Per secoli l’Europa ha conosciuto una tradizione militare singolare: le compagnie mercenarie svizzere, presenti anche in territori lontani come Ceylon, India, Santo Domingo e Nord America. Fra queste formazioni spicca la Guardia Svizzera al servizio dei sovrani francesi, protagonista assoluta nella storia del continente. La loro fama di fedeltà incrollabile, ferrea disciplina e maestria bellica ne fece il simbolo più ambito di prestigio e protezione per la corona di Francia. Questo breve saggio di Insubrica Historica ripercorre le vicende della Guardia Svizzera in Francia fino al drammatico epilogo rivoluzionario del 1792, indagando le motivazioni del loro arruolamento, la funzione militare presso l’esercito regio e il contesto sociale e politico che caratterizzò il servizio di questi soldati elvetici.
L’ascesa dei mercenari svizzeri
All’epoca, l’Europa era divisa in una serie di diverse entità feudali, con diversi Stati che stavano cercando di unificarsi e rafforzarsi (la Francia, ad esempio). I cantoni alpini di Uri, Svitto e Nidvaldo, stretti tra l’Austria asburgica e quella che più tardi diventerà Francia, formano nel 1291 la Confederazione elvetica, la quale contava nel 1389 già otto cantoni.
Questa Confederazione fu concepita nel XIII secolo attorno all’apertura della strada del San Gottardo, la via a pedaggio più efficiente tra Germania e Italia, nonostante percorrerla rimanesse un arduo viaggio (vedi il nostro contributo su Pietro Morettini). Questi cantoni non sono unificati in una sola entità, bensì ognuno di essi mantiene la propria identità e indipendenza. Pur occupando un lembo di terra di dimensioni ridotte, con una topografia montuosa e relativamente povera, i cantoni elvetici disponevano di una demografia dinamica.
Cosa pensava Machiavelli della Svizzera ?
Il caro amico Marino Viganò nel suo lavoro "El fratin mi ynginiero", realizza uno splendido lavoro di ricerca sulla famiglia Paleari. Una nobile famiglia di Morcote, di origine milanese. Tra i suoi…
Ciò permise alla Confederazione di introdurre sin dalla sua concezione il servizio militare obbligatorio per tutti gli uomini abili di età compresa tra i 16 e i 60 anni, indipendentemente dal ceto sociale. L’obiettivo primordiale era quello di difendersi, ma anche di offrire opportunità ai propri uomini di trovare lavoro come mercenari esperti. Gli svizzeri seppero rapidamente mettere a disposizione dei loro “clienti” formidabili unità militari, ben istruite e disciplinate, che si imposero rapidamente su diversi campi di battaglia europei.
La parola “svizzero” divenne quindi presto sinonimo di “soldato imbattibile”. La reputazione degli svizzeri per l’eccellenza militare deriva dal loro ruolo centrale nei conflitti europei del XIV e XV secolo. Machiavelli vedeva gli Svizzeri come il più grande esercito dell’epoca. La loro padronanza delle formazioni di alabarde e le loro tattiche innovative valsero alle truppe svizzere vittorie contro avversari formidabili come i Borgognoni di Carlo il Temerario e gli Asburgo (vedi la leggenda di Guglielmo Tell). Questo successo, unito a una struttura politica decentralizzata in Svizzera, portò a un’eccedenza di abili combattenti disposti a offrire i loro servizi al miglior offerente.

L’interesse francese e i Cento Svizzeri
L’interesse francese per i mercenari svizzeri iniziò sotto il re Luigi XI (1461–1483). Dovendo affrontare minacce interne ed esterne, Luigi XI vide negli svizzeri una forza di combattimento affidabile e professionale. Nel 1471 istituì i “Cent Suisses” (Cento Svizzeri), una guardia del corpo permanente che stazionava all’interno del palazzo reale (Versailles e Tuileries) e che rimarrà in funzione per diversi secoli, fino al 16 marzo 1792, quando la truppa, nel bel mezzo della Rivoluzione francese, verrà licenziata. Questi uomini provenivano principalmente dalla nobiltà svizzera e servivano più come guardia cerimoniale che come pura forza bellica.

Nel 1515, a Marignano a sud di Milano, il re di Francia riesce a vincere l’omonima battaglia, seppur con ingenti perdite. Nonostante la grave sconfitta degli svizzeri nella cosiddetta Battaglia dei Giganti, il re francese Francesco I, conscio delle abilità belliche svizzere, si rese conto di aver bisogno di un forte alleato.
Per questo motivo, il 29 novembre 1516, venne firmata a Friburgo la Pace Perpetua tra Francesco I e la Confederazione, che allora era composta già da 13 cantoni. De facto la Confederazione passò quindi sotto il protettorato francese. Questa pace fu completata nel 1521 dal Trattato di Alleanza Perpetua franco-svizzero firmato a Lucerna. Si trattava di un’organizzazione ufficiale che succedeva al mercenarismo dei secoli precedenti; i patti furono più volte rinnovati puntualmente di secolo in secolo.

I cantoni elvetici che fornivano soldati ricevevano sussidi in natura e in denaro; i soldati erano pagati e soggetti a regole ben definite. Questa alleanza reciprocamente vantaggiosa fu rinnovata regolarmente fino al 1803. Nel 1792, un funzionario bernese scrisse: «Abbiamo bisogno di un vicino potente che ci sostenga. Tutti i nostri interessi sono legati alla Francia, qualunque sia il regime al potere».
Ma anche i francesi erano ben contenti di avere un’alleanza militare con la Confederazione, dato che questa permetteva loro di affievolire volontariamente la difesa della frontiera franco-elvetica, pur sempre lunga circa 600 km. Sapendo che i confederati avrebbero fermato un’invasione da est, le varie monarchie che seguirono dopo Francesco I poterono allocare preziose risorse altrove, per esempio al confine con il Reno oppure a meridione verso i Pirenei.
Storia del Generale Pietro Maria Ferino da Craveggia (Val Vigezzo) alla corte di Napoleone Bonaparte
Napoleone Bonaparte pur probabilmente non essendo mai stato in Ticino, e in particolare nella regione insubrica, ha lasciato comunque delle impronte indelebili. Dopo aver scritto della prima traversta a nuoto della Manica…
Le Gardes Suisses: Pilastri della difesa monarchica francese
Nel 1616, il re Luigi XIII (1610–1643) consolidò ulteriormente la presenza svizzera con la creazione delle “Gardes Suisses” (Guardie Svizzere). A differenza dei Cento Svizzeri, le Gardes Suisses erano un reggimento completo incaricato di sorvegliare l’esterno del palazzo e di agire come fanteria d’élite in tempo di guerra. Queste truppe venivano reclutate nei cantoni svizzeri, principalmente nelle aree rurali – come il Canton Friburgo – note per le loro forti tradizioni marziali.

Il processo di reclutamento delle Guardie Svizzere era rigoroso. I candidati dovevano soddisfare severi standard fisici, dimostrare abilità nella spada e possedere una reputazione di buon carattere. L’addestramento enfatizzava la disciplina, le formazioni di picche e le esercitazioni con il moschetto, assicurando che le Guardie rimanessero una forza combattente formidabile.

Sebbene le Guardie Svizzere fossero apprezzate soprattutto per la loro abilità militare, il loro servizio aveva anche implicazioni sociali e politiche. Le Guardie godevano di grande prestigio sia in Francia che in Svizzera. Il loro servizio offriva opportunità di mobilità sociale agli uomini svizzeri, mentre la corte francese le vedeva come un simbolo di potere e di rispetto estero. Tuttavia, di tanto in tanto sorgevano delle tensioni. Lo status di straniero delle Guardie e la loro stretta vicinanza alla famiglia reale a volte suscitavano sospetti e risentimenti nella nobiltà francese.
L’evoluzione della guerra e il ruolo della Svizzera
Il XVII e il XVIII secolo videro cambiamenti significativi nella guerra europea. Gli eserciti professionali permanenti sostituirono la dipendenza dai mercenari. Tuttavia, le Guardie svizzere mantennero il loro valore grazie alla loro incrollabile lealtà e all’addestramento d’élite. Parteciparono a numerose campagne francesi, tra cui la Guerra dei Trent’anni (1618–1648) e la Guerra di Successione Spagnola (1701–1714), ottenendo sempre elogi per la loro disciplina e il loro coraggio. Fra questi due avvenimenti, nel 1671–1672 il primo reggimento svizzero permanente al servizio della monarchia francese viene creato. Nel 1701 vi sono già 24.700 soldati svizzeri che servono in Francia.
Le Guardie svizzere non erano semplicemente unità militari isolate. Si integrarono in qualche modo nella società francese, come è il caso del villaggio di Rueil-Malmaison, alle porte di Parigi, il quale ospitò per quasi due secoli le Gardes Suisses. Molte Guardie si stabilirono in Francia dopo il servizio, essenzialmente nella regione di Parigi, sposandosi con donne francesi. Questa interazione favorì lo scambio culturale e contribuì a consolidare le relazioni franco-svizzere. Questo è un aspetto particolare dato che fino al 1792 la Guardia Svizzera non risiedeva in caserme, bensì, come abbiamo visto sopra, direttamente presso l’abitante.
La fine di un’era: La Rivoluzione Francese e la caduta delle Guardie
Nel 1789, oltre 14.000 soldati svizzeri prestavano servizio in Francia, rappresentando più del 50% delle truppe straniere impiegate dalla monarchia francese. Vi erano altre nazioni che impiegavano soldati svizzeri, ma la monarchia francese era il “cliente” principale. Con la Rivoluzione francese, i “bons compères”, come Enrico IV amava chiamare i suoi alleati svizzeri, difensori della libertà e dell’indipendenza nelle loro montagne, si trasformarono nell’immaginario popolare giacobino in “mercenari stranieri al soldo del monarca tiranno”.
Nel 1791 vi sono due reggimenti di “Gardes Suisses” basati a Parigi e 11 reggimenti di linea distribuiti nell’esagono. Il ruolo principale delle Gardes Suisses era quello non solamente di garantire la sicurezza del monarca, ma, essendo considerate una truppa altamente affidabile, venivano spesso usate per il mantenimento dell’ordine tra la popolazione, oppure come truppa che serviva a formare il grosso dell’esercito francese, molto meno esperto e disciplinato.
Il ruolo della truppa svizzera assume un’importanza particolare nelle varie tappe della Rivoluzione francese, tanto che diversi di questi militi perderanno la vita, la maggior parte trucidati dalla popolazione francese.

Il martedì 14 luglio 1789, mentre gli insorti parigini si dirigono verso la prigione della Bastiglia sommariamente difesa da invalidi soldati e pochi svizzeri, simbolo assoluto dell’assolutismo monarchico francese, 32 fucilieri del reggimento svizzero Salis-Samade aprono il fuoco sulla folla, aumentando l’ardore dei presenti e uccidendo circa un centinaio di rivoluzionari giacobini. L’aspetto determinante è che mentre le varie unità dell’esercito si disintegrano, sono gli effettivi svizzeri gli unici che rimangono compatti, devoti al servizio della monarchia assolutista francese.
Questo episodio diventa un evento importante nel contesto della Rivoluzione francese, e dal 1880 il 14 luglio è diventato il giorno della festa nazionale francese. La Rivoluzione francese del 1789 segna un punto di svolta per le Guardie svizzere. Gli ideali di libertà, uguaglianza e fratellanza si scontrano con il ruolo delle Guardie di protettori della monarchia assoluta. In sostanza le Gardes Suisses rimasero fedeli al re Luigi XVI durante l’assalto alla Bastiglia nel 1789, allontanandosi ulteriormente dal popolo rivoluzionario. Vi furono anche delle defezioni all’interno delle stesse Guardie, tanto che diversi effettivi passarono nelle forze rivoluzionarie.

La monarchia di Luigi XVI sopravvive ancora a fatica per pochi anni. Già nella riunione degli Stati Generali del 5 maggio 1789, Luigi XVI, che godeva fino ad allora di grande popolarità e del rispetto dei suoi sudditi, deluse le speranze dei rappresentanti del Terzo Stato mostrandosi incapace di comprendere e seguire l’importanza dei cambiamenti in atto nel suo regno. L’arrivo di una folla parigina a Versailles il 5 ottobre 1789, proveniente da Parigi per riportare la famiglia reale al Palazzo delle Tuileries dove d’ora in poi sarebbe rimasta sotto l’occhio vigile dei parigini, ebbe un effetto profondo e duraturo sul prestigio della monarchia.

Dopo la fuga di Varennes del 20 giugno 1791, che fu uno degli atti principali della Rivoluzione, i giorni della monarchia di Luigi XVI si potevano ormai solo contare: totalmente screditata, fu costretta a tornare alle Tuileries, riconquistando il potere solo grazie alla volontà dei deputati costituzionali e realisti dell’Assemblea Costituente. Da questo momento in poi, Luigi XVI torna al palazzo delle Tuileries, dove rimane costantemente sotto l’occhio vigilante dei parigini.
Luigi XVI, che non aveva mai accettato la perdita dei suoi poteri, credette di poterli riconquistare e ripristinare la sua autorità solo grazie all’aiuto e alla vittoria degli eserciti dei principi stranieri contro i rivoluzionari. In meno di un anno, il re, esitante, indeciso e mal consigliato, lasciò che gli eventi facessero il loro corso, rovinando così le ultime possibilità che gli avrebbero permesso di salvare il suo trono. Nonostante il 20 aprile 1792 venga dichiarata guerra all’Austria, il risultato delle prime battaglie è disastroso per le forze francesi; a questo si aggiunge il fatto che la Prussia si allea con l’Austria, dichiarando guerra alla Francia. Il 20 giugno 1792 vi è un primo attacco al palazzo delle Tuileries, domato in parte grazie all’intervento pacificatore di La Fayette, eroe della guerra d’indipendenza americana contro gli inglesi.

Il venerdì 10 agosto 1792, il reggimento delle Guardie Svizzere composto da circa 900 effettivi, il cui colonnello era il friburghese Louis-Auguste Augustin d’Affry, si trovò intrappolato nel Palazzo delle Tuileries a Parigi dai rivoluzionari decisi a far cadere la monarchia una volta per tutte. Percepite come una quinta colonna nel cuore di una Parigi minacciata di esecuzione militare dal manifesto di Brunswick, mentre gli eserciti austriaco e prussiano sfondavano le linee francesi, le 900 Guardie – un terzo delle quali provenienti da Rueil-Malmaison – combatterono una battaglia disperata come ultima resistenza per Luigi XVI, che alla fine le sacrificò ordinando loro di consegnare le armi nel bel mezzo della battaglia.

Solo 200 soldati riuscirono a sopravvivere a questo attacco; il resto venne barbaramente eliminato dalla selvaggia folla rivoluzionaria. In seguito a questa tragedia, l’alleanza rinnovata nel 1777 fu sospesa e le truppe svizzere sciolte tornarono in patria. Diverse migliaia di soldati si unirono comunque all’esercito rivoluzionario della Repubblica, mentre alcune decine di ex Guardie svizzere che si erano unite alla Legione germanica si ritrovarono dalla parte dei Vandeani nel 1793, opponendosi disperatamente alle forze repubblicane della Rivoluzione francese.

Il 10 agosto 1792 diventa il più grande punto di svolta della Rivoluzione francese e segna anche la fine delle relazioni militari franco-svizzere, durate per ben tre secoli di monarchia in Francia. I rivoluzionari francesi si impadronirono delle Tuileries, massacrando le Guardie Svizzere che erano state schierate a difesa del palazzo.
Questo tragico giorno preannuncia il crollo della vecchia Confederazione nel 1798. Dall’eccidio delle Gardes Suisses alle Tuileries nasce il famoso monumento di Bertel Thorvaldsen e Lukas Ahorn, il “Leone di Lucerna”, inaugurato nel 1821, che oggi è una delle principali attrazioni turistiche della Svizzera centrale. Nonostante l’accanita resistenza, le Guardie Svizzere furono sopraffatte dalla folla rivoluzionaria. Centinaia di Guardie perirono per difendere il palazzo oppure vennero massacrate nei giorni e mesi seguenti, segnando tragicamente la fine del loro lungo servizio alla corona francese.

L’eccidio delle Gardes Suisses non si ferma con l’attacco al palazzo delle Tuileries, bensì continua quasi senza fine. I massacri di settembre del 1792 furono una nuova serie di brutali omicidi ed esecuzioni sommarie che ebbero luogo nell’arco di diversi giorni, dal 2 al 6 settembre 1792. Folle impazzite, principalmente sans-culottes (rivoluzionari della classe operaia), insieme ad alcuni gruppi di miliziani, presero di mira i prigionieri detenuti nelle carceri di Parigi e altrove in Francia. Per capire quanto drammatica fosse la situazione, conviene leggere questa testimonianza di un ufficiale elvetico:
«La gente veniva a dire che la folla si era radunata nella piazza davanti alle Tuileries. Poi abbiamo saputo che la guardia svizzera aveva sparato sulla folla e che erano iniziati i combattimenti […]. Le donne di casa erano le nostre messaggere. Ci portarono la notizia. […] Una di loro ci disse che il palazzo del Re era in fiamme. […] Poi mia moglie tornò dal mercato e ci disse che la folla stava trascinando i corpi mutilati degli svizzeri per le strade. Ogni volta che passava qualcuno con le reliquie del corpo di una delle guardie uccise, sentivo la gente gridare “Bravo! Bravo!”»
J.B. Good, ufficiale della Guardia Svizzera, estratto da una lettera del 3 settembre 1792 indirizzata ai familiari.
La massa era spinta dalla paura e dalla paranoia che attanagliava Parigi. L’esercito prussiano aveva invaso la Francia e si stava avvicinando velocemente alla capitale. Si diffusero voci di possibili ribellioni da parte di prigionieri simpatizzanti della monarchia, che avrebbero potuto unirsi alle forze di invasione.
Il risultato di questi assalti alle carceri e luoghi di detenzione fu che almeno tra 1100 e 1600 persone vennero uccise, e questo solo a Parigi. Tra le vittime vi erano diverse Guardie Svizzere, ma solo una parte esigua. La maggior parte delle Guardie Svizzere era stata eliminata durante l’assalto al Palazzo delle Tuileries nel precedente agosto. Altre persone eliminate furono monarchici e aristocratici visti come nemici della rivoluzione, preti che non avevano aderito al movimento repubblicano (clero cattolico che si rifiutava di giurare fedeltà al governo rivoluzionario), oppure ancora figure politiche associate alla monarchia. I Massacri di Settembre furono un episodio orribile della storia francese, che segnò un periodo di violenza e instabilità durante la rivoluzione.
L’eredità insubrica nelle Garde Suisses
Molto più complesso è stabilire una vera e propria presenza di soldati ticinesi nelle Gardes Suisses. Queste Gardes sono essenzialmente arruolate presso i cantoni primitivi, quindi il Ticino come tale, costituitosi solo nel 1803, non è mai direttamente presente. Non vi sono quindi reggimenti ticinesi, e se vi è una presenza ticinese è data solo da pochissimi individui.

Sappiamo come abbiamo visto già con i contributi su Mainoni e Remonda (ma anche del generale Pietro Maria Ferino di Craveggia) della presenza di ufficiali insubrici nelle forze di Napoleone, ma questi non hanno comunque un diretto legame oppure appartenenza alla Gardes Suisses di prima della Rivoluzione francese.
Conclusione: Un’eredità di onore e lealtà
La storia delle Guardie Svizzere in Francia è una storia di lealtà, eccezionale abilità marziale e complesse dinamiche sociali che termina in maniera brutale nell’estate del 1792. Le forze svizzere sono state per secoli una componente vitale dell’esercito francese e la loro presenza ha testimoniato la loro reputazione di mercenari d’élite in Europa. Sebbene la loro scomparsa definitiva sia stata un riflesso del fervore rivoluzionario che ha attraversato la Francia, la loro eredità di onore e professionalità dura ancora oggi.
Tanto che al momento della creazione della Légion étrangère voluta da Luigi XVIII nel 1830, i primi ufficiali istruttori di questo corpo sono nuovamente ufficiali svizzeri, eredi diretti delle Gardes Suisses. Nel 2024 le Guardie Svizzere rimangono ormai un simbolo di un’epoca passata, che ci ricorda l’intricata relazione tra guerra, diplomazia e le mutevoli sabbie del potere politico.