di questa serie.
Principali date cronologiche
| Anno | Evento |
|---|---|
| 1487 | Pietro Antonio Solari inizia la costruzione delle mura del Cremlino di Mosca |
| 1703 | Domenico Trezzini avvia i lavori per la nuova capitale, San Pietroburgo |
| 1701–1751 | Andrea Brilli, di Cureglia, è al servizio dell’esercito russo |
| 1799 | Il feldmaresciallo Suvorov attraversa il Ticino e le Alpi svizzere |
| 1803 | Fondazione dei villaggi svizzeri di Zurichtal (Crimea) e Shabo (Odessa) |
| 1815 | Frédéric-César de La Harpe interviene al Congresso di Vienna |
| 1867 | Nadeschda Suslowa, prima donna laureata all’Università di Zurigo |