Insubrica Historica ha già dedicato due contributi alla figura di Eric Maria Remarque: uno sul padre Peter Franz Remark, l’altro sulla vicenda di Ilse Zambona e la persecuzione nazista in Ticino. In vista della conferenza del 25 settembre 2026 a Ronco sopra Ascona, questo nuovo articolo allarga lo sguardo al network di relazioni che Remarque costruì attorno a Casa Monte Tabor durante il suo primo soggiorno svizzero, fra il 1930 e l’esilio americano del 1939.
Nell’agosto del 1931, su consiglio della sua compagna Ruth Albu — che intuiva quanto la situazione politica in Germania stesse precipitando — Eric Maria Remarque acquistò Casa Monte Tabor a Porto Ronco, una villa sulla riva occidentale del Lago Maggiore, fra Ascona e Brissago. Due anni prima, la pubblicazione di Im Westen nichts Neues lo aveva reso uno degli autori più celebri al mondo: tre milioni e mezzo di copie vendute in diciotto mesi, un adattamento cinematografico hollywoodiano che vinse l’Oscar nel 1930. Remarque era ricco, famoso e scomodo. Quella villa sul lago sarebbe diventata, nel giro di pochi mesi, il suo rifugio obbligato.
La storia di Peter Franz Remark, padre di Eric Maria Remarque
Continuamo la nostra serie di contributi sulla figura di Eric Maria Remarque concentrandoci questa volta sulla figura del padre di Remarque, ovvero Peter Franz Remark. Come sulla prima moglie di Remarque non…
Il 29 gennaio 1933, un giorno prima della nomina di Hitler a cancelliere, Remarque lasciò Berlino per la Svizzera. Non vi sarebbe più tornato. Il 10 maggio dello stesso anno, su iniziativa di Joseph Goebbels, i suoi libri vennero bruciati pubblicamente e banditi dal territorio del Reich. Nel luglio 1938, la cittadinanza tedesca gli fu revocata. Quella che era cominciata come una scelta residenziale di un autore di successo si era trasformata in un esilio forzato.
Il decennio che Remarque trascorse a Porto Ronco, dal 1930 al 1939, fu un periodo di straordinaria densità umana e sociale. Casa Monte Tabor divenne un punto di riferimento per una rete eterogenea di scrittori, artisti, intellettuali, mercanti d’arte, industriali e figure del mondo dello spettacolo. Comprendere questa rete significa comprendere come funzionava, concretamente, l’esilio antinazista nel Ticino.

Al centro del suo circolo più ristretto vi era il drammaturgo Carl Zuckmayer, probabilmente l’amico più caro di tutta la sua vita, anch’egli esule e vicino di casa nella regione. Hans Habe, giornalista e romanziere ungherese, era un frequentatore assiduo della villa. Max Emden, magnate dei grandi magazzini espropriato dai nazisti, viveva sulle vicine Isole di Brissago e condivideva con Remarque la passione per il collezionismo d’arte e per lo stile di vita della grande borghesia. Eduard von der Heydt, proprietario del Monte Verità ad Ascona, banchiere e collezionista, rappresentava il nodo tanto sociale quanto ambiguo dell’élite locale. Emil Ludwig, biografo di fama mondiale, era un vicino ad Ascona e una delle voci più forti del circolo intellettuale antinazista ticinese.

Quello di Porto Ronco era però anche un mondo del commercio e della cultura artistica. Walter Feilchenfeldt, mercante d’arte già attivo nella galleria Paul Cassirer di Berlino, era un amico strettissimo di Remarque e ne avrebbe amministrato la villa durante l’esilio americano. Sua moglie, la fotografa Marianne Breslauer, documentava la scena artistica berlinese e dell’esilio, collaborando con la scrittrice e fotografa zurighese Annemarie Schwarzenbach — figura complessa, antifascista in una famiglia con simpatie naziste, amica dei figli di Thomas Mann e visitatrice di Casa Monte Tabor. Lo scultore locarnese Remo Rossi rappresentava il tessuto artistico locale che accolse e integrò gli esuli tedeschi.

A differenza di molti altri scrittori tedeschi in esilio, Remarque non subì un declino economico dopo il 1933. Le sue opere continuarono ad essere pubblicate all’estero, serializzate su riviste americane come Collier’s e adattate per il cinema. Questo legame con Hollywood, già solido prima del conflitto, gli garantì un reddito considerevole e lo introdusse nel mondo dello spettacolo internazionale. Durante gli anni Trenta ebbe relazioni con l’attrice austriaca Hedy Lamarr, con la star messicana Dolores del Río, e soprattutto con Marlene Dietrich, conosciuta al Festival del Cinema di Venezia nel settembre 1937. La loro relazione, intensa e documentata da un vasto carteggio, univa due tedeschi in esilio che avevano rifiutato le lusinghe del regime. Greta Garbo fu un’altra relazione breve ma intensa, annotata nei diari di Remarque.
L’avvento del nazismo ridisegnò brutalmente la mappa delle relazioni personali. Alcune amicizie, nate nella Berlino degli anni Venti, si spezzarono lungo la linea di chi scelse il regime nazionalsocialista e chi lo rifiutò. Leni Riefenstahl, che Remarque aveva frequentato nei circoli mondani berlinesi, ne è l’esempio più eloquente. Nel 1932 la Riefenstahl soggiornò per diversi mesi nel Locarnese, e in particolare in Valle Maggia, poiché era attrice protagonista e regista del suo primo film, Das blaue Licht. Ma nel giro di pochi anni sarebbe diventata la cineasta del regime con Triumph des Willens, e ogni rapporto con Remarque era ormai impossibile.
Una costante in questo periodo caotico fu l’umanità di Remarque. È forse nella vicenda del suo matrimonio con Jutta Zambona che emerge con maggiore chiarezza la generosità personale di Remarque. Sposata nel 1925 e divorziata nel 1930, Zambona fuggì con lui in Svizzera nel 1933. Nel 1938, quando la revoca della cittadinanza tedesca esponeva anche lei al rischio della deportazione, Remarque la risposò — un gesto di protezione per sottrarla alla presa del regime. Insieme emigrarono negli Stati Uniti nel settembre 1939. Divorziarono nuovamente solo nel 1957. La storia di Jutta Zambona riscritta da Insubrica Historica racconta molto della disponibilità di Remarque a mettere se stesso al servizio di chi era perseguitato.

Dalla villa di Porto Ronco, Remarque finanziò e organizzò la fuga di numerosi rifugiati. Else Lasker-Schüler, poetessa espressionista e figura centrale della bohème berlinese, ricevette da lui sostegno economico e aiuto nell’organizzazione dell’alloggio durante il suo difficile esilio svizzero. Casa Monte Tabor ospitò negli anni un flusso costante di visitatori: Thomas Mann, Franz Werfel, Arthur Koestler, Ernst Toller, Joseph Roth, Theodor Plievier, Fritz von Unruh, Ludwig Renn, Heinz Liepman e molti altri.
Un rifugio non sicuro. Che Porto Ronco non fosse un luogo sicuro lo dimostra la morte violenta del giornalista ebreo Felix Manuel Mendelssohn, avvenuta in circostanze misteriose nell’aprile 1933 nei pressi della villa. Si sospettò un tentativo di assassinio da parte di agenti nazisti, forse diretto contro lo stesso Remarque. La presenza di figure come Julius Ammer, funzionario del NSDAP attivo nella regione di frontiera, testimonia di quanto il braccio del regime si estendesse fin nel Ticino. Vi furono almeno due tentativi documentati da parte dei nazisti di colpire Remarque a Porto Ronco.
Un tentativo di visualizzazione. Qui sotto è inserito un grafico interattivo che rappresenta un primo tentativo di visualizzare il network di Eric Maria Remarque durante il suo periodo ticinese. Si tratta di un work in progress, ma permette di cogliere in modo concreto come la popolarità e la personalità di Remarque lo abbiano messo in contatto con una grande stratificazione della società post-Weimar: dal mondo del commercio dell’arte ai scrittori in esilio, dall’élite sociale ticinese fino agli antagonisti politici.
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Questa prima fase della vita di Eric Maria Remarque a Porto Ronco sarà al centro di una conferenza che il Comune di Ronco sopra Ascona e Raphael Rues hanno previsto per venerdì 25 settembre 2026, alle ore 18:00, presso Casa Ciseri a Ronco sopra Ascona.