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Enrico Mattei, Eugenio Cefis e la Resistenza in Val d’Ossola: dalla guerra all’ENI

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Enrico Mattei, Eugenio Cefis e Vittorio Palombo si incontrarono nella Resistenza in Val d’Ossola tra il 1943 e il 1945. La moglie di Mattei, la ballerina viennese Margherita Paulas, il rapporto di Cefis con l’OSS americano, e il paracadutaggio di Palombo in Val Grande: tre percorsi che confluirono nell’ENI del dopoguerra.

Enrico Mattei: da Acqualagna al CLNAI

Enrico Mattei nasce ad Acqualagna (Pesaro – Urbino) il 29 aprile 1906. Inizia la sua carriera di piccolo industriale privato, dapprima a Matelica (Macerata), in una conceria, poi a Milano, dove si trasferisce dal 1928. Nel capoluogo lombardo è soprattutto attivo nel mercato delle vernici, attività condotta anche con un discreto successo.

A Milano Mattei entra in contatto grazie a Marcello Boldrini, professore di Statistica all’Università Cattolica, anche lui di Matelica, con gli ambienti cattolici del Partito Popolare di don Luigi Sturzo. Un partito protagonista della scena politica italiana nei primi 25 anni del Novecento. L’amicizia con Boldrini durò tutta una vita ed ebbe un significato importante per il suo lancio nella politica e nell’industria italiana e in quella internazionale.

Enrico Mattei con la moglie Margherita “Greta” Paulas in una foto presa prima del 1939.

Margherita Paulas: la moglie austriaca di Enrico Mattei

Agli inizi degli anni Trenta Mattei conobbe la ballerina austriaca Margherita “Greta” Paulas, originaria di Vienna. Abilissima danzatrice che aveva riscontrato un certo successo nei teatri europei, apparteneva alla compagnia austriaca Schwartz. La loro storia d’amore sfociò nel matrimonio celebrato a Vienna il 29 marzo 1936. Dopo il matrimonio la coppia si stabilì a Milano. Il loro rapporto fu segnato anche dal dolore privato: persero un figlio nato prematuro a soli cinque mesi di gestazione, morto dopo appena cinque giorni. Non ebbero altri figli. Rimasero insieme durante tutte le vicissitudini personali, politiche e lavorative di Mattei, nonostante le voci ricorrenti su presunte relazioni del marito, noto per il suo fascino personale, con figure come l’attrice Sylva Koscina e l’ambasciatrice americana Claire Boothe Luce.

Margherita Paulas fu anche testimone diretta delle minacce che precedettero la morte del marito. In un verbale del 18 dicembre 1964 raccontò che nei cinque o sei mesi precedenti l’incidente, Mattei riceveva regolarmente lettere minatorie anonime, tutte dattiloscritte e dal contenuto pressoché identico, in cui veniva sollecitato ad abbandonare la sua attività, pena la morte. Prima di questo periodo aveva ricevuto lettere analoghe a firma OAS, l’organizzazione paramilitare francese contraria all’indipendenza algerina. L’ultima lettera arrivò due o tre giorni prima del volo fatale da Catania a Milano. Mattei non volle farla leggere alla moglie per non impressionarla, ma si limitò a mostrargliela tenendola in mano. Pochi giorni prima della morte, partendo per Gela con il suo aereo, disse alla moglie: “Può anche darsi che io non torni più.”

In una notte che precedette l’attentato, Margherita Paulas si svegliò e trovò il marito desto, in lacrime, con una carta fra le mani. Gli chiese cosa fosse successo. Mattei tentò di minimizzare, ma lei capì. Anni dopo, nell’unica intervista rilasciata al giornalista televisivo Sergio Zavoli, la vedova rievocò quella scena: “Era un uomo molto forte, ha pianto solamente per la scomparsa del padre e della madre.” Le sue dichiarazioni contribuirono in modo determinante a far emergere nell’opinione pubblica la tesi dell’attentato, fino ad allora soffocata dalla versione ufficiale dell’incidente.

Dopo la morte di Mattei, Margherita Paulas si risposò con il generale di squadra aerea Giuseppe Casero. Un dettaglio che non sfugge allo storico: Casero aveva militato nella RSI con il grado di colonnello, fu membro della prima commissione d’inchiesta sul “caso Mattei”, ed ebbe successivamente un ruolo di primo piano nel tentativo di golpe di Junio Valerio Borghese del 1970. La vedova del fondatore dell’ENI, paladino dell’indipendenza energetica italiana, si ritrovò così accanto a una figura dell’estrema destra neofascista. Margherita Paulas si ritirò progressivamente a vita privata e morì il 27 febbraio 2000 nella sua casa di Roma.

Giuseppe Casero (allora capitano della Regia aviazione) con Galeazzo Ciano in una foto del 1935. Fonte: Istituto Luce

Fu proprio grazie al già citato Boldrini che Mattei nei primi anni Quaranta uscì dall’anonimato politico, assumendo un ruolo di primo piano nel contesto politico. Enrico Mattei, nell’agosto 1943 si recò a Roma per incontrare Giuseppe Spataro, già numero due di don Sturzo nel Partito Popolare Italiano. Un appuntamento che gli era stato procurato appunto da Boldrini. Spataro, che lavorava al fianco di Alcide De Gasperi e di Guido Gonella, insieme a Ivanhoe Bonomi e ad altri personaggi dell’Italia prefascista, nei 45 giorni del primo Governo Badoglio stava gettando le basi del futuro panorama politico italiano che sarebbe sorto subito dopo la guerra. Fu grazie a questi contatti che Mattei, che allora aveva 37 anni, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 venne designato rappresentante dei partigiani cattolici – chiamati anche “partigiani Guelfi” nel Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI).

Stele raffigurante il confine della Zona Libera Ossola. Fonte: Wikipedia

Eugenio Cefis e l’OSS in Val d’Ossola

Ben presto Enrico Mattei si fece notare per le sue spiccate qualità di amministratore. Gli venne quindi affidato l’incarico della gestione delle finanze del CLNAI. In tale veste iniziò il giro di tutte le formazioni partigiane dell’Italia Settentrionale. Un’operazione non facile e molto rischiosa dato che questa parte della penisola era occupata dai tedeschi e vedeva anche l’amministrazione della neo-fascista Repubblica Sociale Italiana. Mattei seppe comunque non destare sospetti mentre sul campo si rendeva conto delle diverse situazioni e necessità delle varie formazioni partigiane. Non è chiaro in quale occasione Mattei incontrò Eugenio Cefis (1921 – 2004) , giovane ufficiale in Servizio Permanente Effettivo, altrettanto intraprendente e comandante partigiano nelle file della formazione “Di Dio”.

Eugenio Cefis (1921-2004), ufficiale ed ex comandante partigiano badogliano in Val d’Ossola con contatti con l’OSS, affiancò Enrico Mattei nella creazione dell’ENI. Dopo la morte di Mattei ne divenne vicepresidente e poi presidente (1967-1971). Guidò successivamente la Montedison fino al 1977, per poi ritirarsi a vita privata a Lugano.Fonte: Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola.

Il rapporto con Eugenio Cefis e il suo raggruppamento partigiano non fu facile. L’unità di Cefis era riuscita a restare autonoma finanziariamente dal potere centrale del CLNAI. L’entrata principale del gruppo di Cefis era il passaggio di soldati Alleati ex-prigionieri in Italia per la Svizzera. Un traffico umano altamente lucroso, che permetteva alla formazioni di avere non solo una retribuzione diretta dai consolati americani e inglesi nel Canton Ticino, bensì di disporre di pregevoli contatti con il servizio segreto americano, l’OSS. In particolare Cefis aveva eccellenti rapporti il capitano Emilio Daddario, principale esponente dell’OSS (Officce of Strategic Services ), il predecessore dell’odierna CIA, nell’Italia settentrionale, in particolare attivo tra Como-Varese e Novara. Daddario lavorava strettamente anche con Allen Dulles.

Emilio Quincy Daddario (1918-2010) è stato un politico avvocato statunitense. Servì come ufficiale del OSS nella Seconda guerra mondiale e nel conflitto di Corea. Sindaco di Middletown nel 1946, fu deputato democratico al Congresso per il Connecticut dal 1959 al 1971. Fonte: Wikipedia

Cefis, che a differenza di Mattei parlava l’inglese, aveva dei buonissimi contatti con gli alleati, i quali operavano per lo più dal Cantone Ticino oppure Campione d’Italia. Il legame di Cefis permetteva alla sua formazione di ricevere copiosi lanci di rifornimento, per lo più in Valle Cannobina oppure in Val Grande. I lanci venivano effettuati da piloti polacchi con velivoli Alleati, in particolare ex-bombardieri inglesi Halifax, trasformati per quella occasione in aeroplani di trasporto.

Vittorio Palombo: il paracadutaggio in Val Grande (giugno 1944)

Molto più facile fu il rapporto di Enrico Mattei con Vittorio Palombo. Vittorio Palombo era nato a Manoppello (Pescara) il 16 marzo 1905. Diplomatosi all’Istituto Tecnico di Chieti. Intraprese in seguito la carriera militare. Fu allievo della Regia Accademia militare. Studiò alla Scuola di guerra di Torino e nel 1928 era tenente, per poi diventare nel 1934 capitano.

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Palombo partecipò come volontario alla Guerra di Spagna nel 1937 dove combatté a sostegno dei “nazionalisti” del generale Franco. Durante questo periodo ebbe ruoli di comando nel Ctv (Comando truppe volontarie). Partecipò con le “Frecce Azzurre” alla “Battaglia dell’Ebro”. Nel 1941, diventato nel frattempo maggiore, fece parte del ARMIR – l’armata italiana nella campagna di Russia.

Francisco Franco con Benito Mussolini, foto scattata nel 1941. Fonte: Wikipedia

Palombo fino allora convinto ufficiale monarchico venne colto di sorpresa dall’armistizio del 8 settembre 1943. Restò per un certo tempo clandestino a Roma, per poi decidere di passare al Sud. Nel giugno del 1944 – sembra per un motivo fortuito dato che non vi erano abbastanza ufficiali – viene paracadutato al Nord, in Val d’Ossola. Qui assunse con il nome di battaglia “Colonello Pieri” il comando della missione italiana denominata “Oro” (dal 15 giugno 1944 al 30 aprile 1945).

Per tutta la primavera del 1944, i preparativi per la missione si svolsero nei pressi di Brindisi. La missione “Oro” decollò da Brindisi a bordo di un bombardiere pesante Halifax quadrimotore pilotato da un equipaggio polacco del 1586 Polish Special Duties Flight Squadron. Lo squadrone stesso aveva pochi mezzi, operava solo due ex-bombardieri B-25 Liberator e quattro Halifax. Gli inglesi decisero di paracadutare per questa occasione due missioni differenti “Tar” e “Oro”. L’equipaggio polacco partì da Brindisi la notte del 16 giugno 1944, facendo rotta verso nord. Sorvolò tutto il mare Adriatico fino all’Istria, e poi verso ovest lungo la catena alpina fino alla Val Grande, costeggiando la frontiera con la Svizzera.

Immagine dell’impervia regione della Val Grande, a nord di Intra-Verbania.

Il lancio delle due missioni fu estremamente sfortunato, poiché avvenne proprio nel bel mezzo del rastrellamento della Val Grande. Quasi tutta l’attrezzatura del paracadute andò persa e il Capitano Berto si fratturò una gamba durante l’atterraggio. Vittorio Palombo atterrò invece sul versante occidentale del Monte Zeda (2.156 metri). Un rastrellamento tedesco che porterà all’uccisione di 200 partigiani, e alla deportazioni di altrettanti nei campi di lavoro del Reich. Dopo alcuni giorni di clandestinità nella Val Grande, i membri delle due missioni riuscirono a contattare il maggiore Superti e a iniziare il loro lavoro di spionaggio, raggiungendo nel frattempo Milano e lo Stato Maggiore del generale Raffaele Cadorna.

Considerazioni sugli eventi di Villadossola del 8.11.1943

Uno degli aspetti più interessanti nella ricerca sulla presenza tedesca e fascista fatta dal sottoscritto, è anche quello di cercare di analizzare con nuovi fonti, ma anche con un certo distacco storico…

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Vittorio Palombo, diventato nel frattempo capo di stato maggiore di Cadorna, l’8 febbraio del 1945 venne catturato e rinchiuso nel carcere di San Vittore a Milano. Ritroviamo Palombo il 5 maggio del 1945 quando il comando generale del Corpo volontari della libertà al completo, sfilò per le vie di Milano. Nella oramai storica foto dell’evento appare in seconda fila, secondo da destra, appena dietro a Enrico Mattei.

Sfilata a Milano del 6.5.1945 del comando generale del Corpo Volontari della Libertà. Nella prima fila: terzo da sinistra è Ferruccio Parri. A destra di Parri, il generale Raffaele Cadorna. Enrico Mattei è il secondo da destra. Vittorio Palombo è nella seconda fila, secondo da destra, proprio dietro a Enrico Mattei. Fonte: WikipediaFonte: Insubrica Historica

Dalla Resistenza all’ENI: il dopoguerra

La storia di queste tre personalità: Mattei, Cefis e Palombo avrà un seguito nell’immediato dopoguerra. Prossimamente vi spiegheremo in dettaglio cosa succede a questi tre personaggi durante gli anni 1950-1960. Una storia particolare e complicata, soprattutto se si analizza le figure di Enrico Mattei e Eugenio Cefis. Ma anche Palombo avrà una certa importanza. Enrico Mattei lo nominò capo del personale dell’Agip. In seguito, dopo l’uccisione di Mattei in un attentato, divenne il capo dell’Agip mineraria e responsabile dell’ufficio compliance del gruppo Eni, la quale direzione era nel frattempo stata assunta da Eugenio Cefis.

La morte di Enrico Mattei: Bascapè, 27 ottobre 1962

La sera del 27 ottobre 1962, alle 18.57, il bimotore Morane-Saulnier MS.760 Paris con matricola I-SNAP precipitò nelle campagne di Bascapè, in provincia di Pavia, a pochi minuti dall’atterraggio all’aeroporto di Milano-Linate. A bordo viaggiavano Enrico Mattei, il pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista americano William McHale, inviato di Time-Life che in quei giorni stava preparando un reportage sul presidente dell’ENI. L’aereo proveniva dall’aeroporto di Catania-Fontanarossa. L’ultima comunicazione dalla cabina fu “raggiunto duemila piedi”, poi il velivolo scomparve dai monitor della torre di controllo. Tutti e tre gli occupanti morirono sul colpo.

L’aeroporto di Milano-Linate come appariva all’inizio degli anni 1960. Fonte: Wikipedia

Le prime indagini, condotte tra il 1962 e il 1966, conclusero per l’incidente aereo. La tesi resse per trent’anni, nonostante le testimonianze di chi aveva osservato da terra una fiammata improvvisa e la dispersione dei rottami su un’area troppo vasta per una semplice caduta. Margherita Paulas, vedova di Mattei, dichiarò che nove giorni prima della morte il marito aveva ricevuto una lettera minatoria, l’ultima di una lunga serie, che lo aveva particolarmente scosso.

Il caso fu riaperto nel 1994 dal magistrato Vincenzo Calia presso la Procura di Pavia. L’indagine, durata nove anni, si concluse nel 2003 con una requisitoria in cui Calia scrisse che Mattei era morto per un attentato: il Morane-Saulnier era stato sabotato. Le perizie tecniche accertarono la presenza di tracce di esplosivo sui resti del velivolo. L’inchiesta individuò il coinvolgimento di Cosa Nostra nella preparazione logistica dell’attentato, attraverso i boss Stefano Bontate e Giuseppe Di Cristina, ma non giunse a identificare i mandanti. L’indagine fu archiviata per impossibilità di individuare gli autori materiali del sabotaggio, ma la conclusione del magistrato resta inequivocabile: fu un omicidio, non un incidente.

Chi avesse voluto eliminare Mattei non mancava di moventi. Come presidente dell’ENI, Mattei aveva sfidato frontalmente le cosiddette “Sette Sorelle”, il cartello delle grandi compagnie petrolifere anglo-americane, stipulando accordi diretti con i paesi produttori (Iran, Egitto, Algeria, Marocco, Tunisia) a condizioni più favorevoli per questi ultimi, rompendo il monopolio occidentale sulle forniture di greggio. Aveva inoltre intavolato trattative con l’Unione Sovietica per l’importazione di petrolio, in piena guerra fredda. Tra le piste investigative esplorate negli anni figurano i servizi segreti francesi (SDECE), che consideravano Mattei un nemico per il suo sostegno all’indipendenza algerina, e settori dell’intelligence americana legati agli interessi petroliferi.

Enrico Mattei: Enrico Mattei (1906-1962) fu un imprenditore e partigiano cattolico del CLNAI. Incaricato nel 1945 di liquidare l’AGIP, ne promosse invece il rilancio, fondando nel 1953 l’ENI. Sfidò le “Sette Sorelle” del petrolio stringendo accordi diretti con i paesi produttori. Morì a Bascapè in un attentato aereo con il suo pilota.

Mattei aveva 56 anni. Il suo successore alla guida dell’ENI fu Marcello Boldrini, lo stesso professore dell’Università Cattolica che vent’anni prima lo aveva introdotto negli ambienti del cattolicesimo politico milanese. Dopo Boldrini, la presidenza passò nel 1967 a Eugenio Cefis, l’ex comandante partigiano che Mattei aveva conosciuto in Val d’Ossola durante la Resistenza.

Un esemplare gemello del Morane-Saulnier MS.760 Paris è oggi conservato al Museo Volandia, presso l’aeroporto di Milano-Malpensa. L’aereo, donato dall’imprenditore Lupo Rattazzi, è stato restaurato dai volontari del museo nella livrea originale dell’ENI (fusoliera bianca con bande blu e gialle e il logo del cane a sei zampe) e presentato al pubblico nel marzo 2026 con una cerimonia ufficiale. L’esemplare è accompagnato da una documentazione tecnica e storica completa che ricostruisce le circostanze del volo del 27 ottobre 1962. Insubrica Historica ha trattato in precedenza il Museo Volandia e i suoi legami con la storia dell’aviazione lombarda.

Dalla Resistenza all’ENI: la scalata di Eugenio Cefis dopo la morte di Mattei

Il rapporto tra Mattei e Cefis non si interruppe con la fine della guerra. Il giovane comandante partigiano della Val d’Ossola, che nel settembre 1944 aveva ricevuto la resa delle truppe nazifasciste durante la breve Repubblica dell’Ossola, seguì Mattei nel dopoguerra nella ristrutturazione dell’AGIP, la società petrolifera che il governo De Gasperi aveva inizialmente destinato alla liquidazione. Mattei, incaricato nel 1945 di smantellare l’azienda, fece esattamente il contrario: la rilanciò, scoprì giacimenti di metano nella Pianura Padana e nel 1953 ottenne dal Parlamento la creazione dell’ENI, l’Ente Nazionale Idrocarburi, di cui divenne presidente. Cefis lo affiancò in questa costruzione, diventando nel 1954 vicepresidente dell’Agip e della SNAM.

Il sodalizio tra i due non fu però lineare. Nella seconda metà degli anni Cinquanta Cefis si allontanò dall’ENI, in contrasto con la linea di Mattei di scontro frontale con le grandi compagnie petrolifere internazionali e di apertura verso il mondo arabo e l’Unione Sovietica. Non è chiaro se l’allontanamento fu volontario o imposto. Cefis rientrò nell’ENI nel 1962 come vicedirettore generale, pochi mesi prima della morte di Mattei. Dopo l’incidente di Bascapè, il governo gli affidò la guida operativa dell’ente: dal 1963 al 1967 fu vicepresidente esecutivo con pieni poteri, mentre la presidenza formale andò a Marcello Boldrini. Nel 1967 Cefis assunse direttamente la presidenza.

L’immagine illustra l’evoluzione del logo ENI, dominato dall’iconico cane a sei zampe creato nel 1952 da Luigi Liverani (1889-1958) e Giuseppe Guzzi (1902-1982). Le sei zampe simboleggiano l’unione tra le quattro ruote dell’auto e le due gambe del guidatore. Nel 1972, Bob Noorda rende la figura più compatta entro un quadrato giallo, introducendo il carattere con la riga bianca. Nel 1998, per la privatizzazione, il logo “si apre” affiancando il cane alla scritta eni. Infine, nel 2009, l’agenzia Inarea dona dinamismo tridimensionale al marchio. Da oltre 70 anni, il cane rimane il simbolo ininterrotto della transizione energetica del gruppo.

La sua gestione dell’ENI segnò una rottura con l’era Mattei. Cefis negoziò un accordo con la Esso, la compagnia con cui l’ENI aveva il maggior contenzioso, e abbandonò la politica di sfida alle Sette Sorelle per orientare l’ente verso la chimica, settore che riteneva destinato a sostituire il petrolio come motore dell’economia italiana. Questa intuizione lo portò nel 1971 al passo successivo: lasciò la presidenza dell’ENI per assumere quella della Montedison, il colosso chimico nato dalla fusione tra Montecatini ed Edison. Per realizzare l’operazione Cefis si avvalse della mediazione di Enrico Cuccia, il dominus di Mediobanca, costruendo un sindacato di controllo che divise la proprietà della Montedison tra azionisti pubblici e privati.

Alla guida della Montedison, Cefis costruì un impero che andava ben oltre la chimica. Acquisì il quotidiano romano Il Messaggero, estese la sua influenza sul sistema bancario e industriale italiano, e divenne uno degli uomini più potenti della Prima Repubblica. Il giornalista Eugenio Scalfari e il saggista Giuseppe Turani lo inserirono nella categoria della “razza padrona”, il ceto manageriale pubblico che gestiva le partecipazioni statali con i metodi e le ambizioni dell’imprenditoria privata. Nel 1963 era stato insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce, la massima onorificenza della Repubblica.

L’ombra sulla carriera di Cefis restò sempre il sospetto di un suo coinvolgimento nella morte di Mattei. L’inchiesta del magistrato Calia dedicò molte pagine al ruolo di Cefis, senza tuttavia raccogliere prove sufficienti per un’imputazione. L’indagine fu archiviata per impossibilità di individuare mandanti ed esecutori. Cefis non fu mai incriminato.

Nel 1977 Cefis si dimise dalla Montedison e scomparve dalla scena pubblica con la stessa repentinità con cui vi era entrato. Si trasferì a Lugano, a pochi chilometri dalla frontiera che trent’anni prima aveva attraversato come comandante partigiano per incontrare gli agenti dell’OSS americano. Per ventisette anni visse nel più completo riserbo. Ruppe il silenzio una sola volta, nel 1999, con un’intervista al Corriere della Sera in cui tracciò un ritratto di Mattei partigiano e manager. Eugenio Cefis morì a Lugano il 25 maggio 2004, a 82 anni. La parabola che lo aveva portato dai monti dell’Ossola alla presidenza dei due più grandi gruppi industriali pubblici italiani si chiuse nella stessa regione di frontiera in cui era cominciata.

Schede biografiche di Enrico Mattei, Eugenio Cefis e Vittorio Palombo

Enrico Mattei (Acqualagna, Pesaro-Urbino, 29 aprile 1906 – Bascapè, Pavia, 27 ottobre 1962). Diplomato in chimica industriale. Piccolo industriale nel settore delle vernici a Milano dal 1928. Coniugato dal 29 marzo 1936 con la ballerina austriaca Margherita “Greta” Paulas (Vienna, data di nascita non nota), originaria di Vienna, già membro della compagnia di danza Schwartz. Senza figli biologici. Durante la Resistenza: rappresentante dei partigiani cattolici (“Guelfi”) nel Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), responsabile della gestione finanziaria del Comitato. Carriera postbellica: incaricato nel 1945 della liquidazione dell’AGIP, ne promosse invece il rilancio; fondatore e presidente dell’ENI dal 1953 fino alla morte. Sfidò il cartello delle “Sette Sorelle” del petrolio stipulando accordi diretti con i paesi produttori (Iran, Egitto, Algeria, Unione Sovietica). Morto nell’incidente aereo (poi accertato come attentato) del Morane-Saulnier MS.760 Paris I-SNAP, precipitato nelle campagne di Bascapè durante l’avvicinamento a Milano-Linate. Con lui perirono il pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista americano William McHale (Time-Life). La vedova Margherita Paulas si risposò in seguito con il generale dell’Aeronautica Giuseppe Casero, già colonnello nella RSI e successivamente coinvolto nel tentativo di golpe Borghese del 1970.

Eugenio Cefis (Cividale del Friuli, 21 luglio 1921 – Lugano, 25 maggio 2004). Ufficiale in Servizio Permanente Effettivo dell’Esercito. Durante la Resistenza: comandante partigiano nelle formazioni autonome “badogliane” di Alfredo Di Dio in Val d’Ossola. Mantenne rapporti operativi con l’OSS americano (in particolare con il capitano Emilio Daddario) per il passaggio di prigionieri di guerra alleati verso la Svizzera. Ebbe un ruolo nella costituzione della Repubblica partigiana dell’Ossola nel settembre 1944, ricevendo la resa delle truppe nazifasciste. Carriera postbellica: affiancò Mattei nella ristrutturazione dell’AGIP e nella fondazione dell’ENI (1953). Vicepresidente dell’Agip e della SNAM dal 1954. Vicedirettore generale dell’ENI nel 1962. Dopo la morte di Mattei: vicepresidente esecutivo con pieni poteri dal 1963 al 1967, poi presidente dell’ENI dal 1967 al 1971. Presidente della Montedison dal 1971 al 1977. Acquisì il quotidiano Il Messaggero di Roma. Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana (1963). Si dimise dalla Montedison nel 1977 e si ritirò a Lugano, dove visse nel riserbo per ventisette anni. Ruppe il silenzio con una sola intervista al Corriere della Sera nel 1999.

Vittorio Palombo (Manoppello, Pescara, 16 marzo 1905 – data e luogo di morte non noti dall’articolo). Diplomato all’Istituto Tecnico di Chieti. Ufficiale di carriera: allievo della Regia Accademia Militare, poi Scuola di Guerra di Torino. Tenente nel 1928, capitano nel 1934, maggiore nel 1941. Volontario nella Guerra di Spagna (1937) nel Corpo Truppe Volontarie a sostegno del generale Franco, partecipò alla battaglia dell’Ebro con le “Frecce Azzurre”. Nel 1941 fece parte dell’ARMIR (Armata Italiana in Russia). Monarchico convinto. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 visse in clandestinità a Roma. Durante la Resistenza: paracadutato in Val d’Ossola il 16 giugno 1944 da un bombardiere Halifax con equipaggio polacco del 1586 Polish Special Duties Flight Squadron, decollato da Brindisi. Nome di battaglia: “Colonnello Pieri”. Comandante della missione italiana “Oro” (15 giugno 1944 – 30 aprile 1945). Atterrò sul versante occidentale del Monte Zeda (2’156 m) durante il rastrellamento della Val Grande. Divenne capo di stato maggiore del generale Raffaele Cadorna. Catturato l’8 febbraio 1945 e detenuto nel carcere di San Vittore a Milano. Liberato nell’aprile 1945. Nella fotografia storica della sfilata del CVL a Milano del 6 maggio 1945 appare in seconda fila, dietro a Enrico Mattei. Carriera postbellica: nominato da Mattei capo del personale dell’Agip. Dopo la morte di Mattei divenne responsabile dell’Agip Mineraria e dell’ufficio compliance del gruppo ENI sotto la presidenza di Cefis.

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Cronologia di Enrico Mattei (1906–1962)

Anno Evento
1906 Nasce ad Acqualagna, provincia di Pesaro, il 29 aprile. Figlio di un sottufficiale dei Carabinieri di origini abruzzesi.
1919 La famiglia si trasferisce a Matelica, provincia di Macerata. Enrico studia da ragioniere e lavora come apprendista in una fabbrica.
1929 Si trasferisce a Milano per lavorare come agente di commercio nel settore dei solventi e delle vernici. Entra in contatto, grazie a Marcello Boldrini, professore di Statistica all’Università Cattolica e anch’egli di Matelica, con gli ambienti cattolici del Partito Popolare di don Luigi Sturzo.
1934 Fonda l’Industria Chimica Lombarda, che gli procura una rapida agiatezza economica.
1936 Sposa a Vienna la ballerina austriaca Margherita “Greta” Paulas il 29 marzo. La coppia si stabilisce a Milano. La Paulas, originaria di Vienna, apparteneva alla compagnia di danza Schwartz e aveva riscontrato un certo successo nei teatri europei.
ca. 1937–1938 Mattei e la moglie perdono un figlio nato prematuro a soli cinque mesi di gestazione, morto dopo appena cinque giorni. Non avranno altri figli.
1943 Nell’agosto Mattei si reca a Roma, su presentazione di Boldrini, per incontrare Giuseppe Spataro, già numero due di don Sturzo nel Partito Popolare. Spataro lavora al fianco di Alcide De Gasperi e Guido Gonella. Dopo l’armistizio dell’8 settembre entra nella Resistenza nelle fila dei partigiani cattolici (“bianchi” o “Guelfi”), prima nelle Marche, poi nell’Oltrepò pavese. Nomi di battaglia: Este e Marconi. Viene designato rappresentante dei partigiani cattolici nel Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI). Il 26 ottobre viene arrestato a Milano dalla polizia della RSI; il 3 dicembre riesce ad evadere dal carcere di Como.
1944 Viene creato il Comando Militare Alta Italia del CLN, di cui Mattei fa parte per la DC. Gli viene affidato l’incarico della gestione delle finanze del CLNAI; in tale veste inizia il giro di tutte le formazioni partigiane dell’Italia settentrionale. In questa occasione incontra Eugenio Cefis (1921–2004), comandante partigiano della formazione autonoma “Di Dio” in Val d’Ossola, che mantiene rapporti operativi con l’OSS americano. Il rapporto tra i due è difficile: l’unità di Cefis è finanziariamente autonoma dal CLNAI grazie al passaggio di prigionieri alleati verso la Svizzera. In luglio rappresenta il movimento dei partigiani democristiani al primo congresso nazionale della DC a Napoli.
1945 Il 10 aprile il Consiglio d’Amministrazione dell’AGIP decide la liquidazione dell’ente. Mattei viene nominato commissario liquidatore. Il 28 aprile è uno dei sei esponenti del CLN alla testa della manifestazione di Milano. Il 6 maggio sfila con il comando generale del Corpo Volontari della Libertà per le vie di Milano; nella storica fotografia della sfilata, Mattei è il secondo da destra in prima fila, con il generale Cadorna e Ferruccio Parri. Vittorio Palombo, suo futuro collaboratore all’ENI, è in seconda fila dietro di lui. Il 25 settembre viene nominato deputato della Consulta Nazionale su indicazione della DC. Anziché liquidare l’AGIP, ne promuove il rilancio.
1946 La SNAM, società controllata dall’AGIP, scopre a Caviaga, vicino a Lodi, giacimenti di gas naturale.
1948 Viene eletto deputato alla Camera nelle fila della DC. A Ripalta Cremasca la SNAM scopre ulteriori giacimenti di gas naturale. I risultati costringono il governo a rinunciare alla liquidazione dell’AGIP.
1949 A Cortemaggiore, provincia di Piacenza, l’AGIP trova un giacimento di petrolio.
1952 Nasce il logo del cane a sei zampe dell’ENI.
1953 Il 21 gennaio nasce l’ENI, Ente Nazionale Idrocarburi. Mattei ne è il presidente. Le società controllate diventano sei: Agip, SNAM, Anic, Liquigas, Romsa e Nuovo Pignone (acquisita su richiesta di Giorgio La Pira).
1954 Vengono individuati undici accumuli di gas naturale nella Pianura Padana e due in Sicilia. Nasser, presidente dell’Egitto, riceve Mattei e vede nell’Italia un partner interessante e in Mattei “un uomo nuovo”. Eugenio Cefis diventa vicepresidente dell’Agip e della SNAM.
1956 Mattei fonda l’Agip Nucleare, con l’obiettivo di costruire una centrale elettronucleare con reattore a uranio naturale raffreddato a gas. L’ENI è tra i fondatori del quotidiano Il Giorno, di cui diventa proprietario unico nel 1960.
ca. 1956–1958 Cefis si allontana dall’ENI, in contrasto con la linea di Mattei di scontro frontale con le grandi compagnie petrolifere e di apertura verso il mondo arabo e l’Unione Sovietica. Non è chiaro se l’allontanamento sia volontario o imposto.
1957 L’ENI sigla un accordo con l’Iran per la fondazione della società italo-iraniana SIRIP. Formula rivoluzionaria: per la prima volta un paese produttore ottiene il 75% degli utili netti.
1958 Si moltiplicano gli accordi tra l’ENI e i paesi produttori del Terzo Mondo, in Africa e in Asia: Iran, Somalia, Egitto e per la prima volta in Marocco.
1960 Accordo con la Tunisia.
1961 Mattei firma un accordo con l’Unione Sovietica per l’importazione di milioni di tonnellate di greggio, prevedendo come contropartita la fornitura di merci lavorate in Italia. L’accordo scatena polemiche feroci in Italia e nel mondo occidentale.
1962 L’OAS invia una lettera con una condanna a morte per Enrico Mattei, la moglie e i figli (che Mattei non ha). Nei cinque o sei mesi precedenti l’incidente, Mattei riceve regolarmente lettere minatorie anonime dattiloscritte. Attiva un servizio di sicurezza interno affidato all’amico ed ex partigiano Rino Pachetti. Cefis rientra nell’ENI come vicedirettore generale. Pochi giorni prima della morte, partendo per Gela, Mattei dice alla moglie: “Può anche darsi che io non torni più.” Il 26 ottobre vola in Sicilia con il giornalista americano William McHale (Time-Life). Il 27 ottobre, alle 18.57, l’aereo privato della SNAM (Morane-Saulnier MS.760 Paris, matricola I-SNAP) precipita nelle campagne di Bascapè, in provincia di Pavia, durante l’avvicinamento a Milano-Linate. Muoiono Enrico Mattei (56 anni), il pilota Irnerio Bertuzzi e William McHale.
1962–1966 Le prime indagini concludono per l’incidente aereo. La tesi ufficiale resse per trent’anni. Marcello Boldrini succede a Mattei come presidente dell’ENI. Cefis diventa vicepresidente esecutivo con pieni poteri dal 1963.
1964 Margherita Paulas rilascia un verbale (18 dicembre) in cui ricostruisce le circostanze delle minacce ricevute dal marito, le lettere anonime e l’ultima lettera arrivata due o tre giorni prima del volo fatale.
1967 Eugenio Cefis assume la presidenza dell’ENI. Negozia un accordo con la Esso e abbandona la politica di sfida alle Sette Sorelle, orientando l’ente verso la chimica.
1971 Cefis lascia la presidenza dell’ENI per assumere quella della Montedison, con la mediazione di Enrico Cuccia (Mediobanca). Acquisisce il quotidiano romano Il Messaggero.
1977 Cefis si dimette dalla Montedison e si ritira a vita privata a Lugano.
1994 Il magistrato Vincenzo Calia riapre il caso Mattei presso la Procura di Pavia.
1999 Cefis rompe il silenzio con un’unica intervista al Corriere della Sera, in cui traccia un ritratto di Mattei partigiano e manager.
2000 Margherita Paulas muore il 27 febbraio nella sua casa di Roma. Si era risposata con il generale dell’Aeronautica Giuseppe Casero, già colonnello nella RSI, membro della prima commissione d’inchiesta sul caso Mattei e coinvolto nel tentativo di golpe Borghese del 1970.
2003 L’indagine del magistrato Calia si conclude con la requisitoria: Mattei è morto per un attentato, il Morane-Saulnier fu sabotato. Le perizie accertano la presenza di tracce di esplosivo. L’inchiesta individua il coinvolgimento di Cosa Nostra (boss Stefano Bontate e Giuseppe Di Cristina) nella preparazione logistica. L’indagine è archiviata per impossibilità di individuare i mandanti. Tra le piste esplorate: i servizi segreti francesi (SDECE) e settori dell’intelligence americana.
2004 Eugenio Cefis muore a Lugano il 25 maggio, a 82 anni. Non era mai stato incriminato per la morte di Mattei, sebbene l’inchiesta Calia gli avesse dedicato molte pagine.
2026 Un esemplare gemello del Morane-Saulnier MS.760 Paris, donato dall’imprenditore Lupo Rattazzi, viene presentato al pubblico nel marzo 2026 al Museo Volandia presso l’aeroporto di Milano-Malpensa, restaurato nella livrea originale dell’ENI (fusoliera bianca, bande blu e gialle, logo del cane a sei zampe).

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