Insubrica Historica | CH-6648 Minusio Ticino Switzerland | info@insubricahistorica.ch | +41(79)2926903

23 aprile a Berna: dal riciclaggio tradizionale ai criptofonini. Lepori e la ricerca sulla mafia

Condividi

La presentazione del volume di Francesco Lepori – grazie all’Associazione per le relazioni Svizzera Italiana Berna Arsibe – si svolge giovedì 23 aprile 2026, ore 18.30, presso l’Università di Berna, UniS, Aula A-122. Introduce il Prof. Dr. Iole Fargnoli (Università di Berna, Direttrice Istituto di italiano giuridico). Modera la Prof. Dr. Annamaria Astrologo (Università della Svizzera italiana, Direttrice Istituto di diritto IDUSI). Interviene il Dr. Francesco Cajani (Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano). Conclude l’autore del volume il ticinese Francesco Lepori.

Francesco Lepori, classe 1972, si è laureato in letteratura italiana all’Università di Ginevra e lavora dal 2005 come giornalista presso la Radiotelevisione svizzera (RSI), specializzato in cronaca nera e giudiziaria. Dal gennaio 2021 ricopre la responsabilità operativa dell’Osservatorio ticinese sulla criminalità organizzata (O-TiCO) presso l’Università della Svizzera italiana, dove cura l’archivio. Con questa esperienza, Lepori ha pubblicato di recente Mafiadigitale.ch. Criptofonini, social media, finanza clandestina. Come le organizzazioni criminali italiane sfruttano la tecnologia in Svizzera (Armando Dadò Editore, 2025).

Francesco Lepori, nato nel 1972, si è laureato in letteratura italiana all’Università di Ginevra. Giornalista dal 1998, lavora dal 2005 alla RSI come redattore di cronaca giudiziaria. Dal 2021 dirige l’Osservatorio ticinese sulla criminalità organizzata (O-TiCO) presso l’USI. Fonte Fotografia: Swiss Press Award.

Il libro prosegue una ricerca iniziata decenni orsono. Jean Ziegler pubblicava nel 1990 La Svizzera lava più bianco, un atto d’accusa contro la politica elvetica che denunciava il riciclaggio di denaro sporco proveniente da tutto il mondo. Non si trattava di analisi accademica astratta. Era un libro che, con nomi e cognomi, illustrava il meccanismo di “lavaggio” del denaro sporco operato dal sistema bancario svizzero, e come le multinazionali del crimine si fossero penetrate fino al cuore dell’emirato elvetico, dove godevano della protezione di alti esponenti della politica e della magistratura.

Jean Ziegler, nato nel 1934, ha insegnato sociologia all’Università di Ginevra ed è stato membro del parlamento svizzero. Relatore speciale all’ONU per il diritto all’alimentazione, ha pubblicato numerosi saggi critici sulla politica e il sistema finanziario svizzero, tra cui La Svizzera lava più bianco (1990).vFonte Fotografia: Wikipedia.

Ziegler non descriveva la Svizzera come vittima passiva. Dopo aver insegnato sociologia all’Università di Ginevra ed essere stato membro del parlamento svizzero, aveva criticato nella sua opera la politica e il sistema finanziario. Stimava che tra 300 e 500 miliardi di dollari di “denaro sporco” fossero stati riciclati attraverso il sistema bancario svizzero, specializzato nella raccolta e nel riciclaggio di capitali internazionali al riparo da occhi indiscreti. La Svizzera era, secondo Ziegler, architetto attivo di questo sistema, non sua vittima. Tuttavia, la credibilità di Ziegler rimane controversa. Fu accusato di essere in combutta con il leader libico Mu’ammar Gheddafi per la sua fattiva collaborazione alla creazione di un “Premio Gheddafi per i diritti dell’uomo” assegnato dal 1989 al 2010, e del quale Jean Ziegler venne premiato nel 2002. Queste implicazioni con regimi autoritari e movimenti politici orientati ideologicamente complicano la valutazione dell’opera di Jean Ziegler. La denuncia del riciclaggio bancario svizzero rimane documentabile; le sue relazioni geopolitiche, tuttavia, pongono questioni sulla coerenza morale e sui possibili conflitti di interesse nella sua analisi.

Muammar Gheddafi (1942-2011) è stato il leader della Libia per 42 anni. Salito al potere con un colpo di stato nel 1969, ha instaurato un regime autoritario caratterizzato da repressione politica e violazioni dei diritti umani. È stato rovesciato durante la guerra civile libica del 2011 e ucciso. Fonte Fotografia: Wikipedia.

Per il Ticino la rilevanza era diretta. La regione si trova al crocevia tra Italia, Svizzera e una rete europea di traffici. Il denaro della criminalità italiana poteva trovare nella Svizzera tedesca e romanda i canali finanziari per la “purificazione”, mentre il Ticino fungeva da corridoio operativo dove quelle risorse mantenevano ancora una dimensione semi-visibile, ancora legata al territorio e alle reti locali. Insubrica Historica ha trattato più volte questo particolare aspetto di confine, dal conflitto mondiale del 1939-1945 fino agli anni di piombo degli anni 1970.

Se Jean Ziegler documentava il sistema bancario-istituzionale del riciclaggio, Francesco Lepori descrive la sua transizione verso infrastrutture decentralizzate e digitali. Questo passaggio è rilevante per comprendere come la ricerca contemporanea deve evolversi. Lepori sostiene che le organizzazioni mafiose hanno sfruttato le nuove tecnologie per espandere le proprie attività sul suolo svizzero, e sollecita la Svizzera – che per decenni ha sottovalutato il fenomeno mafioso – a prendere provvedimenti in collaborazione con le autorità nazionali e internazionali.

La scoperta di Francesco Lepori non è che la mafia usi la tecnologia. La scoperta è che la mafia ibridizza prassi centenarie con infrastrutture digitali, creando una continuità operativa. Il linguaggio mafioso, tradizionalmente caratterizzato da cripticità e omertà, si è evoluto con l’uso dei criptofonini – telefoni modificati nel software e nell’hardware che permettono comunicazioni criptate al riparo da intercettazioni. La logica rimane la medesima: massimizzare il profitto e la discrezione operativa.

L'Ossola in Guerra: La resistenza al confine sud della Svizzera 1943-1945

Il libro «L’Ossola in Guerra: La resistenza al confine sud della Svizzera 1943–1945» fa luce sul ruolo della Svizzera – in particolare del Ticino e del Vallese – nella lotta di resistenza al confine meridionale durante gli ultimi anni di guerra 1943–1945. Mostra come la neutralità svizzera nella pratica fu ben più di un semplice stare in disparte: attraverso l’accoglienza dei profughi e il sostegno ai partigiani nell’Ossola furono salvate migliaia di vite umane. A 80 anni di distanza, l’opera colma una lacuna nella storiografia svizzera e fornisce un importante contributo al dibattito parlamentare in corso sulla riabilitazione di quelle svizzere e quegli svizzeri che sostennero la resistenza nel Nord Italia.

Più Informazioni

Ma esiste un problema metodologico che Lepori affronta e che Ziegler non poteva affrontare: la questione giuridica della legittimità delle prove digitali ottenute all’estero e della compatibilità dei sistemi utilizzati negli altri paesi con la legislazione svizzera. La ricerca contemporanea su questi temi non può essere puramente storica. Deve essere anche giuridica, forense, archivistica. Questo ampliamento metodologico cambia il modo in cui il materiale viene conservato e interpretato.

Sistema di comunicazione Darkphone: L’immagine illustra un’infrastruttura criptata a due livelli. A sinistra, i dispositivi utilizzano comunicazione machine-to-machine su portante standard, con scheda SIM senza collegamento, crittografia hardware e attestazione software. Al centro in colore grigio, un server controllato dall’organizzazione criminale gestisce il traffico. A destra, i dati transitano attraverso tunnel crittografati end-to-end con gestione dispositivi mobile e passphrase forti. Ogni elemento implementa isolamento crittografico per evitare intercettazioni. Fonte: Medium 2020

Lo studio di Lepori, basato sull’esame sistematico del materiale giudiziario, si articola in tre capitoli dedicati alla comunicazione chiusa, all’autorappresentazione sui social network e al mondo della finanza digitale. Quando analizza la comunicazione cryptata, Lepori cita i sistemi EncroChat, SkyEcc, No1BC—nomi che nella cronaca italiana ed europea degli ultimi anni sono diventati sinomimi di operazioni contro la mafia. Ma in Svizzera, e in particolare in Ticino, questa documentazione rimane purtroppo ancora dispersa. I procedimenti che coinvolgono organizzazioni legate a questi sistemi sono registrati nei tribunali, ma non ancora integrati in una narrazione storica coerente.

I mafiosi sfruttano il palcoscenico dei social network per autorappresentarsi; inizialmente si è assistito a un uso ingenuo di Facebook, che anche in Ticino nel 2010 a Savosa costò la cattura di latitanti, ma poi i clan hanno occupato la rete alla stregua di un qualsiasi altro territorio, con la tastiera che ha sostituito la pistola per ostentare potere e raccogliere consensi. Questo dato—il caso Savosa del 2010—è un capitolo della storia ticinese quasi completamente assente dalle ricerche storiche. È rimasto un episodio di cronaca nera, non ancora trasformato in documento storico.

Paolo Bernasconi, nato nel 1943, ha studiato giurisprudenza all’Università di Berna. Dal 1969 al 1985 ha esercitato come procuratore pubblico a Lugano. È tra i maggiori esperti del settore finanziario e coautore del più importante manuale sul segreto bancario svizzero.

Come ha sottolineato l’avvocato e ex-Procuratore Pubblico Paolo Bernasconi, nella “Svizzera che lava più bianco” secondo Ziegler, era prevedibile che “dopo il denaro sarebbero arrivati i mafiosi”. Questo accadde. Ma quando? Come? Attraverso quali reti? Quali istituzioni locali furono coinvolte? Quali erano i volumi finanziari? Questi interrogativi rimangono senza risposta perché la ricerca storica ticinese non ha ancora sistematizzato il materiale che Lepori indica come fondamentale.

La criminalità organizzata ha assunto una forma globalizzata e usa sistemi sofisticati, spesso impercettibili, per gestire denaro proveniente da traffici illeciti, il che la rende difficile da riconoscere perché insospettabile e capace di infiltrarsi nei punti nevralgici della vita quotidiana. La criminalità è lì, visibile nei procedimenti, citata nelle sentenze, discussa nei rapporti delle autorità federali. Ma rimane (ancora) impercettibile nella narrazione ufficiale ticinese.

Confine di Sangue - I fatti dei Bagni di Craveggia 18-19 ottobre 1944

Edizione in italiano. Di Raphael Rues (Curatore e Autore). Vasco Gamboni, Alexander Grass, Nicola Guerini e Fiorenzo Rossinelli (Autori). CHF /EUR 15.00 Insubrica Historica, 2025.
ISBN: 978-88-3196-902-4 – Editore: Insubrica Historica Minusio

Più Informazioni

Lepori ha pubblicato anche Il Ticino dei colletti sporchi (2018) e con Luca Fasani BSI fuori rotta (2016), lavori che tracciavano la storia della criminalità finanziaria nel cantone. Insieme, costituiscono un archivio della vulnerabilità istituzionale ticinese. La ricerca rimane incompleta finché non si crea una documentazione coordinata che colleghi la denuncia morale di Ziegler degli anni Novanta alla documentazione forense di Lepori nel 2025, passando per l’archivio regionale ticinese ancora disperso e la memoria orale dei testimoni ancora viva. Un aspetto che Insubrica Historica aveva già affrontato nel suo contributo di febbraio 2026: Perché dobbiamo studiare la Storia?

Mafiadigitale.ch è un importante documento storico sul presente. Rivela come le strutture criminali transnazionali si adattano alle infrastrutture tecnologiche, e come la Svizzera—nonostante tre decenni di legislazione antiriciclaggio—rimane (ancora) teatro di questi adattamenti, spesso in un tetro silenzio istituzionale.

Flyer della serata del 23 aprile 2026

Lascia la tua email per rimanere sempre aggiornato sulle attività di Insubrica Historica!

Pertinente all'articolo

Cerchi del contenuto?

Data Protection Notice

 Iscrivendomi a questa newsletter, ai sensi del Regolamento Europeo 679/2016 dichiaro di esprimere il CONSENSO al trattamento dei miei dati da parte dell’Associazione Insubrica Historica. 

Lascia la tua email per rimanere sempre aggiornato sulle attività di Insubrica Historica !