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Waldemar Pabst a Locarno (1944–1945)

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Il soggiorno inedito di Waldemar Pabst, killer di Rosa Luxemburg e trafficante d’armi, internato all’Hotel Castello di Locarno nel 1944–1945.

Gli anni della Prima Guerra Mondiale

Questo breve contributo ripercorre l’inedita presenza del maggiore Waldemar Pabst internato a Locarno durante il periodo 1944-1945. Di lui Insubrica Historica ne aveva già parlato durante una conferenza nel 2022 presso l’Albergo Tamaro ad Ascona. Ernst Julius Waldemar Pabst (Berlino 24 dicembre 1880 – Düsseldorf 29 maggio 1970) è stato un ufficiale tedesco, organizzatore politico e commerciante di armi. Organizzò l’assassinio di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht nel 1919. Per tutta la vita ha lavorato alle interfacce tra i rispettivi eserciti tedeschi, le organizzazioni politiche di destra e le industrie di armi. Nel periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale, fu Primo Ufficiale di Stato Maggiore della Divisione di Cavalleria della Guardia (GKSD) ed ebbe una parte di primo piano nel cosidetto Kapp Putsch.

Pabst nasce a Berlino nel 1880. Il padre, Arthur Pabst, era direttore del Museo delle Arti Decorative e del Museo Storico di Colonia. Insieme al futuro Cancelliere del Reich Franz von Papen, frequentò la Scuola Principale Prussiana per Cadetti e ricevette il grado di ufficiale nel 1899.

Franz von Papen, politico e diplomatico tedesco, compagno di scuola di Pabst
Franz Joseph Hermann Michael Maria von Papen, Erbsälzer zu Werl und Neuwerk (Werl 29.10.1879 – Oversasbach 2.5.1969). È stato un politico e diplomatico tedesco. Dal 1921 al 1932 di centro, poi apartitico, e infine dal 1938 membro del NSDAP. Ha contribuito in modo determinante a portare al potere Adolf Hitler e il NSDAP alla fine della Repubblica di Weimar

Durante la Prima Guerra Mondiale, Waldemar Pabst combatté in Belgio, partecipò alla Battaglia di Verdun e dalla metà del 1916 fece parte dello Stato Maggiore. Dal 1918 fu Primo Ufficiale di Stato Maggiore della Garde-Kavallerie-Schützen-Division (GKSD), divisione d’élite direttamente subordinata alla Suprema Direzione Militare. Poiché il comandante, il tenente generale Heinrich von Hofmann, era gravemente malato di cuore, Pabst dirigeva di fatto la divisione in piena autonomia. Hofmann coprì d’ora in poi tutte le azioni del suo subordinato.

Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, assassinati nel 1919 per ordine di Pabst
A sinistra: Karl Liebknecht Karl Paul August Friedrich Liebknecht (Lipsia, 13.8.1871 – Berlino 15.1.1919). È stato un importante esponente socialista e antimilitarista durante l’Impero tedesco. L’11.11.1918, insieme a Rosa Luxemburg, rifondò il gruppo dell’Internazionale come Spartakusbund. A dicembre, il loro concetto di repubblica sovietica venne respinto dalla maggioranza del Reichsrätekongress. A cavallo dell’anno 1918/19, Liebknecht fu uno dei fondatori del Partito Comunista di Germania. Poco dopo la soppressione della rivolta di gennaio a Berlino, Liebknecht e Luxemburg vennero fucilati da una unità paramilitare (Freikorp) comandata da Waldemar Pabst. A destra: Rosa Luxemburg (Zamość, 5.3.1871 – Berlino 15.1.1919) è stata un’influente rappresentante del movimento operaio europeo, del marxismo, dell’antimilitarismo e dell’internazionalismo proletario.

L’assassinio di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht

Dopo la rivoluzione di novembre e la caduta della monarchia tedesca, la GKSD di Pabst intervenne nei combattimenti di Natale 1918 a Berlino contro la Volksmarinedivision e, nel gennaio 1919, nella repressione della rivolta spartachista. Nelle vesti di ufficiale di servizio, fece catturare e giustiziare il 15 gennaio 1919 a Berlino Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, la coppia protagonista della rivolta spartachista contro l’allora neo-repubblica di Weimar. I due furono catturati dalla milizia borghese di Wilmersdorf nel loro nascondiglio e consegnati a Pabst nell’Hotel Eden. Pabst telefonò al commissario del popolo Gustav Noske, responsabile delle truppe governative, per ottenere l’ordine di fucilazione. Secondo le memorie inedite di Pabst, Noske avrebbe volentieri dato l’ordine, ma temeva che il partito socialdemocratico ne sarebbe stato distrutto. Avrebbe quindi detto a Pabst che doveva «assumersi lui la responsabilità di ciò che andava fatto». Pabst organizzò l’esecuzione attraverso un commando della Marineoffiziers-Eskadron. Liebknecht fu «ucciso durante la fuga» nel Tiergarten; Luxemburg venne assassinata dal tenente Hermann Souchon e il suo corpo gettato nel Landwehrkanal. A distanza di cento anni si è propensi a credere che l’assassinio sia piuttosto stato approvato, se non ordinato, dalla sinistra moderata tedesca, felice di sbarazzarsi di due estremisti come Luxemburg e Liebknecht. In una lettera del 1969, ritrovata nel lascito postumo, Pabst scrisse: «Che io non potessi condurre l’azione senza il consenso di Noske – con Ebert sullo sfondo – è evidente. Ma solo pochissimi hanno capito perché non sono mai stato interrogato né messo sotto accusa. Da gentiluomo, ho ripagato il comportamento dell’allora SPD tenendo la bocca chiusa per cinquant’anni.»

Nell’estate del 1919 il Garde-Kavallerie-Schützen-Korps, che Pabst aveva ampliato a tre divisioni con 40 000 uomini, represse su ordine del governo uno sciopero generale dei ferrovieri nella regione di Berlino. Noske aveva vietato lo sciopero e minacciato l’uso della forza armata. Quando però i funzionari socialdemocratici protestarono e Noske ordinò il ritiro delle truppe, Pabst lo accusò di essere in fondo soltanto un «uomo di partito». Decise allora di rovesciare il governo con un colpo di Stato. Il 21 luglio fece marciare le sue unità verso Berlino, ma l’operazione fu interrotta all’ultimo momento dall’intervento dei generali Lüttwitz e Maercker. Questo «Pabst-Putsch» fu insabbiato con successo e rimase completamente sconosciuto all’opinione pubblica.

Pabst fa carriera come agitatore politico in gruppi ultranazionalisti, i cosiddetti Freikorps, prendendo parte al putsch di Kapp-Lütwitz nel 1920 con l’obiettivo di rovesciare la Repubblica di Weimar. Durante il golpe, Lüttwitz lo nomina maggiore. Dopo il fallimento, Pabst fugge da Berlino travestito, con occhiali finti e capelli tinti. Prima della fuga, incontra brevemente un giovane agitatore che si offre come propagandista dei putschisti: Pabst lo liquida come una figura ridicola e lo rispedisce in Baviera. Quell’uomo era Adolf Hitler.

Waldemar Pabst con Richard Steidle, capo della Heimwehr austriaca, anni Trenta
Una foto degli anni trenta, Waldemar Pabst al centro con un mazzo di fiori mentre sta conversando con Richard Steidle. Steidle responsabile della Heimwehr in Austria, nonostante fosse di destra era ardentemente opposto al movimento nazista di Adolf Hitler. Steidle viene catturato dopo l’Anschlusspakt del 1938, internato nel campo di concentramento di Buchenwald ed ucciso nel 1940. Fonte: Wikipedia/Bundesarchiv.

L’industria bellica e la Waffenfabrik Solothurn

Fallito il golpe, negli anni Venti si rifugia in Austria. Entra nella Heimwehr, la milizia paramilitare della destra austriaca. Nel 1921 il politico tirolese Richard Steidle lo nomina capo di stato maggiore del Landesverband tirolese. Pabst organizza una forza di 12 000 uomini. Dopo la fusione dei Landesverbände nel 1927, diventa Bundesstabsleiter con 150 000 uomini sotto le armi. Stringe amicizia con il «re dei proiettili» Fritz Mandl, finanziatore della Heimwehr, e viene a sua volta sovvenzionato da grandi industriali tedeschi come Hugo Stinnes e Otto Wolff. Collabora con l’Italia fascista e svolge un ruolo decisivo nella repressione dello sciopero generale del 1927, scoppiato dopo l’incendio del Palazzo di Giustizia di Vienna. Nel 1923, dopo il fallito putsch di Monaco, accoglie Hermann Göring ferito e in fuga, finanziandolo: Göring diventerà per Pabst un contatto decisivo nel Terzo Reich. Nel 1925 Gustav Stresemann gli procura l’amnistia, e Pabst opera da allora come agente del ministro degli Esteri tedesco in Austria. Nel 1930 viene espulso dall’Austria e si stabilisce a Berlino nel 1931.Con l’arrivo al potere dei nazisti rientra in Germania, ma scompare dalla vita politica per dedicarsi all’industria degli armamenti, diventando rapidamente direttore della Rheinmetall a Berlino che detiene il controllo della Waffenfabrik Solothurn di Zuchwil-Soletta. Una succursale di comodo, acquisita per aggirare le dure condizioni poste dal Trattato di Versailles rispettivamente St. Germain. A Soletta si lavora comunque molto e bene, tanto che il prototipo della mitragliatrice pesante MG.34, poi un best-seller nella Wehrmacht durante la Seconda Guerra Mondiale, viene proprio concepito nella neutrale cittadina. Nel 1931 Hitler convoca Pabst all’Obersalzberg, offrendogli il ruolo di capo organizzativo del partito. Pabst rifiuta: si considera un «conservatore» e giudica Hitler un «socialista», preferendo il fascismo italiano e la dottrina dello Stato corporativo di Othmar Spann. Tra il 1931 e il 1933 fonda e dirige la Gesellschaft zum Studium des Faschismus, un circolo elitario che riunisce nazionalsocialisti come Göring, Walther Funk e Hans Frank con esponenti della DNVP, dello Stahlhelm e dell’industria pesante, con l’obiettivo di instaurare una dittatura sul modello italiano. Pabst convinto nazionalista tedesco, non ha grande stima di Hitler e del suo partito e, almeno ufficialmente, non sembra intrattenere legami diretti con il nazismo, tanto che per alcuni anni vive in Austria. Nel 1934 viene arrestato durante la «Notte dei lunghi coltelli», l’epurazione delle SA, ma è rilasciato dopo sei settimane grazie all’intervento di vecchi amici, tra cui l’ammiraglio Canaris e Göring, che gli ottiene una riabilitazione scritta.

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nel 1939, viene richiamato come maggiore e assegnato come Primo Ufficiale di Stato Maggiore al generale Georg Thomas, capo dell’Ufficio Economia e Armamenti della Wehrmacht. Già nel 1940 viene congedato, secondo le sue dichiarazioni perché considerato nemico dello Stato. Con una liquidazione a sei cifre dalla Rheinmetall-Borsig, acquista il 75% della Auslandshandel GmbH, società di commercio estero che utilizza per procurare materiale bellico e macchinari dalla Svizzera e da altri Paesi neutrali.

L’internamento a Locarno 1944–1945

Ritornato in Germania all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, riesce a rifugiarsi in Svizzera nell’estate del 1943. Ironicamente, chiede e riceve asilo politico, evitando di essere espulso verso la Germania. Soprattutto grazie al suo passato nell’industria bellica, riprende rapidamente la sua attività di commerciante d’armi. Contemporaneamente conduce spionaggio economico per conto dell’Abwehr tedesca e intrattiene contatti con Allen Dulles, capo dell’OSS a Ginevra e futuro direttore della CIA. Secondo le sue dichiarazioni, procura all’industria svizzera commesse per 12 milioni di franchi, con una provvigione del 4%.

Kampfzone Ossola: Der Widerstand an der Schweizer Südgrenze 1943–1945

Das Buch «Kampfzone Ossola» beleuchtet die Rolle der Schweiz – insbesondere des Tessins und des Wallis – im Widerstandskampf an der Südgrenze während der letzten Kriegsjahre 1943–1945. Es zeigt, wie die Schweizer Neutralität in der Praxis weit mehr war als blosses Abseits­stehen: Durch die Aufnahme von Flüchtlingen und die Unterstützung der Partisanen im Ossolagebiet wurden Tausende Menschenleben gerettet. 80 Jahre danach schliesst das Werk eine Lücke in der Schweizer Geschichtsschreibung und liefert einen wichtigen Beitrag zur laufenden parlamentarischen Debatte um die Rehabilitierung jener Schweizerinnen und Schweizer, die den Widerstand in Norditalien unterstützten.

Più Informazioni

Nel settembre 1944 il quotidiano socialdemocratico Volksrecht rivela la presenza di Pabst in Svizzera, definendolo il «famigerato maggiore golpista» e responsabile dell’assassinio di Luxemburg e Liebknecht. Lo scandalo mette in allarme le autorità: il consigliere federale Eduard von Steiger ordina l’espulsione immediata qualora Pabst sia anche solo minimamente coinvolto nel duplice omicidio. Pabst riesce tuttavia a negare in modo credibile il proprio ruolo.

Protetto e raccomandato dai livelli più alti della Polizia Federale elvetica e da esponenti politici della destra nazionalista svizzera, viene “internato” nell’autunno 1944 presso il lussuoso Hotel Castello di Locarno. Tra i suoi protettori più influenti figura il consigliere nazionale Eugen Bircher (BGB/UDC), che in lettere al consigliere federale von Steiger descrive Pabst come un grande amico della Svizzera e oppositore di Hitler, meritevole di asilo politico. Da qui continua imperterrito a occuparsi di contrabbando – vendendo armi della ginevrina “Hispano-Suiza” in America del Sud – e a organizzare i primi movimenti fascisti del dopoguerra tedesco.

Hotel Castello Locarno, luogo di internamento di Waldemar Pabst 1944-1945
Albergo Castello nella città vecchia di Locarno. Waldemar Pabst vi risiede come rifugiato politico durante il periodo 1944-1945. Viene poi espulso dal Canton Ticino nell’autunno del 1945. Fonte: Insubrica Historica.

L’espulsione e gli ultimi anni

Il soggiorno nel Canton Ticino è comunque breve, dato che viene espulso dal Cantone (e non dalla Svizzera) nell’estate del 1945. Probabilmente Pabst subisce l’ondata di epurazione dell’immediato dopo guerra, che tocca tutte le personalità tedesche e italiane risiedenti nel Locarnese. Riesce però a rinviare ripetutamente l’espulsione dalla Svizzera grazie a certificati medici — tra cui uno firmato dal Dr. Bircher — e viene trasferito in un albergo a Escholzmatt nel Canton Lucerna, dove prosegue i suoi affari e riceve agenti dei servizi segreti. La Francia chiede la sua estradizione, ma Pabst evita anche questa simulando malattie.

Decisione di espulsione contro Waldemar Pabst presa dal Presidente del Consiglio di Stato Fulvio Bolla nell'estate del 1945. Fonte: Insubrica Historica/Bundesarchiv Bern
Decisione di espulsione contro Waldemar Pabst presa dal Presidente del Consiglio di Stato Fulvio Bolla nell’estate del 1945. Fonte: Insubrica Historica/Bundesarchiv Bern

Pabst, che nel frattempo è rimasto vedovo, viene addirittura accolto dalla Confederazione Elvetica come rifugiato politico nel 1948; nonostante i suoi trascorsi, nel 1953 ottiene definitivamente il permesso di soggiorno. Nei 12 anni passati in Svizzera riceve ampie protezioni, sia politiche che economiche, da varie personalità elvetiche. Ciononostante, Pabst lascia il Paese nel 1955 e, benché sia deceduto a Düsseldorf, è tuttora sepolto a Muri vicino Berna. Nel 1955 sposa in seconde nozze Franziska Kottig — entrambi i matrimoni restano senza figli — e riprende il commercio d’armi, fornendo bombe incendiarie e mine antiuomo a regimi autoritari come la Spagna franchista, il Sudafrica e l’Egitto. Nel 1962, in un’intervista allo Spiegel, dichiara apertamente di aver fatto «giustiziare» Luxemburg e Liebknecht, affermando che sia Noske sia il generale von Hofmann erano d’accordo. Il bollettino stampa del governo federale tedesco definisce l’accaduto una «fucilazione in base alla legge marziale» e attribuisce a Pabst il merito di aver «posto fine alla guerra civile e salvato la Germania dal comunismo». Muore il 29 maggio 1970 a Düsseldorf. Viene sepolto a Muri presso Berna, accanto alla prima moglie Helma — nel Paese che gli aveva offerto protezione per dodici anni.

Waldemar Pabst (1880–1970)

Cronologia essenziale biografica: ufficiale, killer, trafficante d’armi, spia

Anno Luogo Evento
1880 Berlino Nasce il 24 dicembre. Figlio di Arthur Pabst, direttore del Museo delle Arti Decorative e del Museo Storico di Colonia.
1895–1899 Berlino Frequenta la Scuola Principale Prussiana per Cadetti. Stringe un’amicizia duratura con il futuro Cancelliere del Reich Franz von Papen.
1899–1900 Slesia Alfiere nel 1899, tenente e capoplottone nel Reggimento di Fanteria von Winterfeldt n. 23 nel 1900.
1907–1910 Berlino Accademia di guerra. Diploma con il massimo dei voti. Promosso primo tenente nel 1910.
1911–1914 Berlino Servizio presso il Grande Stato Maggiore (1911–1913), poi rientro al reggimento. Promosso capitano nel 1914.
1914–1916 Belgio, Verdun Ufficiale di Stato Maggiore della 12ª Divisione in Belgio. Nel 1916 presta servizio durante la battaglia di Verdun nello Stato Maggiore del V Corpo di Riserva.
1916–1918 Fronte occidentale Primo Ufficiale di Stato Maggiore della 7ª Divisione di Riserva, poi della Garde-Kavallerie-Schützen-Division (GKSD), divisione d’élite della Suprema Direzione Militare. Dirige di fatto la divisione al posto del comandante malato, il tenente generale Heinrich von Hofmann.
Dic. 1918 Berlino Dopo la rivoluzione di novembre, la GKSD interviene nei combattimenti di Natale 1918 contro la Volksmarinedivision.
15.1.1919 Berlino Dopo la repressione della rivolta spartachista, fa catturare Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht all’Hotel Eden. Telefona al commissario del popolo Gustav Noske per ottenere l’ordine di fucilazione. Organizza l’esecuzione dei due leader da parte della Marineoffiziers-Eskadron. Luxemburg e Liebknecht vengono assassinati la stessa sera.
Estate 1919 Berlino Il Garde-Kavallerie-Schützen-Korps, ampliato da Pabst a tre divisioni (40 000 uomini), reprime lo sciopero generale dei ferrovieri. Progetta un colpo di Stato («Pabst-Putsch»), che il 21 luglio viene interrotto all’ultimo momento da altri generali. L’episodio resta segreto.
Dic. 1919 Berlino Congedato dall’esercito su propria richiesta, senza la promozione onorifica a maggiore.
Ott. 1919 Berlino Cofondatore e amministratore della Nationale Vereinigung, rete di collegamento tra Freikorps, DNVP, DVP, Reichswehr e settori industriali ostili alla Repubblica di Weimar.
Marzo 1920 Berlino Partecipa in prima persona al putsch di Kapp-Lüttwitz. Lüttwitz lo nomina maggiore durante il golpe. Dopo il fallimento, fugge da Berlino travestito, con occhiali finti e capelli tinti. Prima della fuga incontra brevemente un giovane agitatore bavarese, Adolf Hitler, che liquida come una figura ridicola.
1920–1930 Innsbruck / Austria Esilio in Austria. Entra nella Heimwehr (milizia paramilitare di destra). Nel 1921 il politico tirolese Richard Steidle lo nomina capo di stato maggiore del Landesverband. Organizza una forza di 12 000 uomini in Tirolo. Dopo la fusione dei Landesverbände nel 1927, diventa Bundesstabsleiter della Heimwehr con 150 000 uomini sotto le armi (secondo le sue memorie).
1923 Austria Dopo il fallito putsch di Hitler e Ludendorff a Monaco, accoglie il fuggiasco Hermann Göring ferito e lo finanzia. Göring diventerà un contatto chiave per Pabst nel Terzo Reich.
1925 Austria / Germania Gustav Stresemann, con cui collabora dal 1918–1919, gli procura l’amnistia. Pabst opera da allora come agente del ministro degli Esteri tedesco in Austria.
Fine anni ’20 Austria Stringe amicizia con il «re dei proiettili» Fritz Mandl, finanziatore della Heimwehr. Viene a sua volta finanziato da industriali tedeschi (Hugo Stinnes, Ottmar E. Strauss, Otto Wolff). Collabora con l’Italia fascista e svolge un ruolo decisivo nella repressione dello sciopero generale del 1927 dopo l’incendio del Palazzo di Giustizia di Vienna.
1930 Austria → Berlino Espulso dall’Austria. Dopo un periodo di pendolarismo, si stabilisce a Berlino nel 1931.
1931 Berlino Diventa direttore della Rheinmetall grazie ai suoi contatti nella politica, nell’industria e nei servizi segreti. Hitler lo convoca all’Obersalzberg per offrirgli il ruolo di capo organizzativo del partito. Pabst rifiuta: si considera un «conservatore» e giudica Hitler un «socialista». Preferisce il fascismo italiano e la dottrina dello Stato corporativo di Othmar Spann.
1931–1933 Berlino Fonda e dirige la Gesellschaft zum Studium des Faschismus, un circolo elitario che riunisce Göring, Walther Funk, Hans Frank (NSDAP), esponenti della DNVP, dello Stahlhelm e dell’industria pesante, con l’obiettivo di instaurare una dittatura sul modello italiano.
1934 Germania Arrestato durante la «Notte dei lunghi coltelli» (epurazione delle SA). Rilasciato dopo sei settimane grazie all’intervento di vecchi amici, tra cui Canaris e Göring, che gli ottiene una riabilitazione scritta.
Anni ’30 Germania / Svizzera Si dedica al commercio internazionale di armi con Hans Eltze. Supervisiona la Waffenfabrik Solothurn (Zuchwil, Canton Soletta), fondata alla fine degli anni ’20 da Eltze e Mandl per conto della Rheinmetall. La fabbrica serve ad aggirare le restrizioni del Trattato di Versailles. A Soletta viene sviluppato il prototipo della mitragliatrice pesante MG 34, poi arma standard della Wehrmacht.
1938 Berlino Collabora con il generale Georg Thomas nell’Ufficio Economia e Armamenti della Wehrmacht.
1939–1940 Germania Richiamato come maggiore allo scoppio della guerra. Primo Ufficiale di Stato Maggiore del generale Thomas. Congedato nel 1940, secondo le sue dichiarazioni perché considerato nemico dello Stato. Riceve da Rheinmetall-Borsig una liquidazione a sei cifre, con cui acquista il 75% della società di commercio estero Auslandshandel GmbH, utilizzata per procurare materiale bellico e macchinari dalla Svizzera e da altri Paesi neutrali.
1943 Svizzera Emigra in Svizzera per timore di un arresto da parte della Gestapo. Chiede e ottiene asilo politico. Conduce contemporaneamente spionaggio economico per conto dell’Abwehr tedesca e intrattiene contatti con Allen Dulles, capo dell’OSS a Ginevra (futuro direttore della CIA). Si occupa della Waffenfabrik Solothurn e di commesse per l’industria svizzera (12 milioni di franchi secondo le sue dichiarazioni, con una provvigione del 4%).
Sett. 1944 Svizzera Il quotidiano socialdemocratico Volksrecht rivela la presenza di Pabst in Svizzera, definendolo il «famigerato maggiore golpista». Il consigliere federale Eduard von Steiger ordina l’espulsione immediata, qualora Pabst sia anche solo minimamente responsabile dell’assassinio di Luxemburg e Liebknecht. Pabst riesce a negare il proprio coinvolgimento in modo credibile.
Aut. 1944 Locarno «Internato» all’Hotel Castello nella città vecchia di Locarno. Protetto da alti funzionari della Polizia federale e da esponenti della destra nazionalista svizzera, tra cui il consigliere nazionale Eugen Bircher (UDC/BGB). Prosegue indisturbato il contrabbando d’armi, vendendo materiale della Hispano-Suiza di Ginevra in Sudamerica, e pianifica la costruzione di un’Internazionale fascista per il dopoguerra.
1945 Locarno → Escholzmatt Espulso dal Canton Ticino per decreto del Presidente del Consiglio di Stato Fulvio Bolla. Rinvia ripetutamente l’esecuzione dell’espulsione dalla Svizzera grazie a certificati medici (tra cui uno del Dr. Eugen Bircher). Trasferito e «internato» in un albergo a Escholzmatt (Canton Lucerna), dove continua a ricevere agenti dei servizi segreti e a occuparsi dei suoi affari.
1945 Svizzera La moglie Helma (nata Corneli) muore. La Francia chiede la sua estradizione. Pabst evita l’espulsione simulando malattie.
1948 Svizzera Riconosciuto ufficialmente come rifugiato politico dalla Confederazione Elvetica.
1953 Svizzera Ottiene definitivamente il permesso di soggiorno in Svizzera.
1955 Düsseldorf Rientra in Germania. Sposa in seconde nozze Franziska (nata Kottig). Riprende il commercio d’armi, fornendo bombe incendiarie e mine antiuomo a regimi autoritari (Spagna, Sudafrica, Egitto). Entrambi i matrimoni restano senza figli.
1962 Germania In un’intervista allo Spiegel (18 aprile 1962), dichiara di aver fatto «giustiziare» Luxemburg e Liebknecht. Afferma che sia Noske sia il generale von Hofmann erano d’accordo con l’azione. Il bollettino stampa del governo federale definisce l’omicidio una «fucilazione in base alla legge marziale» e attribuisce a Pabst il merito di aver «posto fine alla guerra civile e salvato la Germania dal comunismo».
1969 Germania In una lettera ritrovata postuma, allude alla collaborazione con l’SPD nell’assassinio del 1919: se parlasse, ci sarebbe «un putiferio enorme, forse distruttivo per la SPD». Afferma di aver «tenuto la bocca chiusa da gentiluomo per cinquant’anni».
29.5.1970 Düsseldorf Muore a Düsseldorf. Il suo lascito viene depositato presso l’Archivio federale tedesco (Bundesarchiv).
Estate 1970 Muri bei Bern Sepolto a Muri presso Berna, accanto alla prima moglie Helma. Nonostante sia deceduto in Germania, la sua tomba si trova in Svizzera — il Paese che gli aveva offerto protezione per dodici anni.

Fonti: Bundesarchiv Bern; Archivio del Consiglio di Stato del Canton Ticino; K. Gietinger, Der Konterrevolutionär. Waldemar Pabst – eine deutsche Karriere; L. Scherrer, «Asyl für einen Nazi-Verbrecher», NZZ, 6.1.2019; Wikipedia; Insubrica Historica.

Insubrica Historica: Episoden aus dem Zweiten Weltkrieg

Edizione in tedesco. Di Raphael Rues (Autore), Ekaterina Rues (Curatrice).

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