Il 13 luglio 2026 l’Ufficio di statistica del Cantone Ticino ha comunicato che nel 2025 sono nati 2’285 bambini, il numero più basso degli ultimi settant’anni: per trovare un valore inferiore occorre risalire al 1954, con 2’282 nascite. Allora la popolazione era però molto meno numerosa: nel 1954 il tasso di natalità era di 13,0 nascite ogni mille abitanti, nel 2025 di 6,4. Con 3’476 decessi, il saldo naturale si è fermato a –1’191 persone, e dal 2012 il Ticino non registra più una crescita naturale (USTAT, Notiziario statistico 2026-24).
Ticino, il Cantone più anziano della Svizzera
Letto da solo, il dato alimenta la narrazione dell’«inverno demografico». A fine 2025 il 24,3% della popolazione residente aveva 65 anni o più, contro il 19,8% della media svizzera; in dieci anni la quota è passata dal 21,8% al 24,3% e gli ultraottantenni sono aumentati di un terzo, da 22’092 a 29’463. Il rapporto tra anziani e popolazione in età lavorativa è salito a 41,6 over 65 ogni 100 persone tra 20 e 64 anni, contro 32,9 in Svizzera, mentre l’età mediana ticinese ha raggiunto 48,4 anni (tio.ch). Il Ticino anticipa così una tendenza nazionale: nel 2025, per la prima volta, in Svizzera gli over 65 (1,811 milioni) hanno superato i minori di vent’anni (1,804 milioni) (RSI).

Il fenomeno non riguarda soltanto le valli. In testa c’è la valle di Blenio, con il 28,2% di over 65 e il 9,9% di over 80, ma subito dopo viene il distretto di Locarno: 64’334 abitanti, con il 28,1% di over 65 e il 9,2% di over 80 (tio.ch). L’invecchiamento ticinese è dunque anche un fenomeno lacustre e urbano, legato a un territorio che da oltre un secolo attira chi cerca clima mite e qualità di vita.

Da questi numeri derivano due letture. La prima è quella dell’apocalisse: meno lavoratori per pensionato, premi di cassa malati in aumento, servizi sociosanitari sotto pressione. La seconda, che il dibattito internazionale chiama silver economy o economia della longevità, considera la stessa popolazione come una domanda di beni e servizi che cresce, si diversifica e non è delocalizzabile. Entrambe descrivono una parte della realtà; nessuna delle due, presa isolatamente, basta a capire il Ticino.
Emigrazione e ritorni nella demografia ticinese
La struttura per età del Cantone è già cambiata in profondità in passato. All’inizio del Novecento la popolazione ticinese era composta per un terzo da giovani, per quasi due terzi da persone in età attiva e solo per l’8% da anziani di 65 anni o più (Iride, SUPSI, n. 20). Era il Ticino dell’emigrazione: tra il 1870 e il 1915 almeno 10’000 persone partirono per l’Argentina (Carlos Pellegrini e l’altra storia del Ticino emigrante), altre per la California, l’Australia, Parigi o Londra. Le valli si svuotavano di braccia giovani, mentre una parte dei capitali accumulati all’estero rientrava sotto forma di rimesse e di ville. La demografia ticinese è sempre stata una storia di partenze e di ritorni, non di immobilità.

Oggi il movimento ha cambiato forma. In un contributo apparso nel 2026 sulla rivista Iride della SUPSI, Barbara Antonioli Mantegazzini ed Edoardo Slerca osservano che quando i giovani adulti tra i 25 e i 39 anni lasciano un territorio, si riducono non solo gli abitanti e il capitale umano, ma soprattutto le interazioni potenziali tra chi rimane. Per questa fascia d’età il salario orario medio nel Canton Zurigo supera di oltre il 25% quello ticinese, e di oltre il 35% nel caso dei laureati. Al tempo stesso, oltre la metà dei laureati ticinesi che lavorano fuori Cantone si dichiara potenzialmente disponibile a rientrare, a condizione di trovare condizioni professionali più competitive.
Silver economy in Ticino: cure, abitare, turismo
È in questo quadro che la silver economy assume un significato concreto. Il primo settore è quello della cura: nel 2024 l’aiuto e la cura a domicilio hanno raggiunto 24’729 clienti, l’83% dei quali over 65, per oltre 2 milioni di ore di prestazioni infermieristiche e assistenziali (tio.ch). Dietro queste cifre vi sono posti di lavoro qualificati, enti pubblici e imprese private, formazione professionale e tecnologie per la sicurezza domestica. Una popolazione longeva che desidera restare a casa propria richiede inoltre abitazioni adattate, ristrutturazioni senza barriere architettoniche e nuove forme di abitare condiviso, ambiti in cui l’artigianato e l’edilizia locali possono trovare una domanda durevole.

Il secondo settore è il turismo. Una clientela matura può distribuire i soggiorni sull’intero anno e privilegiare cultura, paesaggio ed enogastronomia. La storia dei grandi alberghi della Belle Époque, come il Grand Hôtel Locarno inaugurato nel 1876, mostra che il Cantone ha già costruito una parte della propria economia su ospiti internazionali in cerca di soggiorni prolungati, così come la presenza di residenti stranieri sul Verbano, da Erich Maria Remarque a Porto Ronco in poi. La differenza è che oggi il pubblico «silver» è anche residente: vive nel Cantone tutto l’anno e frequenta musei, conferenze e itinerari storici.
Il terzo ambito riguarda il capitale sociale. Molte associazioni culturali, sportive e di memoria contano sull’impegno di persone in pensione, che mettono a disposizione tempo, competenze professionali e reti di conoscenze. È un valore che non compare nel prodotto interno lordo, ma che sostiene la coesione delle comunità, soprattutto nelle valli.
I limiti della silver economy ticinese
Sostituire la retorica dell’apocalisse con quella dell’ottimismo sarebbe tuttavia un errore. Se a fine 2023 la quota di persone di 65 anni e più era del 23,7%, secondo lo scenario medio dell’USTAT nel 2050 raggiungerà il 32,3%, un’evoluzione fortemente influenzata dal passaggio dei baby boomer oltre i 65 anni (laRegione). Non tutti gli anziani dispongono di patrimoni o redditi elevati, e la domanda di cure richiederà personale che il mercato del lavoro ticinese, da decenni sostenuto anche dai frontalieri, dovrà trovare. La silver economy genera valore solo se accompagnata da politiche che rendano il Cantone di nuovo attrattivo per i giovani adulti e che considerino la regione insubrica come un mercato del lavoro comune.

Nel 1857 Lodovico Pedroni, commerciante emigrato in Inghilterra, fece costruire a Muralto la Villa Liverpool, che Giuseppe Garibaldi visitò l’8 giugno 1862. Era il segno di un capitale accumulato altrove e investito nel luogo d’origine. Il Ticino «silver» di oggi pone una domanda analoga: come trasformare il patrimonio, l’esperienza e il tempo di una generazione longeva in investimenti che restino sul territorio e preparino il posto a chi verrà dopo.
Cronologia della demografia ticinese
| Anno | Evento |
|---|---|
| 1857 | Lodovico Pedroni, emigrato in Inghilterra, fa costruire Villa Liverpool a Muralto |
| 1870–1915 | Almeno 10’000 ticinesi emigrano in Argentina |
| 1954 | 2’282 nascite in Ticino, con un tasso di 13,0 per mille |
| 2012 | Inizio della serie ininterrotta di saldi naturali negativi |
| 2025 | 24,3% di over 65 e 2’285 nascite, minimo da settant’anni |
| 2050 | Scenario medio USTAT: 32,3% di over 65 |
Domande frequenti sulla silver economy in Ticino
Qual è la quota di anziani in Ticino?
A fine 2025 il 24,3% della popolazione ticinese aveva 65 anni o più, contro il 19,8% della media svizzera; il Ticino è il Cantone più anziano.
Quante nascite ha registrato il Ticino nel 2025?
Nel 2025 in Ticino sono nati 2’285 bambini, il numero più basso dal 1954.
Che cos’è la silver economy in Ticino?
È l’insieme di beni e servizi rivolti a una popolazione longeva, dalla cura a domicilio (24’729 clienti nel 2024) all’abitare adattato e al turismo culturale.
Come evolverà la popolazione anziana ticinese?
Secondo lo scenario medio dell’USTAT la quota di over 65 salirà dal 23,7% di fine 2023 al 32,3% nel 2050.
Su Insubrica Historica: Giuseppe Garibaldi a Locarno e la Villa Liverpool, Il Grand Hôtel Locarno, Remarque a Porto Ronco, L’Ospedale La Carità di Locarno (1943-1945) e L’Insubria: storia e identità di una regione transfrontaliera.