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Luigi Berlusconi, padre di Silvio, rifugiato in Svizzera durante la Seconda Guerra Mondiale

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Il 17 settembre 1943, nove giorni dopo l’armistizio, un gruppo di soldati italiani in abiti civili attraversò il confine nella regione di Stabio. Tra loro c’era Luigi Berlusconi (1908-1989), trentacinque anni, funzionario bancario di Milano, padre di un bambino di sette anni che si chiamava Silvio. Non sapeva che sarebbe rimasto in Svizzera fino al giugno del 1945 — né che le reti finanziarie che avrebbe consolidato nel dopoguerra, tra Milano e Lugano, avrebbero costruito le fondamenta di un impero.

Luigi Berlusconi: breve scheda biografica

Luigi Berlusconi nacque il 27 marzo 1908 a Saronno, nella provincia di Milano. Di fede cattolica, lavorò come impiegato presso la Banca Rasini di Milano, un piccolo istituto lombardo fondato nel 1920 dalla famiglia dei conti Rasini di Buccinasco con capitali milanesi e palermitani. Sposò Rosa Bossi (1911–2008), dalla quale ebbe due figli: Silvio (1936–2023) e Maria Antonietta (1943–2009). Allo scoppio della guerra fu arruolato nel 32° Reggimento Territoriale di fanteria. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, per evitare la cattura da parte delle forze tedesche, fuggì in Svizzera il 17 settembre 1943 attraverso il valico di Stabio. Vi rimase internato per quasi due anni, passando per i campi dell’Oberaargau bernese e del Canton Lucerna (Auswil, Eriswil, Huttwil, Ufhusen, Gondiswil) e poi per Losanna e Mont Gibloux nel Canton Friburgo. Rimpatriò attraverso Chiasso il 7 luglio 1945. Rientrato in Italia, riprese la carriera alla Banca Rasini, dove fu promosso procuratore con diritto di firma nel 1957 e infine direttore generale. Nel 1970, come procuratore, ratificò l’acquisto di una banca offshore nel cui consiglio di amministrazione sedevano Roberto Calvi, Licio Gelli, Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus. Luigi Berlusconi morì nel 1989. Il legame della famiglia Berlusconi con la Svizzera non si interruppe con il rimpatrio: tre dei cinque figli di Silvio nacquero ad Arlesheim nel Canton Basilea Campagna, cinque dei diciassette nipoti alla clinica Sant’Anna di Sorengo nel Luganese, e il finanziamento iniziale della Edilnord per la costruzione di Milano 2 nel 1968 transitò attraverso la Finanzierungsgesellschaft für Residenzen AG di Lugano, con la mediazione dell’avvocato ticinese Renzo Rezzonico.

L’armistizio e la fuga in Svizzera (settembre 1943)

Durante il settembre 1943 la situazione in Italia è molto confusa. Le forze Alleate che hanno appena liberato completamente la Sicilia, sono sbarcate in due punti nella penisola italiana: gli inglesi a Salerno, e le forze americane in Calabria, fra Reggio e Villa San Giovanni. Il 3 settembre 1943 viene firmato in Sicilia l’armistizio dell’Italia, il quale sancisce l’abbandono in fretta-e-furia dell’alleanza con i tedeschi. Questo trattato verrà comunicato solo l’8 settembre 1943.

Rifugiati italiani per Stabio, dopo l’annuncio dell’armistizio del 8 settembre 1943. La maggior parte hanno abbandonato la divisa militare ed indossato abiti civili.

Ne risulta un caos totale, con un salvi-chi-si-può di una piccola parte dell’Esercito italiano che scappa nel meridione, soprattutto verso Brindisi. Gli ordini per la truppa sono caotici, poco chiari e ambigui. Addirittura l’imprigionato Benito Mussolini rimosso il precendente 25 luglio 1943, viene dimenticato negli Abruzzi e poi catturato-liberato dai tedeschi. Un’operazione condotta da un ufficiale tedesco della Luftwaffe di origini svizzere e del quale Insubrica Historica ha pubblicato un interessante contributo.

Scene drammatiche di rifugiati militari italiani in abiti civili raggruppati al campo sportivo di Stabio, in procinto di essere portati oltralpe, metà settembre 1943.

In mezzo a questo caos, buona parte dell’Esercito Italiano che si trova nel Nord Italia (ma anche altrove in Europa, nei Balcani e sul Fronte orientale) viene catturato dalle forze tedesche e deportato nei campi di prigionia e lavoro del Reich. Essere italiano diventa in quel periodo sinonimo di traditore. Circa 20,000 soldati italiani si pongono però in salvo entrando in Svizzera, in particolare dal Ticino ma anche dal Vallese. Un afflusso di rifugiati che provoca una crisi umanitaria in tutto il Ticino e anche Confederazione. Fra i diversi soldati che entrano nel Sottoceneri vi è anche un non più giovane militare, certo Luigi Berlusconi (1908-1989).

Luigi Berlusconi con il figlio Silvio Berlusconi, foto presa probabilmente attorno al 1937.

L’internamento in Svizzera (1943–1945)

Militare nella riserva, sposato con Rosa Bossi, Luigi Berlusconi entra il 17 settembre 1943 con un gruppo di commilitoni nella regione di San Pietro presso Stabio. L’entrata in territorio svizzero come per molti altri soldati italiani è abbastanza semplice. Le guardie di frontiera italiane partecipano attivamente a questo esodo, fornendo le necessarie indicazioni per attraversare la rete di confine.

Da questo momento si crea una vera e propria fiumana di gente che coglie di sorpresa buona parte del Ticino. Tutti fuggiaschi che cercano di lasciarsi l’occupazione tedesca alle spalle. Accolti in maniera quasi entusiastica dalla popolazione ticinese, meno dalle unità dell’Esercito Elvetico. Sono soprattutto unità d’oltralpe, che daranno non pochi problemi qualche settimana e mese più tardi. Sono i militari che respingeranno anche un grande numero di ebrei, come per esempio Liliana Segre, respinta ad Arzo nel dicembre 1943 da un’unità di fanteria del Canton Friborgo.

Una ricerca condotta da Insubrica Historica presso l’Archivio Federale di Berna ha permesso di ricostruire l’intero percorso d’internamento di Luigi Berlusconi nella Svizzera tedesca. Dopo il trasferimento in ferrovia dal Ticino, Berlusconi fu assegnato al campo di Auswil nel Canton Berna, dove rimase quattro settimane. Dal 27 ottobre 1943 passò a Eriswil, un piccolo villaggio nel Langenthal, dove trascorse sei mesi lavorando presso famiglie contadine locali e dove stabilì rapporti cordiali con la comunità, in particolare con la famiglia dell’insegnante Trudi Schärer, presso la quale pernottava durante la settimana.

La scheda personale di Luigi Berlusconi con i dettagli del suo internamento in Svizzera. Fonte: Insubrica Historica via AFS

Seguirono il campo di Huttwil dal marzo 1944, quello di Ufhusen nel Canton Lucerna dall’estate 1944, e infine Gondiswil dall’ottobre 1944. Tutti comuni rurali dell’Oberaargau bernese e della regione lucernese, dove gli internati venivano impiegati nei lavori agricoli per compensare la manodopera mancante a causa della mobilitazione. A partire dal marzo 1945 il percorso di Berlusconi prese una piega insolita: lasciò i campi bernesi per soggiornare all’Hôtel de la Cloche a Losanna, un albergo di un certo livello nel centro della città, poi a Mont Gibloux nel Canton Friburgo. Il rimpatrio avvenne il 7 luglio 1945 attraverso Chiasso, con circa due mesi di ritardo rispetto alla maggior parte degli internati italiani. I dettagli completi dell’internamento, con la documentazione d’archivio e le testimonianze locali, sono disponibili nel nostro contributo dedicato.

Le origini della famiglia Berlusconi

I Berlusconi erano una famiglia della piccola borghesia lombarda, non siciliana. Il cognome è di etimologia milanese: deriva dal termine dialettale berlusch (dal latino bis-luscus, letteralmente “due volte losco”), che nel milanese significa “guercio” o “strabico”, un soprannome divenuto cognome ereditario. La diffusione del cognome è circoscritta alla Lombardia, senza attestazioni significative in Sicilia o nell’Italia meridionale. Luigi Berlusconi nacque il 27 marzo 1908 a Saronno, nell’allora provincia di Milano, da Paolo Berlusconi e Mageri Gentile. La famiglia crebbe nel contesto del basso Varesotto e della cintura industriale milanese, un ambiente di impiegati, artigiani e piccoli commercianti. Il figlio Silvio trascorse l’infanzia a Saronno e poi a Lomazzo. La voce popolare sulle presunte origini siciliane dei Berlusconi, alimentata da decenni di polemica politica, non trova riscontro nelle fonti genealogiche disponibili: il radicamento della famiglia è documentato nell’area lombarda tra Saronno e Milano almeno dalla generazione dei nonni di Silvio Berlusconi.

La distribuzione attuale del cognome Berlusconi in Italia, è molto improbabile che la famiglia avesse origini meridionali. Fonte: Mappa dei cognomi

Luigi lascia in Italia il figlio Silvio Berlusconi (1936-2023), la figlia Maria-Antonietta (1943-2009) e la moglie Rosa Bossi (1911-2008). La famiglia Berlusconi aveva nel frattempo lasciato Saronno e si trovava durante il periodo 1943-1945 a Lomazzo, nella provincia di Como. Zona molto più sicura, meno toccata dagli incessanti bombardamenti alleati su Milano e la Lombardia. La madre pur essendo casalinga continuava però durante il conflitto a lavorare presso la Pirelli di Milano come segretaria.

La famiglia Berlusconi nel 1948.

Luigi Berlusconi prima del conflitto era semplice funzionario della Banca Rasini creata nel 1920. Una piccola banca lombarda, appartenente ad un gruppo di nobili aristocratici milanesi capitanato dal Conte Carlo Rasini e Gian Angelo Rasini. Sin dalle sue origini la banca è un punto di incontro di capitali lombardi (principalmente quelli della nobile famiglia milanese dei Rasini, proprietaria del feudo di Buccinasco) e palermitani (quelli provenienti da Giuseppe Azzaretto, uomo di fiducia di Giulio Andreotti in Sicilia).

Nuovi dettagli sul periplo elvetico di Luigi Berlusconi durante il periodo 1943-1945

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La Banca Rasini e la carriera di Luigi Berlusconi

Il padre di Silvio Berlusconi, Luigi Berlusconi fu dapprima un impiegato presso la Rasini, in seguito procuratore con diritto di firma dal 1957, ed infine assunse la carica di direttore generale. Proprio come procuratore Luigi Berlusconi nel 1970 ratifica un’operazione bancaria che porta all’acquisto di una banca offshore, nel cui CdA vi erano Roberto Calvi, Licio Gelli, Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus. La Banca Rasini, e Carlo Rasini in particolare, furono i primi finanziatori di Silvio Berlusconi all’inizio della sua carriera imprenditoriale. Silvio e suo fratello Paolo Berlusconi avevano un conto corrente alla Rasini, e proprio grazie ai finanziamenti, alle garanzie e alle forti raccomandazioni avute dalla banca milanese il futuro “cavaliere” riuscì ad entrare in società con l’importante finanziaria svizzera che possedeva parte della Edilnord, la prima compagnia edile con cui iniziò a costruire la sua fortuna.

Silvio Berlusconi con la madre Rosa Bossi.

Il legame duraturo dei Berlusconi con la Svizzera: Arlesheim, Sorengo, Edilnord

Il legame della famiglia Berlusconi con la Svizzera è rimasto comunque molto forte. Tre dei cinque figli di Silvio Berlusconi sono nati ad Arlesheim BL. Cinque dei suoi 17 nipoti sono nati nella clinica privata Sant’Anna di Sorengo. La società Edilnord di Berlusconi venne finanziata principalmente dalla “Finanzierungsgesellschaft für Residenzen AG” di Lugano TI. Il rappresentante di Berlusconi, era l’avvocato ticinese Renzo Rezzonico. Tramite quest’ultimo fu fornito il finanziamento necessario per costruire “Milano 2” nel 1968. La città satellite modello, che da alloggio per 10.000 persone su 712.000 metri quadrati, concepita a Segrate viene finanziata dalla “Aktiengesellschaft für Immobilienanlagen in Residenzzentren AG”.

Respinti. Il dramma della Famiglia Ebrea Gruenberger in fuga 1943-1944.

Edizione in italiano. Di Raphael Rues (Autore), Katia Rues (Curatrice).
CHF /EUR 10.00 Insubrica Historica, 2024.

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