Dalle radici di Ligornetto al Movimento 22, il percorso di uno dei più importanti scultori ticinesi e svizzeri del nostro tempo, passa anche da Berna e dall’Associazione Arsi-be.ch. Non mancate la sua presentazione a Berna il martedi 16 dicembre 2025.
Incontro con l’artista Ivo Soldini – Martedi 16 dicembre 2025, ore 18:00
L’Associazione ARSI-be.ch organizza un incontro con Ivo Soldini, uno tra gli artisti svizzeri più importanti del nostro tempo. Kongresszentrum Kreuz (Saal Fischer, 1° piano)
Zeughausgasse 41, 3011 Bern. La serata sarà un’occasione unica per conoscere l’artista e confrontarsi con lui sul suo percorso creativo. Seguirà un aperitivo offerto per scambiarci gli auguri e condividere un momento di convivialità.
Nel panorama artistico ticinese e svizzero, Ivo Soldini occupa un posto di rilievo. Nato a Lugano il 9 ottobre 1951, questo scultore, pittore e disegnatore ha saputo costruire nel corso di oltre cinquant’anni di attività un corpus artistico che dialoga con la grande tradizione della scultura novecentesca, pur mantenendo una voce profondamente personale e contemporanea.

Per comprendere l’opera di Ivo Soldini occorre partire dalle sue radici. L’artista vive e lavora a Ligornetto, nella casa paterna, in un territorio che ha dato i natali a generazioni di artisti e artigiani legati al mondo delle arti. La famiglia Soldini vanta infatti legami profondi con la tradizione scultorea locale: Domenico Soldini (1809-1879) fu uomo di fiducia di Vincenzo Vela, il grande scultore risorgimentale, e curò la contabilità per la costruzione della casa-museo che sarebbe diventata il futuro Museo Vincenzo Vela. Il figlio Antonio Soldini (1839-1877) fu a sua volta uno scultore di talento.
Questo retaggio non è solo biografico ma permea l’intera opera dell’artista, che nella sua casa-atelier conserva opere dei Vela e degli antenati, in un dialogo costante tra passato e presente. Come ha scritto il critico Philippe Daverio, la collezione di Soldini è «una raccolta sentimentale, nata e alimentata dagli interessi, dalle passioni e dagli entusiasmi che hanno animato la sua vita».
Dopo il liceo cantonale a Lugano, Ivo Soldini si trasferisce a Milano per frequentare l’Accademia di Belle Arti di Brera (1972-1973), istituzione che ha formato generazioni di artisti ticinesi. Prosegue poi gli studi all’Università Statale di Milano, frequentando le facoltà di scienze politiche, lettere e storia dell’arte. Sono anni formativi, arricchiti da viaggi in Europa durante i quali visita musei e gallerie, intrecciando contatti con artisti di diversi paesi.
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È in questo periodo che Soldini entra a far parte del Movimento 22, un’esperienza che merita di essere contestualizzata. Il Movimento 22 nacque il 16 febbraio 1963 come «Associazione ticinese pittori e scultori», per iniziativa di otto artisti che si erano distaccati dalla sezione ticinese della SPSAS (Società dei pittori, scultori e architetti svizzeri): Massimo Cavalli, Bruno Morenzoni, Renzo Ferrari, Cesare Lucchini, Ubaldo Monico, Flavio Paolucci, Giovanni Genucchi e Pierino Selmoni. Nel 1970 il gruppo venne ribattezzato «Movimento 22».

L’associazione non nutriva finalità programmatiche o di tendenza: gli aderenti appartenevano agli indirizzi più diversi – dall’informale al figurativo, dalla silografia alla scultura – e nel corso del tempo la compagine si estese considerevolmente, includendo anche artisti stranieri residenti in Ticino. Fino al suo scioglimento all’inizio degli anni Ottanta, il Movimento 22 organizzò regolari rassegne collettive dei propri membri in Ticino e nella Svizzera tedesca, contribuendo a vivificare l’ambiente culturale del Cantone.
L’adesione di Soldini al Movimento 22 negli anni Settanta lo inserisce in questa tradizione di artisti indipendenti e sperimentatori, collegandolo idealmente a figure come lo scultore Giovanni Genucchi, anch’egli autodidatta e legato alla Val di Blenio, o a Pierino Selmoni, rappresentante della scultura tradizionale ticinese.

L’attività artistica di Soldini inizia nel 1973 con il disegno e la pittura. Sono anni in cui sperimenta diverse tecniche, affinando il tratto e sviluppando quella sensibilità per la figura umana che diventerà il centro della sua ricerca. Dal 1975 si dedica principalmente alla scultura, lavorando il bronzo e l’alluminio per creare opere di piccolo e medio formato.
Le produzioni plastiche degli esordi rivelano un’ispirazione classica alternata a quella naturalistica, con una vicinanza ai movimenti dell’espressionismo e dell’arte informale. I riferimenti artistici sono chiari: Marino Marini, Giacomo Manzù, Remo Rossi e, soprattutto, Alberto Giacometti. Tuttavia, fin dall’inizio Soldini elabora un linguaggio personale che si allontana progressivamente dai modelli.
Nel corso degli anni Ottanta l’attenzione si focalizza sull’interiorità, e l’espressione acquista maggiore incisività. È in questo periodo che si definiscono i motivi che caratterizzeranno l’intera produzione successiva.

Il lavoro di Soldini si inscrive nella tradizione scultorea che pone al centro la raffigurazione umana, ma con un’attenzione particolare all’indagine psicologica dell’esistenza contemporanea. Come ha scritto Riccardo Lisi, le sue sono «grandi figure maschili e femminili solcate da nervature profonde come canali dell’interiorità resi visibili».
Le Verticali: Tra i motivi ricorrenti spiccano le Verticali, figure erette che esprimono un senso di resistenza etica, di dignità umana di fronte alle avversità. Sono corpi che si oppongono alla gravità e al tempo, testimoni silenziosi della condizione umana.
Gli Inclinati: Accanto alle Verticali si collocano gli Inclinati, figure emergenti diagonalmente nello spazio. Questi corpi inclinati, tesi, in movimento esprimono l’instabilità e la precarietà dell’esistenza. È come se fossero colti nell’attimo che precede la caduta o il rialzarsi, in una tensione perenne tra cedimento e resistenza.
I Gruppi: Negli anni Novanta Soldini sviluppa i Gruppi, aggregazioni di figure che si fanno blocchi compatti, quasi erratici, rimandando ai volumi massicci dello scultore austriaco Fritz Wotruba. Con i Gruppi l’interrogazione artistica si sposta dalla sfera individuale a quella sociale: non più l’uomo solo, ma l’uomo nella comunità, nelle sue relazioni complesse e irrisolte.
Le Teste: Particolarmente significativa è la serie delle Teste, che dalla metà degli anni Novanta assumono dimensioni monumentali. Sono volti solcati da profonde scanalature, come se il pensiero e il vissuto avessero lasciato tracce visibili sulla superficie. Philippe Daverio le ha paragonate all’esercito di terracotta di Xi’an: «esseri mitici altrettanto ieratici, duemila e trecento anni dopo», che appaiono «come guardiani non del regno dei morti ma della schiera degli umani».

Soldini ha scelto il bronzo come materiale privilegiato per la maggior parte dei suoi lavori. È una scelta significativa: il bronzo è un materiale non facile, costoso, che richiede una lavorazione lunga e graduale. Ma è anche il materiale della grande tradizione scultorea, capace di trattenere la luce e di dialogare con il tempo.
Le superfici dei bronzi di Soldini non sono mai lisce: sono attraversate da solchi, striature, increspature che catturano la luce creando giochi di ombre sempre diversi. L’inquietudine interiore delle figure si manifesta in queste superfici «espressive e zerfurchte» (scavate), che traducono nel linguaggio della materia l’irrequietezza dell’animo.

Accanto alla scultura, Soldini ha sempre coltivato il disegno e la pittura. Nei disegni emerge la volontà di formalizzare la figura attraverso linee nere creatrici, con un tratto inquieto e vorticoso. Nei dipinti, legati al neoespressionismo, il tema prende vita attraverso una gestualità potente e una forte componente cromatica.
Negli anni recenti Soldini ha realizzato numerose opere monumentali per spazi pubblici, stabilendo un dialogo diretto con il territorio e con i fruitori non specialisti dell’arte. Tra le principali:
- Monumento alla Resistenza a Cesate, Milano (1990)
- Omaggio a Borromini a Bissone (1999)
- Rotazioni in Largo Elvezia a Bellinzona (2005)
- Tre grandi verticali al Parco Seerosen a Horgen (2009)
- Grande testa in Piazza Municipio a Paradiso (2009)
- Zig-Zag a Castione (2023), scultura di oltre otto metri
- Percorso culturale intercomunale da Locarno a Tenero-Contra (2025), con dodici sculture
Queste opere monumentali permettono un incontro diretto e immediato con l’arte, superando quella diffidenza che spesso caratterizza il rapporto del pubblico con l’arte contemporanea negli spazi istituzionali.
Uomo curioso e appassionato, Ivo Soldini non è solo artista ma anche collezionista. La prima opera della sua raccolta fu un ritratto di Jean Corty, acquistato quando era ancora al liceo. Da allora la collezione è cresciuta attraverso acquisti e scambi tra artisti, fino a comprendere opere che spaziano dai Vela a Marino Marini. Nel 2005 ha donato settanta opere al Cardiocentro di Lugano, mentre nel 2017 ha esposto la sua collezione alla Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate.

A oltre cinquant’anni dall’inizio della sua attività, Ivo Soldini continua a lavorare nel suo atelier di Ligornetto, nella casa paterna dove convivono le opere degli antenati e le sue creazioni. Come scrisse un critico, «il mestiere dello scultore è oggi più che mai un gioco difficile da portare a termine. L’illusione delle astrazioni ha consentito nel secolo scorso un affascinante percorso della forma e della fantasia. Tornare alla figura non fu affatto cosa semplice; sembrava che tutto fosse già stato detto. Eppure la scommessa di Ivo Soldini continua ad affascinare».
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È una scommessa che affonda le radici nella tradizione – quella familiare, quella del Movimento 22, quella della grande scultura novecentesca – ma che guarda al presente con occhi attenti e inquieti, traducendo in bronzo le tensioni e le speranze dell’esistenza contemporanea.