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Rastrellamento Val Grande – La morte dei fratelli Vigorelli

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Il rastrellamento della Val Grande, condotto dal 12 al 22 giugno 1944, fu l’operazione più imponente compiuta dalle forze tedesche e fasciste nella regione dell’Ossola: almeno 200 partigiani furono uccisi in questa sola azione. Questo contributo riprende quanto abbiamo scritto nel passato e riporta alcuni particolari inediti su Bruno e Adolfo Vigorelli, entrambi caduti durante il rastrellamento.

La figura dei due fratelli Vigorelli è strettamente legata a quella del comandante Dionigi Superti. Entrambi fanno parte di un gruppo partigiano riparato in precedenza nel Locarnese, che rientra nella regione della Val Grande, a nord di Intra (Verbania), proprio all’inizio del rastrellamento tedesco.

L'Ossola in Guerra: La resistenza al confine sud della Svizzera 1943-1945

Il libro «L’Ossola in Guerra: La resistenza al confine sud della Svizzera 1943–1945» fa luce sul ruolo della Svizzera – in particolare del Ticino e del Vallese – nella lotta di resistenza al confine meridionale durante gli ultimi anni di guerra 1943–1945. Mostra come la neutralità svizzera nella pratica fu ben più di un semplice stare in disparte: attraverso l’accoglienza dei profughi e il sostegno ai partigiani nell’Ossola furono salvate migliaia di vite umane. A 80 anni di distanza, l’opera colma una lacuna nella storiografia svizzera e fornisce un importante contributo al dibattito parlamentare in corso sulla riabilitazione di quelle svizzere e quegli svizzeri che sostennero la resistenza nel Nord Italia.

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Il rastrellamento, diretto da Villa Caramora dal maggiore della SS-Polizei Ernst Weis, segue il modello tipico delle operazioni antiguerriglia tedesche dell’estate 1944: la zona viene chiusa ermeticamente a sud, a ovest e a nord, poi le truppe convergono verso il centro, rastrellando e catturando tutto ciò che trovano.

I fratelli Bruno e Adolfo Vigorelli; nella cartolina compaiono altri partigiani uccisi nella regione dell’Ossola. Fonte: Archivio di Stato del Cantone Ticino.

I fratelli Bruno e Adolfo Vigorelli; nella cartolina compaiono altri partigiani uccisi nella regione dell’Ossola. Fonte: Archivio di Stato del Cantone Ticino.

Il gruppo Superti entra in Val Grande

Il gruppo di Superti entra in Val Grande dal passo dell’Alpe di Scaredi il 12 giugno. I due fratelli Adolfo e Bruno Vigorelli, figli del noto avvocato antifascista Ezio Vigorelli, accompagnano il comandante Superti come ufficiali di scorta. È molto probabile che, nella totale assenza di mezzi di comunicazione, il gruppo non si renda conto di ciò che sta accadendo in Val Grande. La zona orientale della valle non ha mai visto un’avanzata nazifascista di tale portata: pur disponendo di mezzi limitati, le truppe non lasciano spazio di manovra ai partigiani e li stanano nelle loro stesse basi.

I fratelli Bruno e Adolfo Vigorelli; nella cartolina compaiono altri partigiani uccisi nella regione dell’Ossola. Fonte: Archivio di Stato del Cantone Ticino.
I fratteli Bruno e Adolfo Vigorelli, nella cartolina appaiono altri partigiani uccisi nella regione dell’Ossola. Fonte: Archivio di Stato del Canton Ticino

All’alba del 13 giugno il comandante Superti, ancora ignaro di ciò che sta accadendo, raggiunge l’Alpe di Velina, dove sostiene un primo scontro con le forze nazifasciste che, a causa della delazione dei venti ex prigionieri, stanno cercando di raggiungere i partigiani di Mario Muneghina.

Avviatosi con il suo gruppo verso Corte del Bosco, Superti è preso di mira da mortai tedeschi, forse piazzati a Velina o già schierati a Cicogna, poiché la 14. Panzerjäger-Kompanie può ora avanzare rapidamente senza incontrare ostacoli partigiani lungo la strada. Il fuoco nazifascista è tale da costringere Superti e il suo gruppo ad abbandonare improvvisamente la mulattiera e a mettersi in salvo come possono. Nonostante il fuoco avversario, Superti raggiunge infine con difficoltà Pogallo, dove si ricongiunge con la retroguardia e con i feriti che l’altro comandante partigiano, Muneghina, vi aveva evacuato in precedenza.

Partigiani e civili catturati in Val Grande, in maggioranza appartenenti in origine al gruppo di Muneghina. I tedeschi appartengono alla SS-Polizei e provengono direttamente dal fronte di Roma. Fonte: Casa della Resistenza, Fondotoce.

Partigiani e civili catturati in Val Grande, in maggioranza appartenenti in origine al gruppo di Muneghina. I tedeschi appartengono alla SS-Polizei e provengono direttamente dal fronte di Roma. Fonte: Casa della Resistenza, Fondotoce.

Muneghina e la marcia verso la Val Cannobina

Il 14 giugno Muneghina, pur trovandosi all’Alpe di Brusà, intuisce forse che il rastrellamento in corso è serio e ben organizzato. Nella stessa giornata entra in azione un gruppo dello stato maggiore dell’SS-Polizei-Regiment 20, in quell’occasione agli ordini del comandante di battaglione SS-Sturmbannführer e Major der Schutzpolizei Werner Wilcke. Partito nei pressi del ponte di Velina, Wilcke si dirige con i suoi uomini verso Pogallo, passando per Tregagno. Il gruppo di Muneghina conta circa 200 partigiani e almeno 30 prigionieri fascisti: un obiettivo ben visibile, preso di mira dall’aviazione nazifascista il 14 giugno.La consapevolezza che la Val Grande e la Val Pogallo saranno perdute induce Muneghina a vedere nell’attraversamento della Val Cannobina e nel possibile espatrio in Svizzera l’unica via di salvezza. Il folto gruppo inizia così una marcia estenuante verso Finero, resa ancora più ardua dalle condizioni meteorologiche avverse e dalla prima neve. Nel gruppo vi sono inoltre donne e feriti che rallentano il ritmo, mentre la maggior parte degli uomini non mangia da 72 ore, il che complica il compito del comandante, intento a preservare il più possibile la disciplina e la compattezza del gruppo. Superata la Bocchetta di Terza, 20–30 partigiani perdono il contatto con il nucleo principale: probabilmente, sfiniti dalla marcia, si fermano a riposare e restano indietro.

Particolare del gruppo di partigiani che poche ore dopo verrà fucilato alle ore 18.00 a Fondotoce, presso l’attuale Casa della Resistenza.
Particolare del gruppo di partigiani che poche ore dopo verrà fucilato alle ore 18.00 a Fondotoce, presso l’attuale Casa della Resistenza.

Durante il trasferimento, per fortuna, non vi è attività aerea: fra le vette le condizioni meteorologiche cambiano repentinamente e rendono insicuro l’impiego dell’aviazione.

Giunto nei pressi di Finero, il resto del gruppo al comando di Muneghina ha la drammatica sorpresa di trovare la valle e la località piene di militi nazifascisti, soprattutto della RSI e in particolare della Milizia confinaria, arrivati con un forte contingente formato dagli effettivi dei presìdi della Val Vigezzo. Oltre a questa unità sembra assai probabile la presenza di elementi italiani incorporati in unità di polizia tedesche, in particolare nel Polizei Freiwillige Ersatz Bataillon.

Confine di Sangue - I fatti dei Bagni di Craveggia 18-19 ottobre 1944

Edizione in italiano. Di Raphael Rues (Curatore e Autore). Vasco Gamboni, Alexander Grass, Nicola Guerini e Fiorenzo Rossinelli (Autori). CHF 15.00 Insubrica Historica, 2025.
ISBN: 978-88-3196-902-4 – Editore: Insubrica Historica Minusio

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Non si hanno dettagli sull’operato delle truppe nazifasciste sul fronte cannobino durante il rastrellamento, ma tutto lascia supporre che siano impiegate soltanto come forze di contenimento, per impedire un possibile passaggio dei partigiani in territorio svizzero. È probabile che il gruppo di Muneghina rimanga nascosto nei boschi per tutto il 15 giugno, cercando una possibile via d’uscita. L’estremo tentativo di attraversare la Val Cannobina è compiuto da Muneghina e da un esiguo gruppo all’alba del 16 giugno, nei pressi del Piano di Sale, «confine» naturale fra la Val Cannobina e la Val Vigezzo.

Ancora il gruppo di partigiani, circa 45–48 persone. Ne verranno fucilate 43; una sopravvive, mentre 2–3 persone vengono risparmiate, tra cui un soldato sudafricano. Fonte: Casa della Resistenza, Fondotoce.
Ancora il gruppo di partigiani, circa 45–48 persone. Ne verranno fucilate 43; una sopravvive, mentre 2–3 persone vengono risparmiate, tra cui un soldato sudafricano. Fonte: Casa della Resistenza, Fondotoce.

Il lancio alleato alla Bocchetta di Campo

Sull’altro fronte il comandante Superti si è nel frattempo ricongiunto a Pogallo, il 14 giugno, con la retroguardia e i feriti lasciati in quell’alpeggio da Muneghina. A nulla vale il tentativo di convincere Muneghina a tornare indietro e a raggiungere Superti in Val Pogallo: come si è visto, Muneghina è convinto che la situazione in Val Grande stia peggiorando e decide di spostarsi sul versante cannobino. Durante il soggiorno in Svizzera, Superti aveva concordato un lancio di rifornimenti e di personale alleato in Val Grande, previsto per il 15 giugno. La mancanza di viveri e la necessità di recuperare il lancio lo inducono a lasciare Pogallo alla volta della Val Grande, passando per la Bocchetta di Campo. Le forze nazifasciste non sembrano però soltanto a caccia di partigiani: nell’area occidentale della Val Grande trovano il tempo di far saltare un fortino sopra la frazioncina di Bettola, parte della rete di fortificazioni costruita durante la Grande guerra.

L’esplosione copre di macerie le poche case e aggrava le difficoltà degli alpigiani. La località sarà poi occupata da truppe della RSI per tutta la durata delle operazioni. Convinto che la salvezza sia in Val Grande, Superti lascia Pogallo il 15 giugno con 70 partigiani, tra cui gli onnipresenti fratelli Vigorelli. Le condizioni meteorologiche peggiorano e una provvidenziale nebbia favorisce e copre in parte il trasferimento. Allo stremo delle forze, in tarda serata il gruppo si ferma a bivaccare sulla Bocchetta di Campo e accende dei fuochi. Un velivolo alleato in transito scambia i fuochi del bivacco per segnali convenuti e paracaduta il carico. Superti, ignaro del lancio, non si accorge che la missione alleata e i viveri sono arrivati, e vengono sospinti verso Pogallo. La missione alleata riesce a salvarsi per miracolo, nascondendosi fra le rocce per tutta la durata del rastrellamento, mentre i bidoni metallici con i rifornimenti vengono recuperati pochi giorni dopo dai nazifascisti.

Villa Caramora, all’ingresso di Intra, sede del posto di comando della SS-Polizei per il rastrellamento della Val Grande (giugno 1944) e per la rioccupazione dell’Ossola (ottobre 1944).
Villa Caramora, all’ingresso di Intra, sede del posto di comando della SS-Polizei per il rastrellamento della Val Grande (giugno 1944) e per la rioccupazione dell’Ossola (ottobre 1944).

Non tutti i tedeschi e i neofascisti sembrano però impegnati nella caccia alla «Valdossola» in Val Grande. Vari reparti restano di retroguardia e procedono a rastrellamenti e controlli nei comuni vicini. Altri, come la 1ª Legione d’assalto «Tagliamento», sostano a Mergozzo. In quest’occasione un allievo milite di 17 anni, Luigi Landoni, decide di fare un bagno nel lago; trovatosi in difficoltà al largo e incapace di tornare a riva, annega nell’indifferenza cinica dei commilitoni.

L’imboscata all’Alpe Portaiola e la morte dei Vigorelli

Il 16 giugno, dopo il bivacco alla Bocchetta di Campo, Superti scende con il gruppo all’Alpe di Campo e all’Alpe Portaiola. Constatata l’assenza di fascisti e tedeschi, decide di portarsi a L’Arca e di passare a Orfalecchio per raccogliere i viveri lasciati il 12 giugno, al rientro dalla Svizzera. Giunto a L’Arca, è sorpreso dal fuoco di un’unità nazifascista, così intenso che l’unica possibilità di salvezza è risalire rapidamente il canalone tra la Ganna Grossa e la Cima Pedum. La manovra fa perdere tempo prezioso e riconduce il gruppo alla località del giorno precedente. Presso l’Alpe Portaiola gli uomini sono colti dal fuoco di elementi dell’SS-Polizei-Regiment 20, che inseguono il gruppo Superti dalla partenza da Pogallo. L’attacco è fulminante:

Passano la notte in un bosco – la pioggia non cessa, implacabile -; al mattino riprendono la marcia fino ad una baita ospitale. Qui mentre asciugano i vestiti e preparano il cibo – son giorni che non mangiano qualcosa di caldo – vengono sorpresi dai tedeschi. Raffiche di mitra liquidano le sentinelle. Fofi (Adolfo Vigorelli, ndr) accorre sulla porta. Sparano. Cade. Gli altri, disarmati, inermi, son costretti ad uscir fuori e pochissimi si salvano, cadendo a terra fra lo scrosciare secco dei colpi, fingendosi morti.

A. Marchetti, Ribelle. Nell’Ossola insorta con Beltrami e Di Dio, Milano, Toffaloni, 1947, p. 146.

Non tutto il gruppo cade nell’imboscata: una decina di uomini prosegue la marcia con l’intenzione di raggiungere Colloro. All’alba del 16 giugno, dopo una sosta di un giorno a ridosso dei nazifascisti, Muneghina decide di tentare il passaggio sull’altro versante della Val Cannobina. Il Piano di Sale di Finero è presidiato dalle forze nazifasciste, che vi hanno eretto due casematte-bunker nel punto nevralgico di separazione tra la Val Vigezzo e la Val Cannobina. Conscio della situazione disperata, Muneghina non ha altra possibilità che tentare lo sfondamento. Il 16 giugno, verso le 3.30, sopraffà le casematte con un colpo di mano. L’azione è di un certo rilievo: Muneghina non solo conquista i due bunker, ma li tiene per un paio d’ore, finché i nazifascisti, riorganizzatisi a Finero e sopraggiunti con un camion blindato, lo costringono ad abbandonare la postazione. Riesce poi a passare sul lato opposto della Val Cannobina, presso il confine elvetico.

Funerali e decorazioni dei fratelli Vigorelli

I funerali dei fratelli Bruno e Adolfo Vigorelli, caduti in Val Grande, si svolgeranno il 24 settembre 1944 a Domodossola; alla fine della guerra entrambi saranno decorati alla memoria, rispettivamente con la medaglia d’oro e con quella di bronzo. Secondo le ricostruzioni di chi ha partecipato al rastrellamento, Adolfo avrebbe dimenticato le armi fuori dalla capanna e, quale comandante, non avrebbe organizzato difese né almeno postato sentinelle; le rade testimonianze concordano infatti nell’affermare che il gruppo fu sorpreso da due soli tedeschi. Adolfo è comunque insignito della medaglia di bronzo. Bruno trova invece la morte scivolando in un precipizio e viene decorato con la medaglia d’oro.

Cronologia del rastrellamento della Val Grande

Data Evento
12.06.1944 Inizio del rastrellamento; il gruppo Superti entra in Val Grande dall’Alpe di Scaredi
13.06.1944 Primo scontro del gruppo Superti all’Alpe di Velina
14.06.1944 Muneghina inizia la marcia verso Finero; entra in azione l’SS-Polizei-Regiment 20
15.06.1944 Superti lascia Pogallo; lancio alleato alla Bocchetta di Campo
16.06.1944 Muneghina sfonda al Piano di Sale e raggiunge il confine svizzero
16.06.1944 Il gruppo Superti è attaccato presso l’Alpe Portaiola
22.06.1944 Fine del rastrellamento
24.09.1944 Funerali di Bruno e Adolfo Vigorelli a Domodossola

 

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